Riflettere sulla Siria

Redazione 18 aprile 2017 1
Print Friendly

Riflettere sulla Siria

Di Andre Vltchek

12 aprile 2017

La Signora Yayoi Segi è di base a Beirut, in Libano, e ha lavorato in Siria per questi tre anni. E’ estremamente appassionata del paese che ammira e che cerca di sostenere nella sua carica di specialista esperta di sviluppo dell’istruzione nazionale.

Ha accettato di condividere la sua raccolta personale di foto di Damasco, Homs ed Aleppo.

Le ho chiesto le sue impressioni riguardo alla Siria e ha risposto francamente:

“La Siria non è quella che i media convenzionali vogliono farci credere che sia. E’ necessario vederla per capire. Vedere è credere! E’ un paese straordinariamente eccezionale. Tutto ciò che ci è stato detto sulla Siria e il suo popolo è una bugia.”

E che cosa sta facendo la guerra al paese?

“La guerra…sta devastando il paese. Ora la vita è dura, naturalmente, ma non si è mai fermata: continua, assolutamente. Spesso la corrente elettrica viene interrotta e la fornitura idrica è limitata, ma la vita continua ancora. Le persone resistono, e socializzano, perfino. I Siriani sono persone molto umili, molto amorevoli,  cordiali e gentili. Amano scherzare. Credono nella loro nazione, in loro se stessi; sono veramente straordinari.”

La Signora Yayoi ha dedicato letteralmente la sua vita alla nazione siriana. Sta ‘costruendo scuole’ nel paese, e difende la nazione dovunque vada. E’ attirata dal popolo siriano e ammette di essere vicina a loro dal punto di vista filosofico. Dice:

“E’ estremamente importante ciò che accade ora in Siria, specialmente sul fronte ideologico nel campo altamente politicizzato dell’istruzione, perché l’ideologia determina l’istruzione e viceversa.”

“Perfino nel periodo delle crisi impiantate dall’esterno, i Siriani mantengono ancora un grandissimo senso di solidarietà vero coloro le cui vite sono state fatte a pezzi per decenni, soprattutto le vite dei Palestinesi.”

Racconta la sua esperienza pratica che illustra chiaramente il grande cuore dei siriani:

“A Damasco c’è un cameriere che lavora nel mio locale preferito dove si beve il tè. E’ un rifugiato palestinese che vive a Damasco da moltissimo tempo. Ogni volta che lo incontro mi fa un bellissimo sorriso. Gli chiedo come va e mi dice: “Alhamdulillah, tutto va bene”. Ha tre figli, tutti  hanno da mangiare a sufficienza e tutti vanno a scuola, grazie all’aiuto che ricevono dai Siriani.”

Tutto questo sta accadendo malgrado la guerra.

La Signora Segi è molto colpita da come sia istruita e fiduciosa la nazione:

“I Siriani sono persone e molto ospitali e gentili. Quando ci incontriamo, non pariamo mai della guerra, del conflitto. E’ una civiltà eccezionale…Parlano sempre della loro vita, del futuro. Discutono dei loro poeti e dei loro filosofi. Le persone in Siria sono molto ben istruite. Sanno che cosa accade sul nostro pianeta. Malgrado quello che hanno fatto a loro alcune parti del mondo, sono estremamente  rispettosi e gentili con tutti. Non li ho mai sentiti parlare male degli altri. Apprezzano che si vada a lavorare con loro e sono fiduciosi.”

Gli stranieri, alcune organizzazioni straniere e certe nazioni potenti spesso tiranneggiano la Siria, come se i danni terribili fatti da estranei non fossero sufficienti. La Signora Segi è furiosa per questo fatto:

“Ci sono stati così tanti seminari, congressi e incontri sulla Siria, e tuttavia i Siriani vengono raramente invitati. Tutti questi eventi sono “su di loro”, ma si fanno senza neanche invitarli e senza ascoltarli.”

Ma la Siria è ancora in piedi, e nel campo dell’istruzione, come in parecchi altri campi, sta progredendo e anche migliorando, malgrado le difficoltà e la devastazione che stanno danneggiando questa nazione orgogliosa. La Signora Segi ricorda:

“Una volta il ministro dell’Istruzione mi ha detto: “Non siamo una nazione di mendicanti. Non chiediamo mai l’elemosina!” Il ministro e altri tre pedagogisti di alto livello, sono dei veri intellettuali e tutti loro sono stati educati nell’ex Unione Sovietica e nei paesi del blocco orientale.”

“Sul fronte dell’istruzione, il sistema era uno dei migliori nella regione, prima che iniziasse la crisi. Ora, malgrado più di 6 anni di orribile guerra, il sistema è ancora in piedi e forte. I Siriani sanno esattamente che cosa vogliono e hanno la capacità di mettere in opera le loro aspirazioni. Come ad Aleppo; dopo la vittoria, il governo  si è subito mosso  e ha iniziato ad aprire le scuole.”

Andre Vltchek è un filosofo, romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Ha scritto articoli sulle guerre e i conflitti in dozzine di paesi. Tre dei suoi libri più recenti sono: Il romanzo rivoluzionario “Aurora”, e due opere di successo di saggistica:  “Exposing Lies of the Empire” [Smascheramento delle menzogne dell’Impero] e “Fighting Against Western Imperialism [Lotta contro l’imperialismo occidentale] Guardate altri suoi libri su: http://andrevltchek.weebly.com/books.html

Andre sta realizzando documentari per teleSUR e Al-Mayadeen. Guardate Rwanda Gambit, il suo documentario  sul Ruanda e la Repubblica Democratica del Congo.

Dopo aver vissuto in America Latina, in Africa  e in Oceania, Vltchek attualmente risiede  in Asia Orientale e in Medio Oriente  e continua a lavorare in tutto il mondo. Può essere raggiunto sul suo sito web http://andrevltchek.weebly.com/ e su Twitter https://twitter.com/AndreVltchek

Nella foto: scolari ad Aleppo, “ancora sorridenti malgrado il dolore”.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.counterpunch.org/2017/04/12/reflecting-on-syria

Originale: Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

Nota Bene: Cliccando sul sito indicato da Fonte, troverete il testo originale arricchito da molte bellissime fotografie.

 

 

School-in-Aleppo-still-smiling-despite-pain

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

1 Commento »

  1. attilio cotroneo 18 aprile 2017 alle 21:15 - Reply

    La Siria è annientata e non esisterà più come la conoscevamo. Nessun impero può liberare i siriani se non la loro forza e nessuno al momento li vuole forti e liberi.

Lascia un commento »

*