Trump, Sanders, il Ku Klux Klan, cuori ribelli e altro

Redazione 12 dicembre 2016 1
Print Friendly

Trump, Sanders, il Ku Klux Klan, cuori ribelli e altro

Di Noam Chomsky e Harry Belafonte

9 dicembre 2016

AMY GOODMAN: Lunedì 5 dicembre oltre 2300 persone si sono affollate nella Riverside Church a New York City per festeggiare il 20° anniversario di Democracy Now! E’ stata un’occasione storica importantissima, in parte perché ha segnato la prima volta che Noam Chomsky e Harry Belafonte apparivano insieme su un palco per una conversazione. Entrambi sono stati per lungo tempo sostenitori della giustizia sociale. Chomsky è un dissidente politico di fama mondiale, linguista e scrittore che ha raggiunto la fama negli anni ’60 con la sua critica della Guerra del Vietnam e dell’imperialismo degli Stati Uniti. E’ professore emerito al Massachusetts Institute of Technology (MIT) dove ha insegnato per più di 50 anni. Harry Belafonte è da lungo tempo attivista per i diritti civili ed è stato un cantante e attore immensamente popolare. E’ stato uno dei più stretti confidenti di Martin Luther King e ha contribuito a organizzare la Marcia su Washington nel 1963. Juan González di Democracy Now!

e io ci siamo incontrati lunedì 5 dicembre per parlare con Noam Chomsky e Harry Belafonte alla Riverside Church.

AMY GOODMAN: Voglio proprio iniziare dicendo che avete appena assistito a un momento storico. Questa è la prima volta, Harry e Noam, che vi  incontrate?

HARRY BELAFONTE: Non è la prima volta che ci incontriamo, ma è la prima volta che condividiamo un palco insieme.

AMY GOODMAN: Ah.

HARRY BELAFONTE: E’ una cosa che mi stravolge e mi intimorisce  stare seduto con una persona di così tanto sapere e sensibilità, ma è comunque bello essere qui con tuti voi.

AMY GOODMAN: E quindi abbiamo l’occasione di parlare con voi due in questo momento critico nella storia degli Stati Uniti e del mondo. Harry, negli anni ’40, prima che  andasse in guerra, lei era stato bandito dal night club Copacabana, a New York,  in quanto afro-americano. Ritorna dalla guerra ed è l’attrazione principale  in  quanto è uno dei grandi artisti e musicisti del mondo. Ha dimostrato a Selma* con il Dottor King, ed è stato uno dei suoi più stretti confidenti. Noam, lei ha dimostrato contro la Guerra del Vietnam. Ha pensato che avrebbe passato anni, forse decenni, in carcere, anche se stava salendo nella sua carriera universitaria al MIT, ed era disposto a rinunciare a tutto. Voi due, che siete i giganti di molti movimenti, mi ditequali sono i vostri pareri nell’età di Donald Trump?

NOAM CHOMSKY: La sottopongo a lui che parla molto meglio.

HARRY BELAFONTE: Devo ammettere che mi affidavo molto di più alla convinzione che, in ultima analisi, indipendentemente da quanto possano essere estreme le cose in America, alla fine i nostri cittadini sarebbero insorti e avrebbero  fermerato il nemico sulla porta, anzi l faranno ritirare. E ogni volta che certi avvenimenti hanno avuto luogo, abbiamo incontrato l’orrore e il terrore non soltanto di quello a cui facevo riferimento prima; in alcuni notavo che quando parlavo del Quarto Reich *, non erano del tutto sicuri di che cosa stessi parlando. Soltanto per chiarezza, come sapete, il più recente strazio globale è stata l’era nazista. Si chiamava il Terzo Reich.

Ho pensato che ci fossimo puliti  meticolosamente da quello scontro, e che saremmo stati molto più resistenti. Penso, però che, in una certa misura mostriamo una qualche resistenza, ma la vera prova deve ancora arrivare, prima che il passaggio di poteri nel giorno dell’insediamento abbia avuto luogo.

Inoltre, quello che mi preoccupa è che, al di là delle cattiverie di Trump e di tutti coloro che sono nel suo governo e delle persone che ha nominato in ruoli dirigenziali, non ho mai del tutto capito che in mezzo a noi avevamo un altro preoccupante nemico incustodito: che la dedizione della nostra specie o la debolezza davanti all’avidità assoluta.  E penso che non siamo riusciti ad arrivare a certe conclusioni solide perché siamo stati cosi contaminati dal possesso e  dal potere che abbiamo dimenticato di avere distrutto i nostri figli o di avere posto le basi per farlo. Accoglierei volentieri il punto di vista del Professor Chomsky, e spero che dirà qualcosa che mi farà uscire da qui ballando.

NOAM CHOMSKY: Ebbene, direi che mi sono in un certo modo immunizzato rispetto alla vittoria di Trump per il Collegio elettorale, naturalmente non il voto popolare, lo sapete, perché  che mia moglie è stata l’unica persona che conoscevo che – anche prima delle primarie del Partito Repubblicano, aveva previsto che Trump avrebbe vinto, soltanto perché guardava il paese molto dal di fuori. E’ brasiliana e ha pensato che in un certo senso avesse il polso della situazione di gran parte del paese ed era fiduciosa che questo sarebbe accaduto. Non mi sono, quindi sorpreso così tanto. Oppure penso che sia estremamente pericoloso, in molto modi, come quelli che ho citato ed altri che conoscete bene.

D’altra parte ci sono un sacco di opportunità. Dovremmo tenere presente che negli scorsi 50 o 60 anni, il paese è diventato molto più evoluto. Un incontro come questo non sarebbe stato concepibile nel 1960, nel 1970. Il tipo di impegno e di coinvolgimento ai quali lei altri come lei si dedicano, è qualcosa di molto nuovo. E ci sono stati molti progressi e conquiste: i diritti delle donne, i diritti civili in generale, i diritti dei gay, opposizione  a modi di aggressione – le preoccupazioni per l’ambiente non esistevano neanche. Ci sono stati progressi eccezionali. Questo significa che le lotte oggi cominciano da un livello molto più alto rispetto a molti anni fa. All’epoca in cui Harry dimostrava a Selma, il mondo era molto più duro di quanto è oggi. Il motivo è che molte persone si dedicavano a una lotta costante, impegnata e che c’erano molti risultati positivi.

E questo risale alla storia americana. Non è necessario esaminarla, ma il primo periodo è stato di orrore  totale. Cioè, dopo tutto, il paese è stato fondato su due crimini impressionanti, incredibili: uno, lo sterminio effettivo della popolazione indigena – una specie di crisi dei migranti del tipo al quale non pensiamo oggi – e una forma di schiavitù che è stata la più brutale nella storia e che di fatto è la base di una gran parte della ricchezza e dello sviluppo economico degli Stati Uniti, dell’Inghilterra, della Francia e di altri paesi. Questa è storia. Quando Donald Trump parla di rendere di nuovo grande l’America,  molte persone non ritengono che sia stata poi così grande. Tutt’altro.

Il punto, però, è: ci sono stati  moltissimi progressi perché le persone che affrontavano condizioni più dure rispetto a noi, non si arresero. Questa è una lezione importante. Inoltre, anche l’elezione stessa indica maggiori opportunità. Innanzitutto,  come sapete, i Democratici in realtà hanno avuto una notevole maggioranza di voti.

E se considerate gli elettori più giovani che modelleranno il futuro, erano in maniera schiacciante contrari a Trump, e in maniera ancora più schiacciante favorevoli a Sanders. Dovremmo anche tenere presente che fenomeno straordinario è stata la campagna elettorale di Sanders. Voglio dire: c’è uno  sconosciuto, arrivato dal nulla, praticamente nessuno nel paese  sapeva chi fosse. Usava parole come ‘socialismo’ che di solito erano vere bestemmie. Nessun appoggio dalle grosse imprese, dai media, dai ricchi – da ogni cosa che è sempre stata fondamentale per vincere le elezioni. Di solito le elezioni le abbiamo comprate. Non aveva nulla di tutto questo, e praticamente ha preso il controllo di  uno dei due maggiori partiti e avrebbe potuto comandare se non fosse stato per  le bravate di cui sapete. Questo è stato spinto principalmente dai giovani. Tutti questi sono segnali di speranza. Ci sono un sacco di cose che si possono fare. Ci sono opportunità che si possono afferrare – non ho tempo di  discuterne – ma ce ne sono in abbondanza. Dipende davvero moltissimo da noi e dai più giovani tra voi, portarci avanti su questo lungo, arduo sentiero verso il tentativo di creare una società evoluta e un mondo decente.

AMY GOODMAN: Il professore del MIT e dissidente politico, Noam Chomsky e Harry Belafonte, cantante e attivista di fama mondiale, parlano lunedì nella Riverside Church alla celebrazione del 20° anniversario di Democracy Now! Torneremo tra un minuto a seguire la loro storica conversazione dato che per la prima volta sono insieme per un dibattito pubblico,  per parlare di Trump, del Ku Klux Klan e di molto altro.

AMY GOODMAN: Tom Morello che rappresenta “Flesh Shapes the Day” durante la celebrazione del 20° anniversario di Democracy Now! nella Riverside Church, gremita di 2300 persone. Questa è Democracy Now, democracynow.org. Sono Amy Goodman. Torniamo ora alla storica conversazione tra il professore del MIT e dissidente politico di fama mondiale, Noam Chomsky, ed Harry Belafonte, noto in tutto il mondo come cantante e attivista. Non erano mai apparsi insieme prima su un palco a parlare. Juan González e io li abbiamo intervistati.

JUAN GONZÁLEZ: desidererei fare una domanda a entrambi. Nelle settimane scorse si è discusso molto del ruolo avuto dai lavoratori, dalla classe operaia, in queste elezioni, dell’ipotetico appello  di Trump ai lavoratori bianchi. E, Harry, lei sa che il movimento per i diritti civili quando cresceva e si sviluppava, aveva bisogno di essere alimentato e fu anche alimentato dai sindacati progressisti come l’1199 e gli operai del settore auto e da altri che gli diede forza, organizzazione e risorse. Mi chiedo in che modo considerate questo argomento, perché, Noam, dato che lei ha parlato di tutti i giovani, il problema è che i giovani, le cosiddette classi creative si stano sempre più concentrando nelle grandi città. Sono a Seattle, sono a Chicago, e sono a New York. E allora il problema è che cosa accade nel resto del paese. Lo sa, negli anni ’60 e ’70 di solito si diceva che dovevamo di nuovo uscire e organizzarci nelle comunità dalla quali provenivamo. Come considera questa intera analisi della  “perdita”(cito) della classe operaia  verso una specie di politica progressista che sentiamo nella stampa commerciale e in quella istituzionale?

NOAM CHOMSKY – Ebbene, diamo di nuovo un’occhiata alle elezioni recenti.

Molti elettori  della classe operaia bianca che hanno votato per Trump, avevano votato per Obama. Sono stati delusi dagli slogan della campagna elettorale. Forse ci ricordate che la campagna del 2008 era basata sullo slogan “speranza e cambiamento.” Ebbene, molta gente ha votato, giustamente, per la speranza e cambiamento. La classe operaia ha sofferto, non in maniera disastrosa, ma grave per le politiche neoliberali della passata generazione, praticamente dal 1979. Quindi se prendete il 2007, il culmine di quello che gli economisti chiamavano il miracolo economico, è stato proprio prima del crollo. Nel 2007 i lavoratori americani avevano i salari reali più bassi, notevolmente più bassi che nel 1979, prima che queste politiche venissero istituite. Hanno perduto.

Ascolti l’economista Alan Greenspan che al culmine dell’euforia per l’economi fu definito Sant’Alan, era il più grande economista di tutti i tempi. Testimoniò al Congresso spiegando la base per il successo dell’economia che stava gestendo. Ha detto che era basata sulla crescente insicurezza dei lavoratori, intendendo dire che se i lavoratori vengono sufficientemente demoralizzati e sufficientemente intimiditi e se le loro organizzazioni, i loro sindacati vengono distrutti in modo che non possono chiedere salari più alti e benefit decenti, questo va bene per l’economia, crea un’economia sana, in qualche misura. E conosciamo la misura.

Ebbene, tutto questo è accaduto e la classe operaia ne ha sofferto. Avevano un vero bisogno di speranza e cambiamento. Ebbene, non hanno avuto la speranza e non hanno avuto il cambiamento. Di solito non concordo con Sarah Palin, ma penso che

Abbia centrato il punto quando ha chiesto: “Dove è tutta questa faccenda di speranza e cambiamento?” Ebbene, sapete, non c’è stato. E così, nessuna speranza, nessun cambiamento. Si dimostrò molto in fretta già nelle elezioni di medio termine e in quelle successive.

In questa elezione è arrivato un ciarlatano che sta offrendo speranza e cambiamento e stanno votando per questo.  Supponete che persone come voi, le persone che hanno formato il movimento di Sanders, presentino un programma autentico, costruttivo di vera speranza e cambiamento. Ci riprenderemmo queste persone. Penso che molti di quelli che hanno votato per Trump potrebbero aver votato per Sanders, se ci fosse stato il giusto tipo di attivismo e di organizzazione. E quelle sono possibilità. E’ stato fatto in passato in circostanze molto più ostili. Organizzare i lavoratori bianchi nell’Indiana è molto più facile di quello che avevano fatto i Freedom Riders* nel Sud 60 anni fa. Molto più facile. Ci vuole lavoro, ma si può fare.

E la mia percezione è che una parte centrale di un programma progressista consiste nel ricostruire la struttura del movimento dei lavoratori che in tutta la storia moderna è stata all’avanguardia del cambiamento progressista. E neanche questo è impossibile. E’ stato maltrattato abbastanza severamente nella scorsa generazione, ma prima è stato peggio. Se risaliamo agli anni ’20, un periodo che non è  diverso da oggi , in molti modi, l’Età Dorata, il movimento dei lavoratori era stato praticamente distrutto.  “Il terrore rosso” del presidente Woodrow Wilson (una forma di isterismo collettivo diffuso in tutta la nazione e causato dal timore che una rivoluzione bolscevica era imminente in America, n.d.t.) cancellò tutto. C’era stato un movimento operaio militante e attivista. Negli anni ’20 non ne era rimasto quasi nulla. Negli anni ’30 riprese vita. Un’azione militante dei lavoratori, organizzata dalla CIO (Confederazione degli operai delle industrie) superò i conflitti razzisti e gettò le basi per i programmi del New Deal, che furono altamente vantaggiosi. Nella misura in cui restano, restano vantaggiosi. Può accadere di nuovo e non c’è motivo perché non possa succedere.

AMY GOODMAN: Bene, fra un momento verrà sul palco Patti Smith per condividere con noi il suo talento. Volevo, però, ricapitolare con Harry. Sa che Democracy Now! in origine   da Radio Pacifica, costituita da 5 stazioni radio, e tra queste la WBAI a New York e KPFT a Houston. E KPFT è l’unica stazione radio del paese il cui radiotrasmettitore fu fatto saltare in aria.  Accadde poche settimane dopo che iniziò le trasmissioni, nel 1970; fu fatto saltare in aria dal Ku Klux Klan. E quando si rimisero in piedi e lo ricostruirono, il Klan lo fece saltare in aria di nuovo, hanno legato per 15 volte la dinamite alla base del trasmettitore. E ci vollero mesi per tornare in onda dopo questo. E non mi ricordo se era il ‘grande dragone’ o il ‘ciclopi    superiore’ ( nomi utilizzati per indicare lo status all’interno del Klan, n.d.t.)  perché spesso confondo le loro denominazioni ma l’attentatore disse che era stato l’atto di cui era più orgoglioso perché capiva come era pericolosa Pacifica , come sono pericolosi i media indipendenti  che permettono alle persone esprimere le loro opinioni.

Quello è un racconto della storia. Chi avrebbe pensato nel 2016 che oggi avremmo parlato di Ku Klux Klan? Quando fu chiesto al presidente Donald Trump se avrebbe sconfessato l’appoggio di David Duke ( ex leader del Ku Klux Klan),  esitò. Disse che avrebbe dovuto saperne di più su David Duke e il Klan: chi era esattamente chi lo appoggiava – forse è stata l’unica volta che ha avuto un’esitazione prima di rispondere. Voleva sapere  quale gruppo del Klan era negli Stati Uniti, per prendere una decisione. Che dire di questo? Che dire di Donald Trump, del Ku Klux Klan e dei messaggi che costantemente produce per attirare altri elettori e sostegno?

HARRY BELAFONTE:  Credo che Trump,  che ha portato nuova energia alla comprensione della vastità della portata del Ku Klux Klan, non è un cosa che è stata fuori dal nostro fondamentale campo di pensiero. Per alcuni di noi il Ku Klux Klan ha un’esistenza costante. E soltanto quando  tocca certi aspetti dell’America bianca questa si rende conto all’improvviso del fatto che esiste una cosa che si chiama Klan e che crea guai.

Quello che mi fa pensare in  grande è una cosa unica della mia esperienza. Come ho detto all’ inizio della serata, alla soglia dei 90 anni avevo pensato che di avere visto tutto e fatto tutto e ho scoperto invece che a 89 anni non sapevo nulla. Ma la cosa più strana per me è stata l’assenza di una presenza di neri nel mezzo di questa opposizione, non soltanto le scaramucce che abbiamo visto a Ferguson e nel movimento ‘Le Vite dei neri sono importanti’ – penso che quelle proteste e quelle voci che si sono alzate siano estremamente importanti. Ma abbiamo sprecato questa cosa molto tempo fa. Quando iniziarono le purghe contro il comunismo in questo paese, e contro la voce di coloro che vedevano la speranza in un disegno per la teoria socialista e per la condivisione della ricchezza e per l’uguaglianza del genere umano, quando abbiamo la nostra veglia,  la nostra visione e le veglie per quell’argomento,  penso che ci siamo svenduti.

Un gruppo di giovani studenti neri, proprio pochi giorni fa, che cosa cercavo a questo punto della mia vita, e ho detto: “Quello che ho sempre cercato: dove sta il cuore ribelle?” Senza un cuore ribelle, senza le persone che capiscono che non c’è sacrifico che possiamo fare che è troppo grande per recuperare quello che abbiamo perduto, saremo sempre distratti dai beni, dai ninnoli e dai titoli di proprietà. E penso che una delle grandi cose che sono successe è stato il fatto che i neri hanno cominciato a essere consacrati con i ninnoli di questa società capitalista e hanno cominciato a diventare grandi investitori e capi di grosse imprese, e protagonisti nel gioco della nostra rovina.

E anche se credo che la valutazione del Professor Chomsky sia valida e base di un grande pensiero, cerco le vittorie che otteniamo, come quella che hanno proprio avuto pochi giorni fa, i nostri fratelli Americani Nativi (I Sioux del Nord Dakota) . Il fatto che i nostri fratelli e sorelle americani Nativi abbiano fermato il motore per un momento, è un invito per ricordarci che il motore può essere fermato. In questo trovo conforto. In questo trovo la capacità di fare davvero delle cose e di creare delle cose che faranno la differenze rispetto a dove sembra che siamo diretti. Penso che le persone debbano essere più amanti del rischio. Il cuore deve trovare uno spazio più grande per la ribellione.

Paghiamo quindi una penalità per pensare così perché mi sono proprio di recente ricordato di Michael Schwerner, Andrew Goodman e James Earl Chaney (Erano tre attivisti del movimento per i diritti civili degli afroamericani, n.d.t.) Sono particolarmente vicini ai miei sentimenti e pensieri perché la mia è stata una delle voci che si è levata per reclutare quei giovani studenti per farli partecipare alla nostra ribellione.

AMY GOODMAN: David Goodman, il fratello di Andrew, oggi è qui.

HARRY BELAFONTE: Ne sono sicuro. E’ sempre nei posti giusti.

Credo, però, che ci saranno quei tipi di estremi che saranno sperimentati nella lotta, ma la vera nobiltà della nostra esistenza è: siamo preparati a pagare quel prezzo? E credo che una volta che l’opposizione capisce che siamo proprio preparati a morire per quello in cui crediamo, quella morte per una causa non appartiene soltanto all’ISIS ma anche alla gente, ai lavoratori con le persone veramente preparate a opporre resistenza al furto della nostra nazione e allo stravolgimento della nostra costituzione, e che, per molti di noi nessun prezzo è troppo caro per quell’incarico – abbiamo una grande storia a cui fare riferimento. Ne ho nominati alcuni prima, ma ce ne rimangono ancora pochi.

E voglio proprio cogliere questa occasione perché so che stiamo andando in giro, soltanto per dire a te, Amy e a te, Juan che in questo paese ne ho passate tante. Sono  tornato dalla Seconda Guerra mondiale. Mentre il mondo si rallegrava perché Hitler era stato affrontato e sconfitto, c’erano alcuni di noi che erano colpiti dal fatto che, invece di sederci al tavolo del banchetto per quella grande vittoria, eravamo preoccupati per la nostra vita, perché la risposta da molti in America era l’uccisione di molti ex combattenti neri che erano ritornati. Ed eravamo considerati pericolosi perché avevamo imparato a maneggiare le armi, avevamo sfidato  la morte sul campo di battaglia. E quando siamo tornati avevamo delle aspettative, in quanto vincitori. Eravamo tornati sapendo che, sì, potevamo aver  combattuto per porre fine al potere di Hitler, ma avevamo combattuto anche per il nostro diritto di voto in America, che alla ricerca di tali diritti civili si creò il movimento per i diritti civili. Ebbene, può accadere di nuovo. Dobbiamo soltanto tirare fuori i nostri vecchi cappotti, spazzolarli, smetterla di cazzeggiare e di inseguire soltanto i nei tempi, e metterci al lavoro. Là fuori ci sono delle persone da punire con la forza, e dovremmo farlo.

AMY GOODMAN: Grazie. Grazie mille.

AMY GOODMAN: Il  cantante e attivista Harry Belafonte di  fama mondiale, e il

il professore del MIT, linguista e dissidente politico, Noam Chomsky, parlano alla Riverside Church per la festa del 20° anniversario di Democracy Now! Abbiamo cominciato 20 anni fa su nove stazioni radio di Pacifica e su radio di comunità. Oggi trasmettiamo su otre 1.400 stazioni di televisioni pubbliche e su stazioni radio in tutto il mondo.

Uno specialissimo Buon Compleanno a Noam Chomsky che  oggi compie 88 anni. Harry Belafonte compirà 90 anni il 1° marzo. Potete guardare l’evento completo della nostra festa con Harry Belafonte, Noam Chomsky, Danny Glover, Patti Smith, Tom Morello, Denny DeVito e altri e anche Michael Stipe, in una comparsa a sorpresa, su democracynow.org

*https://it.wikipedia.org/wiki/Quarto_Reich

**http://www.ilmondochecipiace.it/recensione-selma-la-strada-per-la-libertà/

***https://it.wikipedia.org/wiki/Freedom_Riders

Nella foto. Harry Belafonte

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/trump-sanders-the-kkk-rebellious-hearts-more/

Originale: Democracy Now

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

harry-belafonte-620x352

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

1 Commento »

  1. attilio cotroneo 12 dicembre 2016 alle 07:23 -

    Con l’avvento dei social è accaduto qualcosa di molto insolito: la storia analizzata col fine delle scelte politiche non é per pochi studiosi e nemmeno alla reale portata di tutti ma é alla mercé di una approssimazione condivisa che annulla la verità molto spesso e che trascina nella reale svalutazione dei pericoli che nasce dalle opinioni pericolose date a tutti i costi.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: