I luddisti avevano ragione

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di Clive Thompson e Michael J. Coren

Le cose non finirono bene per i luddisti. Il gruppo di tessitori e di artigiani del tessile nei primi anni del 1800 fu schiacciato dal governo britannico dopo essersi opposto alla distruzione dei propri mezzi di sussistenza da parte dell’industrializzazione. La storia, in una delle sue svolte spietate, rielabora la loro vicenda da una rivolta operaia per un trattamento equo a un guerra miope alla tecnologia e al progresso.

La verità è che i luddisti erano i lavoratori specializzati della classe media del loro tempo. Dopo secoli di rapporti più o meno buoni con i mercanti che vendevano le loro merci, le loro vite furono sovvertite da macchine che li sostituivano con lavoratori a bassa specializzazione e basso stipendio in fabbriche oscene. Per agevolare la transizione, i luddisti cercarono di negoziare condizioni simili a quelle delle democrazie capitaliste di oggi: imposte per finanziare le pensioni dei lavoratori, un salario minimo e rispetto di standard minimi del lavoro.

Tali tentativi di trattativa furono respinti dalla maggior parte dei proprietari delle fabbriche. I luddisti allora avviarono mesi di “distruzione della macchina” nel 1811-1812, sfasciando i telai in un tentativo disperato di portare al tavolo i nuovi padroni. Su richiesta dei proprietari delle fabbriche il parlamento britannico dichiarò la distruzione delle macchine un reato da pena capitale e inviò 14.000 soldati nella campagna inglese per reprimere la rivolta. Dozzine di luddisti furono giustiziate o esiliate in Australia. La ribellione repressa aprì la via alle orrende condizioni di lavoro della Rivoluzione Industriale ancora da venire.

Illustrazione del leader dei luddisti da un periodico britannico (catalogo della Working Class Movement Library)

Illustrazione del leader dei luddisti da un periodico britannico (catalogo della Working Class Movement Library)

Clive Thompson, scrittore e giornalista del New York Times e di Wired, ha rivisitato la storia dei luddisti in un articolo per The Smithsonian per capire che cosa potrebbe insegnarci. Mentre l’apprendimento automatico e la robotica erodono i posti di lavoro sia in fabbrica sia negli uffici, le implicazioni per l’automazione della ribellione di 200 anni fa sono più rilevanti che mai, dice Thompson:

“La lezione che si ricava dalla fine dei luddisti è: quelli che traggono profitto oggi dall’automazione vogliono partecipare alla distribuzione più diffusa dei loro profitti presso la popolazione o lotteranno con la stessa durezza di allora?”

Tale domanda economica e politica incombe sulle democrazie occidentali alle prese con un’ondata di populismo che apparentemente attacca un divario crescente tra salari stagnanti e una ricchezza al vertice che sale alle stelle. Anche se l’automazione alla fine tende a creare nuova occupazione anche dopo aver distrutto quella vecchia, ciò è di scarsa consolazione per i milioni di lavoratori le cui competenze ed esperienze sono obsolete.

Thompson ha incontrato Quartz in precedenza quest’anno per parlare della sua ricerca. L’intervista è stata condensata e rivista a fini di maggior chiarezza.

 

Perché hai deciso di scrivere ora su questo?

Ho riflettuto per un anno sui luddisti e sul perché hanno questa reputazione negativa. Il termine luddista ha finito per significare qualcuno che non ama la tecnologia. In realtà fu una lotta politica riguardo a chi doveva usare il bottino dei profitti derivanti dalle macchine.

Quando ho cominciato a vedere libri sull’automazione e sulle ondate in arrivo di posti di lavoro che sarebbero scomparsi ho cominciato a pensare che questo poteva avere una vera eco nell’aiutarci a capire ciò che sta accadendo; forse c’è qualcosa di interessante da apprendere su come i luddisti reagirono in passato.

Come si traduce la lotta dei luddisti in quella dei lavoratori di oggi?

Con i luddisti si aveva una classe di lavoratori che aveva avuto a lungo un accordo con quelli che compravano il loro lavoro, i mercanti che compravano tutti i tessuti e le maglierie (tessuti di lana).

Avevano un accordo con i mercanti che si estendeva da decenni a secoli che ci dovesse essere un senso di equo profitto. I mercanti acquistavano il loro prodotto, lo rivendevano e fornivano un certo capitale, a volte per comprare macchine. Ma il profitto doveva essere equamente condiviso tornando indietro.

Quello che succede è che Adam Smith pubblica la sua fondamentale opera sul capitalismo del libero mercato [La ricchezza delle nazioni] alla fine del diciottesimo secolo. All’inizio del diciannovesimo secolo i mercanti hanno cominciato a pensare: “Aspetta un momento. Non esiste una cosa quale un profitto equo. Esiste solo quello che riesco a ottenere sul mercato. Non c’è alcun imperativo morale perché noi dobbiamo rinunciare a una parte più ampia dei nostri profitti a favore di questa gente”.

Scena di una produzione tessile di paese in Inghilterra nel 1700 (William Hincks, London 1783, British Libray)

Scena di una produzione tessile di paese in Inghilterra nel 1700 (William Hincks, London 1783, British Libray)

Adam Smith sostiene che se tutti ci comportassimo con un alto grado di egoismo, ciò nel lungo termine migliorerebbe in realtà l’economia. Questo è stato il vero e proprio inizio dell’abbraccio del capitalismo del libero mercato.

I luddisti non erano contrati all’idea di usare macchine per produrre con maggiore efficienza o per essere più produttivi. Pensavano semplicemente che se si facevano più soldi essendo più produttivi bisognava che parte di quei soldi tornassero ai lavoratori. I mercanti non erano affatto di quell’opinione…

[I luddisti] cercarono di contrattare con i proprietari delle fabbriche [sollecitando prezzi minimi, un’imposta sui tessili a sostegno delle pensioni dei lavoratori o un’introduzione graduale di nuove macchine] ma ciò non fu per nulla accolto. Quando i luddisti arrivarono alla fine dei propri argomenti cominciarono fondamentalmente a darsi a distruggere e rompere le macchine affermando: “Questo è tutto ciò che ci rimane. Distruggeremo i mezzi attraverso i quali causate questa distruzione delle nostre vite”.

La rivolta luddista iniziò nell’autunno del 1811. Ben presto arrivarono a distruggere un paio di centinaia di macchine al mese. Dopo cinque o sei mesi il governo si rese conto che la cosa non si stava esaurendo. Si stava facendo sul serio e il governo contrattaccò ferocemente.

Ovviamente i proprietari di fabbrica molto ricchi avevano un mucchio d’influenza sul parlamento [britannico] che inviò 14.000 soldati a inondare le contee settentrionali dove i luddisti stavano attuando queste devastazioni. Fu approvata una nuova legge che specificamente prendeva di mira la distruzione dei telai sanzionandola con la condanna a morte. Il governo si diede molto, molto da fare per infiltrare di spie i circoli.

Ritaglio del 1839 dal Manchester Observer (Working Class Movement Libray). "Pilkington e Key, tessitori di Bury, sono stati condannati, presso il nostro New Bailey, a due anni di carcere nel Castello di Lancaster; e Elison, di Bolton, anch'egli tessitore, a un anno di carcere nello stesso luogo, per cospirazione per l'aumento dei loro salari. Anche numerosi filatori sono stati mandati nel Castello di Lancaster,  per due anni ciascuno, per un reato simile".

Ritaglio del 1839 dal Manchester Observer (Working Class Movement Libray).
“Pilkington e Key, tessitori di Bury, sono stati condannati, presso il nostro New Bailey, a due anni di carcere nel Castello di Lancaster; e Elison, di Bolton, anch’egli tessitore, a un anno di carcere nello stesso luogo, per cospirazione per l’aumento dei loro salari. Anche numerosi filatori sono stati mandati nel Castello di Lancaster, per due anni ciascuno, per un reato simile”.

Ci volle del tempo. La rivolta luddista durò quasi un anno, ma il governo alla fine ne spezzò la schiena mandando a morte diverse dozzine di luddisti; processi molto pubblici, condotti molto rapidamente. Forche speciali ne facevano pendere molti contemporaneamente. Ne fu spedito un altro paio di dozzine in Australia. Fu persino impiccato un sedicenne che non aveva fatto altro che il palo. Ciò pose realmente fine alla vicenda.

Quali sono i parallelismi tra la situazione dei luddisti e quella dei lavoratori di oggi?

Una delle cose simili è la rapidità del cambiamento. L’intelligenza artificiale ha compiuto questo balzo molto, molto considerevole in avanti negli ultimi quindici anni e probabilmente farà salti ancor più considerevoli nei prossimi dieci anni.

Quello che è interessante riguardo ai luddisti è che ci fu un balzo improvviso molto simile. Nei secoli diciassettesimo e diciottesimo, il periodo precedente i luddisti, ci fu un periodo piuttosto stabile nell’industria tessile del Regno Unito. Le paghe dei lavoratori erano pubblicate sui giornali. Se uno decideva di guadagnarsi da vivere facendo il tessitore sapeva benissimo quanto avrebbe guadagnato. C’era un buon controllo sul lavoro da casa. Si controllava il proprio orario. Alcuni conducevano vite abbastanza comode; lavorare solo quattro giorni la settimana era sufficiente per vivere piuttosto bene.

E poi, in dieci o vent’anni, tutto ciò fu rapidamente invertito. Ci fu una recessione economica causata da una guerra con la Francia. La Gran Bretagna ebbe improvvisamente ogni sorta di barriere commerciali. Ci fu un cambiamento della moda. Gli uomini smisero di indossare fuseaux e cominciarono a indossare quelle cose moderne chiamate pantaloni, così ci fu improvvisamente una minore domanda.

Distruzione di macchine in una fabbrica tessile  nel 1800 (fonte ignota, 1812)

Distruzione di macchine in una fabbrica tessile nel 1800 (fonte ignota, 1812)

Telai industriali per la tessitura del cotone in Gran Bretagna (Sir Edward Baines, 1835).

Telai industriali per la tessitura del cotone in Gran Bretagna (Sir Edward Baines, 1835).

I mercanti avevano bisogno di tagliare i costi, così decisero di approfittare di tecnologie che si erano rese disponibili. Una era costituita da telai più efficienti. Una persona poteva essere da quattro a sei volte più produttiva. In secondo luogo cominciarono a realizzare fabbriche che utilizzavano l’energia del vapore, al posto degli esseri umani, per muovere i telai.

Ora il lavoro degli esseri umani consiste nel servire le loro macchine. C’è minor bisogno di persone ed è un lavoro molto pericoloso. Le fabbriche sono luoghi terribili, spaventosi. Accade ogni sorta di incidenti, perché le fabbriche non hanno standard di sicurezza.

Ci fu questa svolta improvvisa da lavoratori pagati ragionevolmente bene e con molta autonomia su ciò che facevano, a paghe parecchio misere e alla necessità di molte meno persone per produrre merci più scadenti.

Pare che ci stiamo dibattendo con la stessa domanda: chi merita gli utili dei mezzi di produzione?

Assolutamente. Questo fu ovviamente il grande dibattito intellettuale tra [Karl] Marx e Smith e i loro seguaci.

Questo è ciò che vediamo posto in grande rilievo da tecnologie che [oggi] sono in grado di compiere il lavoro intellettuale. Se si va nella Silicon Valley sono in grado di produrre rapidamente una tecnologia che può mettere sulla strada un mucchio di gente oppure creare un’intera categoria nuova di produzione, creare un mucchio di ricchezza e concentrarla nelle mani di poche persone che gestiscono l’impresa, invece che in quelle di migliaia di persone.

Qual è la maggiore differenza in termini di effetto dell’automazione sulla classe lavoratrice di oggi?

Penso ci sia una grande differenza: molti dei lavori che saranno esternalizzati non sono in realtà per nulla lavori da classe operaia. Sono di classe da media ad alta, spesso di colletti bianchi. L’automazione ha realmente mosso verso l’alto la scala del reddito. Non si tratta semplicemente di togliere lavoro manuale. Si tratta di togliere lavoro intellettuale. La differenza con i luddisti è che l’automazione la spostando in alto la catena del lavoro.

Come pensi se la passeranno i lavoratori di oggi considerato il sistema [economico e politico] negli Stati Uniti?

Una grande diversità è che c’è realmente una minore azione collettiva e solidarietà tra i lavoratori. Nel periodo luddista i lavoratori si conoscevano in piccole cittadine molto unite dove era più facile organizzarsi e far succedere la distruzione dei telai. E’ molto più difficile in un paese più vasto con persone disparate dovunque. C’è stata una campagna molto, molto attiva dei Repubblicani negli ultimi cinquant’anni, una campagna riuscita, per indurre i sindacati alla ritirata. L’unica forza che avrebbe fatto qualcosa di luddista semplicemente non ha più tutto quel potere.

Non ci sono più fabbriche da mandare all’aria. Che cosa puoi fare? Bruciare Facebook o Uber? I loro prodotti sono software. Ogni forma simile di attività sul software assumerebbe la forma non di distruggere una macchina, bensì di distruggere un pezzo di codice. Piratare. Sarebbe qualcosa di più simile a quello che fa Anonymous.

D’altro canto c’è Internet, modi di comunicazione perché persone disparate colloquino e diffondano le loro idee in modi che possono essere potenti. Guarda Occupy Wall Street. Molti critici hanno affermato che non avevano un piano solido. Abbastanza vero, salvo che avevano Internet e la capacità di diffondere ampiamente il loro messaggio. Hanno fatto un lavoro splendido al riguardo. Hanno messo in campo questo dibattito sull’un per cento. Non se ne parlava nelle sedi convenzionali prima che arrivassero loro. Sono stati loro a ottenerlo.

E’ quasi simile a un tipo di attività luddista. E’ una riunione di massa che tenta di attirare l’attenzione su qualcosa. E’ lo stesso con Black Lives Matter e, a suo modo, con il Tea Party.

Il discorso di Donald Trump [nel giorno dell’insediamento] è stato pieno di promesse su come riporterà posti di lavoro, ma non ha mai fornito nemmeno il minimo dettaglio su come lo farà… Il mio sospetto è che i suoi sostenitori finiranno profondamente delusi. Dunque il vero discorso per chiunque cerchi seriamente di vedersela con questo è come condividere i profitti. Quali industrie stanno crescendo? Quale tipo di posti di lavoro nella produzione potrebbe aumentare?

Se si vogliono creare posti di lavoro, certamente è possibile farlo, ma si tratta di un discorso politico che il governo entrante non ha affrontato. Ci sono vie di progresso e risposte a ciò che sta succedendo? Sì, certo, assolutamente. Ma penso che nulla di ciò che ha proposto l’amministrazione Trump sia all’altezza di una simile sfida.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/luddites-were-right/

Originale: Quartz Media

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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One thought on “I luddisti avevano ragione

  1. attilio cotroneo il said:

    Basterebbe far pagare più tasse sulle macchine che su un lavoratore e tassare Amazon più di un libraio e poi…redistribuire