L’isterismo antirusso infetta di nuovo il Washington Post: falso articolo sul pirataggio della rete elettrica USA

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RussianHacking

di Glenn Greenwald – 1 gennaio 2017

Il Washington Post ha riferito venerdì un evento veramente allarmante: pirati informatici russi hanno penetrato il sistema energetico statunitense attraverso una rete elettrica nel Vermont. Il titolo del Post ha comunicato la gravità della minaccia:

“Pirati informatici russi hanno penetrato la rete elettrica statunitense attraverso un’azienda del Vermont, affermano funzionari”.

La prima frase dell’articolo ha collegato direttamente questo attacco informatico al presunto pirataggio russo delle caselle email del Comitato Nazionale Democratico e di John Podesta – quello che è ora definito di routine il “pirataggio russo delle nostre elezioni” – con riferimento al nome del codice rivelato mercoledì dall’amministrazione Obama quando ha annunciato sanzioni contro funzionari russi: “Un codice associato all’operazione di pirateria russa chiamata Grizzly Steppe dall’amministrazione Obama è stato individuato nel sistema di un’azienda del Vermont, secondo funzionari statunitensi”.

L’articolo del Post conteneva affermazioni gravi di funzionari del Vermont, del genere che i politici amano pronunciare dopo un attacco terroristico per mostrare che sono duri e che hanno le cose sotto controllo. Il governatore Democratico dello stato, Peter Shumlin, ha affermato:

I cittadini del Vermont e tutti gli statunitensi dovrebbero essere sia allarmati, sia indignati che uno dei principali criminali del mondo, Vladimir Putin, abbia tentato di piratare la nostra rete elettrica, dalla quale dipendiamo per sostenere il nostro stile di vita, la nostra economia, salute e sicurezza. Questo episodio dovrebbe evidenziare l’urgente necessità che il nostro governo federale persegua e ponga fine a questo genere di interferenza russa.

Il senatore del Vermont Patrick Leahy ha diffuso una dichiarazione avvertendo: “Questo va oltre una questione di pirati che si divertono a fare un giretto elettronico gratis; si tratta di un tentativo di accedere a società di servizi per potenzialmente manipolare la rete e chiuderla nel mezzo dell’inverno. E’ una minaccia diretta al Vermont e non la prendiamo alla leggera”.

L’articolo è andato avanti a lungo sullo stesso tenore, con tutte le tattiche standard utilizzate dai media statunitensi per storie simili: citare di funzionari anonimi della sicurezza nazionale, passare in rassegna slealtà russe del passato e trarre le conclusioni più spaventose possibili (“’La domanda resta: sono dentro i nostri sistemi e con quali intenzioni?’ ha detto un funzionario statunitense”).

Le reazioni dei media, come documenta Alex Pfeffer, sono state esattamente quelle che ci si poteva aspettare: proclami isterici e allarmisti a proposito del minaccioso male costituito da Putin:

Il nostro ‘amico’ Putin ha attaccato la rete elettrica USA. https://t.co/iAneRgbuhF

“Uno dei principali criminali del mondo, [Putin] ha tentato di piratare la nostra rete elettrica”, dice il governatore del Vermont, Shumlin.  https://t.co/YgdtT4JrlX

ABC News (@ABC): 31 dicembre 2016

Yikes. https://t.co/cXsyd1RHOK

Paul Farhi (@farhip) 31 dicembre 2016

L’articolo del Post ha anche, prevedibilmente e molto rapidamente, infettato altri grandi canali mediatici. La Reuters ha così raccontato ai suoi lettori di tutto il mondo: “Un codice maligno associato a pirati informatici russi risulta essere stato individuato nel sistema di una centrale elettrica del Vermont”.

Qual è il problema qui? E’ che il fatto non è accaduto.

Non c’è stata alcuna “penetrazione della rete elettrica statunitense”. La verità era poco spettacolare e banale. La Burlington Electric, dopo aver ricevuto un avviso della Homeland Security inviato a tutte le imprese di servizi statunitensi circa un codice malware individuato nel sistema del Comitato Nazionale Democratico, ha controllato tutti i propri computer e ha individuato il codice in un unico portatico che non era collegato alla rete elettrica.

Evidentemente il Post non si è nemmeno preso il disturbo di contattare la società prima di pubblicare le proprie affermazioni estremamente sensazionalistiche, cosicché la società ha dovuto diffondere una propria dichiarazione alla Burlington Free Press che ha smontato l’affermazione centrale del Post (grassetto nell’originale): “Abbiamo individuato il malware in un unico portatile del dipartimento della Burlington Electric non collegato ai sistemi di rete della nostra organizzazione”.

Dunque la paurosa affermazione chiave dell’articolo del Post – che pirati russi avevano penetrato la rete elettrica statunitense – era falsa. Tutte le dichiarazioni allarmistiche da tipi tosti diffuse da dirigenti politici che hanno creduto all’affermazione del Post sono state basate su una storia di fantasia.

Peggio ancora, non c’è assolutamente alcuna prova che pirati russi siano stati responsabili persino dell’impianto di questo malware in questo singolo portatile. Il fatto che il malware sia “di produzione russa” non significa che solo il russi possono utilizzarlo; in realtà, come gran parte del malware, può essere acquistata (come ha segnalato Jeffrey Carr nel contesto del pirataggio del Comitato Nazionale Democratico); supporre che malware di produzione russa debba essere usato solo da russi è tanto irrazionale quanto trovare un Kalashnikov russo AKM sulla scena di un crimine e supporre che l’omicida debba essere russo).

Con l’emergere della verità effettiva una volta che la società di servizi aveva diffuso la sua dichiarazione, il Post si è affrettato a correggere il proprio imbarazzo, cominciando con la modifica spettacolare del proprio titolo:

“Operazione russa ha piratato una società del Vermont, mostrando i rischi per la sicurezza della rete elettrica statunitense, affermano funzionari.”

Il titolo resta assurdo: non hanno alcuna idea che questo malware sia stato inserito da una “operazione russa” (anche se probabilmente giustificherebbero ciò indicando che stanno semplicemente comunicando stenograficamente quello che “affermano funzionari”). Inoltre nessuno sa quando questo malware sia stato inserito in quel portatile, come, o da chi. Ma, quale che sia la verità residua, l’affermazione chiave – “pirati russi hanno penetrato la rete elettrica statunitense” – è ora stata sostituita dall’affermazione che ciò dimostra “rischi per la rete elettrica statunitense”.

Quando i giornalisti si sono resi conto di ciò che era – e non era – effettivamente accaduto, la reazione è stata rapida.

1) Nessuna infiltrazione della rete elettrica.

2) Malware “russo” può essere acquistato in rete da chiunque.

3) Vedere 1 & 2. https://t.co/bVIG8zQBsk

Dell Cameron (@dellcam) 31 dicembre 2016

 

Parecchio stupefacente quanto malamente il Post risulti aver distorto questa faccenda. Non avete telefonato al regolatore dell’azienda del Vermont prima di pubblicare?

– Eric Geller (@ericgeller) 31 dicembre 2016

 

La mia scommessa è che tutto risulterà essere malware commerciale e nemmeno APT28/APT29 e chiunque salti sul carrozzone della propaganda apparirà molto sciocco.

– Pwn All The Thing (@pwnallthethings) 31 dicembre 2016

 

Questo è importante non soltanto perché uno dei principali giornali della nazione ha ancora una volta pubblicato un articolo estremamente fuorviante, istigatore di paure a proposito della Russia. E’ ancor più importante perché riflette la febbre profondamente irrazionale e in continua spirale che è coltivata nel discorso e nella cultura politica statunitense riguardo alla minaccia posta da Mosca.

Il Post ha molti giornalisti eccellenti e redattori in gamba. Hanno prodotto quest’anno molti grandi articoli. Ma questo genere di comportamento palesemente irresponsabile e sensazionalista da rivista scandalistica – che fa il paio con la promozione di quella grottesca lista nera PropOrNot di canali giornalistici statunitensi accusati di essere strumenti del Cremlino – è un sottoprodotto della mentalità da ‘tutto è lecito’ che oggi plasma il dibattito dominante circa la Russia, Putin e la Grave Minaccia a Tutte le Cose Oneste negli USA che essi rappresentano.

Questo livello di conformismo, istigazione di paure, pressione coercitiva di pari e iper-nazionalismo non si vedeva dai giorni alcioni del 2002 e 2003. In effetti proprio le stesse persone che allora diffamavano chiunque mettesse in discussione le affermazioni ufficiali  accusandolo di essere simpatizzante o lacchè di Saddam e pazzoide anti-statunitense di sinistra sono di nuovo alla carica con la loro nuova puntata accusando chiunque manifesti scetticismo nei confronti delle affermazioni sulla Russia di essere simpatizzante di Putin e agente e lacchè del Cremlino.

Ma è tutto pesantemente esacerbato da media scoiali in modi che non comprendiamo ancora appieno. Una vasta percentuale di giornalisti passa la giornata su Twitter. E’ la loro principale finestra sul mondo. A causa dell’intensità e della grossolanità delle emozioni tuttora provocate dalla sconfitta della Clinton da parte di Trump, i benefici che i media sociali ricavano dal twittare e pubblicare affermazioni folli su Trump e Putin sono immensi e immediati: migliaia e migliaia di rilanci, un rapido aumento del numero dei follower, ed enormi quantità di traffico.

In effetti, quanto più si tratta di demenzialità, tanto maggiori sono i benefici (vedere qui alcuni degli esempi più estremi).  E’ così che persone altrimenti razionali continuano a essere indotte a pubblicare e rilanciare e condividere notizie estremamente dubbie che poi si rivelano false.

E questo per non dir nulla delle pressioni sociali non utilitaristiche. Non è una novità che le élite – in particolare figure mediatiche e politiche – erano e sono virtualmente unite nel loro scatenato disprezzo nei confronti di Trump. E abbiamo visto in continuazione che ogni volta che c’è un nuovo Grande Malvagio Straniero – oggi Putin – le figure mediatiche statunitensi sono in testa alla campagna. In conseguenza ogni denuncia o accusa contro Trump o la Russia, indipendentemente da quanto distante dalla razionalità o priva di fatti, genera applausi istantanei, mentre ogni messa in discussione di esse innesca un’istantanea denuncia dei propri pari, o peggio.

Poche cose sono più pericolose per la funzione giornalistica che il pensiero di gruppo, e pochi strumenti sono stati inventati che promuovono e rafforzano il pensiero di gruppo come i media sociali, particolarmente Twitter, la piattaforma più usata dai giornalisti. E’ un fenomeno che merita molto più studio, ma esempi come questo evidenziano la dinamica.

In questo caso l’effetto è un costante aumento di tensioni tra due potenze nucleari i cui sistemi nucleari sono tuttora in allarme rosso e in grado di scatenare reazioni catastrofiche basate su malintesi e percezioni errate. I Democratici e i loro alleati nei media sono giustamente allarmati per i pericoli potenziali dell’atteggiamento bellicoso di Trump nei confronti della Cina, ma notevolmente e temerariamente indifferenti ai pericoli di ciò che essi stessi stanno facendo qui.

****

Gli interessati a una discussione sobria e razionale del problema della pirateria russa dovrebbe leggere quanto segue:

(1) Tre post dell’esperto di sicurezza informatica Jeffery Carr; il primo sulla difficoltà di provare l’attribuzione di qualsiasi atto di pirateria; il secondo sulle affermazioni irrazionali su cui si basa il caso “la Russia ha piratato il Comitato Nazionale Democratico”; e il terzo sul rapporto miseramente inadeguato e privo di prove pubblicato dal Dipartimento della Homeland Security e dall’FBI questa settimana per giustificare le sanzioni contro la Russia.

(2) L’articolo di ieri su Rolling Stone di Matt Taibbi che ha vissuto e lavorato per più di un decennio in Russia, intitolato “Qualcosa puzza riguardo a questa storia russa”.

(3) Un articolo di David A. Graham sull’Atlantic sulla politica e le strategie delle sanzioni imposte queste settimane alla Russia da Obama; dissento da molte delle sue affermazioni ma l’articolo è una rarità: un valutazione calma, sobria e razionale di questo dibattito.

Poiché è così spesso distorta, consentitemi ancora una volta di sottolineare la mia idea del più generale tema della Russia: ovviamente è possibili che la Russia sia responsabile di questi attacchi informatici, poiché ciò è perfettamente coerente (e molto più tenue) con quanto Russia e Stati Uniti hanno fatto ripetutamente per decenni.

Ma considerata la posta in gioco, assieme agli incentivi agli errori e/o inganni, nessuna persona razionale dovrebbe essere disposta ad abbracciare come Verità queste accuse, a meno che e fino a quando siano pubblicamente presentate per l’esame prove convincenti, il che certamente non è ancora successo. Come dimostra l’articolo di cui sopra, le “prove” offerte questa settimana – il rapporto privo di prove del governo statunitense – dovrebbe sollevare sospetti, anziché ridurli. E’ difficile comprendere come questo desiderio di prove convincenti prima di accettare affermazioni ufficiali possa mai essere controverso, particolarmente tra giornalisti.

AGGIORNAMENTO: Proprio come The Guardian ha dovuto fare solo due giorni fa a proposito della sua affermazione a proposito di WikiLeaks e Putin, il Washington Post ha ora aggiunta una nota redazionale al suo articolo, riconoscendo che la sua affermazione chiave era falsa:

Nota della redazione: Una precedente versione di questo articolo ha affermato impropriamente che pirati russi avevano penetrato la rete elettrica statunitense. Le autorità affermano che al momento non vi è alcuna indicazione di ciò. Il computer della Burlington Electric che era stato infettato non era collegato alla rete.

Non è chiarissimo che gli standard giornalistici sono sportivamente ignorati quando il soggetto è la Russia?

 

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/russia-hysteria-infects-washpost-again-false-story-about-hacking-u-s-electric-grid/

Originale: The Intercept

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2017 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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Un commento su “L’isterismo antirusso infetta di nuovo il Washington Post: falso articolo sul pirataggio della rete elettrica USA

  1. attilio cotroneo il said:

    Se ci fosse stata una reale penetrazione russa capace di influenzare le elezioni statunitensi non l’avremmo mai saputo .

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