La furia per il verdetto per Azaria è il momento Trump di Israele

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La furia per il verdetto per Azaria  è il momento Trump di Israele

Di Jonathan Cook

12 gennaio 2017

Il Regno Unito ha la Brexit. Gli Sati Uniti il presidente Trump in arrivo. E Israele ora ha Elor Azaria. Forse non è la stessa cosa, ma in sostanza il punto di svolta potrebbe dimostrarsi decisivo.

Due narrazioni  ingannevoli hanno salutato  la condanna per omicidio  del medico dell’esercito, dopo che era stato filmato mentre sparava un proiettile nella testa di un palestinese di 21 anni, ferito e indifeso: Abdel Fattah Al Sharif

La  prima dice che Azaria è  una mela marcia, un soldato  che ha perduto  il suo orientamento morale  nello scorso mese di marzo per la pressione che subiva dovendo   svolgere la sua opera di militare.  a Hebron. La seconda narrazione, molto popolare tra i liberali di Israele, sostiene che la condanna dimostra la forza dello stato di diritto di Israele. Perfino un soldato che trasgredisce sarà  ritenuto responsabile  dall’”esercito più morale” del mondo.

In verità, tuttavia, la reazione popolare alla decisione del tribunale militare è stata di gran lunga più indicativa della decisione stessa.

Soltanto schiere massicce di poliziotti antisommossa, hanno salvato i tre giudici dal linciaggio a opera della folla radunata all’esterno. Ai vertici dell’esercito sono state assegnate delle guardie del corpo. Le richieste di decidere contro la corte e di perdonare Azaria, sono fragorose e vengono capeggiate dal primo ministro Benjamin Netanyahu.

Azaria non è un soldato canaglia. E’ il “figlio di tutti”, secondo gran parte della gente. La natura del suo atto  che è “nella norma”, è attestata dalla completa indifferenza dei suoi colleghi quando Azaria ha premuto il grilletto. I sondaggi mostrano un appoggio schiacciante – l’84% per Azaria tra i giovani di età compresa tra i 18 e i 24 anni, cioè l’età del coscritto dell’esercito di Israele.

Il processo ha rispecchiato non la sacralità della legge – sono passati 12 anni da quando l’ultimo soldato, un Beduino, è stato dichiarato colpevole di  omicidio colposo. Ha rivelato soltanto le crescenti pressioni su Israele. I telefonini con la fotocamera integrata stanno rendendo più difficile nascondere i crimini dei soldati. Perseguendo legalmente Azaria in un caso in cui la prova filmata era inequivocabile, Israele spera di scongiurare le indagini per crimini di guerra svolte dalla Corte Penale Internazionale.

Come ha osservato l’editorialista Nahum Barnea, anche la squadra di difesa di Azaria ha sbagliato. Cavalcando l’ondata dell’indignazione populista, hanno accusato i superiori di Azaria di mentire e fare i prepotenti. Il Pubblico Ministero aveva già ridotto un’accusa di omicidio a omicidio colposo. La corte si sarebbe probabilmente

accontentata di condannare un Azaria pentito per avere usato un’arma da fuoco in modo sbagliato.

Considerata, però, l’inquadratura presentata dalla difesa, i giudici hanno dovuto scegliere: stare dalla parte del soldato o da quella dell’esercito.

Come la Brexit e Trump, il processo di Azaria ha rivelato non soltanto una profonda     spaccatura sociale, ma anche un momento di transizione. Coloro che vedono un sistema brutale che punisce una mela marcia sono ora superati come numero da coloro che vedono un sistema marcio che vittimizza un eroe.

I sondaggi dimostrano che la fiducia del pubblico di Israele sta crollando nella maggior parte delle istituzioni, dai tribunali ai media che sono visti, anche se erroneamente, come se fossero dominati dalla “estrema sinistra”. Soltanto l’esercito è ora ampiamente rispettato.

Questo avviene in parte perché molti genitori israeliani devono affidare all’esercito  i loro figlie e le loro figlie. Dubitare dell’esercito significherebbe mettere in discussione la logica fondamentale della “Fortezza Israele”, cioè che l’esercito che impedisce ai “barbari” palestinesi come Al Sharif di assalire i nostri cancelli.”

Però, al contrario di quelle istituzioni sempre più disprezzate, l’esercito si è rapidamente adattato e conformato ai più ampi cambiamenti nella società israeliana.

Invece che di coloni dovremmo parlare di “desiderio di creare gli insediamenti”.  Ci sono di gran lunga più coloni dei 600.000 che vivono negli insediamenti. Naftali Bennet, leader del Partito dei coloni  ebraico e ministro dell’Istruzione, vive a Ranana, una città di Israele, non in un insediamento.

Il desiderio di creare gli insediamenti  è un’ideologia che crede che gli ebrei sono “un popolo eletto” i cui diritti alla Terra Promessa  superano quelli dei non-ebrei, come i palestinesi. I sondaggi mostrano che il 70% degli ebrei israeliani pensa che sono scelti da Dio.

I coloni si sono impadroniti dell’esercito, sia in senso demografico che ideologico. Ora dominano i suoi corpi degli ufficiali e dirigono la politica sul terreno.

La testimonianza di Azaria ha dimostrato quanto adesso è profondo questo attaccamento.    La sua compagnia, compresi i suoi comandanti, spesso passavano il loro tempo libero a casa di Baruch Marzel, un leader di Kach che era un gruppo messo al bando negli anni ’90 per il suo programma genocida anti-arabo. Azaria ha definito Marzel e i coloni di Hebron, come una “famiglia” per i soldati.

Proprio per la loro stessa natura, gli eserciti occupanti sono brutalmente repressivi. Per decenni il comando dell’esercito ha dato campo libero ai suoi soldati contro i palestinesi. Quando, però, il numero dei coloni è aumentato, anche l’immagine che l’esercito ha di se stessa, è cambiata.

Si è trasformato da esercito di cittadini che difende gli insediamenti a milizia di coloni. I ranghi mediani ora impongono il sistema di valori dell’esercito, non lo fanno i vertici, come ha scoperto l’anno scorso Moshe Yaalon, il ministro della difesa che era stato espulso, quando ha cercato di opporsi alla marea crescente.

Questo nuovo esercito non è minimamente limitato da preoccupazioni dell’immagine “morale” di Israele o dalle minacce di indagini di crimini di guerra internazionali. Gli importa poco di che cosa pensi il mondo, proprio come importa poco alla nuova razza   di politici che hanno intensamente appoggiato Azaria.

Il processo al soldato, lungi dall’essere una prova  della norma giuridica,  è stato l’ultimo sussulto di un ordine che sta morendo. La sua sentenza  fissata  nei prossimi giorni, è probabile che sia  clemente, per tranquillizzare le persone. Se la condanna sarà annullata da un perdono, la vittoria dei coloni sarà completa.

Jonathan Cook ha vinto il Premio Speciale  Martha Gellhorn per il Giornalismo.  I suoi libri più recenti sono: “Israel and the Clash of Civilisations: Iraq, Iran and the Plan to Remake the Middle East” [ Israele e lo scontro di civiltà: Iraq, Iran e il piano per rifare il Medio Oriente] (Pluto Press) e Disappearing Palestine: Israel’s Experiments in Human Despair” [La Palestina che scompare: gli esperimenti di Israele di disperazione umana] (Zed Books).  Il suo nuovo sito web è: www.jonathan-cook.net.

Nella foto: il funerale di Abdel Fattah Al Sharif.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/fury-at-azaria-verdict-is-israels-trump-moment

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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One thought on “La furia per il verdetto per Azaria è il momento Trump di Israele

  1. attilio cotroneo il said:

    Il popolo israeliano è ai limiti della scelta di dissociarsi dal proprio governo e inviare un messaggio al mondo diverso da quello di questa ormai conosciuta storia.