La Cina è sicura di sé: realista?

Redazione 25 dicembre 2016 1
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ChinaWorldEconomy

di Immanuel Wallerstein – 24 dicembre 2016

Ogni paese ha sentimenti contrastanti riguardo al proprio futuro, ma alcuni sono più sicuri di sé di altri. Attualmente ci sono pochissimi paesi in cui i dubbi non appaiano maggiori delle certezze. Mi sembra vero per quanto riguarda gli Stati Uniti, l’Europa sia occidentale sia orientale, l’Australia, il Medio Oriente e la maggior parte dell’Africa e dell’America Latina. L’eccezione più grande in questa preoccupazione e pessimismo globali è la Cina.

La Cina dice a sé stessa che nell’economia mondiale sta ottenendo risultati migliori di chiunque altro. Di certo pare che stia andando meno bene oggi rispetto a pochi anni fa, ma lo stesso vale per il resto degli altri, e sta facendo tuttora meglio degli altri.

La Cina dice anche a sé stessa che sta diventando sempre più forte nella sua posizione geopolitica, innanzitutto nell’Est e nell’Asia sud-orientale e ora, secondariamente, in gran parte del resto del mondo. Pare essere sprezzante delle pretese degli Stati Uniti di una nuova posizione in Asia, cui afferma di dare priorità. Di certo si preoccupa del grado di autocontrollo del gigante statunitense, specialmente ora che sta salendo al potere l’imprevedibile Trump. Ma, di nuovo, la Cina pare pensare di essere in grado di gestire, persino di domare, quella che considera l’arroganza statunitense.

La domanda è: quanto è realistica questa autovalutazione della Cina?  Ci sono due premesse incorporate nella sicurezza di sé della Cina la cui validità va analizzata. La prima è che i paesi, o meglio i governi di stati, possono effettivamente controllare ciò che sta accadendo loro nell’economia mondiale. La seconda è che i paesi possono contenere efficacemente il malcontento popolare, mediante repressione o limitate concessioni alle richieste. Se ciò è mai stato anche solo parzialmente vero nel sistema mondiale moderno, queste affermazioni sono divenute molto dubbie nella crisi strutturale del sistema capitalista mondiale in cui ci troviamo oggi.

Quando consideriamo la prima premessa, la capacità dei paesi di controllare ciò che accade loro nella vita in corso del sistema mondiale moderno, la maggiore prova che ciò è dubbio è quanto sta accadendo negli ultimi anni nella stessa Cina. Certamente nessuno stato ha lavorato così duramene come la Cina per garantire i suoi continui alti risultati. La Cina non ha lasciato le sue attività alla mercé del “mercato”.  Il governo cinese è costantemente intervenuto nell’attività economica all’interno del paese. In effetti ha virtualmente imposto ciò che deve essere fatto e come deve esserlo. Tuttavia, nonostante tutto ciò che il governo ha fatto, la Cina ha subito ultimamente preoccupanti battute d’arresto. Il governo si è preoccupato di tali intoppi, ma il meglio che è stato in grado di fare è stato moderarli, non prevenirli. Non denigro le azioni del governo cinese. Mi limito a insistere nel notare i limiti della loro efficacia.

Se consideriamo l’arena politica, la Cina fatto affidamento sull’essere in grado di insistere che gli altri stati riconoscessero e attuassero la sua politica di “una sola Cina”. Considerando qual era la situazione globale cinquant’anni fa, la Cina ha conseguito risultati eccezionali al riguardo. Ciò nonostante recentemente Taiwan pare star riconquistando un certo terreno nella sua lotta per l’autonomia. Forse questa è un’illusione transitoria; forse no.

La seconda premessa pare ancor più dubbia in questi tempi. Le rivolte popolari contro i regimi a causa della loro durezza o della corruzione che hanno fomentato non sono una novità. Ma sembrano più frequenti, più improvvise e persino più vincenti che nel passato. Un buon esempio è proprio alle porte della Cina, nella Corea del Sud. Là la presidente Park Geun-hye è precipitata nel favore del pubblico apparentemente da un giorno all’altro. E’ stata messa in stato d’accusa nonostante la sua impressionante vittoria elettorale e il suo controllo della macchina amministrativa dello stato.

Uno sguardo a queste rivolte popolari mostra che, anche se spesso riescono a rovesciare il regime al potere, non risultano creare un nuovo regime duraturo. Ma questa osservazione sarebbe di ben scarso conforto per qualsiasi regime, e certamente non per il regime attuale in Cina.

Non è che il governo cinese, e il suo partner collegato, il Partito Comunista Cinese, non siano consapevoli di questi argomenti. Lungi da ciò! Ma ritengono di essere in grado di superare, e che supereranno, gli ostacoli ed emergeranno nei prossimi dieci o vent’anni come la struttura economica dominante del mondo. E, considerato ciò, si aspettano di prevalere geopoliticamente sugli altri, e in particolare sugli Stati Uniti.

Nessuno può essere certo di come si evolverà questa rivalità geopolitica. I raccomando scetticismo sulle due premesse della sicurezza di sé della Cina. Torno, come faccio sempre, a considerare l’attuale situazione mondiale come parte di una rivalità tra due gruppi che stanno lottando non per come gestire l’attuale sistema mondiale o per prevalere in esso, ma piuttosto riguardo a che cosa dovrebbe sostituire un sistema capitalista che non è più sostenibile, o per le sue super élite o per le sue vaste classi e i suoi vasti popoli oppressi.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/china-is-confident-how-realistic/

Originale: iwallerstein.com

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 26 dicembre 2016 alle 00:18 - Reply

    Non è escluso che Trump sappia che concedere altri 10 anni alla Cina possa essere pericoloso per gli USA; il problema é che fare come sembra adesso può essere molto pericoloso.

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