Trump susciterà una Guerra con l’Iran, e questa sarà un’ottima notizia per l’Isis

Redazione 14 febbraio 2017 1
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Trump susciterà una Guerra con l’Iran, e questa sarà un’ottima notizia per l’Isis

di Patrick Cockburn

13 febbraio 2017

Il presidente Trump ha fatto grande scena quando  è entrato in carica, riportando nell’Ufficio Ovale il busto di Winston Churchill, e presentando questa mossa come un simbolo di ammirazione per la ostinata patriottica  determinazione  alla ricerca di fini patriottici. Presumibilmente, Trump pensava a Churchill nel 1940, non a Churchill nel 1915-16, quando era il massimo sostenitore  della disastrosa campagna di Gallipoli nella quale i turchi sconfissero definitivamente l’esercito britannico facendo un grande massacro.

Si ritiene che Trump legga raramente dei libri o mostri molto interesse alla storia, tranne che per quella della sua vita e dei suoi tempi, ma ne varrebbe la pena, riflettendo su Gallipoli, perché Churchill è stato soltanto  il primo di sei leader britannici  e americani che hanno subito un naufragio in Medio Oriente nel secolo scorso. Il motivo più importante di questi successivi disastri  è stato che quella regione è stata sempre più instabile e propensa alle guerra di qualsiasi altro luogo del mondo. Gli errori compiuti sui suoi campi di battaglia tendono a essere disastrosi e irrecuperabili.

Evitare questo destino non è facile: i sei leader britannici e americani che sono finiti male in Medio Oriente, erano generalmente più capaci, più esperti e meglio consigliati, rispetto a Trump. Vale quindi la pena chiedersi, all’inizio della sua amministrazione, quali siano le probabilità che diventi la prossima vittima del permanente stato di crisi nel Medio Oriente allargato. Nella campagna elettorale si è presentato come un isolazionista che avrebbe evitato di essere ‘risucchiato’ in conflitti armati all’estero, ma le sue prime settimane in carica e le nomine per incarichi ad alto livello, lasciano intendere che cercherà di avere un ruolo centrale nella politica della regione. La nuova amministrazione progetta un’immagine ‘maschia’ di se stessa, impegnata “Fare di nuovo grande l’America” e questo, unito alla demonizzazione dei sui nemici, ostacolerà il compromesso e le ritirate tattiche. L’intervento occidentale nella regione  di solito è fallito  a causa dell’arrogante enfasi della propria forza e della sottovalutazione delle capacità dei propri nemici.

Questi fallimenti si uniscono a una rovinosa ignoranza da parte delle potenze straniere riguardo alla complessità e ai pericoli del terreno politico e militare in cui operavano. Questo si poteva dire di Churchill che, in modo analogo, valutò erroneamente la presumibile resistenza militare turca nel 1915. Lloyd George, uno dei più astuti primi ministri britannici, fece lo stesso errore nel 1922 quando il suo governo si autodistrusse, minacciando di andare in guerra contro la Turchia. Anthony Eden perdette l’incarico dopo la Crisi di Suez, nel 1956, quando non riuscì a rovesciare Nasser in Egitto. La reputazione di Tony Blair venne distrutta   per sempre per aver portato la Gran Bretagna in guerra con l’Iraq nel 2003.

Dei tre presidenti degli Stati Uniti danneggiati gravemente o in modo definitivo dalla crisi in Medio Oriente, Jimmy Carter è stato il più sfortunato, dato che non c’era nulla che potesse fare per impedire la Rivoluzione iraniana nel 1979 o il sequestro dei diplomatici tenuti ostaggi nell’ambasciata degli Stati Uniti a Teheran. La presidenza di Reagan vide l’intervento militare in Libano dove 241 marine furono fatti saltare in aria nel 1983, e lo scandalo Iran-Contra* che indebolì permanentemente l’amministrazione. Per quanto importanti all’epoca sembrassero questi disastri e disavventure, nessuna ebbe l’impatto dell’invasione dell’Iraq per opera di Georg W. Bush la quale provocò la  ripresa di al-Qaida e l’espandersi del caos in tutta la regione.

A posteriori, questi leader possono sembrare imprudenti dato che si tuffavano in pantani senza fondo o combattevano guerre impossibili da vincere. Alcuni, come Carter, furono vittime delle circostanze, ma i coinvolgimenti non erano inevitabili, come fu dimostrato dal Presidente Obama che leggeva libri, conosceva la storia ed era profondamente conscio dei tranelli  che gli Stati Uniti era necessario evitassero in Afghanistan, in Iraq, in Siria e oltre. Evitare i disastri che nessun altro sapeva esistessero, raramente farà ottenere molto credito a un politico, ma Obama ne merita molto per essere riuscito a non farsi risucchiare nella guerra civile in Siria o in un più ampio conflitto conto l’Iran, in quanto capo dell’asse sciita. Ha legittimamente sospettato che gli alleati degli Stati Uniti come l’Arabia Saudita e gli stati sunniti del Golfo fossero ansiosi di vedere gli Stati Uniti combattere  battaglie al posto loro.

L’amministrazione Trump è considerata da così tante persone  straordinariamente   orribile nel suo disprezzo per la verità, la legalità e la democrazia, che sottovalutano quanto abbia in comune con quella di George W Bush. Dopo l’11 settembre, notoriamente l’amministrazione Bush diede ai sauditi un lasciapassare, malgrado i molti collegamenti tra i dirottatori e l’Arabia Saudita. La Casa Bianca, invece, incanalò la rabbia popolare e il desiderio di contrattaccare, provocato dal’11 settembre, in una campagna militare per rovesciare Saddam Hussein dalla sua posizione di leader dell’Iraq.

Tredici anni dopo, è stato assodato, attraverso documenti e istruzioni fatte trapelare,

che l’Arabia Saudita e gli stati sunniti del Golfo avevano svolto un ruolo fondamentale nel finanziare e rifornire i gruppi fondamentalisti in Siria dopo il 2011.

Trump, durante l’elezione presidenziale, ha continuamente promesso che si sarebbe concentrato esclusivamente sul Medio Oriente per distruggere l’Isis, ma la prima mossa della sua amministrazione è state di spostare  gli Stati Uniti più vicino all’ Arabia Saudita, appoggiando la sua guerra in Yemen. Nella sua prima dichiarazione politica, il Segretario alla Difesa James Mattis ha detto che l’Iran è “il singolo più grosso stato del mondo che sponsorizza il terrorismo.”

Uno dei pericoli delle filippiche demagogiche  di Trump e della sua palese falsità, è che queste tendono  dare l’impressione che i membri meno melodrammatici come

Mattis o il Consigliere per la Sicurezza Nazionale, Michael Flynn, siano dei monumenti di buon senso e di moderazione, mentre invece entrambi tutti e due gli uomini sono determinati a esagerare le minacce quando si tratta dell’Iran, anche senza fornire alcuna prova delle sue azioni terroriste, proprio come i loro predecessori avevano ‘gonfiato’ la minaccia presumibilmente posta dalle inesistenti Armi di distruzione di massa (WMD) di Saddam Hussein e dell’immaginario  appoggio ad al-Qaida.

Questa è una bella notizia per l’Isis, anche se ha tanti nemici impegnati a sconfiggerla che potrebbe essere troppo tardi per un cambiamento nella politica americana per farle molto bene. Però i suoi principali nemici sul terreno sono gli eserciti della Siria e dell’Iraq, i cui governi sono appoggiati dall’Iran, e i curdi della Siria che temono che gli Stati Uniti possano presto dar loro minore sostegno allo scopo di  calmare la Turchia.

Data la grande sonorità delle minacce e degli avvertimenti dell’amministrazione Trump, è impossibile distinguere la retorica aggressiva dalla vera pianificazione delle operazioni. Uno scontro con l’Iran probabilmente non arriverà subito; tra un anno o due, però, quando le precedenti politiche ideate con Obama avranno fatto il loro corso, Trump  potrebbe ben pensare che deve mostrare quanto egli sia molto più duro ed efficace del suo predecessore che egli ha biasimato per essere stato debole e incompetente.

Questa amministrazione è così pesantemente carica di folli, di fanatici e di dilettanti, che sarebbe ottimistico immaginare che attraverseranno sani e salvi le paludi politiche del Medio Oriente senza far esplodere una crisi che non possono gestire. Gli accordi diplomatici che Trump denuncia come “patti terribili” per gli Stati Uniti, rappresentano reali equilibri di potere e di interesse e non farà nulla di meglio. In un periodo di quattro anni, il club selezionato di leader americani e britannici che ha fallito in Medio Oriente, con conseguenze disastrose per tutti, potrebbe avere un settimo membro loquace.

*https://it.wikipedia.org/wiki/Irangate

Nella foto: Trump e il presidente iraniano Hassan Rohani

Patrick Cockburn è autore di : The Rise of the Islamic State: ISIS and the New Sunni Revolution [L’ascesa dello Stato Islamico: ISIS e la nuova rivoluzione sunnita].

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/donald-trump-will-spark-a-war-with-iran-which-is-great-news-for-isis/

Originale: The Independent

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 14 febbraio 2017 alle 21:22 - Reply

    Se l’amministrazione Trump non verrà fermata dai sistemi di garanzia democratica interni all’establishment ststunitense il mondo sarà trascinato in una serie di pericoli a catena che sono difficili da immaginare. Il popolo statunitense che sta sostenendo Trump pagherà per questa superficiale considerazione dei fatti e questo deve farci ricordare come la democrazia è lo strumento di garanzia delle minoranze che oggi devono alzare la voce per svegliare l’America di Trump da un potenziale devastante.

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