70 milioni di africani a rischio carestia

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di Bill Fletcher – 4 maggio 2017

Bill Fletcher Jr è un giornalista, attivista, scrittore e organizzatore sindacale. E’ assistente esecutivo del vicepresidente nazionale dell’American Federation of Government Employees [Federazione Statunitense dei Dipendenti Governativi]. Bill è membro del comitato editoriale di BlackCommentator.com e presidente della Retail Justice Alliance. E’ anche co-autore di “Solidarity Divided” e autore del libro di nuova pubblicazione “’They’re Bankrupting US’ – And Twenty Other Myths about Unions” [‘Ci stanno mandando in fallimento’ e venti altri miti a proposito dei sindacati]. E’ cofondatore del Center for Labor Renewal e ha servito come presidente di TransAfrica Forum e in precedenza è stato Direttore dell’Istruzione e in seguito Assistente del Presidente dell’AFL-CIO.

Sharmini Peries: Qui è la Real New Network. Sono Sharmini Peries per voi da Baltimora. Secondo le Nazioni Unite il mondo sta affrontando la più grave crisi umanitaria dal 1945. Un numero record di 70 milioni di persone avrà bisogno di aiuti alimentari d’emergenza quest’anno. Africa Orientale, Yemen, Nigeria Nord-orientale sono nella morsa di una devastante crisi alimentare e i sudanesi del sud stanno già soffrendo di una carestia. Secondo l’UNICEF 27 milioni di persone sono prive di acqua sicura, accrescendo la minaccia di colera e diffondendo altre malattie portate dall’acqua. Si unisce oggi a noi per discutere le cause della fame in questi paesi Bill Fletcher Jr. E’ un giornalista ed ex presidente del Trans-Africa Forum, studioso senior presso l’Institute for Policy Studies e membro del comitato editoriale di blackcommentator.com. Bill, grazie per essere oggi con noi.

Bill Fletcher Jr: Piacere mio, Sharmini. Grazie.

Sharmini Peries: Bill, prima di cominciare guardiamo un filmato di Steven O’Brien, Sottosegretario Generale per gli Affari Umanitari e i Soccorsi d’Emergenza, che parla al Consiglio di Sicurezza dell’ONU a proposito della situazione in Yemen, Somalia, Kenya e Sudan del Sud.

Steven O’Brien: La situazione della popolazione in ciascun paese è tetra e senza una grande risposta internazionale la situazione peggiorerà. Tutti e quattro i paesi hanno una cosa in comune: il conflitto. Ciò significa che noi, voi, abbiamo la possibilità di prevenire e por fine ad altra miseria e sofferenza. L’ONU e suoi partner sono pronti a fare di più, ma abbiamo bisogno dell’accesso e dei fondi per farlo. E’ tutto prevenibile. E’ possibile evitare questa crisi, evitare queste carestie, evitare queste catastrofi umane incombenti.

Sharmini Peries: Dunque, Bill, secondo il Sottosegretario la comunità internazionale ha una responsabilità, un dovere di proteggere dalla fame la popolazione di questi paesi. Sappiamo anche che la carestia ha origine non solo nella siccità ma quando i coltivatori perdono i loro mezzi di produzione e sussistenza devono vendere la propria terra e il proprio bestiame e poi tutto quello che hanno e si giunge al culmine con luoghi in cui la crisi è di fatto peggiore. Dacci un’idea di quali sono le condizioni che culminano nel creare la carestia.

Bill Fletcher Jr: La questione è, Sharmini, che è importante quando guardiamo a queste cosiddette crisi umanitarie che noi capiamo che, alla base, la maggior parte di esse sono crisi politiche, economiche e ambientali. Dunque la difficoltà quando si guarda a esse attraverso la lente dei media prevalenti è che penseresti che questi sono, non so, disastri naturali di un qualche genere. Che non c’è nulla che puoi fare al riguardo; che semplicemente accadono. Ma quello che è interessante è che quando citi i paesi, Yemen, Somalia, Sudan del Sud, si potrebbe aggiungere la regione del Darfur del Sudan del Nord, quelli che vedi in ciascun caso sono crisi politiche, in molti casi guerre. La Somalia, ad esempio, non ha uno stato nazione unito molto funzionante dal 1991. Il Sudan del Sud quasi immediatamente dopo essersi separato dal Sudan del Nord si è trovato immerso in questa orrenda guerra civile. La regione del Darfur naturalmente ha combattuto contro il governo di Khartum in Sudan. In altri termini, le condizioni per affrontare ciascuna di queste crisi, qualsiasi cosa che possa essere percepito come naturale allo stesso modo di una siccità, sono minate dall’instabilità della regione. Non sarai in grado di affrontare la maggior parte di queste crisi senza un certo livello di stabilità politica.

Guarda lo Yemen. Lo Yemen non risolverà la sua situazione fino a quando c’è una guerra continua, fintanto che i sauditi continuano a bombardare. Quella è la cosa fondamentale. Quando cerchiamo di risolvere queste crisi dobbiamo guardare per prime alle soluzioni politiche.

L’altro aspetto, tuttavia, è ambientale. Se si guarda alla crisi del Darfur o se si guarda anche alla guerra civile in Siria, uno dei fattori maggiori che vi contribuiscono è stato la svolta nell’ambiente e l’impatto che ha avuto nel costringere popolazioni a muoversi e nell’aggravare condizioni già orrende.

Sharmini Peries: Bill, ovviamente non vogliamo dare la colpa di tutto agli Stati Uniti, ma non si può ignorare il fatto che l’invasione keniota della Somalia e la guerra dei droni e per procura in Somalia sono state appoggiate dagli Stati Uniti e che creare la carestia sul campo è, come hai detto, a volte causato o conseguenza della politica. Dacci una comprensione migliore di questi generi di situazioni politiche di cui parli, fornendoci degli esempi.

Bill Fletcher Jr: Guardiamo alla Somalia, perché è un caso molto tragico. La Somalia era una nazione unificata: la Repubblica Somala. Nel 1991 ci fu un’insurrezione contro la dittatura, storicamente sostenuta dagli Stati Uniti, di Syad Barre. Quando Syad Barre fu rovesciato ed essenzialmente gli Stati Uniti abbandonarono Syad Barre, invece dell’assunzione del potere da parte di un governo unificato, ci fu la discesa nelle mani dei signori della guerra di cui la maggior parte del mondo, compresi gli Stati Uniti, francamente era in grado di occuparsi pochissimo. Ciò che era di maggiore interesse per l’occidente era l’accesso alle risorse in Somalia ed esso si sentiva più che a suo agio a operare nel contesto dell’esistenza dei signori della guerra. Quando hai una situazione come quella esistente a partire dal 1991 e poi seguita dall’introduzione, per un po’, di qualcosa chiamato l’Unione delle Corti Islamiche che fu poi rovesciata dagli etiopici, questa marchiana instabilità rendeva impossibile la resurrezione di un vero stato somalo.

Gli Stati Uniti hanno un dovere particolare qui. Primo:  hanno messo in piedi una dittatura, il regime di Syad Barre. Secondo: hanno abbandonato la Somalia quando non ne avevano più bisogno per motivi strategici. Terzo: quando hanno deciso di intervenire di nuovo, particolarmente usando truppe etiopiche nel 2004, hanno ulteriormente destabilizzato la regione. Gli Stati Uniti sono complici della situazione, ma non direi che tale situazione sia unicamente da attribuire agli Stati Uniti, ma certamente noi abbiamo la nostra parte di colpa.

Sharmini Peries: Passiamo al Sudan del Sud, lo stato nato più recentemente e che è stato devastato da tre anni di brutale guerra civile. L’Oxfam afferma che più di tre milioni di persone sono state costrette a fuggire in paesi vicini. Quale ruolo stanno svolgendo gli attori internazionali nell’aggravare la situazione nel Sudan del Sud e, per contro, che cosa si può fare per migliorare la situazione nel paese?

Bill Fletcher Jr: Non sono sicuro di avere una buona risposta in termini di che cosa sia meglio fare, ma penso sia importante capire che il Sudan del Sud era il luogo di una ribellione, di una rivoluzione, di lungo corso contro il governo del Sudan del Nord con sede a Khartum. Il Movimento Popolare di Liberazione del Sudan, che per molti anni fu guidato da John Guaran, lo scomparso John Guaran, non intendeva guidare un movimento secessionista. L’obiettivo non era la separazione del Sudan del Sud. L’obiettivo era in realtà la trasformazione del Sudan. Aveva base nel Sudan del Sud ma si stava anche allineando con altre forze. Nel corso di questo movimento, di questa lotta, ci furono forze dell’occidente che divennero molto interessate al Sudan del Sud sia per le sue risorse, sia per motivi ideologici. C’era l’interesse per il petrolio; le vaste riserve di petrolio del Sudan del Sud determinarono una gran quantità di interesse da parte delle maggiori compagnie petrolifere. L’interesse ideologico era piuttosto bizzarro. C’erano questi cristiani di destra che decisero che la lotta in Sudan era la versione del ventesimo e ventunesimo secolo delle crociate dei cristiani contro i mussulmani, poiché il Sudan del Sud è in larga misura cristiano e animista. Nonostante il fatto che Movimento Popolare di Liberazione del Sudan non fosse un movimento di destra, c’erano queste forze esterne cristiane di destra che si coinvolsero nell’alimentare l’incendio.

Quando Guaran rimase ucciso in un incidente aereo e ci fu una transizione nella dirigenza, ci fu anche una trasformazione del movimento stesso. C’era riluttanza da parte del governo del Sudan del Nord di Khartum a venire realmente a patti e alla fine, quando ci fu una risoluzione della crisi, il popolo del Sudan del Sud decise la secessione e creò un paese diverso.

Inizialmente, Sharmini, c’era ottimismo che il Sudan del Sud sarebbe diventato una nuova e orgogliosa aggiunta all’Unione Africana, ma si sviluppò una lotta di potere nel Sudan del Sud all’interno dell’élite dominante e tale lotta di potere si trasformò poi in una guerra civile che mise l’una contro l’altra una fazione che faceva riferimento a determinati gruppi etnici e un’altra fazione che faceva riferimento ad altri gruppi etnici e da allora è stato un assoluto disastro.

Non ci sarà alcuna soluzione militare, a mio modesto parere, alla crisi del Sudan del Sud. So che l’Unione Africana ha tentato disperatamente di arrivare a un qualche tipo di soluzione. Sarà solo attraverso dei negoziati pacifici che sarà posta fine a questo. Nel frattempo quello che sta succedendo, come hai citato, è carestia, malattie, violenze; la violenza è uno strumento di oppressione politica attuata da forze di entrambi gli schieramenti. E’ un disastro assoluto.

Sharmini Peries: In Nigeria, non intendo passare qui in rassegna tutti i paesi in crisi, ma ciascuno ha particolarità che la gente dovrebbe conoscere … in Nigeria l’Oxfam afferma che ci sono almeno 4,4 milioni di persone nella parte Nord-est del paese che hanno bisogno di urgente assistenza alimentare e il dato è proiettato a raggiungere i 5,7 milioni entro giugno di quest’anno. Quali somiglianze, e ovviamente differenze, ci sono tra la situazione, diciamo, in Nigeria, e quelle in Sudan e Kenya e Somalia? Paesi come Kenya e Nigeria, quando pensiamo a essi, li pensiamo come tuttora lussureggianti e verdi e ricchi, ma non lo sono più. Che cosa è successo?

Bill Fletcher Jr: Beh, mutuando da Gill Scott Herron, c’è uno schema, se capisci che cosa intendo. Se si guarda alla Nigeria, quella che c’è è una combinazione di grossolana corruzione, coinvolgimento di compagnie petrolifere occidentali nell’estrazione in condizioni orrende di petrolio e gas naturale e c’è questo bizzarro movimento fondamentalista, il Boco Haram, nella parte settentrionale della Nigeria che ha attuato un’insurrezione contro il governo centrale, è stato implicato in sequestri, attentati suicidi, varie forme di terrorismo che rendono molto difficile governare e creare un qualche livello di stabilità nel Nord. Uno degli elementi peculiari della situazione in Nigeria è che ci sono forze politiche in Nigeria che hanno forze politiche verosimilmente prevalenti e che in varie forme hanno sostenuto Boco Haram e sembrano avere interesse a creare instabilità nella Nigeria settentrionale o forse a rafforzare la mano militare per esercitare una maggiore pressione su altri elementi dell’élite politica della Nigeria. Ma nel frattempo è il popolo nigeriano che soffre.

Questo c’è al Nord, poi nelle parti meridionali della Nigeria, particolarmente nelle aree dove operano le compagnie petrolifere, c’è l’estrazione del greggio e del gas naturale, c’è un movimento autonomista, c’è un movimento per la giustizia ambientale che ha contrastato la corruzione del governo nazionale e le pagliacciate delle multinazionali petrolifere e questo movimento per la giustizia ambientale ha subito storicamente un’oppressione molto maligna per mano dell’esercito e del governo nazionale.

Ancora una volta le condizioni che esistono, le cosiddette condizioni naturali che possono portare a una siccità, non possono essere gestite e affrontate a sufficienza a causa del livello di instabilità esistente sotto forma di guerra.

Sharmini Peries: Ora, questa è una situazione molto interessante e difficile perché con tutte queste complessità politiche e con Al-Shabab e altri cosiddetti fattori terroristici è molto difficile far arrivare aiuti a chi ne ha bisogno, particolarmente aiuti alimentari, acqua e così via. Considerati quelli in tale pericolo in termini della vita ora, come fanno istituzioni come l’ONU a far arrivare loro assistenza?

Bill Fletcher Jr: Beh sai, Sharmini, quando guardi a situazioni in cui c’è terrorismo, e le separo dal Sudan del Sud che è un genere diverso di guerra civile, devi renderti conto dall’inizio che le attività dei terroristi sono simili sia a organizzazioni criminali, sia a insurrezioni. Nella misura in cui organizzazioni terroristiche come Al-Shabab o Boco Haram sono in grado di sfruttare qualsiasi genere di legittima disillusione politica da parte della popolazione, politica o economica, esse non … la situazione non sarà risolta solo con mezzi militari. L’approccio generale degli Stati Uniti consiste nel presumere di fronte all’attività terroristica di poterla risolvere con l’opzione militare. Ripetutamente ciò si è dimostrato una misura inappropriata. Deve esserci un livello di riorganizzazione politica in quei paesi dove si conquista concretamente la gente a credere che lo stato nazione ascolta le sue richieste, ascolta le sue preoccupazioni e cerca attivamente di soddisfarle. E’ in quel contesto che si può strappare la gente da qualsiasi livello di sostegno ai terroristi. Certamente, ci sarà un aspetto militare in questo. Non si sarà in grado di convincere semplicemente con le belle parole la maggior parte di queste forze politiche a deporre le loro armi, ma quando esse sono di fatto isolate dalla popolazione, non saranno in grado di sostenersi. Così, se si vuole affrontare il problema della carestia, della siccità, eccetera, allora deve essere un livello di organizzazione politica. Se il governo nazionale non gode di credibilità nelle menti delle masse delle persone, l’intera faccenda finisce in nulla.

Per tornare alla Nigeria, nella misura in cui la popolazione non crede che il governo nazionale presti attenzione ai temi della corruzione, presti attenzione alle richieste legittime del Nord, non intendo richieste settarie fatalistiche ma richieste legittime della gente del Nord, il governo non sarà in grado di sconfiggere Boco Haram. Boco Haram sarà l’herpes della Nigeria. Permarrà indefinitamente nel sistema e perciò lo si dovrà espellere conquistando la popolazione. Penso, sfortunatamente, che se si guarda alla Nigeria o a molti altri paesi, ci sia l’idea che semplicemente mediante il potere delle armi la situazione sarà risolta e non lo sarà, indipendentemente da quanti droni si hanno.

Sharmini Peries: Bene, Bill, ancora tanto altro da discutere, ma ti ringrazio per adesso e spero che sarai di nuovo con noi per proseguire questa discussione. Grazie.

Bill Fletcher Jr: Grazie a te. Grazie mille.

Sharmini Peries: Grazie per essere stato con noi qui a Real News Network.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/70-million-africans-in-danger-of-famine/

Originale: The Real News

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

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One thought on “70 milioni di africani a rischio carestia

  1. attilio cotroneo il said:

    La destabilizzazione politica dei paesi poveri ricchi di risorse è il primo presupposto dello sfruttamento capitalista occidentale