Un call center gestito da rifugiati riempie un vuoto in Grecia

Redazione 9 gennaio 2017 1
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Un call center gestito da rifugiati riempie un vuoto in Grecia

Di Marta Molina

8 gennaio 2017

I rifugiati che arrivano in Grecia si sono trovati costretti a organizzarsi per sopravvivere. Una delle necessità più elementari, dopo il nutrirsi, è quella di poter comunicare, in modo da essere in grado di chiedere aiuto, andare dal dottore, trovare un avvocato, conoscere i propri diritti, uscire dal campo profughi e lavorare in un altro paese. Questi compiti possono essere estremamente difficili per i rifugiati in Grecia, la maggioranza dei quali parla soltanto arabo.

Ramez Shame, rifugiato egiziano, parla sia arabo che inglese, che per molti è una seconda lingua in Grecia. Non appena si è reso conto che le sue abilità linguistiche potevano aiutare altre persone, ha cominciato a lavorare. Dopo aver passato al vaglio   le necessità dei rifugiati, Shame e altre tre persone hanno iniziato una linea diretta cooperativa a Salonicco per fare da ponte per i rifugiati, che si chiama Call Center di solidarietà dai rifugiati ai rifugiati. (R2R).

“Quando vanno in ospedale, talvolta i dottori si rifiutano di controllarli perché non possono comunicare,” ha detto, mettendo in evidenza che la loro situazione economica disperata del paese aggiunge un ulteriore peso ai problemi dei rifugiati. “A causa della crisi economica in Grecia, è difficile perfino per i Greci avere cure mediche. Si può quindi immaginare che cosa succede agli immigrati o ai rifugiati che hanno bisogno di questo tipo di assistenza. E’ anche difficile per loro avere una consulenza legale.”

Shame è stato colpito da quello che accadeva ai rifugiati e ha iniziato il call center perché crede che le persone di lingua araba siano particolarmente “attrezzati” per aiutare, non soltanto per la loro lingua condivisa, ma perché condividono le avversità. “Se patisci la fame, sai che cosa provano gli altri ad avere fame. Quando qualcuno ti priva dei tuoi diritti, senti le ingiustizie affrontate da altri,” ha detto Shame. “Siamo in grado di capire che cosa patiscono possiamo comunicare e dare loro dei consigli.”

Una cooperativa aperta ai rifugiati

Il Call Center di Solidarietà da parte dei Rifugiati per i Rifugiati fa parte di FairCoop (Cooperativa  Aperta), una rete globale di cooperative che si è organizzata online – fuori dei limiti e dei controlli degli stati nazione – e ha gruppi/ o “centri” in tutto il mondo. Una delle menti che è dietro a FairCoop, è Enric Durán.* E stato attivista per 17 anni e ora vive in esilio per ordine della Spagna per aver preso più di 650.000 dollari dalle banche spagnole (in prestiti bancari mai ripagati)  per protestare contro l’aberrazione della cultura bancaria. Durán crede che per creare un cambiamento la protesta non arriva abbastanza lontano e che debbano essere create delle alternative.

La FairCoop è uno dei molti progetti che ha sostenuto allo scopo di creare la possibilità di una nuova economia.

Durán sostiene che il sistema economico globale impedisce sempre il cambiamento politico e che dobbiamo sempre spostarci dal sistema bancario che abbiamo e che è radicato nel capitalismo. Ha detto che FairCoop cerca di facilitare una transizione verso un nuovo mondo, operando per ridurre la disuguaglianza economica e sociale,  allo stesso tempo, però, costruendo il capitale globale che sarebbe accessibile a tutta l’umanità.

Ha spiegato che FairCoop capisce che è necessaria una transizione verso un sistema monetario giusto e che quindi le cooperative usano FairCoin come criptovaluta per compiere le loro azioni di redistribuzione delle risorse e per costruire un nuovo sistema economico globale.

Attraverso FairCoop si può accedere alle risorse bancarie senza un conto bancario. Uno dei concetti fondamentali all’interno dell’ecosistema globale totale sono i suoi rami locali, come il call center per i rifugiati. “I gruppi locali agiscono come assemblee locali decentralizzate della FairCoop, un unto di incontro tra i progetti locali di FairCoop e i vari progetti sviluppati localmente – creando collegamenti, sinergie, sviluppo della conoscenza e crescita dell’intero ecosistema che stiamo creando insieme,” ha detto Durán. “Autonomamente accolgono le persone a FairCoop, e servono come punto di scambio di FairCoin.”

Nella sua fase attuale, ha spiegato Durán, FairCoop è pronta a dare una spinta ai gruppi locali perché credono che sia fondamentale  non soltanto per il loro sviluppo, ma che incoraggi la creazione di altri gruppi in tutto il mondo.

Come parte di questa campagna vogliono offrire i fondi necessari ai centri per aiutarli a stabilirsi come cooperative locali stabili dove i partecipanti determinano le loro priorità in base a circostanze locali e sono in grado di svolgere i nostri compiti che non sarebbero facilmente raggiungibili senza finanziamento. Vogliono anche mettere in grado i centri a costruire i loro progetti cooperativi o a collaborare con collettivi locali per responsabilizzare le persone a livello locale e globale.

Ed è stato tramite la Cooperativa Aperta di Salonicco, che è nato il Call Center di Solidarietà da parte dei Rifugiati per i Rifugiati.

Migliorare la comunicazione per renderla più libera

Fin dalla fine di settembre, i membri della cooperativa hanno lavorato insieme per     far decollare questo progetto cooperativo. Il call center pubblica informazioni in parecchie lingue diverse sui trasporti, su come sistemarsi e come ottenere la residenza in Grecia – tutto a opera dei rifugiati e per i rifugiati.

La squadra è formata da tre persone, a parte Shame: Jalal, che parla francese e arabo; Avin che parla inglese, arabo, curdo e un poco di turco; Yaya, del Gambia, che parla inglese.

Insieme, hanno cominciato a creare il sito web del call center, caricandovi informazioni e aiutando immigrati e rifugiati a conoscere i loro diritti – non soltanto in Grecia, ma anche in tutta Europa.

“Spesso riceviamo 5 telefonate al giorno, e talvolta i rifugiati che conosciamo chiamano il telefono privato invece che la linea del call center,” mi ha spiegato Shame, e “per la maggior parte del tempo i rifugiati che hanno accesso a Internet sono in grado di ottenere informazioni utili sul sito web che riguardo alle loro domande.”

Talvolta il call center assiste i volontari che arrivano in Grecia per aiutare, ma non hanno tutti gli strumenti per farlo.

“Per esempio, un volontario italiano in un campo profughi ha chiamato per dire che il rifugiato che voleva aiutare non parlava inglese e che lui non parlava arabo,” mi ha spiegato Shame. “Ha detto: ‘voglio che mi spieghi che cosa sente in bocca perché voglio portarlo in uno studio medico per  cure odontoiatriche’. Gli ho chiesto di  metterlo in viva voce  e ho cominciato a tradurre quello che si dicevano. Era come se mi trovassi al campo, invece ero qui nell’ufficio. E quella sera mi chiese di andare nello studio medico a tradurre per le cure ai denti, sono andato e siamo riusciti a fare in modo che se ne prendessero cura.

Al momento la più grossa battaglia del call center è di raccogliere finanziamenti sufficienti per sostenere il loro lavoro. “Ogni passo che facciamo per questo progetto richiede denaro,” mi ha detto. “Dobbiamo spendere soldi ogni mese per questo telefono, o lo leveranno. Ogni rifugiato che lavora qui prende un piccolo salario che basta soltanto per farlo sopravvivere. Per continuare a mantenere in funzione questo progetto, abbiamo davvero bisogno di donazioni.”

Oltre al sostegno finanziario, il call center sta cercando persone con altre abilità per sostenere il loro progetto. “Talvolta abbiamo bisogno di aiuto tecnico o di assistenza o di comunicazione con un volontario che sa fare con facilità qualche altra cosa,” ha detto Shame. “Ci sono persone che arrivano qui dalla Spagna per lavorare con le persone nel campo. Talvolta hanno del cibo ma non sanno dove dovrebbero lasciarlo, dove è più necessario. Quindi si rivolgono a noi perché abbiamo una rete e possiamo indirizzarli nei posti giusti per fare donazioni di cibo.”

Mentre questa cooperativa ha appena avuto inizio, vogliono rafforzare la comunicazione e la collaborazione tra le persone che sono isolate fuori dalle città e fornire loro le informazioni su come mobilitarsi e trovare una nuova strada.

Marta Molina è una giornalista indipendente di Barcellona, in Catalogna. Ha scritto circa la resistenza culturale in Brasile e la resistenza non violenta in Messico, Guatemala e Palestina. E’ autrice del libro: “From Solace to Nonviolence. Javier Sicilia, the poet who woke Mexico.” [Dal conforto alla non violenza. Javier Sicilia, il poeta che risvegliò il Messico.] Potete seguirla su Twitter su @martamoli_RR.

http://www.italiachecambia.org/2015/10/enric-duran-robin-hood-banche-capitalismo-globale/

http://www.italiachecambia.org/2015/10/faircoop-sfida-capitalismo-cooperativa-aperta

Nella foto: Enric Durán.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/a-call-center-run-by-refugees-fills-a-void-in-greece

Originale: Waging Nonviolence

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

enricduran

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 9 gennaio 2017 alle 07:42 -

    La creazione di realtà indipendenti che partono dal bisogno é l’unico modo per rispondere alle necessità degli ultimi; chiedere aiuto in alto non fa altro che svelare ai meccanismi di potere l’esistenza di un bisogno sociale da sfruttare.

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