Un chirurgo mediorientale parla della “Ecologia di guerra” – Prima parte

Redazione 1 maggio 2017 1
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Un chirurgo mediorientale parla della “Ecologia di guerra” – Prima parte

Di Andre Vltchek

28 aprile 2017

Il Dottor Gus Abu-Sitta è il capo del Dipartimento di chirurgia plastica al Centro Medico AUB in Libano. E’ specializzato in chirurgia ricostruttiva. Che cosa significa in questa parte del mondo, è chiaro: portano persone dalle zone di guerra, ridotte in pezzi, senza la faccia, così ustionate da non poterle riconoscere e si deve cercare di ridare loro una vita.

Il Dottor Abu-Sitta è anche un filosofo. Palestinese nato in , Kuwait, ha studiato e vissuto nel Regno Unito e ha lavorato in varie zone del Medio Oriente e anche in Asia, prima di accettare l’incarico attuale al Centro Medico AUB di Beirut,  in Libano.

Delle circostanze insolite ci hanno fatto avvicinare. Vari mesi fa mi sono ustionato un piede sulla sabbia rovente  nell’Asia sudorientale. Stava guarendo lentamente, ma guariva, fino  a quando sono andato in Afghanistan e a uno dei posti di controllo a Herat, mi sono dovuto levare le scarpe e la ferita si è malamente infettata. Passando da Londra, sono andato in un ospedale dove sono stato curato da uno degli ex professori di Sitta. Quando gli  ho detto che oltre che in  vari altri posti, lavoro in Libano, mi ha consigliato di visitare uno dei suoi “migliori studenti che adesso lavora a  Beirut”.

L’ho fatto. All’epoca, un canale televisivo panarabo, Al-Mayadeen, stava trasmettendo in inglese, con sottotitoli in arabo, una lunga intervista a me riguardante

il mio recente romanzo politico/ rivoluzionario: “Aurora” e sullo stato del sud globale e l’aumento dell’imperialismo occidentale. Con mia sorpresa, il Dottor Abu-Sitta e i suoi colleghi stavano seguendo il mio lavoro e  i miei discorsi politici. Per questi chirurghi  temprati, il ‘problema’ del mio piede era soltanto un piccolo graffio insignificante. Ciò che importava erano l’attacco degli Stati Uniti alla Siria,  la Palestina e le provocazioni contro la Corea del Nord.

La mia “ferita”  è guarita bene e il Dr. Abu-Sitta siamo diventati buoni amici. Sfortunatamente devo lasciare Beirut per andare nell’Asia di Sudest, prima di un grande congresso a cui il dottore e i suoi colleghi daranno inizio il 15 maggio 2017; il congresso tratta della “Ecologia della guerra”.

Credo che l’argomento sia molto affascinante ed essenziale per l’umanità, anche per la sua sopravvivenza. Unisce filosofia, medicina e scienza.

Che cosa accade alle persone nelle zone di guerra? E che cosa è, in realtà, una zona di guerra? Siamo arrivati alle stesse solite conclusioni, come se entrambi lavorassimo  sullo stesso argomento, ma da due diverse angolazioni: “La miseria è guerra. La distruzione dello stato forte porta al conflitto. Un gran numero di persone sul nostro pianeta in realtà vive in qualche conflitto o in una guerra, senza neanche rendersene conto: nei quartieri poveri, nei campi per i rifugiati, in stati del tutto crollati, o in campi profughi.”

Abbiamo parlato molto: della paura che sta divorando paesi come il Regno Unito, sulla nuova ondata di individualismo e di egoismo che ha le sue radici nella frustrazione. A un certo punto ha detto: “Nella maggior parte del mondo “libertà” è sinonimo di lotta di indipendenza per i nostri paesi. In posti come il Regno Unito significa principalmente maggior individualismo, egoismo e libertà personali.”

Abbiamo parlato dell’imperialismo, di medicina e della sofferenza del Medio Oriente.

Abbiamo poi deciso di pubblicare questo dialogo, facendo luce sulla “Ecologia della guerra” – questa nuova disciplina essenziale sia nella filosofia che nella medicina.

L’ECOLOGIA DI GUERRA

(La discussione si è svolta a Beirut, Libano, nel Caffè Younes, il 25 aprile 2017).

Contratto sociale infranto nel Mondo Arabo e anche in Europa

G.A.S.: Nel sud, la medicina e le misure di assistenza sanitaria sono stati ambiti essenziali dello stato post-democratico che ha costruito sistemi medici come quelli che si avevano in Iraq, Egitto e in Siria come parte del contratto sociale. Sono diventati parte intrinseca della creazione di quegli stati. E si è capito che lo stato deve esercitare il suo potere sia in maniera coercitiva (sappiamo che lo stato è in grado di esercitarla mettendo la gente in prigione, e perfino usando la violenza), ma soprattutto in maniera non coercitiva: è necessario che accolga le persone, che le educhi, e che vi dia la salute: tutte queste cose. E questo potere non coercitivo che gli stati esercitano è una parte fondamentale del processo di legittimazione dello stato. Lo abbiamo visto evolversi negli anni ’50, ’60 e ’70. E quindi, per fare una digressione, se volete vedere in che modo lo stato fu smantellato: lo scopo delle sanzioni contro l’Iraq non è stato l’indebolire il Makhabarat (l’Agenzia dell’Intelligence, n.d.t.)  o l’esercito;  lo scopo delle sanzioni è stato di privare lo stato iracheno del suo potere non-coercitivo, della sua capacità di dare la vita, l’istruzione; questo è il motivo per cui dopo 12 anni, lo stato è totalmente crollato al suo interno, non perché i suoi poteri coercitivi si erano indeboliti, ma perché era stato privato di tutti i suoi poteri non-coercitivi, di tutte le sue capacità di garantire la vita a tutti i suoi concittadini.

A.V. Quindi, in un certo senso, il contratto tra lo stato e le persone è stato infranto.

G.A.S – Certamente!

Con l’introduzione delle politiche guidate del Fondo Monetario Internazionale e dalla Banca Mondiale che consideravano la sanità e il  della salute come opportunità  commerciali per le élite governanti e per le grosse aziende, e che vedevano l’assistenza sanitaria gratuita come un peso per lo stato, si è cominciata ad avere un’erosione in alcuni paesi come Egitto, Giordania, dei poteri non-coercitivi  dello stato, portando a un graduale indebolimento della sua legittimità. Ancora una volta, lo scopo del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale, era di trasformare la sanità in una merce che sarebbe stata rivenduta alla gente come servizio; rivenduta a coloro che potevano permetterselo.

AV: E così, era il modello statunitense, ma in forma molto più brutale, come i salari nella maggior parte di questi paesi, erano incomparabilmente più bassi.

G.A.S: Assolutamente sì! E il modo in cui viene fatto in questi paesi è che si crea un sistema a due livelli nel quale il livello governativo è così sotto finanziato che la gente sceglie di passare al settore privato. E poi nel settore privato, fondamentalmente si ha il fiorire di tutti gli aspetti dell’assistenza sanitaria privata: dall’assicurazione sanitaria alle misure di assistenza sanitaria, ai farmaci.

AV: Paradossalmente, questo scenario si sta verificando proprio adesso nel Regno Unito.

G.A.S: Lo vediamo nel Regno Unito e lo vedremo in molte altre nazioni europee, ma è già avvenuto in questa regione, nel mondo arabo. Qui, fornire l’assistenza sanitaria è stata fondamentale per la creazione degli stati. E’ stata essenziale per la legittimità dello stato.

AV: Lo scenario è stato estremamente cinico: mentre il sistema sanitario privato veniva imposto alla regione araba e a molte altre parti del mondo, anche nell’Occidente stesso, tranne che negli Stati Uniti, l’assistenza sanitaria resta pubblica e sostanzialmente gratuita. Parliamo dell’assistenza sanitaria statale in

Europa, Canada, Australia e Nuova Zelanda.

G.A.S: Sì, in Europa come parte dello stato sociale che è venuto fuori dalla Seconda Guerra mondiale, fornire l’assistenza sanitaria faceva parte del contratto sociale.

Mentre lo stato sociale si andava smantellando, con l’avvento del  Thatcherismo e del Reaganismo, divenne importante  sperimentare  un processo analogo a quello di altri luoghi. La differenza è che, nel Regno Unito e in altre nazioni come la Germania, era molto pericoloso politicamente e poteva provocare perdite alle elezioni. Il secondo programma, quindi, è stato di erodere il sistema sanitario, ucciderlo gradualmente con migliaia di colpi. Nel Regno Unito si è finiti con la privatizzazione  del settore sanitario fatta un pezzo alla volta. La gente non sa, non notano che il sistema sta diventando privato. In Germania dove realmente il governo non paga l’assistenza sanitaria – il governo  sovvenziona  le compagnie assicurative che si avvantaggiano delle misure private di assistenza sanitaria.

AV: Prima di cominciare a registrare questa discussione, parlavamo dei dilemmi filosofici che stanno ora assediando o che almeno dovrebbero assediare la professione medica. Anche l’assistenza sanitaria sociale in Europa: in un certa misura non è un’organizzazione cinica? I paesi europei fanno ora tutti parte del blocco imperialista, insieme agli Stati Uniti e stanno tutti saccheggiando il resto del mondo: il Medio Oriente, l’Africa, parti dell’Asia – e stanno realmente  sovvenzionando  il loro sistema sociale con quel saccheggio. Questa è una cosa, ma anche i dottori e le infermiere che lavorano, per esempio, nel Regno Unito o in Germania sono spesso ‘importati’ da paesi molto più poveri, dove spesso hanno ricevuto un’istruzione gratuita. Invece di aiutare la loro gente bisognosa, servono in realtà la popolazione che invecchia, e che è in base a tutti i paragoni internazionali, assurdamente viziata ed esigente e che spesso usa le strutture sanitarie come se fossero una specie di ‘club sociale’.

G.A.S: Penso che quello che  è successo particolarmente in Europa, è che c’è un’erosione graduale di tutti gli aspetti dello stato sociale. Politicamente, non era ancora possibile liberarsi dell’assistenza sanitaria gratuita. Il problema che si può certamente vedere nel Regno Unito, è che la salute è la conseguenza finale di fattori

sociali ed economici con cui vivono le persone. Se quindi c’è disoccupazione cronica, il problema della disoccupazione della seconda e terza generazione, questo ha conseguenze sulla salute. Se c’è la distruzione sia delle pensioni che dell’ammortizzatore di un ombrello sociale per i disoccupati, questo ha delle conseguenze. Gli alloggi di cattiva qualità hanno conseguenze sulla salute. La disoccupazione di massa conseguenze sulla salute. Politicamente è stato facile liberarsi di tutti quegli altri aspetti dello stato sociale, ma erano bloccati nel problema dell’assistenza sanitaria. E quindi la battaglia persa che stanno combattendo i sistemi sanitari in Occidente è che ci aspetta  che questi provvedano alle misere  conseguenze del brutale sistema capitalista,  come impresa senza scopo di lucro. Sappiamo però che, una volta che questi cambiamenti di stile di vita influenzano la salute delle persone, sarà troppo tardi in termini di cura o prevenzione. E così quello che fanno i sistemi sanitari europei è che cercano di “rattoppare” le persone, di farle uscire dal sistema e di riportarle in strada. Se ci sono bambini con l’asma cronica, si cura l’asma ma non gli alloggi umidi in cui vivono. Se ci sono degli attacchi violenti e traumi collegati alla violenza, si cura il trauma, la sua manifestazione fisica, e non il crollo dell’occupazione giovanile o il razzismo che la ha creata.

E quindi, per sostenere questa anomalia, come hai detto, è necessario un sistema sanitario “gonfiato”  perché si cerca di far ammalare le persone e poi si cerca di stabilizzarle, invece che evitare che si ammalino. Da qui questa fuga di cervelli che in sostanza è avvenuta per cui ci sono più dottori del Ghana a New York che in Ghana

AV: E c’è un intero esercito di infermiere filippine nel Regno Unito, mentre improvvisamente c’è una scarsità i infermiere qualificate a Manila.

G.A.S: Assolutamente! Questo è conseguenza del fatto che in realtà l’assistenza sanitaria si svolge al di fuori del sistema sanitario. Poiché non ci si può liberare di questo, si finisce per avere un sistema sanitario gonfio e si tenta di  curare i malanni che entrano dalla porta.

Crollo dell’assistenza sanitaria in Medio Oriente

AV: Lei ha lavorato in tutta questa regione: in Iraq e a Gaza…lei e io abbiamo lavorato nell’Ospedale Shifa a  Gaza… Lei ha lavorato nel Libano meridionale durante la guerra. Quanto è brutale la situazione  dell’assistenza sanitaria in Medio Oriente?  Come è stata brutta la sofferenza degli Iracheni rispetto a quella dei pazienti occidentali? Quanto è crudele la situazione a Gaza?

G.A.S:  Considerate luoghi come l’Iraq: negli anni ’80, l’Iraq  probabilmente aveva uno dei sistemi sanitari più avanzati della regione. Poi si è subita la prima guerra contro l’Iraq, seguita da 12 anni di sanzioni durante i quali il sistema sanitario era totalmente smantellato, non soltanto in termini di ospedali e di cure e esilio forzato di dottori e di paramedici, ma anche in termini di altri aspetti della sanità: gli impianti fognari, idrici ed elettrici che fanno tutti parte delle infrastrutture che hanno un impatto sulla vita delle persone.

AV: Poi è arrivato l’uranio impoverito…

G.A.S: E poi aggiungi alla mistura quella guerra del 2003 e poi la distruzione completa e lo smantellamento dello stato e l’emigrazione di circa il 50% dei dottori dell’Iraq.

AV: Dove sono emigrati?

G.A.S: Dovunque: nel Golfo e a Occidente: in Nord America, in Europa…Quello che c’è quindi in Iraq  è un sistema che non è soltanto distrutto, ma che ha perduto le componenti che sono necessarie per ricostruirlo. Non si può preparare una nuova generazione di medici in Iraq perché  tutti i preparatori hanno lasciato il paese. Non si può creare un sistema sanitario in Iraq perché è stato creato un’infrastruttura di governo che è intrinsecamente instabile e basata su una multi-polarità dei centri di potere che stanno tutti lottando per il controllo della torta dello stato…e quindi gli iracheni subappaltano la loro sanità  a livello ospedaliero all’ India,  e   alla Turchia e   al Libano o alla Giordania, perché sono in questo circolo vizioso.

AV: Ma questo è così soltanto per coloro che se lo possono permettere?

G.A.S: Sì, per coloro che possono, ma anche in quei periodi in cui il governo aveva i soldi, non poteva costruire più il sistema. Così subappaltava all’esterno le forniture sanitarie perché il sistema era così a pezzi che il denaro non poteva sistemarlo.

AV: E’ lo stesso in altri paesi della regione?

G.A.S: Sta accadendo la stessa cosa in Libia e in Siria, riguardo alla migrazione dei loro dottori. La Siria  subirà   qualcosa di simile all’Iraq alla fine della guerra, se lo stato siriano sarà distrutto.

AV: Però c’è ancora.

G.A.S: Esiste ancora e fornisce ancora l’assistenza sanitaria alla stragrande maggioranza della popolazione anche a coloro che vivono nelle aree controllate dai ribelli. Vanno a Damasco e in altre città per visite e cure cardiologiche o per assistenza oncologica.

AV: Quindi non vengono fatte domande; sei malato e vieni curato?

G.A.S: Anche dalle zone controllate da ISIS le persone possono spostarsi e venire curate, perché fa parte dei compiti dello stato.

AV: Lì sta succedendo la stessa cosa nel campo dell’istruzione: la Siria fornisce ancora tutti i servizi fondamentali in quella zona.

G.A.S: Assolutamente! In Libia, però, poiché lo stato è totalmente scomparso o si è disintegrato, tutto è finito.

AV: La Libia non è più neanche un paese. ..

G.A.S: Non è una nazione unificata e certamente non c’è nessun sistema sanitario.

A Gaza e in Palestina, l’occupazione e l’assedio assicurano che non ci sia nessuno sviluppo normale del sistema sanitario e, nel caso di Gaza, come dicono gli israeliani,

ogni pochi anni si arriva e si taglia il prato”; si uccidono più persone possibile in queste guerre brutali e intense, in modo che ci si può assicurare che le persone  negli anni successivi cercheranno di sopravvivere al danno che è stato loro causato.

AV: C’è aiuto da parte dei medici israeliani?

G.A.S: Oh, sì! Pochissimi individui, ma l’establishment medico israeliano è in realtà una parte fondamentale dell’establishment israeliano e l’establishment medico accademico di Israele fa anche parte dell’establishment israeliano. L’Associazione Medica Israeliana si è rifiutata di condannare il fatto che i dottori israeliani esaminino i prigionieri politici palestinesi per quella che chiamano “la adeguatezza per l’interrogatorio”. Questo fondamentalmente significa che si viene controllati da un dottore che decide che “dose” di tortura si può avere prima di morire.

AV: Questo in realtà mi ricorda di quello che mi era stato detto nel 2015 a Pretoria, in Sudafrica, dove ero stato invitato a partecipare come oratore alla Conferenza Internazionale degli Psicologi per la Pace. Parecchi psicologi statunitensi hanno riferito che durante gli interrogatori e le torture di presunti terroristi c’erano presenti psicologi professionisti e anche psichiatri che spesso assistevano coloro che interrogavano.

G.A.S: Sì, in realtà ci sono due o tre famosi psicologi americani che hanno ideato il sistema di interrogatorio della CIA, il procedimento.

AV: Quello che ha descritto che sta avvenendo in Palestina apparentemente fa parte di un sistema molto pervasivo. Nella zona del Kashmir controllata dall’India, che i funzionari dell’intelligence israeliana condividono i metodi che usano per gli interrogatori e le torture con le loro controparti indiane. E, naturalmente vi sono coinvolti anche gli Stati Uniti.

Andre Vltchek è un filosofo, romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Ha scritto articoli sulle guerre e i conflitti in dozzine di paesi. Tre dei suoi libri più recenti sono: Il romanzo rivoluzionario “Aurora”, e due opere di successo di saggistica:  “Exposing Lies of the Empire” [Smascheramento delle menzogne dell’Impero] e “Fighting Against Western Imperialism [Lotta contro l’imperialismo occidentale] Guardate altri suoi libri su: http://andrevltchek.weebly.com/books.html

Andre sta realizzando documentari per teleSUR e Al-Mayadeen. Guardate Rwanda Gambit, il suo rivoluzionario documentario sul Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo.

Dopo aver vissuto in America Latina, in Africa  e in Oceania, Vltchek attualmente risiede  in Asia Orientale e in Medio Oriente  e continua a lavorare in tutto il mondo. Può essere raggiunto sul suo sito web http://andrevltchek.weebly.com/ e su Twitter https://twitter.com/AndreVltchekrile 2017 –

Nella foto il Dottor Gus Abu-Sitta

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.counterpunch.org/2017/04/28/middle-eastern-surgeon-speaks-about-ecology-of-war/

Originale: Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 1 maggio 2017 alle 16:46 - Reply

    Scuola e sanità distrutte aboliscono ogni diritto al futuro e alla dignità umana e questo può avvenire con le bombe o con le riforme

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