Una benedizione mascherata? La presidenza Trump può essere migliore per la Palestina

Redazione 6 gennaio 2017 1
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Una benedizione mascherata? La presidenza Trump può essere migliore per la Palestina

Di Ramzy Baroud

5 gennaio  2017

Israele è frastornata. Il 20 gennaio è stato come un altro Natale e Donald Trump è l’allegro Babbo Natale che porta i doni. E’ già scritto sul muro, quando il Presidente

Eletto Trump ha nominato un’estremista, David Friedman, come prossimo ambasciatore degli Stati Uniti a Israele che intende trasferire l’ambasciata statunitense da Tel Aviv a Gerusalemme, e che appoggia l’espansione di colonie illegali che hanno già diviso lo stato palestinese immaginato in bantustan simili a quelli del Sudafrica.

Deve essere quindi strano, se non del tutto provocatorio, indicare che una presidenza Trump potrebbe essere il colpo di grazia che di cui i palestinesi e, di fatto, l’intero Medio Oriente hanno necessità per liberarsi dal peso di una politica estera dispotica,   arrogante e futile che si è protratta per decenni.

Evidentemente una presidenza di Donald Trump è chiaramente terribile per i Palestinesi nel breve termine. L’uomo non tenta neanche di mostrare un grado di imparzialità o un briciolo di equilibrio mentre si avvicina al conflitto più protratto e più delicato del Medio Oriente.

Secondo il flusso apparentemente infinito dei suoi tweet, Trump sta contando i giorni che lo separano dal momento in cui potrà mostrare ai leader israeliani come sarà favorevole a Israele la sua amministrazione. Poco dopo che gli Stati Uniti si sono astenuti dal votare la Risoluzione 2334 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite che condannava gli insediamenti illegali di Israele il 23 dicembre scorso, il presidente eletto twittava, “In quanto all’ONU, le cose saranno diverse dopo il 20 gennaio.”

Trump ha usato ancora una volta Twitter, poco prima che John Kerry pronunciasse un importante discorso politico sul conflitto palestinese-israeliano, nel quale il Segretario di Stato sgridava Israele per aver messo a rischio la soluzione dei due stati e definiva l’attuale governo di Benjamin Netanyahu quello più a destra nella storia di Israele.

Nella sua replica, Trump chiedeva a Israele di “tenere duro” fino al suo insediamento il 20 gennaio. Anche i leader israeliani stanno guardano quella data, mentre le persone come Naftali Bennett, capo del partito estremista Jewish Home (Casa Ebraica) che si aspettano una risistemazione delle relazioni Israelo-statunitensi, una volta che Trump diventi presidente.

Inoltre, “abbiamo un’opportunità di ‘resettare’ la struttura in tutto il Medio Oriente,” ha detto a un giornalista Bennet, che è anche Ministro dell’Istruzione di Israele. “Dobbiamo afferrare quell’opportunità e agire in base ad essa,” ha detto.

Una delle occasioni imminenti offerte dalla presidenza Trump, è che “l’era dello stato palestinese è finita.”

Naturalmente Kerry ha ragione; il governo israeliano attuale è quello più di destra e più estremo, una tendenza che non cambierà presto, dato che è un riflesso preciso dello stato d’animo politico e della società esistente nel nostro paese.

Leggete come Bennet ha replicato al discorso di Kerry.

“Kerry mi ha citato tre volte, in maniera anonima, nel suo discorso, per dimostrare che ci opponiamo a uno stato palestinese,” ha detto, “e quindi lasciate che lo affermi esplicitamente: sì. Se dipenderà da me, non instaureremo un altro stato del terrore nel cuore del nostro paese.”

In quanto al fatto che Kerry abbia reiterato che Gerusalemme dovrebbe essere la capitale sia di Israele che della Palestina, Bennet ha risposto: “Gerusalemme è stata la capitale ebraica per 3.000 anni. Questo è nella Bibbia: apritela e leggete.”

La morsa del fanatismo religioso sulla politica israeliana è irreversibile, almeno non nel prossimo futuro. Mentre in passato i politici laici ebrei usavano le nozioni religiose per fare appello agli ebrei religiosi in cambio dei loro voti e agli insediamenti illegali, sono i gruppi religiosi che ora danno il tono della politica israeliana tradizionale.

E quindi,  come questo potrebbe essere di beneficio in qualche modo ai palestinesi? Semplicemente: con la chiarezza.

Fin da quando i funzionari statunitensi di livello medio accettarono di incontrarsi in Tunisia con una delegazione dell’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP) alla fine degli anni ’80, gli Stati Uniti hanno scelto la maniera più sconcertante di risoluzione del conflitto.

Subito dopo che gli Stati Uniti avevano ‘impegnato’ l’OLP  – una volta che questa aveva dovuto saltare attraverso migliaia di cerchi di fuoco politici per ricevere l’assenso statunitense di approvazione – gli Stati Uniti sono stati lasciati soli a definire che cosa comportava la ‘pace’ tra Israele e i suoi vicini arabi e palestinesi.

La Casa Bianca stabilì i parametri del ‘processo di pace’, riunì  gli arabi in molte occasioni affinché mettessero il timbro su qualsiasi ‘visione’ di pace gli Stati Uniti trovassero adatta, e divisero gli arabi in ‘moderati’ e ‘radicali’, basandosi  unicamente sul modo in cui un certo paese avrebbe percepito i precetti di ‘pace’ degli Stati Uniti nella regione.

Senza alcun mandato, gli Stati Uniti si sono definiti ‘onesti negoziatori di pace’, e tuttavia hanno fatto ogni cosa sbagliata per mettere a rischio il raggiungimento proprio dei parametri che aveva stabilito per ottenere l’ipotetica pace. Mentre  arrivava al punto di definire  ‘ostacolo alla pace’ la costruzione degli insediamenti illegali di Israele, Washington finanziava gli insediamenti e l’esercito di occupazione incaricato di proteggere quelle entità illegali; ha chiesto ‘misure per costruire la fiducia’ mentre allo stesso tempo, finanziava le forze armate israeliane e giustificava le guerre di Israele a Gaza e la sua eccessiva violenza in Cisgiordania e a Gerusalemme.

In altre parole, per decenni gli Stati Uniti hanno fatto esattamente l’esatto opposto di quello che predicavano pubblicamente.

La schizofrenia politica statunitense al momento è  illustrata in modo totale. Mentre Obama, in dicembre, ha osato commettere una cosa inenarrabile – astenersi dal voto su una risoluzione che chiedeva che Israele fermasse i suoi insediamenti illegali in Cisgiordania – soltanto poche settimane prima aveva firmato un accordo per “la più grande fornitura di armi della storia, a Israele.”

Il cieco sostegno degli Stati Uniti a Israele nel corso degli anni, ha accresciuto le aspettative di quest’ultimo al punto che ora si aspetta che il sostegno continui, anche quando Israele è governata da estremisti che stanno ulteriormente destabilizzando una regione già fragile e instabile.

Secondo la logica di Israele, queste aspettative sono molto razionali. Gli Stati Uniti sono serviti da facilitatori della belligeranza politica e militare di Israele, allo stesso tempo pacificando i palestinesi e gli arabi con promesse vuote, a volte con minacce, con finanziamenti  e anche soltanto con parole.

I cosiddetti ‘palestinesi moderati’, quelli come Mahmoud Abbas e la sua Autorità Palestinese, sono stati debitamente pacificati, di sicuro, perché hanno ottenuto gli ornamenti del ‘potere’ uniti alla convalida politica degli Stati Uniti, allo stesso tempo permettendo a Israele di conquistare tutto quello che  rimaneva della Palestina.

Quell’epoca, però, è davvero finita. Mentre gli Stati Uniti continueranno a permettere l’intransigenza di Israele, è probabile  che una presidenza Trump sarà testimone di un completo allontanamento dal linguaggio ambiguo di Washington.

Il male non sarà più il bene, il male non è il bene, e  fare la guerra non è fare la pace. Di fatto, Trump è pronto a rivelare la politica estera americana per quello che è e che è stata realmente per decenni. E’ probabile che la sua presidenza offrirà a tutte le parti una  scelta severa riguardo alla loro posizione circa la pace, la giustizia e i diritti umani.

Anche i palestinesi dovranno fare una scelta, affrontare la realtà decennale con un fronte unito, o stare dalla parte di coloro che intendono ‘riorganizzare’ il futuro del Medio Oriente, basato su una oscura interpretazione di profezie bibliche.

Il Dottor  Ramzy Baroud scrive da 20 anni di Medio Oriente. E’ un opinionista che scrive sulla stampa internazionale, consulente nel campo dei mezzi di informazione, autore di vari libri e fondatore del sito PalestineChronicle.com. Tra i suoi libri ci sono: ‘Searching Jenin’ [Cercando Jenin], The Second Palestinian Intifada [La seconda Intifada palestinese],  e il suo  più recente: My Father Was a Freedom Fighter: Gaza’s Untold Story [Mio padre era un combattente per la libertà: la storia di Gaza che non è stata raccontata]. Il suo sito web è www.ramzybaroud.net

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/a-blessing-in-disguise-the-trump-presidency-may-be-better-for-palestine/

Originale: Palestine Chronicle

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 6 gennaio 2017 alle 11:45 -

    Dopo tutto un merito indiscutibile di Bibi é non avere mai celato il suo fascismo

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