Fidel Castro ha lasciato a Cuba un’eredità ecologica

Redazione 13 dicembre 2016 1
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Fidel Castro ha lasciato a Cuba un’eredità ecologica

Di Stephen Zunes

12 dicembre  2016

Anche se non aveva più alcuna posizione formale di potere fin dalle sue dimissioni da presidente per ragioni di salute, 8 anni fa, la morte di Fidel Castrom avvenuta il mese scorso,  segna il passaggio di un’epoca. Nel corso dei suoi quasi 50 anni al potere, pochi individui hanno avuto un’influenza così profonda su un paese nel bene o nel male – e Castro ha lasciato molto di entrambi.

Anche se certamente non va presa alla lettera, c’è una certa verità nel detto: “Tutte le cose belle che avete sentito riguardo a Cuba sono vere. E tutte le cose brutte che avete sentito riguardo a Cuba sono vere.”

Anche se i cubani hanno un reddito pro capite  ben sotto il 10%  rispetto a quello degli Stati Uniti, ora hanno un’aspettativa di vita più lunga e un tasso minore di mortalità infantile. La popolazione deve affrontare di continuo carenze, inefficienze e una burocrazia esasperante, e tuttavia il governo fornisce istruzione gratuita a tutti i livelli, assegnazione gratuita di cibo, assistenza sanitaria gratuita, utenze   massicciamente  sovvenzionate  e alloggi poco costosi.

Qui negli Stati Uniti c’era stata molta attenzione per la repressione castrista dei dissidenti e per altre pratiche autoritarie che però impallidivano in confronto a quelle dei molti regimi di destra in America Latina appoggiati dagli Stati Uniti durante la maggior parte del tempo  in cui Castro è stato al potere e ai molti governi di altri paesi sostenuti da Washington fino a oggi.

In effetti, altri paesi comunisti – come la Cina, di gran lunga più repressiva, hanno goduto di normali relazioni con gli Stati Uniti, mentre Cuba è stata scelta per il disconoscimento,   le sanzioni, i divieti ai viaggi nell’isola e altre restrizioni, soltanto alcune delle quali sono state in parte attenuate durante la presidenza di Barack Obama.

Il test più importante di Castro c’è stato negli anni ’90,  quando la fine improvvisa degli aiuti su larga scala e il commercio  incentivato con il Blocco dell’Est, unito a sanzioni imposte dagli Stati Uniti, aveva provocato una grave crisi economica. La risposta di Fidel che la storia potrebbe giudicare come forse la sua maggiore eredità – è stata di dare il via a un ambizioso programma di agricoltura organica, pianificazione ambientale, energia rinnovabile e di altre pratiche di sviluppo sostenibile.

Non essendo in grado di ottenere fertilizzanti chimici, pesticidi, veicoli a motore ed altri articoli da cui dipendevano, i cubani fronteggiarono una potenziale catastrofe. La risposta di Castro, secondo le parole di Peter Rosset, dell’Istituto per il Cibo e la Politica di sviluppo, è stata “la più ampia trasformazione dall’agricoltura convenzionale alle coltivazioni organiche o semi-organiche che il mondo avesse  mai conosciuto.”

In seguito alla diminuzione dell’80% della disponibilità di pesticidi chimici e al calo del 50%  del petrolio usato come combustibile per l’agricoltura, gli agricoltori cubani hanno di fatto aumentato la quantità e la qualità della resa dei raccolti a costi inferiori e con minori effetti collaterali per la salute. Muffe, vermi, api e formiche, sono stati

tutti usati per la disinfestazione. Gran parte di questo è stato fatto in industrie artigianali dirette da scienziati in questa società povera ma che ha un alto livello di istruzione.

Inoltre, Cuba cominciò ad allontanarsi dal modello della monocoltura – basato sull’esportazione di zucchero e tabacco – verso le colture alimentari, particolare la soia. La rotazione delle colture, la coltivazione intercalare, e gli sforzi per la conservazione del suolo sono diffusi. L’agricoltura urbana soddisfa le necessità alimentari degli abitanti delle città.

Dopo vari anni di scarsità di cibo e di deficienza vitaminica negli anni ’90, i cubani godono di migliore salute grazie al loro maggior consumo di verdure organiche e al diminuito consumo di carne rossa. I braccianti agricoli in particolare riferiscono un sensibile miglioramento della salute, dovuto ala loro ridotta esposizione ai pesticidi e agli erbicidi.

Anche la carenza di combustibile ha portato a un cambio verso le sorgenti di energia rinnovabile. Ci sono ora quasi 10.000 pale eoliche funzionanti e un aumento di energia solare. I generatori a biomassa ora forniscono quasi il 15% dell’elettricità del paese. Ci sono centinaia di piccole strutture idroelettriche, principalmente nelle regioni di montagna. Praticamente tutti gli zuccherifici del paese sono ora alimentati dagli scarti della canna da zucchero.  I forni solari e altre tecnologie appropriate sono ora una cosa normale nelle aree rurali.

Significativamente, anche quando divenne disponibile il petrolio economico del Venezuela e quando migliorò la possibilità di usare gli agenti chimici, queste innovazioni ecologiche rimasero in atto.

Mentre molti paesi hanno man mano distrutto le loro foreste pluviali a un ritmo allarmante, Cuba ha fatto uno sforzo consapevole di invertire quella tendenza per mezzo di programmi di riforestazione su larga scala che comprendono mettere a dimora una ricca varietà di specie native. Le aree imboschite sono state più che raddoppiate fin dalla rivoluzione del 1959.

Uno dei prodotti secondari degli sforzi di riforestazione, è che Cuba è ora uno dei massimi centri di biotecnologia per le medicine derivate da piante tropicali. C’è stato un sensibile incremento nell’uso delle medicine a base di erbe e un ritorno ad alcuni comprovati rimedi popolari.

Dato che i cubani sono diventati meno dipendenti dalle sorgenti naturali di energia e dai mezzi di produzione agricoli,  e più dipendenti dalle sorgenti locali,  l’attività decisionale politica, è diventata più decentralizzata. La maggior parte delle aziende agricole statali sono diventate cooperative gestite dagli stessi agricoltori, e un livello crescente di controllo politico ora spetta alle amministrazioni locali democraticamente elette.

Anche se il governo cubano è rimasto autoritario per molti aspetti, la tendenza verso un socialismo più democratico a livello locale, ha apportato nuova vita a un paese che per decenni è rimasto vittima della stagnazione a causa di una rigida burocrazia statale gerarchica.

Obama non è stato in  grado di ripristinare normali rapporti commerciali con Cuba come conseguenza dell’Helms-Burton Act, convertito in legge dal Presidente Bill Clinton nel 1996, che richiede che le rigide sanzioni restino in atto  non soltanto fino a quando Cuba permetta libere elezioni democratiche, ma fino a quando il paese si

muove  notevolmente  verso un sistema economico orientato al mercato.” E così, anche se Cuba alla fine diventerà una democrazia pienamente funzionante ma che opterà per un’economia socialista, le rigide sanzioni degli Stati Uniti rimarranno.

E’ stata un’ironia che la pressione contro Cuba sia aumentata quando Fidel Castro cominciò ad allontanarsi dalle vecchie rigide strategie comuniste di sviluppo per abbracciare le sviluppo ecologico. Washington tuttavia, forse considera Cuba una minaccia maggiore di una Cuba rossa. Il modello comunista era chiaramente insostenibile a molti livelli. Tuttavia un modello ecologico serve come alternativa fattibile al modello a intensità di capitale  spinto da investimenti stranieri, promosso dagli Stati Uniti, dal Fondo Monetario Internazionale e dall’Organizzazione Mondiale del Commercio. In effetti, Cuba potrebbe costituire la minaccia di un buon esempio, che è forse la minaccia più grossa di tutte.

Le innovazioni ecologiche di Castro erano fatte più per necessità che per intenzione. Tuttavia, prima o poi, se dobbiamo sopravvivere come pianeta, tutti i paesi alla fine dovranno passare a un’economia più sostenibile dal punto di vista ambientale.

Stephen Zunes, è professore di Politica e  di  Studi  Internazionali all’ Università di San Francisco.

Nella foto: agricoltura organica a Cuba

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte:  https://zcomm.org/znetarticle/fidel-castro-left-cuba-a-green-legacy

Originale: National Catholic Reporter

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 14 dicembre 2016 alle 06:29 -

    Prima di dare opinioni sulla povertà degli altri ci dovremmo chiedere che concetto di benessere ci siamo costruiti.

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