La prossima volta che Trump critica il Messico, ricordate questo

Redazione 18 gennaio 2017 1
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La prossima volta che Trump critica il Messico, ricordate questo

Di Michael Hogan

17 gennaio 2017

Per molte persone è difficile immaginare un tempo in cui il Messico era un luogo di pellegrinaggio per un presidente americano che si recava là sia per scusarsi del trattamento di quel paese fatto dagli Stati Uniti nel passato, ma anche per intraprendere una Politica del Buon Vicino che avrebbe affermato la sua convinzione che i destini delle due nazioni erano intrecciati. Quando, però, il Presidente Harry Truman depose una corona presso il  monumento ai  Niños Heroes, (i Bambini Eroi) della Guerra tra Stati Uniti e Messico, seguì le orme di un altro presidente, Abramo Lincoln, che si alzò in piedi come Rappresentante del Congresso in Illinois, per protestare contro l’invasione “non necessaria e incostituzionale” di quel paese,  agli ordini di James K. Polk. Accusò Polk di aver mentito e di avere creato un pretesto per l’invasione preventiva. In conseguenza di quella guerra, gli Stati Uniti acquisirono due quinti del territorio messicano, compresi gli stati di California, Utah, Arizona and Nevada, e anche parti degli attuali Kansas, Nuovo Mexico, Colorado e Wyoming.

Quando Lincoln si alzò in piedi al Congresso per protestare, fece notare che il pretesto che Polk aveva usato per dichiarare la guerra (“Il sangue americano è stato versato sul suolo americano!”) era una bugia e cominciò a dimostrarlo con una serie di “risoluzioni sui luoghi” (spots)  che essenzialmente consistevano di 8 esempi che sfidavano il presidente a dimostrare il luogo esatto dove il presunto sangue era stato versato. Lincoln dimostrò definitivamente che il sangue era su suolo messicano e che gli Americani erano gli invasori.

Come conseguenza della coraggiosa posizione presa da Lincoln al Congresso, fu rimproverato sulla stampa, fu definito “spotty Lincoln” dai suoi critici e fu abbandonato dal suo partito e dai suoi sostenitori. Fu accusato di dare aiuto e conforto al nemico. Perse un’elezione al Senato e fu anche rifiutato per la  carica di direttore di un ufficio postale. Sembrava che la sua carriera politica fosse finita. Anche se molti storici statunitensi hanno avanzato la teoria che Lincoln aveva parlato contro la guerra per motivi politici, i suoi discorsi successivi smantellano quella teoria come anche le sue lettere al suo socio nello studio legale, William Herndon. Inveì contro la guerra una seconda volta, un mese dopo le sue famose “Risoluzioni sui luoghi”, per delle obiezioni dei membri più giovani del suo partito e votò anche per un emendamento che condannava la guerra e che era  attaccato a una risoluzione che rendeva onore all’eroe di guerra Zachary Taylor, che sarebbe diventato il presidente successivo.

Quando lo stesso Lincoln divenne presidente, come candidato a cui nessuno era contrario ,  si sarebbe pensato che avesse abbastanza da fare con il Sud che stava per vincere  e con una guerra fratricida all’orizzonte. Tuttavia trovò il tempo anche allora di incontrarsi con l’Ambasciatore messicano Matías Romero, che andò in visita a casa sua a Springfield (in Illinois), poco dopo l’elezione. Lincoln scrisse una lettera a Romero rassicurando lui e il nuovo presidente del Messico,  Benito Juárez, del suo appoggio al popolo messicano e alla loro repubblica.

 

Nel 1863 gli Stati Uniti erano totalmente impegnati nella Guerra Civile: la battaglia di Gettysburg era in pieno svolgimento, la Francia aveva invaso il Messico e aveva  insediato   l’imperatore fantoccio Massimiliano. Dato che sia le truppe austriache che quelle francesi avevano occupato il Messico, Lincoln – attento a non tagliare i ponti con la Francia per timore che si unisse alla Confederazione, minimizzò il suo aiuto al governo messicano in esilio. Fece conferire segretamente i suoi consiglieri con Romero che era senza credenziali da quando il Presidente Juárez era a El Paso, e si incontrò anche segretamente con lui personalmente in varie occasioni. Mary Todd Lincoln e Romero andavano a fare shopping e avevano conversazioni private. Romero usò la lettera   di Lincoln per rivolgersi a banche di New York, Boston, Philadelphia e San Francisco per sollecitare gli investitori a comprare  obbligazioni messicane. Fu in grado di raccogliere circa 18 milioni di dollari.

Quando la guerra arrivò alla fine nell’est, Romero riuscì  ad aggirare il cauto approccio del Segretario di Stato Henry Seward e a contribuire a persuadere Lincoln di ordinare al Generale Grant di spostare oltre 50.000 soldati al comando del Generale Sheridan al confine con il Texas, compresi migliaia di “soldati di colore” (come erano chiamati i soldati afro-americani in quell’epoca). Lo scopo era di aiutare i messicani alla fine della Guerra Civile americana a cacciare via i francesi. Sheridan, intenzionalmente “perse” 30.000 fucili a ripetizione sul confine, dove l’esercito di Juarez poteva trovarli. Anche se Lincoln sarebbe stato assassinato poco dopo la resa ad Appomattox, i suoi generali continuarono ad aiutare il Messico. Incoraggiarono le truppe congedate di recente,  a formare la Legione d’Onore Americana, che avrebbe combattuto fianco a fianco dei messicani, aiutando a liberare il paese delle ultime tracce dell’occupazione europea.

Nel 1947, Harry Truman, un Democratico,  arrivò in Messico per riaffermare quello che un presidente Repubblicano, Abramo Lincoln, aveva affermato in tutta la sua carriera: i Messicani non sono soltanto nostri vicini, ma tutti gli Stati Uniti sudoccidentali in precedenza erano loro territorio. Il Messico e gli Stati Uniti condividono oggi un vasto territorio nella parte nord del continente America e nessuna delle due parti può permettersi animosità o discordia. Gli Americani sono stati i primi immigrati illegali nel loro paese, violando le leggi, fomentando le rivolte e in seguito, con il nostro esercito, violando il loro territorio sovrano. E’ bene ricordarlo quando siamo tentati di reagire con frustrazione o impazienza.

La nostra storia con Lincoln presidente, ci ha reso alleati, aiutando il Messico (e noi) a liberarci di una indesiderata potenza straniera in questo emisfero.  In quanto s torico americano che vive e insegna in Messico, spero che questa revisione delle nostre storie reciproche con Lincoln e in Messico,  possa calmare le polemiche che infuriano negli Stati Uniti fin dalla recente elezione e ascoltiamo le voci più tranquille che ci parlano dal passato e ci dicono come potremmo essere, ancora una volta, dei buoni vicini.

Michael Hogan è autore di 24 libri. E’ ex professore di relazioni  internazionali alla Universidad Autonoma de Guadalajara e presidente emerito di studi umanistci alla American School Foundation di Guadalajara. La sua opera più recente è:Abraham Lincoln and Mexico: A History of Courage, Intrigue and Unlikely Friendships (Abramo Lincoln e il Messico: una storia di coraggio, intrighi e amicizie improbabili).

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/next-time-trump-bashes-mexico-remember-this

Originale: History News Network

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 18 gennaio 2017 alle 15:21 -

    Se la storia si conoscesse meglio tra gli statisti servirebbe a non spargere ulteriore sangue

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