L’imminente declino del potere degli Stati Uniti e del Regno Unito

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L’imminente declino del potere degli Stati Uniti e del Regno Unito

Di Patrick Cockburn

24 febbraio 2017

Boris Yeltsin stava facendo una visita presidenziale a Washington nel 1995 quando una notte fu trovato fuori della Casa Bianca con addosso soltanto le mutande. Spiegò  farfugliando, agli agenti del servizio segreto americano che stava cercando di chiamare un taxi per poter andare a comprarsi una pizza. La notte seguente fu scoperto da una guardia che pensò che fosse un estraneo che vagava,  ubriaco, intorno    alla sua residenza ufficiale.

Ubriaco o sobrio, Yeltsin e le sue bravate sono diventate il simbolo vivente per il mondo, non soltanto del crollo dell’Unione Sovietica, ma di un’amministrazione disfunzionale al Cremlino e del declino della Russia come grande potenza. Ea impossibile prendere sul serio uno stato il cui leader era visibilmente ebbro gran parte del tempo e dove la politica era determinata da una cricca  di familiari corrotti e di funzionari che operavano  in base ai capricci di Yeltsin.

Donald Trump è spesso paragonato a Vladimir Putin dai media che spesso scoprono parallelismi nefasti tra i due uomini in quanto leader nazionalisti populisti. Il messaggio è che Trump con i suoi furiosi attacchi contro i media vorrebbe emulare l’autoritarismo di Putin. C’è una certa verità in questo, ma quando si tratta dell’effetto sullo status degli Stati Uniti e sul potere nel mondo, le analogie sono anche maggiori tra Trump e Yeltsin che tra Trump e Putin.

Trump non beve alcolici, ma i sui incoerenti e violenti attacchi verbali contro l’Australia, il Messico e la Svezia, da quando è diventato presidente, ricordano molto le buffonate imbarazzanti di Yeltsin. Entrambi gli uomini hanno ottenuto il potere come leader demagogici contrari all’establishment e che hanno vinto le elezioni promettendo di fare riforme e di estirpare la corruzione nel sistema esistente. In Russia ne è risultato un disastroso declino nazionale, e la stessa cosa potrebbe accadere ora in America.

Sarà difficile per gli Stati Uniti restare una superpotenza con un leader che   è oggetto internazionale di risate  e che è spesso chiaramente distaccato dalla realtà. Il suo grido di battaglia “Notizie false” indica semplicemente l’incapacità di far fronte alle critiche o di accettare i fatti o i punti di vista che contraddicono il suo. I leader mondiali che lo hanno incontrato dicono che sono stupiti dalla sua ignoranza degli avvenimenti in patria e all’estero.

Questa situazione non può andare avanti per molto tempo senza diminuire considerevolmente l’influenza globale americana dato che il giudizio e le azioni degli Stati Uniti diventano così imprevedibili. Negli scorsi tre quarti di secolo, i paesi di tutte le sfumature – le dittature e le democrazie, le repubbliche e le monarchie – avevano voluto essere alleati degli Stati Uniti perché era il protagonista più potente nelle faccende mondiali.

La situazione rimarrà così, ma il grado e la natura della sua supremazia stanno cambiando significativamente per quattro motivi. Gli Stati Uniti hanno un leader che sembra pazzo in una misura che non è stata tale per nessuno dei suoi predecessori. Secondo, lo scontro politico negli Stati Uniti ha raggiunto un’intensità totalizzante che non si vedeva dal 1850. Questo non significa che l’ultimo atto di questa crisi sarà una guerra civile, ma la società americana è più divisa oggi che in qualsiasi altro momento fin dal conflitto tra Nord e Sud. Da quando Trump si è insediato, non ha mostrato alcuna inclinazione verso il compromesso e la sua tendenza alla divisione,  fa inevitabilmente diventare l’America una potenza minore di quanto è stata.

Gli Stati Uniti oggi sono in una posizione molto più forte dell’Unione Sovietica nel 1991, ma gli aspetti delle due situazioni sono gli stessi. L’Unione Sovietica aveva superato il suo picco quando si era dissolta, ma gli Stati Uniti sono più deboli di quanto lo erano 15 anni fa. Malgrado le loro forze armate enormemente costose, gli Stati Uniti non sono riusciti a vincere le guerre in Afghanistan e in Iraq o a ottenere il cambiamento di regime in Siria. In tutte e tre le guerre hanno fatto gravi errori a hanno subito importanti battute d’arresto. Barack Obama ha capito davvero  fino a che punto la forza militare degli Stati Uniti poteva essere trasformata in guadagni politici senza inciampare in guerre impossibili da vincere in Medio Oriente e oltre. Contrariamente agli insulti di Trump sul fatto che Obama ha fatto accordi disastrosi con l’Iran e altri paesi, Obama si è tenuto fuori dalla guerra civile siriana, che sarebbe stata logorante come quelle in Afghanistan o in Iraq, e dato la priorità alla campagna per eliminare l’Isis.

Come candidato presidenziale, Trump si è presentato come un isolazionista, sostenendo di essersi opposto alle guerre in Iraq e in Libia. Aveva accettato, come non aveva fatto Hillary Clinton, che il pubblico americano non vuole combattere un’altra guerra di terra  in Medio Oriente. La nomina di due autorevoli generali – James Mattis come ministro della difesa e di Herbert Raymond  McMaster come Consigliere per la Sicurezza nazionale – raccontano una storia diversa e più  aggressiva. Si stanno già facendo dei passi per creare una coalizione arabo sunnita, guidata dall’Arabia Saudita e dalle monarchie del Golfo e in collaborazione con Israele, per affrontare l’Iran.

L’amministrazione Trump non ha una politica estera coerente e, probabilmente, all’inizio acconsentirà a molte delle politiche già in atto. Il momento pericoloso arriverà in seguito, quando l’amministrazione dovrà ideare le sue reazioni a nuovi avvenimenti, come gli attacchi terroristi dell’Isis, e la sua reale capacità diventerà evidente. Sembra fin troppo probabile che un presidente che ha una visione così ridicolmente distorta della vita in Svezia, non riuscirà a cimentarsi con successo con crisi complesse in Yemen, in Siria o in Iraq.

L’elezione di Trump porta con sé un altro  risultato negativo ma meno tangibile che sta già erodendo la supremazia americana: gli Stati Uniti non soltanto saranno divisi ma anche incapaci di focalizzarsi, per il prevedibile futuro, su qualsiasi cosa diversa dalle conseguenze del trumpismo. Quando i politici, i funzionari e i media americani, guardano alla Russia, alla Cina, all’Ucraina, all’Iran, a Israele, o a qualsiasi altro luogo del mondo, dalla Svezia all’Australia, li vedranno attraverso un prisma distorto dai preconcetti e dalle fantasie di Trump.

Gli Stati Uniti non sono da soli in questo. Il risultato debilitante di un singolo fattore che emargina altri problemi fondamentali, è diventato fin troppo chiaro in Gran Bretagna dopo il voto per la Brexit. Nel suo recente discorso, Tony Blair ha detto che “questo è un governo per la Brexit, della Brexit e dominato dalla Brexit. E’ un’entità politica che ha un solo scopo.” A parte questa attenzione focalizzata su un singolo obiettivo, niente altro è realmente importante: non il servizio sanitario, l’economia, la tecnologia, l’istruzione, gli investimento o la criminalità. “Le priorità dei governi non sono realmente definite da libri bianchi o da parole, ma dall’intensità della focalizzazione,” ha spiegato Blair. Questo governo ha spazio di informazione soltanto per una cosa: la Brexit. E’ il pensiero che si ha durante la veglia, il tran tran quotidiano, la meditazione prima del sonno, e il contenuto dei sogni o degli incubi.”

Negli Stati Uniti, Trump è una preoccupazione ugualmente ossessiva. Un volta erano le nazioni europee più piccole, come l’Irlanda e la Polonia che venivano derise per la loro esagerata e morbosa preoccupazione per i loro problemi. Una barzelletta polacca degli anni ’20 racconta come un inglese, un francese e un polacco gareggiarono scrivere il miglior saggio sull’elefante. L’inglese descrisse “la caccia all’elefante in India”, il francese scrisse circa “l’elefante innamorato” e i polacco presentò un lungo articolo su “l’elefante e la Questione polacca”. Adesso l’inglese scriverebbe indubbiamente circa “l’elefante e la Brexit” e un americano, se gli venisse permesso di partecipare alla competizione, scriverebbe interminabilmente su “l’elefante e Donald Trump.”

Patrick Cockburn è autore di The Rise of Islamic State: ISIS and the New Sunni Revolution. [L’ascesa dello Stato Islamico: ISIS e la nuova rivoluzione sunnita].

Nella foto: Patrick Cockburn

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2017/02/24/the-coming-decline-of-us-and-uk-power

Fonte:  The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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One thought on “L’imminente declino del potere degli Stati Uniti e del Regno Unito

  1. attilio cotroneo il said:

    Esistono due tipi di imprevedibilità: quella della intelligenza spiccata e quella della stupidità disarmante