‘Decolonizzare la mente’

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‘Decolonizzare la mente’

Di Ramzy Baroud

25 marzo  2017

Quando Teddy Holdbrooks Jr. si convertì all’Islam nel 2003, fu sommerso da minacce di morte ed etichettato come  ‘traditore della razza’.

Se mai una conversione religiosa merita di essere ammirata, quella di Holdbrooks lo merita, e non perché l’Islam ha ‘ottenuto’ ancora un altro convertito, ma perché al nuovo convertito è stato assegnato proprio il ruolo di sottomettere i suoi prigionieri musulmani.

Sì, Teddy Holdbrooks  era un dipendente dell’esercito degli Stati Uniti, incaricato di

sorvegliare i prigionieri di Guantanamo.

I prigionieri musulmani a Guantanamo, sono stati detenuti per anni e torturati senza un regolare processo e in violazione dei più elementari principi dei  diritti umani e della legge internazionale,  sono riusciti a sopravvivere per lo più per grazie alla  fede.

Ho avuto il piacere di conoscere uno dei prigionieri liberati nel 2013, durante un mio breve soggiorno in Qatar. La tortura aveva parzialmente indebolito le sue facoltà mentali, e tuttavia guidava un gruppo di uomini in preghiera, recitava versi del Corano in lingua impeccabile e con armonia melodica.

La fede di quei prigionieri aveva risvegliato qualcosa in Holdbrooks che ha girato per il paese vestito con il tradizionale abbigliamento musulmano, comunicando al pubblico che lo ascoltava,  la ‘verità su Gitmo’.

Naturalmente questo non riguarda l’Islam in quanto religione, ma il potere della fede di attraversare le recinzioni, le sbarre delle prigioni e di unire le persone attorno delle idee che sono ampiamente più complesse e significative dell’idea di dominio militare.

Malgrado la sua profondità, la storia della conversione di Holdbrooks alla religione dei suoi prigionieri ha soltanto ricevuto scarsi cenni sui media in generale e sui media arabi in particolare.

L’interesse di Lindsay Lohan per l’Islam, invece, è stato un  elemento fondamentale    obbligatorio dei media,  per mesi.

L’attrice di ‘The Mean Girls’, Freaky Friday e e una moltitudine di film non molto a misura delle famiglie, è salutata dai media arabi e musulmani e da numerosi utenti dei media sociali come una specie di salvatrice della cultura e della religione.

L’interesse della Lohan per l’Islam e la sua probabile conversione si è ramificata in tutte le aree di discussione. Come Holdbrooks, anche la Lohan è etichettata    come ‘traditrice della razza’ e, secondo la sua stessa descrizione,  hanno delineato il suo “profilo razziale” durante un recente viaggio negli Stati Uniti.

La fusione tra razza e religione è molto comune nella società occidentale, specialmente in quella americana. A prescindere dal fatto che non si può cambiare la propria razza per quanto fortemente ci si provi, il Cristianesimo stesso è nato nella regione medio-orientale, ma sembra che l’appropriazione culturale abbia, perlomeno nella mente di alcuni, stupidamente concepito  che certe religioni sono occidentali e che altre religioni sono ‘etniche’,’ di colore’ e ‘straniere’.

Mentre la Lohan sta ancora decidendo se aderire o no alla fede musulmana, di recente ha annunciato che lancerà una nuova linea di  moda.

L’annuncio su Istagram è stato accompagnato da una fotografia in cui l’attrice si copriva la testa e parte della faccia con un foulard  ornato con dei cristalli. Molti, comprese anche persone dei media, deducono che la linea di moda  è di un modesto genere musulmano.

Contemporaneamente, una recente stima del bilancio delle vittime nella Siria devastata dalla guerra, ha raggiunto un nuovo culmine (e un nuovo minimo morale). Secondo l’Osservatorio Siriano per i Diritti Umani, si è avuta conferma  che 322,000 persone sono morte in conseguenza della guerra, mentre altre 145.000 sono ancora disperse.

Mentre le potenze esterne sono responsabili di molte di queste morti, gran  parte dei massacri sono stati inflitti dai musulmani ai loro amici musulmani.

Il senso di falso orgoglio prodotto dalla probabile conversione dell’attrice di Hollywood è, forse, una via di fuga dall’enorme vergogna di un bagno di sangue perpetrato dai musulmani contro i loro stessi fratelli.

La cosa, però, è molto più complessa.

L’argomento è di gran lunga più indicativo della fede della Lohan ed è una replica di una precedente esultanza collettiva simili al quel senso di euforia e al senso inconfondibile di conferma creato dal matrimonio dell’avvocatessa arabo-britannica, Amal Alamuddin con un celebrità di Hollywood, George Clooney.

Anche se Amal Clooney si  è rifiutata di indagare circa i crimini di guerra israeliani a Gaza, probabilmente per non creare una situazione scomoda per suo marito, considerando i suoi forti legami con Hollywood – gli arabi hanno continuato a festeggiarla come se il matrimonio con il famoso attore fosse un motivo di vanto e una conferma per un’intera cultura.

Purtroppo, è vero il contrario. Questo battage pubblicitario su eventi stupidi, è un’indicazione di un malanno più grande, della prolungata egemonia culturale dell’Occidente sulle nazioni musulmane.

Il problema non è quello della religione. Lungi dall’essere una religione che sta svanendo, l’Islam è l’unica religione del mondo che cresce più in fretta della popolazione mondiale e una religione che si ipotizza sarà la più grande del mondo nel 2070.

Questi sono alcuni dei risultati di un’accurata analisi demografica condotta di recente dal Centro di Ricerca Pew, di base negli Stati Uniti.

E così, l’entusiasmo per la probabile conversione della Lohan, come l’intrigo creato da Angiolina Jolie che indossa il velo (hijab) durante una visita al campo di rifugiati, dovrebbe essere del tutto rimosso dalla componente religiosa della discussione.

Si parla di tali conversioni annuali in Africa, in Sudamerica e in Asia: numeri che ricevono attenzione culturale e mediatica nei paesi arabi e musulmani.

I musulmani non sono di per sé un problema di celebrità, perché ci sono molti artisti di colore che sono anche musulmani, alcuni anche musulmani devoti. Raramente vengono considerati sui media arabi e musulmani come eventi stupefacenti.

Mentre il razzismo potrebbe svolgere un ruolo, non è il fattore dominante.

La probabile conversione di una celebrità occidentale di Hollywood, un’attrice bianca, è una storia del tutto diversa. Infatti questi aspetti culturali, di status e di razza, sono la rappresentazione più evidente di egemonia culturale occidentale. Una conversione di questo calibro viene celebrata come se fosse una sconfitta simbolica

proprio del problema che ha demonizzato la cultura araba e musulmana per generazioni.

In altre parole, la conversione di Linsday Lohan andrebbe confrontata con il risentimento che hanno i Musulmani contro gli strumenti occidentali di assoggettamento militare, di dominio politico e di egemonia culturale.

Tuttavia, mentre si evoca questo falso senso di trionfo culturale, i Musulmani, di fatto alimentano ulteriormente il loro sfortunato senso di inferiorità che è radicato in cento anni di schiavitù, colonizzazione, neocolonialismo e intervento nelle occupazioni militari.

Se la Lohan o chiunque altro vuole realmente apprezzare la fede islamica, una religione che è piaciuta ai poveri, agli schiavi e agli emarginati in tutta la storia, e che ha resistito a  centinaia di anni di colonizzazione e di oppressione, dovrebbero studiare il rapporto tra la fede e la resistenza di Gaza, tra fede e speranza tra i rifugiati siriani, e tra le fede e la liberazione in Algeria.

La ricerca di un terreno comune tra il vero Islam e Hollywood è destinata certamente  a fallire, perché entrambi rappresentano valori che sono agli estremi opposti l’uno dall’altro.

In quanto ai musulmani che ora si sentono  corroborati  dal puro interesse della loro religione, da parte delle celebrità, dovrebbero ‘decolonizzare le loro menti, per prima cosa rifiutando di definire se stessi e le relazioni con il mondo tramite l’Occidente e i suoi sempre sinistri strumenti di egemonia culturale.

Nella foto: Ramzy Baroud

Ramzy Baroud – www.ramzybaroud.net è un opinionista che scrive sulla stampa internazionale, consulente nel campo dei mezzi di informazione, autore di vari libri collaboratore e fondatore del sito PalestineChronicle.com. Tra i suoi libri ci sono:  

‘Searching Jenin’ [Cercando Jenin], The Second Palestinian Intifada [La seconda Intifada palestinese], e il  libro più recente: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story (Pluto Press, Londra).  [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata].

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/decolonizing-the-mind/

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0ramzy-baroud-625x376

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One thought on “‘Decolonizzare la mente’

  1. attilio cotroneo il said:

    Se i palestinesi avessero fatto agli ebrei ciò che gli ebrei fanno da anni a loro, avrei difeso gli ebrei. La religione la usi chi ne ha bisogno.