La guerra civile del Grande Medio Oriente

Redazione 8 aprile 2017 1
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La guerra civile del Grande Medio Oriente

Di Juan Cole

7 Aprile 2017

La guerra civile siriana ha una dimensione nazionale, regionale e internazionale. A livello nazionale, è diventata una lotta che vede, da una parte,  alcuni arabi sunniti in gran parte rurali (anche se ce ne sono alcuni urbani come a Ghouta), ora, per lo più di   stampo fondamentalista e dall’altra il regime di Bashar al-Assad e quei gruppi che lo appoggiano (soprattutto Alawiti e Cristiani e alcuni arabi sunniti laici) o che sono neutrali nei suoi confronti (Curdi, Drusi).

A livello di zona, Tunisia, Egitto, Iraq, Iran, Libano and Russia si sono schierati con il regime di al-Assad, mentre la Turchia, l’Arabia Saudita e il Consiglio di Cooperazione del Golfo appoggiano i ribelli arabo sunniti per lo più fondamentalisti. E’ difficile dire esattamente dove si colloca il governo israeliano di Benyamin Netanyahu. Sembra che sia soprattutto preoccupato dell’accresciuta capacità di successo nel conflitto per la milizia sciita libanese di Hezbollah, e che non si preoccupi molto di quale forza governi Damasco.

Non è perciò una sorpresa che i governi dell’Arabia Saudita e della Turchia siano stati tra i primi a lodare l’attacco di Trump con i missili Tomahawk contro la piccola base dell’aeronautica militare di Khayrat nella provincia di Homs.

Di fatto, il presidente turco Tayyip Erdogan, in un’intervista al Canale 7 della TV turca, ha detto che apprezzava la dichiarazione di Trump che è impossibile chiudere un occhio sull’uso delle armi chimiche da parte del governo siriano, ma che ha necessità di vedere azioni e non soltanto parole. Ha detto che se Trump entrasse in azione, “il Turchi sarebbero pronti ad assumersi le loro responsabilità.”

Erdogan ha anche detto di aver parlato con il Presidente russo Vladimir Putin, dopo l’attacco con i gas, e che Putin era in dubbio se Bashar al-Assad fosse realmente responsabile. Erdogan ha detto che se Putin non capiva la situazione dopo due giorni, “questo ci addolora.” I media russi hanno continuato a insistere che il gas era stato “rilasciato” a Khan Shikhoun dove l’aeronautica araba siriana ha inavvertitamente colpito un laboratorio di al-Qaida per la produzione di gas sarin e lo “liberato”. Invece, il corrispondente del Guardian sul posto ha guardato dentro il deposito indicato  dalla Russia, e non vi ha trovato nulla.

Analogamente, l’Arabia Saudita ha espresso il suo appoggio all’attacco di Trump con i missili cruise.

La Turchia e l’Arabia Saudita sono stati, più o meno sconfitti in Siria, mentre i loro clienti tra i fondamentalisti, come Ahrar a-Sham (Uomini liberi della Siria) sono stati sconfitti dall’Esercito arabo-siriano, da Hezbollah, dalle milizie sciite irachene, e dalla forza aerea russa. Sperano, perciò, che l’attacco di Trump con i missili Tomahawk potrebbe cambiare la situazione sul terreno. Se il regime è demoralizzato e i ribelli fondamentalisti si rincuorano, la Turchia e l’Arabia Saudita sperano che sarà ancora possibile che Assad possaarton46202-c0251 essere deposto. Entrambi considerano al-Assad un fantoccio dell’Iran e il responsabile dell’assassinio di massa degli arabi sunniti in Siria.

Invece, i paesi che sostengono Assad, alcuni dei quali sperano in buone relazioni con Trump, in gran parte hanno taciuto. E’ possibile che anche essi potrebbero non difendere un attacco con il gas sarin.* E’ possibile che non vogliano proprio dichiararsi contrari a Trump. Il presidente dell’Egitto, Abdulfattah al-Sisi probabilmente è in questa lista.

La probabilità è che l’attacco di Trump con i missili cruise sia stata un’azione singola, piuttosto che l’inizio di una campagna su vasta scala, e che, mentre potrebbe demoralizzare leggermente il regime siriano, non modificherà in maniera sostanziale le forze in campo.

In quanto all’Iran, ha energicamente condannato l’attacco di Trump alla base aerea, dicendo che aiuterà il terrorismo in Siria e che renderà la difficile situazione siriana anche più complicata.

*http://www.agi.it/estero/2017/04/04/news/cos_il_gas_sarin_arma_di_distruzione_di_massa-1652302/

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/great-mideast-civil-war

Originale : Informed Comment

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 8 aprile 2017 alle 14:38 - Reply

    Almeno adesso appare chiaro che quanto l’ISIS sia un fatto marginale e strumentale al processo in corso di spartizione della Siria e al destino di Assad, chiarito questo lontano dal teatro di guerra sarà poi semplice distruggere l’ISIS e non fare uso politico degli attacchi in Occidente

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