Paura a Berlino (oppure: si fa con gli specchi)

Redazione 28 dicembre 2016 1
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Paura a Berlino (oppure: si fa con gli specchi)

Di Gregory Barrett

27 dicembre 2016

Berlino. 

Nei minuti in cui si stava compiendo l’attacco di Berlino, la sera di lunedì 19 dicembre 2016, stavo consumando una cena deliziosa in un  ristorante iracheno soltanto a pochi chilometri di distanza, nel popolare distretto di Kreuzberg. Ero in compagnia di una delle mie figlie, che risiede in città, e di un suo e mio amico, un coreografo, pittore e regista che anni fa aveva lasciato l’Iraq per fuggire dalla guerra e dal caos nella sua città natale di Baghdad, e che ora vive e lavora ad Amsterdam. Prima del mio arrivo gli avevo chiesto se conosceva un buon ristorante arabo a Berlino e mi aveva immediatamente risposto in maniera affermativa, ovviamente compiaciuto che io apprezzassi la cultura del suo paese. Ero fiducioso che a Berlino ci fossero buoni ristoranti arabi. Berlino è molto internazionale ed è residenza di moltissimi immigrati e stranieri di differenti  parti del mondo; questa è una delle cose che mi piacciono di questa città. Sono ritornati anche centinaia di migliaia di ebrei. Ci sono moltissimi di tedeschi che non amano questo aspetto internazionale di Berlino e altre città con popolazioni così varie, e molti di loro definiscono, in maniera derisoria questa mistura di nazionalità e di tradizioni: “multikulti”, dalla parola che significa multiculturale. Molti di questo ultimo gruppo etnico tedesco sono ora molto suscettibili al tema di una campagna usato prima delle elezioni del 2017 anche da membri del partito CDU (Unione Cristiano Democratica) della Cancelliera Angela Merkel, dato che  quei conservatori cercano di riguadagnare i molti elettori che sono andati abbandonandoli per votare per l’ultimo arrivato, il Partito estremista di Destra Alternative für Deutschland (AfD) e che stanno aiutandolo a prendere seggi nelle legislature di ogni stato che ha tenuto le elezioni nei due anni scorsi. Quel tema della campagna elettorale è basato su uno slogan che si riferisce all’assimilazione obbligatoria che queste persone di destra richiedono sempre di più che dovrebbe essere imposto agli immigrati e ai rifugiati: a questi nuovi arrivati si dovrebbe richiedere di adottare la deutsche Leitkultur (“la cultura tedesca dominante”).

Ma in quel ristorante modesto e piacevole, quella sera si sentiva poca tensione. La maggior parte dei clienti sembravano essere di origine mediorientale, anche se alcuni avevano amici tedeschi con loro. C’erano poche donne con il velo islamico, poche senza, e delle belle cameriere irachene che erano vestite in maniera informale con jeans occidentali e abiti alla moda.

Sono cresciuto in America dove la maggior parte degli immigrati volevano essere come tutto il resto di noi o, almeno, questa era la mia impressione. Anche se erano orgogliosi delle loro origini culturali e gli piaceva frequentare persone del loro gruppo etnico o della loro nazionalità (o di quella dei loro genitori), sembravano contenti di adottare uno stile di vita americano. Qui in Europa le cose erano sempre un po’ diverse, e una percentuale maggiore di immigrati ha scelto di conservare una buona parte della loro cultura natia, o, in alcuni casi, come quello di molte ragazze musulmane adolescenti, sono state costrette a farlo da devoti padri musulmani maschilisti. Tuttavia, qui non si vedono molte donne musulmane che indossano il burqa, cioè il lungo capo di abbigliamento che copre anche la faccia. Cionondimeno, i legislatori tedeschi  hanno avuto la schiuma alla bocca per proibire il burqa in pubblico, da alcuni mesi, cioè  da quando lo ha fatto la Francia in seguito agli attacchi terroristici che ha subito. Questo apparentemente è inteso come un forte atto simbolico dal momento che io – e anche la maggior parte delle persone di qui – non hanno mai visto una donna portare il burqa in questa nazione. Durante la recente assemblea nazionale del suo partito, la Cancelliera Merkel che di solito evita con zelo di essere collegata a misure del genere, che sono abbastanza apertamente xenofobe, ha pensato che avrebbe fatto meglio a “dare una mano” ai suoi razzisti e ha pubblicamente appoggiato la proposta della proibizione del burqa. Gli elettori dell’estrema destra reclamano il suo sangue e,  anche se è stata eletta di nuovo presidente del suo partito, e nominata ancora una volta loro candidata per l’elezione a Cancelliere nelle imminenti elezioni, molti dei suoi sostenitori sono molto preoccupati per la misura in cui gli elettori contrari agli immigrati la stanno demonizzando per le sue politiche relativamente attente ai bisogni degli immigrati, portate avanti  in anni recenti.

C’è un’ondata epidemica di paura che si sta diffondendo rapidamente in tutta l’Europa. Fin dall’attacco al Mercatino di Natale  a Berlino, che ci siamo sorpresi di leggere quando abbiamo raggiunto l’appartamento di mia figlia, dopo il nostro delizioso pasto iracheno, la macchina della paura ha messo la quinta.

Fin dall’attacco, i media tedeschi tradizionali, hanno  a stento riservato 10 minuti di ogni ora a qualsiasi altro argomento.

Dato che l’UE continua a lentamente a sgretolarsi, e che aumentano le dispute tra i paesi membri originari e i più recenti membri dell’Europa Orientale, riguardo alle politiche di tipo fascista in Polonia e Ungheria, e le continue crisi per le politiche neoliberali di austerità, che stanno distruggendo le economie dei paesi membri europei, come Italia, Spagna e Grecia, gli attacchi terroristi sono riusciti a far arrivare la paura e la confusione a un nuovo livello.

A Est, continua l’accumulo, a opera della NATO di truppe e missili lungo il confine con la Russia, insieme alla campagna propagandistica destinata a rappresentare questo sviluppo come una misura puramente difensiva contro “l’aggressione russa”. Le affermazioni isteriche pronunciate dalla Polonia e da altre nazioni dell’Europa Orientale, secondo le quali esse sono a rischio di subire un’invasione russa, basata sulle loro storiche lagnanze e che sono in contraddizione con qualsiasi logica moderna, sono trattate seriamente e viene loro permesso di inasprire la Nuova Guerra Fredda mentre non si dice nemmeno una parola sul ruolo del Grande Fratello della NATO e degli Stati Uniti e dei suoi potenti neoconservatori in quella stessa escalation. In effetti, qualsiasi descrizione degli avvenimenti che coinvolga il Vice Segretario di Stato, Victoria Nuland (alias “Vendetta di Cheney”)  e le sue anime gemelle in senso ideologico, nel periodo precedente al colpo di stato in Ucraina, viene trattata come  “notizie false”.

Dato che è soltanto da pochi decenni che i genitori e i nonni dei tedeschi di oggi hanno ricostruito il loro paese fatto a pezzi, dalle rovine della II Guerra Mondiale – e lo stesso si applica a gran parte dell’Europa Orientale – qui le comodità e la sicurezza sono un problema molto molto grosso. In particolare i cittadini anziani, dei quali molti ancora ricordano quel caos, sono terrorizzati dalle attuali minacce  reali e immaginarie. Anche se i cittadini dell’Unione Europea, maltrattano molto la parola “democratico” per descrivere il sistema di qui, e sebbene questo in generale  abbia di fatto una più forte rassomiglianza con quella mitica bestia, “democrazia” che con l’America  che la ha oramai  da molto tempo, di recente molti europei sembra che siano pronti a eliminare un grosso pezzo delle loro libertà civili in un batter d’occhio, se questo soltanto riporterà i giorni relativamente spensierati di pochi anni fa, quando si sentivano sicuri nelle strade e quando la polizia sembrava avesse le faccende sotto controllo.

I tedeschi, in particolare, sono sbigottiti da due anni di rivelazioni sorprendenti. Il paese deve molto della sua prolungata stabilità economica alla sua industria automobilistica e dalle esportazioni in tutto il mondo a questa collegate, uno dei motivi per cui la Germania è stata praticamente l’unica nazione della terra la cui economia a malapena si è contratta durante al crisi economica iniziata nel 2007; questo contrasta ironicamente con il fatto che la Germania è anche considerato un paese leader globale nel campo ambientale, grazie ai grandi passi fatti verso    l’approvvigionamento dell’energia rinnovabile, dopo aver cambiato corso e avere iniziato a eliminare completamente l’energia nucleare dopo Fukushima. GUARDATE, però: ora  risulta che la Volkswagen, la più grande industria europea che fabbrica automobili, e una delle pietre miliari dell’orgoglio del “Made in Germany” (Fabbricato in Germania), ha deliberatamente raggirato per anni il pubblico in tutto il mondo e ha dotato i suoi modelli a diesel con un software che può ingannare gli ispettori delle emissioni e quindi permettere alle macchine di inquinare allegramente fino all’ispezione successiva. Questa enorme, ricca industria di successo, con la sua vasta rete di appoggi e sussidi governativi, è ricorsa a  trucchi squallidi e subdoli per fare ancora più soldi e non si è minimamente preoccupata di deridere la dirigenza ambientalista tedesca. Tutto questo avveniva mentre la Germania stava facendo devote prediche morali alle nazioni che fanno peccati nel campo dell’ambiente alle conferenze dell’ONU a Parigi e altrove. Di chi possiamo avere fiducia in questi giorni?

Non dei burocrati che sono nel quartier generale a Bruxelles. Insieme  ai membri eletti del parlamento europeo non hanno nessunissima  illusione che le cose stiano andando bene: una serie continua di sondaggi mostra uno scetticismo riguardo al fatto che l’istituzione cresca dovunque nei suoi territori, e che i partiti di destra che vogliono voltare le spalle a ciò che viene ampiamente percepito come una struttura di élite per clienti d’élite, stiano minacciando di prendere il potere anche in Francia e in Olanda,  due dei membri fondamentali dell’Unione Europea. Molti qui credono che se il prossimo anno il Fronte Nazionale  vincerà le elezioni in Francia, il sogno di un’Europa unificata arriverà alla fine. In cima ai problemi che stavano già aumentando, il successo del movimento Brexit e l’elezione di Trump hanno scioccato anche molti di quella minoranza di europei che prendono ancora sul serio la dottrina cristiana, da chiedersi se forse Nietzsche aveva ragione riguardo alla morte di “Dio”.

Il dichiarato interesse di Trump a collaborare con la Russia e a ridurre l’appoggio americano alla NATO, che segue immediatamente il successo di Obama e di Hillary nel convincere l’UE che Putin è l’incarnazione del male, colpisce qui la maggioranza come equivalente a mettere l’Europa all’asta come equivalente geostrategico di un mercato degli schiavi. Le forze militari dei paesi europei, con la probabile eccezione della Francia, sono state sempre un po’una barzelletta nell’era post-bellica. Esistono. Hanno uniformi e armi, ma, dato che l’America fa la parte del leone riguardo alle spese della NATO e che possiede basi militari in tutta Europa e in gran parte del mondo, non c’è stata mai una grande pressione perché fossero prese terribilmente sul serio. Nessuno attualmente sembra molto sicuro del modo in cui possono essere rese rapidamente anche marginalmente indipendenti.

Ancora paura.

Ma non è soltanto qui in Europa che la paura si sta diffondendo, e il terrorismo e la Brexit e Trump sono soltanto alcuni dei molti fattori in gioco. E’ tutto molto diverso dalla spavalderia che si è diffusa nel regno del capitale senza restrizioni in seguito agli avvenimenti del 1989 e al successivo collasso dell’Unione Sovietica. Per milioni di persone in tutto il mondo che non hanno mai avuto alcuna sicurezza, che hanno sempre vissuto in zone di guerra o che hanno tirato fuori dalle discariche il cibo o che sono sopravvissuti, un anno dopo l’altro in rifugi di fortuna, non molto è cambiato, né era cambiato allora. Ma nulla di tutto questo si supponeva accadesse a noi, qui, in un ambiente sicuro.

E, per la maggior parte, non è accaduto a noi…non ancora. La vita nelle strade e nei supermercati e negli edifici adibiti ad uffici, va avanti per lo più come sempre – in superficie. C’è, però, un crescente tono di panico nei notiziari e nei discorsi dei politici. Sta rapidamente diventando più ovvio che non ci sono più garanzie, se mai ci sono state. Siamo in un territorio inesplorato. L’economia è un castello di carte che è stato proprio sull’orlo del completo fallimento nel 2008 e che la prossima volta non  potrebbe essere così fortunata. Chiunque sia informato a fondo e accuratamente sulla gravità della situazione dell’ambiente, che è già cominciata, sa che il motivo per cui la situazione dell’ambiente non fa notizia ogni giorno, è  che l’% no è disposto a permettere che ulteriore panico infetti la sfera pubblica. Alcuni di loro sono sufficientemente stupidi da credere  realmente che tutto in qualche modo andrà bene senza alcun cambiamento radicale, ma personalmente penso che la maggior parte dei nostri padroni sia perfettamente consapevole di quanto rapidamente potrebbe arrivare la catastrofe. Sono semplicemente riluttanti a rinunciare a ogni potere o privilegio allo scopo di salvare il pianeta, la maggior parte del quale, insieme a coloro che la abitano, sia animali che piante che esseri umani, comunque non ne  ha bisogno. O forse credono che qualche miracolo tecnologico scenderà in quel preciso momento dai cieli metaforici della Silicon Valley https://it.wikipedia.org/wiki/Silicon_Valley, il deus ex machina come nelle opere teatrali della Grecia antica e ci salverà mentre siamo appesi allo sull’orlo del precipizio.

Purtroppo, come quasi chiunque altro sulla terra in questi giorni, quei potenti geni potrebbero essere troppo indaffarati a fissare i loro smartphone per preoccuparsi di salvare tutti gli altri. Ci vuole qualcosa di stupefacente come, forse, un attacco terroristico per far sì che molti di noi in questi giorni alzino lo sguardo da quello schermo, se siamo abbastanza vicini, altrimenti osserviamo l’attacco anche là, insieme a tutti le relazioni e i commenti che seguiranno. Mentre cammino per chilometri qui,  attraverso la foresta, nella Germania sudoccidentale, occasionalmente vedo un’altra escursionista che fissa il suo smartphone, mentre cammina, inconsapevole, attraverso alcuni dei boschi, valli, e montagne più belli che conosco. Quel mondo virtuale attraverso visto attraverso uno specchio, ci tiene ora in pugno, e tutta la nostra paura viene incanalata attraverso questo. E’ una casa digitale di specchi, ma impartisce anche lezioni di potere e di partecipazione dati che mette in grado chi di noi ci tiene a farlo, di creare piccole agenzie di stampa e nostri gruppi di esperti, profani e incauti, come spesso sono. Potrebbe sembrare irrilevante, ma i governi si fanno prendere dal panico anche per questo e reagiscono sempre di più con piani intesi a controllare e censurare Internet. Si rendono conto che la Casa degli Specchi Virtuali ha messo seriamente in discussione la loro autorità. La rivoluzione tecnologica che negli anni ’90 ha salvato un’economia mondiale che stava per fallire, è diventata la base di quella economia: il meglio del meglio, sia il problema che la risposta rivendicata, il genio che gestisce tutte le nostre infrastrutture e che allo stesso tempo mina il potere dello stato, l’universo parallelo in cui molti di noi trascorrono quasi tutto il tempo, mentre i nostri corpi in qualche modo continuano a girare sul piano fisico. Non abbiamo ancora impianti nel collo che prendono informazioni da internet e ci liberano da quella cosa ingombrante che portiamo in mano o che abbiamo sulla scrivania, ma arriverà, se vivremo così a lungo. Perfino lo scrittore futurista visionario Philip K. Dick non immaginò mai scenari di orrore come quelli che si profilano all’orizzonte di quello che è ora possibile. Molti dei suoi romanzi si svolgono, però, in un futuro in cui per lo meno parte dell’umanità è andata via per colonizzare altri pianeti e sollevare quindi la Terra rovinata dalla necessità di sostenerci tutti: qui, invece, in tempo reale, sembra che non  potremmo   arrivare a tempo a quel punto nella storia  per avere quel lusso.

La religione, per alcuni è un luogo per fuggire da tutte le paure e la confusione; per altri è la giustificazione per l’omicidio; e per incalcolabili milioni o anche miliardi di altri, è la scusa per rifiutare qualsiasi responsabilità rispetto a ciò che accade alla biosfera e all’umanità, dal momento che si crede che tutto sia “nelle mani di Dio” oppure degli dei e delle dee  comunque. Tutto questo è di scarso conforto per chi di noi rifiuta l’approccio da fiaba alla cosmologia e pensa che ciò che fanno gli esseri  umani o che non riescono a fare, determinerà il nostro destino. Ma il semplice suggerimento che questi antichi sistemi di credenze – con le loro classificazioni degli esseri umani in credenti e non credenti in salvi e condannati, in illuminati e ciechi, sono uno dei maggiori ostacoli alla soluzione di moderne crisi pericolose che deve affrontare la nostra specie, provoca reazioni indignate anche da parte di molti che non prendono sul serio la dottrina religiosa. Il diritto a una qualche “fede” confortante, è considerato un sacrosanto diritto fondamentale

Ciò che è considerato sacrosanto e diritto fondamentale dalla vasta maggioranza degli esseri umani, è il diritto di riprodursi e di portare nuovi esseri umani in questo mondo agitato e pericoloso. Indipendentemente da quanto appaia cupo il nostro futuro, indipendentemente da quanto siano difficili da gestire le minacce che diventano sempre più  fosche e spaventose – il balzo tra il riconoscere tali minacce e quel cupo futuro, e la consapevolezza che i bambini nati adesso possano essere portati in un mondo senza speranza in condizioni incredibilmente difficili per gran parte della nostra razza quando saranno adulti, è un ponte troppo lontano per la maggior parte di noi. Vogliamo credere che le cose in qualche modo si risolveranno  se proprio ci pensiamo. Hanno sempre (almeno per alcuni di noi). Le NOSTRE vite saranno arricchite e migliorate se avremo dei figli. Invece, molti, se non la maggior parte di noi si rifiutano o sono incapaci, anche così  tardi, di ammettere onestamente come sono realmente brutte le previsioni. Dopo tutto, i supermercati sono zeppi di alimenti più incredibilmente svariati che mai. Il denaro viene fuori dai bancomat se introduciamo la carta adatta nella fessura adatta. Si può ascoltare qualsiasi tipo di musica immaginabile, guardare milioni di film, o di scene di sesso dal vivo del genere adatto ai propri gusti, si possono leggere o guardare quasi mezzo di informazioni  o ascoltare qualsiasi stazione radio del pianeta, guardare splendide opere d’arte o fotografie sbalorditive a qualsiasi ora del giorno e della notte, e tutto con un semplice clic sul portale dall’altra parte di uno specchio, la porta di ingresso nella Casa degli Specchi. Si vuole credere che un mondo del genere è buono e che rimarrà tale, che i nostri figli avranno una vita felice. L’idea che avere dei figli potrebbe essere un atto di illusione, di egoismo, e di deliberata cecità, è troppo cinica e spietata da poterla tollerare…

Non è vero?

*https://it.wikipedia.org/wiki/Philip_K._Dick

Nella foto: la Porta di Brandeburgo a Berlino.

Gregory Barrett è un traduttore e musicista americano che vive in Germania.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.counterpunch.org/2016/12/27/fear-in-berlin-or-they-do-it-with-mirrors/

Originale: non indicato

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 29 dicembre 2016 alle 03:07 -

    Finché il dissenso verrà represso nulla é perduto

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