La guerra cibernetica di tutti contro tutti

Redazione 16 marzo 2017 1
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La  guerra cibernetica di tutti contro tutti

Di John Feffer

15 marzo 2017

Nel 17° secolo, il teorico della politica, Thomas Hobbes, avvertiva che senza lo stato moderno e il suo controllo sovrano della società, l’umanità sarebbe ricaduta  in uno  stato primitivo in cui la violenza era incontrollata e sempre presente. Sarebbe scoppiata “una guerra di tutti contro tutti”, scriveva, in cui il vicino si sarebbe rivoltato contro il suo vicino. Gli stati avrebbero continuato a combattersi reciprocamente, ma una certa misura di stabilità avrebbe regnato a livello di società.

Oggi, non essendoci nessuna autorità internazionale che regoli lo spazio cibernetico,  è, di fatto, scoppiata una guerra di tutti contro tutti. Ogni giorno sui giornali ci sono nuovi titoli circa uno scandalo di pirateria informatica, un attacco informatico contro una banca o un’istituzione governativa, o circa  azioni offensive anche più gravi.

Gli Stati Uniti hanno dato inizio a questa tipo di guerra  quando, durante l’amministrazione di George W. Bush, aveva inserito un malware nel complesso nucleare iraniano che disabilitava  le centrifughe e ostacolava il programma.  Più di recente, gli Stati Uniti sono stati  oggetto di guerra informatica quando i pirati informatici, probabilmente per ordine del governo russo, hanno rubato  materiale al Partito Democratico, che si era programmato venisse reso pubblico prima delle elezioni presidenziali del 2016, e che  ha influenzato il risultato a favore di Donald Trump.

Comunque, le rivelazioni più recenti di Guerra informatica coinvolgono la Corea del Nord. Il 4 marzo The New York Times ha pubblicato un articolo in cui si dichiara che almeno alcuni dei molti infortuni  e fallimenti associati al programma missilistico della Corea del Nord, sono stati conseguenza di un programma segreto degli Stati Uniti di  sventare i lanci tramite mezzi elettronici.

In effetti questa non è stata la prima ammissione che gli Stati Uniti avevano preso di mira la Corea del Nord per mezzo dello spazio informatico. Alla fine del 2014, la Corea del Nord è stata accusata di aver violato la Sony Pictures (una delle due divisioni speciali della Sony Pictures Entertainment, n.d.t.) per screditare questa società cinematografica nel momento in cui lanciava il film The Interview che prendeva in giro Kim Jong Un. Nello stesso periodo, tuttavia, è arrivata la rivelazione che gli Stati Uniti avevano compiuto attacchi informatici  alla Corea del Nord già nel 2010 e avevano installato il malware che li ha messi in grado di seguire alcune delle attività della Corea del Nord.

Come scrissi all’epoca su questo giornale (The Hankyoreh, quotidiano della Corea del Sud, n.d.t.), l’attacco informatico alla Sony è stato considerato un esempio della specialità della Corea del Nord: guerra informatica asimmetrica. Di solito si poggia sulle armi degli avversari deboli  contro quelli forti come gli Stati Uniti. C’era però una simmetria pericolosa che è stata in agguato tutto il tempo  nel mondo cibernetico. Sembra che un software dannoso sia dappertutto.”

Le informazioni più recenti circa i tentativi degli Stati Uniti di “perturbare”   il programma nucleare della Corea del Nord porta con sé varie implicazioni molto importanti.

Prima, l’amministrazione Obama ha dato il via all’iniziativa perché riconosceva che la difesa tradizionale con i missili era inefficace. “I test    degli intercettori posizionati in Alaska e in California avevano un tasso totale di difettosità del 56%, in condizioni  quasi perfette,” osservò The New York Times. “In privato, molti esperti avvertirono che il sistema  avrebbe funzionato peggio  nel combattimento reale.”

Seconda, anche la guerra informatica contro la Corea del Nord è praticamente fallita. Malgrado i numerosi test non riusciti, lo scorso anno Pyongyang è riuscita a mettere insieme una serie di lanci di successo, compresi quelli di tre razzi a media gittata.

Terza, lo spazio informatico è diventato uno spazio sempre più pericoloso. I paesi hanno sviluppato la capacità non soltanto di danneggiare le operazioni militari, ma anche di sabotare infrastrutture civili e di paralizzare un’economia, come ha scoperto la Corea del Sud nel 2013, quando un attacco ha causato il fallimento di diverse banche ed emittenti. Questo tipo di guerra, non ha nessuna regola internazionale di partecipazione, come le Convenzioni di Ginevra o quello che l’ONU ha sviluppato nel corso degli anni.

Anche se Trump quando era candidato alla presidenza aveva promesso una nuova politica verso la Corea del Nord, la sua amministrazione finora ha risposto al programma nucleare della Corea del Nord con molte delle stesse cose.   Ha detto che tutte le opzioni sono in discussione: sta andando avanti con l’attivazione del sistema di difesa anti-missili balistici THAAD nella Corea del Sud. Ha inviato assicurazioni di appoggio a Tokyo e a Seoul. Sta considerando ulteriori sanzioni e anche di inserire di nuovo la Corea del Nord nella lista dei paesi che sostengono il terrorismo.

Tuttavia, quello che Trump non ha fatto è di non aver imparato nessuna lezione dall’esperimento della guerra informatica della  precedente amministrazione. La  difesa missilistica non funziona. L’inserimento di un malware è soltanto un aggiustamento temporaneo. L’amministrazione Obama aveva almeno dimostrato che poteva imparare dai suoi fallimenti a tradurre queste lezioni in un accordo nucleare con l’Iran che in effetti si è occupato  di una possibile minaccia di proliferazione per mezzo della cooperazione internazionale.

E’ ora che gli Stati Uniti applichino le stesse lezioni alla Corea del Nord. I negoziati e gli accordi verificabili sono di gran lunga più efficaci che le minacce e i tentativi di rottura.

E prima che gli attacchi informatici si diffondano realmente fuori controllo e che la comunità internazionale scenda in una guerra di tutti contro tutti, Washington dovrebbe sedersi a un tavolo con gli altri paesi per elaborare alcune regole di condotta. In caso contrario, il  programma nucleare della Corea del Nord sarà l’ultimo dei nostri problemi.

Di John Feffer, direttore di Foreign Policy In Focus.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-cyberwar-of-all-against-all

Originale: the hankyoreh

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 16 marzo 2017 alle 22:39 -

    Quello che sappiamo rispetto a una metodica di hackeraggio a fini destabilizzanti o di intelligence è sempre la parte resa palese ma quella sperimentale é sempre la più interessante in un mondo in cui la privacy è la più mastodontica ipocrisia

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