Il nuovo autoritarismo – Prima parte

Redazione 18 aprile 2017 1
Print Friendly

Il nuovo autoritarismo – Prima parte

Di Henry A. Giroux

13 aprile 2017

Il marchio del populismo di Trump e la sua politica  sono una tragedia per la democrazia e un trionfo per l’autoritarismo. Usando la manipolazione, la  rappresentazione sbagliata e un discorso di odio, sta mandando avanti le politiche designate a distruggere lo stato sociale e le istituzioni che rendono possibile la democrazia. I primi pochi mesi di Trump in carica offrono uno scorcio  terrificante di un progetto autoritario che unisce  la spietatezza del neoliberalismo con un attacco alla memoria storica, all’operato critico, all’educazione, alla parità e alla verità stessa. Mentre gli Stati Uniti forse non sono nel pieno della fioritura del fascismo degli anni ’30,  sono nel  momento critico  di un autoritarismo violento di stile americano. Questi sono tempi realmente pericolosi  quando gli estremisti di destra continuano a spostarsi dai margini al centro della vita politica.

Ho chiesto al famoso intellettuale pubblico e attivista sociale Henry Giroux, che ha scritto ampiamente circa studi culturali, studi giovanili, cultura popolare, studi sui media, teoria sociale e le politiche dell’istruzione superiore e pubblica – di discutere i nuovi sviluppi che si verificano negli Stati Uniti e le possibili strategie e tattiche per impegnarsi con successo in processi di resistenza e di trasformazione sociale ugualitaria durante l’era Trump. In questa intervista, Giroux analizza le forze      dell’autoritarismo che sono all’opera negli Stati Uniti e in Europa, e sostiene che la resistenza non è semplicemente un’opzione, ma una necessità.

Joao Pedro-Carañana: Cominciamo parlando dello stato attuale della politica statunitense e poi spostiamoci a guardare le alternative per il cambiamento. Quale è la sua valutazione dei primi due mesi della presidenza di Trump?

Henry Giroux: I primi due mesi della presidenza di Trump si adattano perfettamente alla sua ideologia profondamente autoritaria. Invece di essere limitato dalla storia e dal potere della presidenza, come alcuni hanno previsto, Trump, per niente dispiaciuto,  ha abbracciato un’ideologia profondamente autoritaria e una politica che era evidente in molte azioni.

Primo, al suo discorso di insediamento ha riecheggiato sentimenti fascisti del passato dipingendo un’immagine distopica degli Stati Uniti segnata da massacri, da fabbriche

del tutto arrugginite, di  comunità rovinate  e di studenti ignoranti. Alla base di questa visione apocalittica c’era la caratteristica enfasi autoritaria sullo sfruttamento della paura, la richiesta a un uomo forte di occuparsi dei problemi della nazione, della demolizione delle istituzioni tradizionali di governo, l’insistenza sull’ ampliamento delle forze armate e un appello alla xenofobia e al razzismo per stabilire il terrore come importante arma di governo.

Secondo, l’appoggio di Trump al militarismo, al nazionalismo dei bianchi, al populismo di destra e una versione del neoliberalismo sotto steroidi, è stata resa concreta in vari gabinetto   e relative nomine che consistevano per lo più di generali, di  bianchi convinti della supremazia della razza bianca, di islamofobi, di addetti ai lavori di Wall Street, di estremisti religiosi, di miliardari, di anti-intellettuali, di incompetenti, di negazionisti dei  cambiamenti climatici, e di fondamentalisti del libero mercato. Quello che hanno in comune tutte queste nomine è un’ideologia neoliberale e nazionalista bianca che mira a distruggere tutte quelle sfere pubbliche, come l’istruzione e i media critici che facevano funzionare la democrazia,  e le istituzioni politiche, come una magistratura indipendente. Sono anche unite per eliminare le politiche che proteggono le agenzie di regolamentazione, e forniscono un fondamento per considerare  responsabile il potere. C’è  in gioco un fronte unito di       persone dispotiche intente ad erodere quelle istituzioni, valori, risorse e relazioni sociali non organizzate in base ai precetti della razionalità neoliberale.

Terzo, Trump ha introdotto molti ordini esecutivi che non hanno lasciato alcun dubbio che era più che disposto a distruggere l’ambiente, a dividere le famiglie degli immigrati, a indebolire le agenzie di regolamentazione, a espandere un bilancio del Pentagono aumentato moltissimo, a distruggere   l’istruzione pubblica, a eliminare milioni di persone dalla assicurazione sanitaria, a espellere dagli Stati Uniti 11 milioni di immigrati non autorizzati, a scatenare l’esercito e la polizia per mettere in atto il suo piano d’azione autoritario, nazionalista, bianco, e a investire miliardi nella costruzione di un muro che si erge come simbolo della supremazia bianca e dell’odio razziale. C’è in opera una cultura di crudeltà che si può vedere nell’intenzione dell’amministrazione Trump di distruggere qualsiasi programma che potrebbe fornire assistenza ai poveri, alle classi operaie e alle classi medie, agli anziani e ai giovani.

Inoltre, il regime di Trump è pieno di guerrafondai che hanno preso il potere in un tempo in cui le possibilità di guerre nucleari con la Corea del Nord e con la Russia hanno raggiunto livelli pericolosi. C’è, inoltre, la minaccia che l’amministrazione Trump intensificherà un conflitto militare con l’Iran e che si impegnerà di più in campo militare in Siria.

Quarto, Trump ha ripetutamente dimostrato  una scioccante mancanza di rispetto nei confronti della verità, della legge e  delle libertà civili, e così facendo ha minato la capacità dei cittadini di essere in grado di discernere la verità nella comunicazione pubblica, di controllare le ipotesi, di pesare  le prove e di e di insistere su rigorosi standard e metodi etici ne ritenere responsabile il potere. Tuttavia, Trump ha fatto di più che commettere quelli che Eric Alterman chiama “i crimini pubblici contro la verità”. La fiducia pubblica crolla in assenza del dissenso, di una cultura del porre in discussione le cose, di validi argomenti, di convinzione che la verità non soltanto esiste, ma che è anche indispensabile alla democrazia. Trump ha mentito ripetutamente, arrivando perfino ad accusare l’ex presidente Obama di intercettazioni telefoniche, e quando ha affrontato la sua rappresentazione sbagliata dei fatti, ha attaccato i critici come diffusori di notizie false. Con Trump, le parole scompaiono nella nei meandri dei “fatti alternativi,” minando la capacità di dialogo civile, la cultura del porre in  discussione le cose,  e la stessa cultura civica. Inoltre, Trump non soltanto si rifiuta di usare il termine “democrazia” nei suoi discorsi, ma fa anche ogni cosa possibile per stabilire le fondamenta di una palese società autoritaria. Trump, nei suoi pochi mesi in carica, ha dimostrato di essere una tragedia per la giustizia, la democrazia e il pianeta, e un trionfo per un proto-fascismo in stile americano.

H.G. : Lei ha sostenuto che le società contemporanee sono a un punto di svolta che sta provocando l’ascesa di un nuovo autoritarismo. Trump sarebbe soltanto il punto critico di questa trasformazione?

Il totalitarismo ha una lunga storia negli Stati Uniti e i suoi elementi si possono vedere in questa eredità di nativismo, di supremazia dei bianchi, di Jim Crow*, di ultranazionalismo e di movimenti populisti di destra, come il Ku Klux Klan e i miliziani che sono stati prevalenti nel dare forma alla cultura e alla società americana. Sono anche evidenti nel fondamentalismo religioso che ha dato forma  una parte così grande della storia americana con il suo anti-intellettualismo e il disprezzo per la separazione di chiesa e stato. Si può trovare un’ulteriore prova nella storia delle grosse aziende che usano il potere statale per minare la democrazia con distruggendo i movimenti dei lavoratori e indebolendo le sfere politiche democratiche. L’ombra del totalitarismo si può vedere anche nel tipo di fondamentalismo politico emerso negli Stati Uniti negli anni ’20 nei raid di Palmer e negli anni ’50 con l’apparire   del periodo di McCarthy e nella repressione  del dissenso. Lo vediamo nel Memorandum di  Powell negli anni ’70 e nel primo importante rapporto della Commissione Trilaterale denominata: Crisi della Democrazia, che considerava la democrazia come un eccesso e una minaccia. Abbiamo visto elementi di questo nel programma dell’FBI, COINTELPRO, che ha infiltrato i gruppi radicali e che talvolta ha ucciso i loro membri.

Malgrado questa triste eredità, l’ascendente  di Trump rappresenta qualcosa di nuovo e anche di più pericoloso. Nessun presidente a recente memoria, ha dimostrato un tale sfacciato disprezzo per la vita umana, ha abolito la distinzione tra verità e finzione, si è circondato così palesemente di nazionalisti bianchi e di fondamentalisti religiosi, ha manifestato quella che Peter Dreier ha descritto come “un’inclinazione a evocare pubblicamente   tutti  i peggiori odi etnici, religiosi e razziali allo scopo di appellarsi agli elementi più spregevoli  della nostra società e a scatenare un’impennata di razzismo, di anti-semitismo, di aggressioni di tipo sessuale e di nativismo da parte del Klu Klux Kan e di altri gruppi fautori di odio.”

Il commentatore conservatore Charles Syke ha ragione di sostenere il fatto che l’amministrazione “discrediti le fonti indipendenti di informazione, ha anche due importanti vantaggi per Trump: aiuta a isolarlo dalle critiche e gli permette di creare le sue proprie narrazioni, metriche e ‘fatti alternativi’. Tutte le amministrazioni mentono, ma quello che vediamo in questo caso è un attacco alla credibilità stessa.” Con un segnale terrificante della sua inclinazione  a screditare gli organi di stampa critici e a sopprimere il dissenso, si è spinto fino al punto di etichettare i media critici, “i nemici del popolo,” mentre il suo capo stratega, Stephen Bannon, li ha chiamati “il partito di opposizione.” Ha attaccato – e in alcuni casi – licenziato – i giudici che non sono stati d’accordo con le sue politiche. Nel frattempo, ha minacciato di ritirare i finanziamenti federali alle università che pensava fossero in gran parte “abitati” da liberali e persone di sinistra, e ha accolto tutte le teorie di cospirazione della destra alternativa, allo scopo di attaccare i suoi oppositori e di dare legittimità alle sue     fughe dalla ragione e dalla moralità.

Quello che si deve riconoscere è che, negli anni ’70 è emersa una nuova congiuntura

storica quando il capitalismo neoliberale ha iniziato a intraprendere una guerra senza precedenti contro il contratto sociale. In quell’epoca, i funzionari eletti attuavano i programmi di austerità che indebolivano le sfere pubbliche democratiche, attaccavano aggressivamente lo stato sociale e portavano un assalto a tutte quelle istituzioni fondamentali alla creazione di una cultura critica formativa in cui gli argomenti di giustizia economica, di alfabetismo civico, di libertà e di immaginazione sociale sono  allevate nel sistema di governo . Il contratto di lunga data tra lavoro e capitale è stato strappato quando la politica è diventata locale. Il potere ha cessato di essere  limitati  dalla geografia ed è stato incorporato in un’ élite  politica con nessun obbligo verso gli stati nazione. Mentre  lo stato nazione si indeboliva, era ridotto a una formazione normativa che serviva gli interessi dei ricchi, delle grosse aziende e dell’élite finanziaria. Il potere di far fare le cose non è più nelle mani dello stato; risiede ora nelle mani dell’élite globale ed è gestito dai mercati.

Ciò che è emerso con l’ascesa del neoliberalismo, è sia una crisi dello stato che una crisi dell’azione  e della politica. Una conseguenza della separazione di potere e politica è stata che il neoliberalismo ha creato massicce disuguaglianze nella ricchezza, nel reddito e nel potere, promuovendo un dominio da parte dell’élite finanziaria e di un’ economia del’1%. Lo stato non è riuscito a fornire misure   sociali ed è stato rapidamente ridotto alle sue funzioni “carcerarie”. Cioè, dato che lo stato sociale è stato svuotato, lo stato punitivo si è  assunto sempre di più i suoi obblighi. Il compromesso politico, il dialogo e gli investimenti sociali hanno  dato sempre di più la precedenza a una cultura di controlli, di crudeltà, di militarismo e di violenza.

La guerra al terrore ha ulteriormente militarizzato la società americana e ha creato la base per una cultura di paura e una permanente cultura della guerra. Le culture belliche hanno necessità di nemici e in una società governata da un’idea di interesse personale, di privatizzazione e di mercificazione,  un numero sempre maggiore di gruppi sono stati demonizzati,  scartati e considerati “a perdere”.   Tra questi c’erano i neri, i latino-americani, i migranti non autorizzati, le comunità transessuali, e i giovani che protestavano contro il crescente autoritarismo della società americana. L’appello di Trump alla grandezza nazionale, al populismo, all’appoggio alla violenza di stato contro i dissidenti, al disprezzo per la solidarietà umana e per una cultura di lunga data di razzismo, ha una lunga eredità negli Stati Uniti, ed è stato accelerato dato che il Partito Repubblicano è stato preso  dai fondamentalisti religiosi, economici e dell’istruzione. In maniera sempre crescente l’economia ha guidato la politica, ha stabilito politiche e ha favorito  la capacità dei mercati di risolvere tutti i problemi, di controllare non soltanto l’economia, ma tutta la vita sociale. Con il neo-liberalismo, la repressione è diventata permanente negli Stati Uniti, dato che le scuole, la polizia locale venivano militarizzate e i comportamenti quotidiani, compresa una varietà di problemi sociali venivano criminalizzati sempre di più.

Inoltre, l’adesione distopica a una società con controllo orwelliano, si è intensificata sotto l’ombrello dello Stato di Sicurezza nazionale con le sue 17 agenzie di intelligence. Gli attacchi agli ideali, ai valori e alle istituzioni democratiche e alle relazioni sociali si sono accentuati per mezzo della complicità di organi di stampa ordinari e apologetici che si preoccupavano di più delle loro classificazioni  che della loro responsabilità in quanto costituivano il Quarto Potere . Con l’erosione della cultura civica, della memoria storica, dell’educazione critica, di qualsiasi senso di cittadinanza condivisa, è stato facile per Trump creare una corrotta palude politica, economica, etica e sociale. Trump deve essere considerato come l’essenza distillata di una più ampia guerra alla democrazia creata nella tarda modernità da un sistema economico che ha sempre di più usato tutte le istituzioni ideologiche ed espressive a sua disposizione per consolidare il potere nelle mani dell’1%. Trump è sia un simbolo che un acceleratore di queste forze e trasferito una cultura di intolleranza, razzismo, avidità e odio dai margini al centro della società americana.

Quali sarebbero le analogie e le differenze riguardo alle passate forme di autoritarismo e totalitarismo?

Ci sono eco di fascismo classico degli anni ’20 e ’30 in gran parte di quello che Trump dice e di come li esegue.  Le allusioni fasciste risuonano quando Trump attinge a un mare di rabbia male indirizzata, quando pubblicizza se stesso come leader forte che può salvare una nazione in declino e ripete il copione fascista di nazionalismo bianco nei suoi attacchi contro gli immigrati e i musulmani. Flirta anche con il fascismo nel suo invito a un ripristino di ultranazionalismo, nel suo parlare di odio razzista, nel suo dell’altro e nei suoi infantili capricci  e attacchi per mezzo di tweet contro chiunque non sia d’accordo con lui,  nel  suo uso dello spettacolo per creare una cultura dell’incolpare  degli “altri”, nel suo misto di politica, e di teatro mediato da una brutalità emotiva e nell’inclinazione a elevare l’emozione al di sopra della ragione, la guerra al di sopra della pace, la violenza al di sopra della critica, il militarismo al di sopra della democrazia.

La dipendenza di Trump del massiccio auto-arricchimento e della mentalità da gangster che la caratterizza, minaccia di normalizzare un nuovo livello di corruzione politica. Inoltre usa la paura e il terrore per demonizzare gli altri e per pagare un tributo a un militarismo sfrenato. Si è circondato di una cerchia ristretta  di persone di destra per aiutarlo ad attuare le sue politiche sull’assistenza sanitaria, l’ambiente, l’economia, la politica estera, immigrazione e le libertà civili. Ha anche ampliato la nozione di propaganda facendola diventare qualcosa di più pericoloso e letale per una democrazia. Bugiardo abituale, ha cercato di annullare  la distinzione tra i fatti e la finzione, tra  gli argomenti basati sui fatti e le menzogne. Non ha soltanto rafforzato la legittimità di quella che chiamo la “macchina di disimmaginazione”  ma ha anche creato, tra larghi segmenti del pubblico, una sfiducia nella verità e nelle istituzioni che promuovono il pensiero critico. Di conseguenza, è riuscito a organizzare milioni di persone che credono che la lealtà sia più importante della libertà e della responsabilità civica. Così facendo, ha svuotato il linguaggio della politica di qualsiasi significato sostanziale, contribuendo a una cultura autoritaria e depoliticizzata di sensazionalismo, di immediatezza, di paura e di ansia.  Trump ha galvanizzato e ha incoraggiato tutte le forze antidemocratiche che hanno dato forma al capitalismo neoliberale in tutto il globo negli scorsi 40 anni.

Al contrario dei dittatori degli anni ’30, non ha organizzato una polizia segreta, non ha creato campi di concentramento, non ha preso il controllo completo dello stato, non ha arrestato i dissidenti oppure non ha sviluppato un sistema monopartitico. Tuttavia, mentre l’America di Trump non è una replica della Germania nazista, esprime elementi di totalitarismo in forme nettamente  americane. L’avvertimento di Hanna Arendt è che piuttosto che essere una cosa del passato, elementi di totalitarismo sia più che probabile che, a metà secolo si consolidino in forme nuove. Sicuramente, come fa notare Bill Dixon, “le origini  anche  troppo mutevoli  del totalitarismo sono ancora attive:  la solitudine come registro normale della vita sociale, la legittimità delirante della certezza ideologica, l’uso abituale del terrore come strumento politico e la sempre crescente velocità e portata dei media, dell’economia e della guerra.” Le condizioni che producono il terrificante corso del totalitarismo sembrano essere su di noi e sono visibili nella negazione di Trump delle libertà civili, nell’alimentare  la paura in tutta la popolazione, in un’ostilità verso lo stato di diritto e in una stampa libera e critica, nel disprezzo per la verità, e in questo tentativo di creare una nuova formazione politica per mezzo di un allineamento dei fondamentalisti religiosi, dei razzisti, degli xenofobi, degli islamofobi, degli ultraricchi e dei militaristi.

https://it.wikipedia.org/wiki/Leggi_Jim_Crow

Joan Pedro-Carañana è professore associato al Campus Saint Louis dell’Università di Madrid . Ha un dottorato in comunicazione, cambiamenti sociale e sviluppo  (Università di Madrid Complutense). Joan è stato attivo in una serie di movimenti sociali e si interessa del ruolo dei media, dell’istruzione e della cultura nella trasformazione delle società. 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-new-authoritarianism

Originale: Truthout

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

87286100277470L

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

1 Commento »

  1. attilio cotroneo 18 aprile 2017 alle 13:49 - Reply

    Il fascismo di Trump parla una lingua comprensibile a molti strati della società statunitense desiderosi di semplificazione

Lascia un commento »

*

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: