Londra e il triste rituale degli attacchi terroristici

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Londra e il  triste rituale degli attacchi terroristici

Di John  Wight

24 marzo 2017

Cinque morti, compreso un poliziotto, quaranta feriti, sette dei quali in maniera grave: questo è il tributo umano di un’altra atrocità terrorista nelle strade di un’importante città europea: in questa occasione, Londra.

Oramai, non si dovrebbe permettere  che l’ordinarietà di attacchi di questo genere, la loro triste regolarità, in nessun modo minimizzi il loro impatto  sulle società e le città multiculturali dove milioni di persone di tutte le fedi religiose o di nessuna, vivono gomito a gomito come hanno fatto da decenni. Il rischio che il tessuto di quelle società si possa rompere, se non, col tempo, essere fatto a pezzi, è impellente, deve essere fatto qualsiasi sforzo da parte dei politici, dei leader religiosi, dei media e di tutte le persone di buona volontà, per assicurarsi che questo non accada.

Purtroppo, oramai siamo arrivati ad accettare che questi attacchi siano una faccenda di quando, non di se,  malgrado le misure di sicurezza e gli sforzi impiegati dalla polizia e dai servizi di intelligence per evitarli prima che accadano. E oramai, prevedibilmente, in qualunque momento esplodano questi attacchi, i leader politici e le voci dell’establishment si stringono insieme,  con le solite logore banalità, lodando il coraggio della polizia e di altri servizi di emergenza, assicurando la gente che ‘noi’ non saremo sconfitti dal terrorismo, che i motivi che causano  questi attacchi  sono o il fatto che odiano le nostre libertà, il fatto che viviamo in società aperte, e che non possiamo e non dobbiamo mai permettere loro di rivoltarsi  l’uno contro l’altro.

I cosiddetti esperti della sicurezza sono presenti su tutti i media a sezionare e ad analizzare la natura della minaccia che pone questo pericolo. Le bandiere vengono esposte a mezz’asta e si osserva un minuto di silenzio. E, naturalmente, come è ora d’abitudine, la gente  posterà  la bandiera del paese dove avviene l’attacco, in questo caso il Regno Unito,  sul loro profilo di Twitter o di Facebook, come gesto di sfida collettiva e di solidarietà nazionale.

In altre parole, questi attacchi oramai rituali  non ricevono  la stessa reazione rituale prima che i media e tutti gli altri  vadano oltre, senza aver imparato assolutamente nulla, o, almeno, nulla che valga la pena di imparare.

L’individuo pazzoide o di fatto, gli individui, come potrebbe risultare, hanno compiuto questa azione in base a un’ideologia malata, contorta e pericolosa. Come nel caso di altre innumerevoli persone simili a lui, che sono arrivate sparite, e degli altri che devono ancora comparire, l’attentatore era un essere umano isolato, che ha cercato e trovato un significato in questa ideologia – un individuo che dà più valore alla morte che alla vita e che ha a cuore una visione manichea del mondo in cui la modernità e l’Islam sono ritenute incompatibili.

Tuttavia questo è soltanto un lato di una moneta con due facce, e qui arriviamo al cuore della questione. Infatti questa ideologia malata e pericolosa di estremismo e di fondamentalismo religioso, è, in ultima analisi, il prodotto di un’ideologia  ancora più malata e pericolosa del cambiamento di regime occidentale. L’idea che si possano incendiare i paesi in Medio Oriente, far crollare le loro società e traumatizzare intere popolazioni, disseminando carneficine di portata biblica, e non aspettarsi alcuna reazione sotto forma di contraccolpo, è totalmente folle.

Ancora peggiore è l’idea che si possano imporre le norme culturali e politiche della democrazia liberale occidentale in altre parti del mondo, senza considerare le specificità regionali, culturali o storiche. I paesi e le società non si sviluppano secondo i piani stilati nelle capitali occidentali. Non sono il prodotto di un paradigma morale preconcetto incentrato sull’Occidente. Si sviluppano, invece, secondo concreti fattori economici, sociali e culturali che sono essi stessi un prodotto di specifiche storie.

Quando Theresa May e i membri del suo gabinetto intrattengono il popolo britannico con la retorica come quella di Churchill riguardo a combattere il terrorismo, insultano coloro che hanno combattuto e che stanno realmente combattendo il terrorismo e che sono stati costantemente demonizzati dai britannici, dai francesi, e dai governi degli Stati Uniti. La Siria, l’Iran e la Russia sono i paesi che ora resistono in prima linea a quella minaccia, e, tuttavia, invece di offrire loro appoggio o aiuto in questa lotta, l’Occidente ha fatto del suo meglio per ostacolare e minare i loro sforzi.

Immaginiamo per un momento il seguente scenario. Invece di schierare le truppe britanniche in Estonia allo scopo di mantenere sotto controllo il grosso e cattivo orso russo, immaginate che quelle truppe siano state invece schierate in Siria come parte di una forza multinazionale che combatte insieme a Russia, Siria e  Iran contro Daesh e altri gruppi salafiti-jihadisti. Immaginate se la Russia, la Francia, il Regno Unito, gli Stati Uniti e ogni altro paese in Occidente e in Medio Oriente che sia sincero nell’affrontare e sconfiggere la minaccia,  stabilisse una coalizione internazionale per coordinare i loro  sforzi, una coalizione che affronti il terrorismo in tutti i suoi particolari – cioè militarmente, ideologicamente, e così via.

Immaginate in questo scenario come potrebbe essere diverso il mondo, e quanto progresso si potrebbe fare quando si arrivasse a occuparsi di un uguale flagello di occasioni che non conosce confini quando si tratta di scatenare la strage degli innocenti

Nel frattempo, mentre stiamo aspettando che questo mondi si materializzi, forse il Primo Ministro Britannico Theresa May e il Presidente degli Stati Uniti Trump,  potrebbero avere il desiderio considerare di fare qualche domanda  al re Salman dell’Arabia Saudita la prossima volta che il loro più stretto alleato e cliente di lunga data di vendite di armi, progetti di fare loro visita; per esempio, domande concernenti il ruolo dei predicatori Wahhabiti finanziati dallo stato saudita per diffondere un messaggio di estremismo e settarismo religioso ai  fedeli: domande riguardanti la loro fissazione di massacrare gli ‘infedeli’ e gli ‘apostati’.

Fino a quando non faranno queste domande e non agiranno in base alle risposte, né il Regno Unito né gli Stati Uniti faranno sul serio quando si tratterà di combattere il terrorismo.

John Wight è autore di un memoriale su Hollywood, politicamente scorretto e irriverente – Dreams That Die [I sogni che muoiono], pubblicato da Zero Books. Ha anche scritto cinque romanzi che sono disponibili come Kindle eBooks. Potete seguirlo su Twitter: @JohnWight 1.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2017/03/24/london-and-the-dreary-ritual-of-terrorist-attacks

Fonte:  Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0london-terror-attack-westminster-shooting-witness-782555

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One thought on “Londra e il triste rituale degli attacchi terroristici

  1. attilio cotroneo il said:

    Il terrore in ogni sua forma e grado é una componente fondamentale di tutti i sistemi di potere