Tribunale dichiara Monsanto colpevole

Redazione 1 maggio 2017 1
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MonsantoAbuser

di Pete Dolack – 30 aprile 2017

La società più decisa a conquistare il controllo dell’offerta di cibo mondiale, un pachiderma deciso a piegare gli agricoltori del mondo alla propria volontà, a inondare il mondo di pesticidi e a mettere sul piatto di tutti organismi geneticamente modificati, la Monsanto Company, ha a lungo operato fuori da un controllo efficace.

Anche se non in condizioni di cambiare da solo la situazione, il Tribunale Internazionale Monsanto ritiene di poter dare un esempio su come la legge internazionale potrebbe essere usata per contrastare l’immenso potere della società. L’idea alla base del tribunale, convocato sette mesi fa, è che una giuria internazionale di professionisti del diritto e di giudici praticanti metta a disposizione delle vittime e dei loro consulenti legali argomenti e basi legali per un seguito processuale.

Il tribunale, composto da cinque giudici internazionali, ha ritenuto la Monsanto colpevole. Il tribunale non è una corte istituzionale e non ha il poter di imporre sentenze. La sentenza è morale, anche se fondata, dice il tribunale, sulla legge internazionale umanitaria e riguardante i diritti umani. La principale conclusione cui è giunto il tribunale, che ha emesso la propria sentenza il 18 aprile, è la seguente:

“I giudici concludono che la Monsanto ha condotto pratiche che hanno avuto un impatto negativo sul diritto alla salubrità dell’ambiente, sul diritto al cibo e sul diritto alla salute. Come se non bastasse, la condotta della Monsanto incide negativamente sul diritto alla libertà indispensabile per la ricerca scientifica… La legge internazionale dovrebbe essere migliorata per una migliore protezione dell’ambiente e includere il reato di ecocidio. Il Tribunale conclude che se tale reato di ecocidio fosse riconosciuto dalla legge penale internazionale, le attività della Monsanto potrebbero probabilmente costituire un reato di ecocidio”.

Sono certamente termini schiaccianti. Ma sono basate sull’interpretazione della legge consuetudinaria internazionale, specificamente sulla Convenzione Internazionale sui Diritti Civili e Politici del dicembre 1966; sulla Convenzione sui Diritti dei Bambini del novembre 1989 e sulla Convenzione sull’Eliminazione di Tutte le Forme di Discriminazione Contro le Donne del dicembre 1979. Ciascuno di questi trattati è stato firmato da più di 160 paesi.

Alla Monsanto è stata offerta l’opportunità di partecipare al tribunale, che si è tenuto a L’Aia, ma ha rifiutato. (In reazione alla sentenza del tribunale, una portavoce della Monsanto ha affermato che la società “è impegnata a un reale dialogo con coloro che sono genuinamente interessati all’agricoltura sostenibile, ai diritti umani al cibo, alla salute e a un ambiente sicuro; noi siamo tali e facciamo questo. L’evento originale è stato inscenato da un gruppo scelto di critici contrari alla tecnologia agricola e alla Monsanto che si sono comportati da organizzatori, giudici e giuria. Hanno ignorato le prove scientifiche esistenti e gli esiti giudiziari su molti argomenti e il tribunale è stato organizzato con un risultato predeterminato. L’opinione – caratterizzata dalla stessa giuria del Tribunale come unicamente consultiva – era quella anticipata in comunicazioni di questo gruppo”).

 

Criticata in tutto il mondo

La Monsanto è finita sotto critiche sostenute non solo da parte degli organizzatori del tribunale, ma anche da una vasta gamma di persone di tutto il mondo. Ricerche che contestano la sicurezza del glifosato sono state pubblicate in dozzine di articoli su riviste a revisione paritaria. Numerosi gruppi e ricercatori, che non hanno alcun rapporto con il tribunale, hanno diffuso articoli e scritto libri che condannano i prodotti e le pratiche della Monsanto.  Inoltre vi sarà partecipazione all’annuale Marcia sulla Monsanto il 20 maggio in centinaia di città in dozzine di paesi di tutto il mondo.

Il glifosato è il componente attivo dell’enormemente redditizio erbicida Roundup della Monsanto; la società a sua volta vende prodotti agricoli geneticamente modificati per resistere al Roundup. La Monsanto è una forte promotrice di cibo contenente organismi geneticamente modificati. Contratti standard con imprese delle sementi vietano ai coltivatori di conservare i semi, prescrivendo loro di acquistare ogni anno dalla società nuovi semi geneticamente modificati ed erbicidi cui i semi sono stati progettati per resistere.

Gli OGM sono studiati inadeguatamente e le leggi che prescrivono l’etichettatura OGM degli alimenti incontrano feroce opposizione dalla Monsanto e da altre multinazionali dell’agroindustria. L’etichettatura OGM è prescritta da 64 paesi, tra cui Australia, Giappone, Nuova Zelanda e tutti i 28 paesi della UE. E la Monsanto ha incessantemente perseguito una strategia di brevetto di semi (come fanno altre agroindustrie) come parte del suo tentativo di controllare i coltivatori e ogni aspetto dell’agricoltura.

Il Tribunale Internazionale Monsanto è stato incaricato specificamente di rispondere a sei domande riguardanti il comportamento della Monsanto. Pubblicando le sue conclusioni in un documento di 60 pagine, la sua risposta è stata fermamente negativa su quattro domande, provvisoriamente negativa su una quinta, mentre nessuna decisione è stata presa sulla domanda restante per assenza di prove relative. Più di trenta testimoni ed esperti legali hanno testimoniato alle udienze del tribunale, rappresentando 17 paesi di sei continenti.

 

Risposte alle domande riguardanti le pratiche della Monsanto

Domanda 1: La Monsanto ha agito in conformità al diritto a un ambiente sicuro, pulito, salubre e sostenibile come riconosciuto dalla legge internazionale sui diritti umani?

Risposta del tribunale: “La Monsanto ha attuato pratiche che hanno impatti gravi e negativi sull’ambiente. Tali impatti hanno colpito innumerevoli individui e comunità in molti paesi, nonché la salute dello stesso ambiente, con i suoi conseguenti impatti su piante, animali e biodiversità.” Il tribunale ha citato l’aggressiva commercializzazione del Roundup che influisce sulla salute umana, sulla salute del suolo, sugli ecosistemi acquatici, sulla biodiversità dei microrganismi e sui diritti dei popoli indigeni.

Domanda 2: La Monsanto ha agito in conformità con il diritto al cibo, come riconosciuto dai trattati internazionali?

Il tribunale ha risposto: “Le attività della Monsanto hanno influenzato negativamente la disponibilità di cibo a individui e comunità. La Monsanto ha interferito con la capacità di individui e comunità di alimentarsi direttamente da terreni produttivi. Le attività della Monsanto hanno causato e stanno causando danni al suolo, all’acqua e in generale all’ambiente, in tal modo riducendo le possibilità di produzione di cibo adeguato”. Il tribunale ha affermato che l’agricoltura e le foreste comunitarie sono “devastate dalla diffusione di sementi geneticamente ingegnerizzate che usano grandi quantità di erbicidi come il glifosato”, limitando contemporaneamente la scelta del cibo, imponendo semi OGM, causando contaminazione genetica e minacciando la sovranità alimentare.

Domanda 3: La Monsanto ha agito in conformità con il diritto alla maggior qualità ottenibile della salute, come riconosciuta nei trattati internazionali?

La risposta del tribunale: “Secondo i testimoni, le attività della Monsanto hanno non solo influenzato negativamente la salute fisica di individui e comunità. La condotta della Monsanto ha anche interferito con la salute mentale di innumerevoli individui e comunità di tutto il mondo. Inoltre le attività della Monsanto hanno avuto un impatto negativo sulla consapevolezza dei fattori alla base del diritto alla salute, compreso l’accesso a cibo e acqua adeguati e sicuri, nonché al godimento di un ambiente salubre.” Il tribunale ha citato la produzione da parte della società di PCB e di altri prodotti tossici, l’uso diffuso di glifosato (il componente chiave dell’erbicida Roundup) e la promozione di OGM nonostante l’assenza di un’unanimità scientifica sulla loro sicurezza.

Domanda 4: La Monsanto ha agito in conformità con la libertà indispensabile alla ricerca scientifica, come riconosciuta nei trattati internazionali?

Il tribunale ha risposto: “La condotta della Monsanto ha influenzato negativamente la libertà indispensabile per la ricerca scientifica… La violazione della libertà indispensabile per la ricerca scientifica è aggravata dai rischi alla salute e all’ambiente posti dalla condotta della Monsanto”. A sostegno di tale conclusione il tribunale ha fatto riferimento alle diffuse accuse che la Monsanto scredita la ricerca scientifica che solleva dubbi sui suoi prodotti, alle accuse che la società esercita pressioni su funzionari pubblici, e a volte li corrompe, perché approvino i suoi prodotti e alle accuse che la Monsanto usa tattiche intimidatorie contro i suoi critici.

Domanda 5: La Monsanto potrebbe essere ritenuta complice della commissione di un crimine di guerra, come definito dall’articolo 8(2) dello Statuto della Corte Penale Internazionale, fornendo materiali all’esercito degli Stati Uniti nell’ambito dell’operazione “Ranch Hand” lanciata in Vietnam nel 1962?

Il tribunale ritiene che l’uso dell’Agente Arancio da parte delle forze armate statunitensi nella guerra del Vietnam “sarebbe potuto rientrare nel concetto di crimine di guerra” e che il governo statunitense “sapeva o avrebbe dovuto sapere che l’uso dell’Agente Arancio avrebbe causato diffusi danni alla salute umana e all’ambiente”. Il tribunale, tuttavia, ha affermato di non essere potuto arrivare ad alcuna conclusione decisiva sulla complicità della Monsanto perché non gli era stata fornita “nessuna prova relativa”, anche se suggerisce che sarebbero legittimate ulteriori indagini sulla consapevolezza della società.

Domanda 6: Le attività passate e presenti della Monsanto potrebbero costituire un reato di ecocidio, inteso come provocazione di gravi danni all’ambiente, o sua distruzione, in modo da alterare considerevolmente e durevolmente i beni comuni globali o le risorse degli ecosistemi da cui dipendono determinati gruppi umani?

L’”ecocidio” non è riconosciuto dalla legge penale internazionale, ma il tribunale ha concluso che se lo fosse “le attività della Monsanto “le attività della Monsanto potrebbero forse costituire un reato di ecocidio causando danni concreti e duraturi alla biodiversità e agli ecosistemi, influenzando la vita e la salute di popolazioni umane”. A sostegno di questa accusa il tribunale ha citato l’uso dei suoi pesticidi nel “Plan Colombia” (un programma che impone l’esercito statunitense in Colombia come parte della “guerra alla droga” degli Stati Uniti); l’uso su vasta scala di sostanze chimiche agricole nell’agricoltura industriale; la progettazione, produzione e introduzione e rilascio di raccolti geneticamente modificati e la “grave contaminazione” della diversità delle piante, dei suoli e dell’acqua.

 

Diritti umani contro diritti delle imprese

La Monsanto non agisce in un vuoto, né è l’unica depositaria di comportamenti aberranti. La società opera nel sistema capitalista globale. In tale sistema i diritti umani sono subordinati ai “diritti” delle imprese di massimizzare i profitti indipendentemente dai costi.

L’attuale regime globale di scambi commerciali attribuisce crescenti diritti alle imprese multinazionali, senza alcun diritto corrispondente alle persone o all’ambiente. La capacità dei governi e creare o mantenere leggi e regolamenti che difendono il lavoro, l’ambiente o la salute è sempre più limitata poiché le imprese hanno il diritto di sottoporre le loro rivendicazioni a giurie di arbitrato sulla risoluzione delle dispute tra stato e investitore (ISDS) senza alcun controllo democratico o appello. Esaminando questa prospettiva più vasta, il tribunale ha scritto:

“Fondamentalmente è essenziale, nell’opinione del Tribunale, che ai diritti umani e dell’ambiente sia accordato un primato in qualsiasi conflitto con i diritti del commercio o degli investimenti. In effetti questo primato è stato riconosciuto dalla comunità internazionale nella Conferenza di Vienna sui Diritti Umani del 1993, che affermò che ‘i diritti umani sono libertà fondamentali alla nascita di tutti gli esseri umani; la promozione della loro protezione è la prima responsabilità del governo’”.

Tale concezione dei diritti umani, tuttavia, è in conflitto con i mandati del capitalismo, comprese le incessanti pressioni competitive che rendono imperativo “crescere o morire”. Il dominio dei mercati da parte di un piccolo numero di giganti è il prodotto inevitabile di tale incessante competizione, giganti che in virtù della loro immensa dimensione e dominio sul capitale possono esercitare, ed esercitano, un dominio sul governo e sulla società civile. Tra le agroindustrie, capita che la Monsanto sia la società che è più feroce nel seguire e sviluppare ulteriormente queste tendenze sistemiche in corso, proprio come Wal-Mart è la società leader del commercio al dettaglio nell’imporre il trasferimento della produzione nei paesi a reddito più basso e nello sfruttare i dipendenti.

Un’impresa (o qualsiasi gruppo d’imprese) che controlli l’offerta mondiale di cibo dovrebbe essere relegata a una distopia fantasiosa appartenente al regno della fantascienza, non una possibilità reale nel mondo reale. Tutto è ridotto a merce sotto il capitalismo, persino la vita stessa. Davvero non siamo in grado di fare meglio di così?

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/zcommentary/tribunal-finds-monsanto-an-abuser/

Originale: Systemic Disorder

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 2 maggio 2017 alle 06:20 - Reply

    Le condanne morali non hanno un impatto reale immediato ma sono la prima è migliore espressione di una lotta fondamentale per la acquisizione della consapevolezza

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