Perché l’ONU ha bollato Israele come stato di apartheid

Redazione 17 marzo 2017 1
Print Friendly

israeli-apartheid-week

di Juan Cole – 17 marzo 2017

Un confronto concitato è stato provocato questa settimana dalla Commissione Sociale ed Economica per l’Asia Occidentale delle Nazioni Unite, che ha pubblicato questa settimana un documento che conclude definitivamente che Israele è colpevole di pratiche di apartheid nei confronti dei palestinesi. Il documento è attento nell’affermare che non sta usando il termine semplicemente come un peggiorativo, ma si sta piuttosto appellando a un corpo di leggi internazionali con definizioni precise, definizioni che le politiche di Israele nei confronti dei palestinesi soddisfano facilmente e in modo trasparente. Ecco la versione qui abbreviata del documento che occupa 76 pagine.

Apartheid è un termine olandese che significa “separazione” ed è stato usato per descrivere il sistema di segregazione razziale impiegato dalla minoranza afrikaner dominante in Sudafrica tra il 1948 e il 1991. Nella legge internazionale, tuttavia, è stato generalizzato a qualsiasi governo che pratichi un sistematico dominio razziale.

L’articolo II della Convenzione Internazionale sulla Soppressione e la Punizione del Reato di Apartheid (1973) lo definisce in questo modo:

“L’espressione ‘crimine di apartheid’, che includerà politiche e pratiche di segregazione e discriminazione razziale simili a quelle messe in atto nell’Africa meridionale si applicherà a … atti disumani commessi al fine di stabilire e mantenere il dominio di un gruppo razziale di persone su un qualsiasi altro gruppo di persone e di opprimerle sistematicamente”.

Lo Statuto di Roma del 2002, che ha 150 firmatari tra le nazioni del mondo, e che ha creato la Corte Penale Internazionale (ICC), contiene la seguente definizione di Apartheid:

“Il ‘crimine di apartheid’ significa atti disumani …commessi nel contesto di un regime istituzionalizzato di sistematica oppressione e dominio di un gruppo razziale su qualsiasi altro gruppo o gruppi razziali e commessi con l’intento di mantenere tale regime …”

L’apartheid è uno dei “crimini contro l’umanità” elencato accanto a schiavismo, tortura, stupri in guerra e deportazione forzata. Un crimine contro l’umanità è la pratica sistematica e continua di crimini di guerra.

In forza di questi strumenti di legge internazionale (lo Statuto di Roma è un trattato multilaterale) l’Apartheid oggi si riferisce a un crimine generalizzato, non solo alla politica del vecchio governo sudafricano.

In conseguenza la Corte può, in alcune circostanze, accusare singoli politici del crimine di Apartheid. Tali circostanze sono: 1) il paese ha firmato lo Statuto di Roma o 2) il Consiglio di Sicurezza dell’ONU ha presentato il caso di un criminale di guerra alla ICC.  Nessuna di queste circostanze tocca Israele, poiché non è un firmatario e poiché gli Stati Uniti opporrebbero il veto a qualsiasi tentativo di accusare un importante politico israeliano presso la Corte Penale Internazionale. Questa incapacità di portare dirigenti israeliani a L’Aia, tuttavia, è meramente procedurale. Da un punto di vista giuridico Israele può comunque essere colpevole di pratiche di Apartheid.

Il rapporto dell’ONU si occupa di specifiche infrazioni legali così come formulate nella legge internazionale e dell’intenzione che sta dietro tali infrazioni. L’intento di dominare un altro popolo è importante nella definizione di Apartheid.

Il rapporto segnala che:

“L’Autorità Fondiaria Israeliana (ILA) gestisce le terre statali, che costituiscono il 93 per cento del territorio all’interno dei confini internazionalmente riconosciuti di Israele e sono per legge escluse dall’utilizzo, attività edilizie o proprietà da parte di non ebrei”.

Riandando al Fondo Nazionale Ebraico coloniale, c’è stata una prassi per cui una volta che un terreno è di proprietà di istituzioni sioniste, compreso lo stato israeliano, non può mai essere venduto a un non ebreo: è permanentemente escluso dal mercato su basi razziali.

La Legge del Ritorno è un’altra prassi discriminatrice. Ogni ebreo di qualsiasi parte del mondo può emigrare in Israele. Ma nessuna famiglia palestinese espulsa nel 1948 può tornare nella sua patria ancestrale.

I consigli ebrei possono rifiutare richieste di residenza di palestinesi israeliani. Un ebreo israeliano che sposi una cristiana statunitense può portare la sposa in Israele; ma un ebreo israeliano che sposi una palestinese della West Bank non può farlo.

Il rapporto sostiene che nel contesto israelo-palestinese i palestinesi sono una “razza”. Aggiungerei che l’esclusione di mogli palestinesi di cittadini israeliani sottolinea questa definizione, poiché una delle caratteristiche della razza è l’endogamia, cioè i matrimoni all’interno del gruppo.

Altre decisioni dell’ONU hanno riconosciuto i palestinesi come un popolo con diritto all’autodeterminazione (e in realtà tale riconoscimento risale alla corrispondenza degli stati della Lega delle Nazioni che controllavano il mandato britannico sulla Palestina negli anni ’20).

Il documento afferma:

“Questo rapporto rileva che la frammentazione strategica del popolo palestinese è il metodo principale mediante il quale Israele impone un regime di apartheid. Esamina per prime del Pratiche Israeliane nei confronti del Popolo Palestinese e la Questione dell’Apartheid, come la storia di guerra, partizione, annessione de jure e de facto e prolungata occupazione in Palestina ha fatto sì che il popolo palestinese sia diviso in regioni geografiche differenti amministrate in base a distinti corpi di leggi. Questa frammentazione opera per stabilizzare il regime israeliano di dominio razziale sui palestinesi e per indebolire la volontà e la capacità del popolo palestinese di organizzare una resistenza unificata ed efficace”.

Quanto ai particolari dell’Apartheid nella West Bank Occupata, il documento dell’ONU osserva che tale territorio è virtualmente un caso da manuale di governo di Apartheid:

“Domain 3 è il sistema di legge militare imposto a circa 4,6 milioni di palestinesi che vivono nel territorio palestinese occupato, 2,7 milioni dei quali nella West Bank e 1,9 milioni nella Striscia di Gaza. Il territorio è amministrato in un modo che corrisponde appieno alla definizione di apartheid secondo la Convenzione sull’Apartheid: salvo per la clausola sul genocidio, ogni “atto disumano” esemplificativo elencato nella Convenzione è regolarmente e sistematicamente praticato da Israele nella West Bank. I palestinesi sono retti dalla legge militare, mentre circa 350.000 coloni ebrei sono retti dalla legge civile israeliana. Il carattere razziale di questa situazione è ulteriormente confermato dal fatto che tutti i coloni ebrei della West Bank godono delle protezioni della legge civile israeliana per il fatto di essere ebrei, che siano o no cittadini israeliani. Questo sistema giuridico duale, di per sé problematico, è indicativo di un regime di apartheid quando accoppiato all’amministrazione razzialmente discriminatoria delle terre e delle attività edilizie attuata dalle istituzioni di nazionalità ebraica che hanno il compito di amministrare le “terre statali” nell’interesse della popolazione ebrea”.

Il Riepilogo Generale è qui.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/why-the-un-branded-israel-an-apartheid-state/

Originale: Informed Comment

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

1 Commento »

  1. attilio cotroneo 17 marzo 2017 alle 23:06 -

    Purtroppo attualmente è solo il popolo israeliano ad avere la forza per liberarsi da questa onta

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: