Dura battaglia delle forze irachene per distruggere l’ISIS a Mosul

Redazione 23 febbraio 2017 1
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Forze irachene avanzano su Mosul dove è iniziata una battaglia decisiva per liberare la città dall'Isis - Foto AFP/Getty

Forze irachene avanzano su Mosul dove è iniziata una battaglia decisiva per liberare la città dall’Isis – Foto AFP/Getty

di Patrick Cockburn – 22 febbraio 2017

Le forze governative irachene hanno avviato la loro offensiva mirata a conquistare la metà occidentale di Mosul, l’ultima grande roccaforte urbana dell’ISIS nel paese. Secondo stime, ci sono 4.000 combattenti jihadisti a difendere le case addossate le une alle altre e gli stretti vicoli della metà della città a ovest del fiume Tigri, abitata da circa 650.000 civili.

Unità paramilitari della polizia federale e del ministero dell’interno iracheni stanno avanzando a sud di Mosul con l’obiettivo iniziale di conquistare l’aeroporto cittadino. Ma è probabile che i combattimenti più intensi si verificheranno quando i soldati entreranno nelle aree edificate dove il gruppo militante ha scavato tunnel e aperto passaggi nelle pareti delle case in modo da poter condurre una difesa mobile sottraendosi al fuoco dell’artiglieria e agli attacchi aerei.

La battaglia potrebbe essere feroce come tutto ciò che si è visto nella guerra irachena, che è in corso da quando l’invasione statunitense del 2003 rovesciò Saddam Hussein. L’operazione è in larga misura pianificata dagli Stati Uniti, che hanno in Iraq 6.000 soldati e che guidano una coalizione che ha attuato più di 10.000 attacchi aerei ed equipaggiato 70.000 soldati iracheni. “Mosul sarebbe una battaglia dura per qualsiasi esercito del mondo”, ha affermato in una dichiarazione il tenente generale Stephen Townsend, comandante della coalizione.

La lotta per Mosul è la battaglia decisiva del tentativo del governo iracheno e dei suoi alleati stranieri di distruggere l’ISIS, che ha creato il suo autodichiarato califfato nel giugno del 2014, quando alcune migliaia di combattenti hanno inaspettatamente catturato Mosul sottraendola a una guarnigione governativa forte di 60.000 uomini. Abu Bakr al-Baghdadi, il capo dell’ISIS e autoproclamato califfo, è a Mosul ovest, secondo Hoshyar Zebari, ex ministro delle finanze e degli esteri dell’Iraq, in un’intervista a The Independent la settimana scorsa. Questo dà all’ISIS un motivo in più per tenere la città fino all’ultimo uomo.

Il primo ministro iracheno Haider al-Abadi ha annunciato l’avvio dell’operazione domenica mattina, ma combattimenti intensi devono ancora cominciare, mentre le forze irachene avanzano attraverso vuoti villaggi periferici. A basarsi sulla resistenza ben pianificata attuata dall’ISIS a Mosul est negli ultimi tre mesi dall’inizio della prima offensiva, il 17 ottobre, le perdite di entrambi gli schieramenti saranno probabilmente pesanti.

L’ISIS si è affidato a squadre mobili di cecchini, trappole esplosive e più di 600 attentatori suicidi alla guida di veicoli pieni di esplosivi per rallentare l’avanzata del servizio antiterrorismo e di altre formazioni di élite, alcune delle quali hanno subito perdite del 50 per cento nel corso di un’avanzata a passo di lumaca. Alla fine del 2016 il ministro curdo iracheno della sanità ha lamentato che i suoi ospedali traboccavano di 13.500 soldati e civili feriti nella battaglia di Mosul.

Anche se Baghdad ha annunciato di aver conquistato l’intera Mosul est, la sua presa sui distretti catturati appare incerta, poiché cellule dormienti dell’ISIS attuano assassinii e attentati dinamitardi. Due attentatori suicidi, emersi oggi, si sono fatti saltare uccidendo tre soldati e due civili e ferendone molti altri. La settimana scorsa il proprietario di un ristorante di Mosul est, che aveva riaperto l’attività e stava servendo soldati, è stato ucciso da un altro attentatore. L’esercito iracheno ha scarsità di soldati ben addestrati e il loro invio al fronte significa che i distretti già conquistati sono vulnerabili a infiltrazioni dell’ISIS.

Anche se Abadi ha sollecitato le forze irachene a prestare attenzione ai diritti umani dei civili di Mosul, stanno emergendo video di giovani picchiati e giustiziati sommariamente in luoghi già conquistati da soldati iracheni. Nonostante frequenti affermazioni che sta liberando Mosul, il governo iracheno dominato dagli sciiti sta in effetti assaltando l’ultima grande città araba sunnita dell’Iraq. Lontano dalle telecamere della televisione i soldati iracheni sospettano spesso i civili di Mosul di essere stati dal 2014 molto più collaborativi con l’ISIS di quanto affermino ora.

I civili di Mosul non hanno altra scelta che collaborare con gli eserciti in guerra che stanno distruggendo la loro città. Aerei iracheni hanno fatto cadere su Mosul ovest milioni di volantini che invitavano i combattenti dell’ISIS ad arrendersi e la popolazione a restare in casa e a esporre drappi bianchi per mostrare che non stanno resistendo. Ma poiché l’ISIS uccide chiunque mostri segni di resa, è improbabile che questa tattica si riveli molto efficace.

Comandanti militari governativi affermano di aver imparato dalla loro esperienza a Mosul est e che cercheranno di avanzare su Mosul ovest da tutte le direzioni in modo da dividere i difensori dell’ISIS. Saranno anche appoggiati con forza dall’artiglieria e dagli attacchi aerei statunitensi in cerca di eliminare punti di forza dell’ISIS. Il governo afferma di star cercando di rendere minime le vittime civili, ma è impossibile sapere da lontano quante famiglie hanno cercato rifugio all’interno di edifici o in cantine. Se, come pare inevitabile, le forze governative useranno una potenza di fuoco maggiore del passato per catturare Mosul ovest, allora le perdite civili e le distruzioni materiali saranno maggiori che all’est.

 

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/995357/

Originale: The Independent

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 23 febbraio 2017 alle 23:17 -

    Morirà un mare di innocenti e forse con la presa di Mosul potrebbe finire questa guerra e continuare però lo strascico di barbarie

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