Perché Trump dovrebbe stare fuori dallo Yemen

Redazione 13 marzo 2017 1
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Perché Trump dovrebbe stare fuori dallo Yemen

Di Patrick  Cockburn

13 marzo  2017

L’amministrazione Trump sta facendo il suo primo radicale cambiamento in Medio Oriente intensificando il coinvolgimento americano nella guerra civile in Yemen. Distrutto da anni di conflitto, si suppone che quel paese sfortunato sarà il luogo in cui gli Stati Uniti cominceranno ad affrontare e a ridurre l’influenza iraniana nella regione nel suo insieme.

A questo scopo, gli Stati Uniti stanno aumentando l’appoggio militare all’Arabia Saudita, agli Emirati Arabi Uniti e agli alleati locali dello Yemen – combattendo a fianco di gran parte dell’esercito yemenita che resta leale all’ex Presidente Ali Abdullah Saleh.

Se ci è stata mai una guerra complicata e che non si può vincere, da cui tenersi fuori, è proprio questa.

Malgrado le asserzioni dei saudite, ci sono scarse prove che gli Houthi ottengano più che un appoggio retorico dall’Iran e questo è di gran lunga minore di quanto l’Arabia Saudita riceve dagli Stati Uniti e dalla Gran Bretagna. Non c’è alcun segno che il bombardamento aereo condotto dai sauditi che è continuato per due anni, interromperà definitivamente lo stallo diplomatico. Tutto ciò che finora ha ottenuto l’intervento saudita è di aver portato lo Yemen vicino alla carestia totale. “Sette milioni di yemeniti sono sempre più vicini alla fame,” ha detto Jamie McGoldrick, il coordinatore dell’ONU per le azioni umanitarie in Yemen durante un appello di questa settimana per avere ulteriori aiuti.

Ma proprio nel momento in cui l’ONU sta avvertendo circa la calamità che sta affrontando lo Yemen, il Dipartimento di Stato americano ha dato il permesso per una ripresa della fornitura di armi di precisione a distanza all’Arabia Saudita. Queste vendite erano state sospese lo scorso ottobre dal Presidente Obama dopo che velivoli sauditi avevano bombardato un funerale nella capitale dello Yemen, Sana’a, uccidendo più di 100 persone che partecipavano alla cerimonia.  Fin da quando l’Arabia Saudita ha iniziato la sua campagna di bombardamenti nel marzo 2015, gli Stati Uniti hanno rifornito di carburante la sua aviazione e hanno consulenti nel quartier generale operativo saudita. Affinché vadano avanti le vendite di armi, tutto ciò che è necessario, è il permesso della Casa Bianca.

Un elemento bizzarro nella decisione di Trump di portare l’offensiva contro l’Iran, in Yemen, è che gli iraniani forniscono agli Houthi pochissimi aiuti finanziari e militari. La propaganda saudita, spesso riproposta dai media internazionali, dice che gli Houthi sono “sostenuti dall’Iran”, ma lo Yemen è tagliato fuori quasi del tutto  dal mondo esterno, dalle forze saudite  di terra, di aria e di mare

Perfino le importazioni alimentari, da cui gli yemeniti dipendono interamente, sono sempre più difficili da far entrare attraverso il porto di Hodeida, semi-distrutto, situato sulla costa occidentale.

La ripresa della fornitura di armi di precisione a distanza non è la prima indicazione che l’amministrazione Trump considera lo Yemen un posto giusto per rendere operativa  una strategia aggressiva nella regione. Il 29 gennaio, pochi giorni dopo che si era insediato nella carica, Trump, ha inviato circa 30 membri della squadra Seal 6 (specializzata in antiterrorismo) delle Forze speciali della Marina degli Stati Uniti,  appoggiata da elicotteri, ad attaccare un villaggio povero, al Ghayil nella provincia di al-Bayda nello Yemen del Sud. Lo scopo del raid, secondo il Pentagono, era quello di raccogliere informazioni, anche se potrebbe essere stato un tentativo fallito di uccidere o di catturare Qassim al-Rimi, capo di al-Qaida nella Penisola Araba.

Qualunque fosse lo scopo dell’attacco, questo si è rapidamente trasformato in un fiasco sanguinoso, con 29 civili di al Ghayil insieme a un componente della Seal 6, il

Sottufficiale Capo della marina,  William Owens. La spiegazione data dal Pentagono di ciò che è accaduto sembra molto simile ad analoghi tentativi di dare una spiegazione di civili uccisi e feriti nello scorso mezzo secolo in Vietnam, Afghanistan e Iraq. Il capo del comando centrale delle forze armate statunitensi, Generale Joseph Votel, a riferito, durante un’udienza al senato che forse un numero di civili compreso tra i 4 e i 12 erano morti nel raid, aggiungendo che “un controllo approfondito dopo l’azione” non aveva riscontrato incompetenza, scarsa capacità decisionale o errori di valutazione.

Da parte sua, l’amministrazione Trump ha cercato di chiudere qualsiasi indagine riguardo a quello che era realmente accaduto a Ghayilm dicendo che un’inchiesta sarebbe stata un affronto al retaggio del Seal ucciso, William Owens. Questa posizione è stata rapidamente criticata dal padre del caduto, Bill Owens che ha detto che il governo doveva a suo figlio un’inchiesta. Ha dichiarato: “Non nascondetevi dietro la morte di mio figlio per impedire un’indagine.”

La Casa Bianca e il Pentagono finora sono riusciti in una certa misura a evitare qualsiasi reale esame della distruzione di questo remoto villaggio yemenita, forse calcolando che nessun giornalista indipendente poteva fare il pericoloso viaggio al sito dell’attacco. Ma un lungo rapporto  di Iona Craig, intitolato “Morte ad al Ghayil” che è pubblicato sulla rivista investigativa on line The Intercept, confuta in modo convincente la versione ufficiale degli avvenimenti, della quale poco sembra essere vero.

La Craig riferisce che gli abitanti del villaggio che sono sopravvissuti hanno detto che la squadra dei Seal, sin dall’inizio si è trovata sotto l’intenso fuoco nemico e quindi sono stati inviati elicotteri d’attacco. Scrive la Craig: “In quello che sembrava panico cieco, i velivoli d’assalto hanno bombardato l’intero villaggio, colpendo più di dodici edifici, radendo al suolo abitazioni di pietra dove dormivano delle famiglie  e “spazzando via” più di 120 capre, pecore e asini.” almeno 6 donne e 10 bambini furono uccisi nelle loro case quando i proiettili hanno trapassato i tetti di paglia e legno oppure sono stati “falciati” mentre correvano all’aperto.

L’amministrazione Trump dice che è stata una “operazione di grande successo” e quindi c’era stato un assalto a un complesso di edifici fortificato – tranne che non ci sono complessi di edifici nel villaggio. Trump ha dichiarato che “molte informazioni fondamentali” sono state ottenute e che il Pentagono ha diffuso un filmati fatto ad al Ghayil soltanto per ammettere in seguito che il filmato era stato in circolazione da 10 anni e non conteneva nulla di nuovo.

 

Per ironia, gli abitanti del villaggio che hanno contrattaccato la squadra dei Seal, in realtà appartenevano alle forze contrarie agli Houthi e alle forze pro-Saleh e, nella notte dell’attacco, “membri armati appartenenti a tribù locali ritennero che gli Houthi fossero arrivati a impadronirsi del villaggio.” Soltanto quando hanno visto una sorgente laser di luci colorate che provenivano dalle armi delle forze attaccanti, si sono resi conto che stavano combattendo contro gli americani. Mentre i Seal si ritiravano, con un morto e due feriti gravi, il convertiplano medio Osprey MV-22 che doveva recuperarli  ha fatto un atterraggio di emergenza, è andato perduto e ha dovuto essere distrutto del tutto da un altro velivolo statunitense.

La prima operazione di controterrorismo dell’amministrazione Trump è stata un fallimento per gli Stati Uniti e molto peggiore per gli abitanti del villaggio che sono morti, feriti e senza casa e hanno visto ucciso tutto il loro bestiame, da cui dipendevano per il loro sostentamento. Ma quando il Senatore John McCain che è a capo della Commissione per le forze armate del Senato ha detto che l’attacco era stato un fallimento, è stato prontamente biasimato da Trump che ha detto che Owens “era morto in una missione vittoriosa “ e discutere il suo esito “servirebbe soltanto a incoraggiare il nemico.”

La copertura dei media internazionali tende a focalizzarsi sulle guerre in Siria e in Iraq, ma in quei paesi Trump e il Pentagono stanno in gran parte seguendo le politiche e i piani di Obama.

E’ in Yemen che queste nuove politiche stanno iniziando a emergere mentre l’amministrazione Trump compie la sua prima operazione di contro terrorismo contro al-Qaida – se questa è stata tale – provocando il massacro di civili e un’insabbiatura raffazzonata  dei fatti. La guerra in Yemen può presto unirsi a quelle in Afghanistan e in Iraq in quanto guerre in cui gli Stati Uniti ora desiderano non fossero state mai coinvolte.

Patrick Cockburn è autore di : The Rise of the Islamic State: ISIS and the New Sunni Revolution [L’ascesa dello Stato Islamico: ISIS e la nuova rivoluzione sunnita].

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.counterpunch.org/2017/03/13/why-trump-should-stay-out-of-yemen

Originale: The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 14 marzo 2017 alle 09:22 -

    Non esistono effetti collaterali ma effetti voluti

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