Il presidente eletto francese

Redazione 10 maggio 2017 1
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Emmanuel Macron (Photo by David Ramos/Getty Images)

Emmanuel Macron
(Photo by David Ramos/Getty Images)

di Serge Halimi  – 10 maggio 2017

Serge Halimi è direttore editoriale di Le Monde Diplomatique. E’ anche autore di ‘Le Grand Bond en Arriere’.

Sharmini Peries: Qui è la Real News Network. Sono Sharmini Peries che vi parla da Baltimora.

La Francia ha un nuovo presidente eletto, Emmanuel Macron. Il centrista ed ex banchiere d’investimenti assumerà la carica domenica 14 maggio. Ha vinto contro la candidata dell’estrema destra, Marine Le Pen, con il 66 per cento dei voti contro il 34 per cento. Anche se Macron ha registrato una decisiva vittoria contro la Le Pen, quest’ultima ha considerato il risultato una vittoria per essere riuscita a portare il suo partito, il Front National, a livello di massa in Francia.

Marine le Pen [tradotta dal francese]: Il primo turno ha confermato una grande svolta nella vita politica francese con l’eliminazione dei vecchi partiti.

Questa seconda tornata organizza un vasto riassetto politico tra i patrioti e i globalisti.

Sharmini Peries: Ed ecco il nuovo presidente eletto francese, Emmanuel Macron, dopo la sua vittoria:

Emmanuel Macron [tradotto dal francese]: Loro esprimono oggi… esprimono della rabbia, dello sconcerto, e a volte delle convinzioni.

Li rispetto ma nei prossimi cinque anni farò tutto ciò che posso affinché nessuna abbia mai di nuovo un motivo per votare a favore degli estremi.

Sharmini Peries: E’ con noi per analizzare i risultati dell’elezione presidenziale francese Serge Halimi. Serge è direttore del mensile Le Monde Diplomatique e ci parla da Parigi. Molte grazie per essere con noi, Serge.

Serge Halimi: Lieto di essere con voi.

Sharmini Peries: Dunque Serge, i risultati non hanno costituito una gran sorpresa. Tu, in effetti, mi hai scritto la sera prima delle elezioni dicendo: “Probabilità al 100 per cento per Macron”. I sondaggi francesi sono stati corretti questa volta. C’era della preoccupazione che dopo il referendum sulla Brexit e l’elezione di Trump negli Stati Uniti un altro rovescio di destra potesse aver luogo in Francia, ma non è accaduto. Qual è la tua opinione sui risultati?

Serge Halimi: No, penso che non ci sia stata alcuna sorpresa perché Macron è stato alla testa dei sondaggi nel primo turno e la maggior parte dei candidati finiti terzo, quarto e il resto ha chiesto ai suoi sostenitori di votare per lui. Dunque non c’è stata assolutamente nessuna incertezza riguardo al risultato.

Ma adesso quando si osserva il risultato si deve tener presente che abbiamo 47,5 milioni di elettori registrati in Francia. 20,7 milioni hanno votato per Macron. Dunque non si tratta della maggioranza degli elettori registrati. Perché? Perché 16 milioni non hanno scelto tra Le Pen e Macron. 12 milioni non si sono recati alle urne. Quattro milioni hanno depositato una scheda bianca o nulla. E poi, naturalmente, 10,6 milioni hanno votato Le Pen, il che credo sia stato un risultato deludente per la Le Pen.

Dunque naturalmente 20,7 milioni a favore di Macron. E comunque un numero elevato, ma di tali 20,7 milioni che hanno votato per lui, la maggioranza l’ha fatto non grazie al suo programma, ma nonostante esso. In altri termini una maggioranza della minoranza degli elettori registrati che ha scelto Macron lo ha fatto per sconfiggere Marine Le Pen e adesso la maggioranza degli elettori francesi non vuole che Macron conquisti un mandato nelle prossime elezioni parlamentari che si terranno tra cinque settimane, l’11 e 18 giugno.

Sharmini Peries: Dunque allora, Serge, qual è l’impatto e l’effetto che questo avrà sulla Francia, la vittoria di Macron?

Serge Halimi: Penso ci siano degli elementi di cambiamento che sono molto esagerati. Uno è l’elemento generazionale. Non penso abbia grande importanza. Clinton aveva 46 anni quando è stato eletto, Renzi 39, Blair 44. Sono tutti giovani, ma nel caso di Macron penso che il fatto che sia un giovane sia stato efficace nella misura in cui, oltre a essere giovane, Macron non è un candidato molto originale e le politiche che propone sono una prosecuzione delle politiche messe in atto da Hollande, considerato che Macron è stato per un arco di tempo considerevole suo consigliere economico e ministro dell’economia. Dunque il fatto di essere giovane, in un certo senso, mette in ombra l’elemento di continuità della sua elezione.

L’altro elemento che è citato è, ovviamente, il fatto che è un non politico, che non è mai stato eletto. Ciò potrebbe essere un vantaggio anche se tutti ricordano che anche Silvio Berlusconi e Donald Trump erano non politici che hanno trasformato la scena politica, e non è evidente che ciò sia stato in una buona direzione.

Sharmini Peries: E, Serge, che cosa sappiamo di Macron e delle sue posizioni e politiche che potrebbe attuare, in particolare considerando che questo è un partito nuovo (Marche), non sappiamo realmente che cos’è, e lui si considera un candidato trans-partitico, ma che cosa significa tutto questo molto in concreto?

Serge Halimi: Penso che ciò che significa molto in concreto è una vittoria dell’onestà politica. Nella misura in cui negli ultimi 35 anni i socialisti e la destra hanno attuato politiche economiche generalmente simili. E Macron vuole distruggere questi due partiti per creare il proprio, che perseguirà le stesse politiche alla base dei socialisti e della destra. Almeno questo può por fine alla finzione e aprire la via a un sistema politico con tre attori principali, Macron, cioè le cose restano le stesse, Le Pen con il 34 per cento dei voti ottenuti ieri e il terzo elemento un [incomprensibile] della maggior parte dei socialisti, che si unirà a Macron e comprendente il 20 per cento che ha votato per Mèlenchon, più alcuni verdi, trotzkisti e socialisti. Dunque abbiamo una scena politica francese divisa tra queste tre forze con Macron che al momento ha la meglio.

Sharmini Peries: E introduciamo quell’elemento dell’assenteismo che hai citato in precedenza. Il 34 per cento che non ha votato o ha depositato una scheda bianca o nulla è una percentuale parecchio alta ed è qualcosa che apparentemente non succedeva in Francia dal 1969. A che cosa attribuisci questa percentuale di assenteismo; c’è una sorta di scontento e di insoddisfazione nel processo democratico in Francia? Che cosa sta succedendo?

Serge Halimi: Beh, l’ultima volta che è successo, come hai detto correttamente, è stato nel 1969 e allora c’erano due candidati di destra l’uno contro l’altro e il partito comunista che era molto forte all’epoca e che diceva: non dovete votare scegliendo tra questi due candidati di destra, dunque o non andate alle urne o depositate una scheda bianca.

Dunque qui abbiamo una situazione diversa in quanto non si tratta di due candidati di destra ma di un candidato  di centrodestra, di centrosinistra e uno di estrema destra. Dunque è concepibile che il fatto che l’estrema destra era opposta a un centrista avrebbe reso più difficile alla gente non votare. Salvo che abbiamo avuto l’esperienza di un voto per un candidato di destra nel 2002 e che la gente sta diventando davvero stanca di scegliere il minore di due mali. E questa volta ha deciso di non farlo, tanto più perché sapeva fin dall’inizio che Marine Le Pen non aveva alcuna possibilità di essere eletta e non voleva dare un mandato a Macron, che avrebbe attuato cattive politiche liberali di mercato e liberalizzato il mercato del lavoro.

Dunque era molto difficile per gli elettori di sinistra dare un mandato a qualcuno che avrebbe attuato politiche che si sarebbero dovute combattere poche settimane dopo aver contribuito a eleggerlo.

Sharmini Peries: E anche, considerato che questo nuovo partito non ha una reale base politica presso l’Assemblea Nazionale e ci sono elezioni dell’Assemblea Nazionale programmate per l’11 giugno, come risponderà a questo il panorama politico in Francia, in particolare considerata la frammentazione di cui stavamo appena parlando?

Serge Halimi: Beh, è davvero difficile dirlo ora. E’ chiarissimo che elementi della destra lasceranno la destra per unirsi a Macron. Elementi del partito socialista lasceranno il partito socialista per unirsi a Macron. Ma io penso che una cosa che è più importante di questo è l’elemento sociale rivelato dal voto. Poiché l’immagine e le azioni da ragazzo prodigio di Macron spiegano il fatto che nonostante la sua vittoria a valanga il 56 per cento dei lavoratori ha votato Marine Le Pen. Naturalmente Parigi, che è la maggiore e più borghese delle città francese ha dato a Macron una vittoria schiacciante; egli ha ricevuto il 90 per cento dei voti là.

In altri termini in questo voto si è vista una Francia prospera e istruita che ha votato per Macron e ha vinto. E quanto più ricca è una città in termini di quanto reddito dei suoi residenti tassa, tanto più è probabile che tale città voti per Macron che, per inciso, ha promesso di eliminare gran parte dell’imposta patrimoniale. Dunque, io penso, questa è una cosa che dovremmo sottolineare: il fatto che Macron è in realtà il presidente eletto della Francia prospera e della classe media e che Marine Le Pen ha ottenuto molto sostegno dalla classe lavoratrice, e questo è qualcosa che permarrà nel corso del mandato di Macron e io penso che le politiche che lui ha in mente, specialmente la liberalizzazione del mercato del lavoro, incideranno sulle caratteristiche del suo programma, che è un programma inteso a favore dei ricchi.

Sharmini Peries: E dunque parliamo di dove si trova la sinistra francese. Il suo principale candidato, Jean-Luc Mélenchon, ha ottenuto quasi il 20 per cento dei voti nel primo turno delle elezioni. Il livello più alto mai ottenuto dal punto di vista di un partito socialista di sinistra. Quali sono le sue possibilità di vincere l’Assemblea Nazionale e più seggi in essa in modo da poter concretamente contrastare Macron mentre cerca di attuare misure più neoliberiste in Francia?

Serge Halimi: Beh, il risultato ottenuto da Mélenchon non è stato il più elevato che la sinistra ha ottenuto in Francia; c’è stato, naturalmente, diversi decenni fa, il partito comunista che ottenne più del 20 per cento dei voti. Ma resta un ottimo risultato quello da lui ottenuto nel primo turno. Ora la questione è la misura in cui questo risultato si tradurrà in seggi parlamentari e il sistema parlamentare è tale che è molto improbabile che Mélenchon ottenga molti seggi. Abbiamo 577 seggi all’Assemblea Nazionale e la maggior parte delle proiezioni afferma che Mélenchon sarà in grado di ottenere al massimo 40 o 50 seggi. Così forse saremo sorpresi da ciò che accadrà nelle prossime settimane, ma il risultato più probabile sarà che Macron otterrà quasi la maggioranza dei seggi nell’Assemblea Nazionale. La destra otterrà più o meno 200 seggi. E poi Mélenchon e l’estrema destra otterranno pochissimi seggi perché il sistema è sbilanciato a sfavore di partiti come il Front National e l’insieme della sinistra internazionale.

[Convenevoli di chiusura omessi – n.d.t.]

 

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/french-president-elect/

Originale: The Real News

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 10 maggio 2017 alle 20:50 - Reply

    Il destino della oligarchia europea è in mano ad un giovanotto intelligente, pragmatico e capitalisticamente ambizioso che farà di tutto per far parlare di sé rimanendo in sella

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