Perché le nuove Vie della Seta terrorizzano Washington

Print Friendly

Perché le nuove Vie della Seta terrorizzano Washington

Di Pepe Escobar

10 ottobre 2016

Quasi sei anni fa, il presidente Putin propose alla Germania ‘la creazione di una armoniosa comunità economica che si doveva estendere da Lisbona a Vladivostok.’ Questa idea descriveva un immenso emporio commerciale che univa la Russia e l’UE, o, con le parole di Putin, “un mercato continentale unificato di una capacità del valore di trilioni di dollari.”

In breve, l’integrazione di Europa e Asia.

Washington fu presa dal panico. Le testimonianze dimostrano come la visione di Putin, sebbene estremamente seducente per gli industriali tedeschi, alla fine è stata fatta fallire dalla demolizione dell’Ucraina controllata da Washington.

Tre anni fa, in Kazakistan e poi in Indonesia, il presidente Xi Jinping  ha ampliato  la visione di Putin, proponendo l’OBOR (One Belt, One Road – Una zona, una strada), cioè, le Nuove Vie della Seta, che aumentano l’integrazione geo-economica dell’Asia del Pacifico tramite una vasta rete di autostrade, di ferrovie ad alta velocità, di oleodotti, di porti e di cavi a fibre ottiche.

In breve, una versione ancora più ambiziosa dell’integrazione tra Europa e Asia, che arreca benefici a due terzi della popolazione mondiale, all’economia e al commercio. La differenza è che ora arriva con un’immensa forza finanziaria che la sostiene tramite un Fondo della Via della Seta, la  Asian Infrastructure Investment Bank (AIIB), la Banca Asiatica di Investimento per le Infrastrutture, la Nuova Banca di Sviluppo dei BRICS (NDB- New Development Bank), e una totale offensiva commerciale in tutta l’Eurasia, e l’entrata ufficiale dello yuan nei Diritti Speciali di   Prelievo del Fondo Monetario Internazionale, cioè il battessimo dello yuan come valuta chiave  che merita di essere in possesso di ogni banca centrale del mercato emergente.

Al recente G20 a Huangzhou, il  Xi ha chiaramente dimostrato che l’OBOR sia assolutamente fondamentale per la visione cinese del modo in cui dovrebbe procedere la globalizzazione. Pechino ora scommette che la stragrande maggioranza delle nazioni di tutta l’Asia preferirebbero investire in e trarre profitto da  un  progetto di sviluppo economico vantaggioso per tutti, piuttosto che essere     in un gioco strategico sfavorevole  tra Stati Uniti e Cina.

E questo, per l’Impero del Caos ,è un anatema assoluto. Come è possibile accettare che la Cina stia vincendo il Nuovo Grande Gioco del 21°secolo in Eurasia costruendo le Nuove Vie della Seta?

E non dimenticate la Via della Seta in Siria

Pochi in Occidente hanno notato, come riferito da RT, che il G20 è stato preceduto da un Forum Economico Orientale a Vladivostok. Fondamentalmente, è stata un’altra celebrazione de facto dell’integrazione dell’Eurasia che comprende Russia, Cina, Giappone e Corea del Sud.

E quel programma  di integrazione si mescolerà presto con l’Unione Economica dell’Eurasia guidata dalla Russia e che di per sé è un specie di Nuova Via della Seta russa.

Tutte questa strade portano a un collegamento totale.  Considerate, per esempio i treni merci che ora collegano regolarmente Guangzhou, il fulcro fondamentale nella Cina di sudest, al centro logistico nel parco industriale Vorsino vicino a Kaluga. Per il viaggio ci vogliono soltanto due settimane, risparmiando quindi non meno di un mese intero in confronto alla spedizione in nave, e circa l’80% del costo paragonato con il trasporto merci per via aerea.

Quella è un’ulteriore connessione in stile Nuova Via della Seta tra Cina ed Europa tramite la Russia. Un’altra iniziativa, ampiamente più ambiziosa, sarà l’espansione della ferrovia ad alta velocità della Transiberiana: la Via della seta Siberiana.

Considerate poi l’integrazione più stretta di Cina e Kazakistan, anche esso membro dell’EEUU. La ferrovia duty-free trans-Eurasia, è già effettiva da Chongqing nel Sichuan attraverso il Kazakistan, la Russia, la Bielorussia e la Polonia e fino a Duisburg in Germania. Pechino e Astana stanno sviluppando una zona congiunta di libero scambio a Horgos. E, in parallelo, il mese scorso, si è cominciata a costruire una zona di cooperazione economica  trans nazionale tra Cina e Mongolia di  $135 milioni di dollari.

Il Kazakistan sta anche accarezzando l’idea ambiziosa di un Canale euroasiatico dal Caspio al Mar Nero e poi più lontano, fino al Mediterraneo. Prima o poi le compagnie cinesi di costruzioni produrranno uno studio di fattibilità.

Un piano di azione di Washington in Siria, praticamente invisibile, intrinseco all’ossessione del Pentagono di non permettere che nessun cessate il fuoco funzioni, o di impedire la caduta dei suoi “ribelli moderati” ad Aleppo – è di rompere ancora un altro centro della Nuova Via della seta. La Cina è stata collegata in campo commerciale alla Siria fin dall’originaria Via della Seta che serpeggiava tra Palmira e Damasco. Prima della “Primavera Araba” in Siria, i commercianti siriani erano una presenza vitale a Yiwu, a sud di Shanghai, il più grande centro mondiale all’ingrosso di beni di consumo di piccole dimensioni, dove erano soliti andare per comprare ogni tipo di prodotti in stock da rivendere nel Levante.

Il “lago americano”

Washington neoconservatore/neoliberale conservatore, è totalmente paralizzato in termini di formulazione di una risposta – o almeno di una contro-proposta – all’integrazione euroasiatica.   Pochi solidi  Quozienti Intellettivi almeno possono comprendere che la “minaccia” della Cina agli Stati Uniti riguarda soltanto il potere economico. Considerate la profonda ostilità di Washington verso l’AIIB proposta dalla Cina. Tuttavia nessuna misura di intransigente pressione statunitense ha impedito agli alleati come Germania, Gran Bretagna, Australia e Corea del Sud di aderire.

Poi abbiamo avuto la pazza corsa per approvare i TPP, il ramo della NATO  per il commercio che esclude la Cina del pivot per l’Asia, inteso dovesse essere la ciliegina sulla torta della politica economica globale di Obama per lo più piatta. Tuttavia il TTP   è praticamente morto.

Ciò che dice chiaramente l’attuale congiuntura economica è che la marina degli Stati Uniti disposta ad agire senza restrizioni per impedire alla Cina di dominare il Pacifico in maniera strategica, mentre il TTP è impiegato come un’arma per impedire che la Cina domini economicamente l’Asia Pacifica.

Con il pivot per l’Asia configurato come arma per “scongiuratere l’aggressione cinese”, gli eccezionalisti hanno dimostrato graficamente come sono incapaci di ammettere che tutto questo gioco riguarda la  geopolitica della filiera post ideologica. Gli Stati Uniti non hanno bisogno di contenere la Cina, ma ciò di cui hanno estremo bisogno   è la connessione industriale, finanziaria, commerciale agli snodi cruciali in tutta l’Asia per ricostruire la sua economia.

Quelli erano i giorni in cui, nel marzo 1949, MacArthur poteva compiacersi che “il Pacifico è ora un lago anglo-sassone”. Anche dopo la fine della Guerra Fredda il Pacifico era di fatto un lago americano; gli Stati Uniti violavano lo spazio navale e aereo cinese a volontà.

Invece ora abbiamo il College di guerra dell’Esercito americano e l’intera Espertilandia che perde il sonno a causa di sofisticati missili cinesi capaci di negare l’accesso alla marina statunitense al Mar Cinese Meridionale. Un lago americano? Non più.

Il nocciolo della questione è che la Cina ha fatto una straordinaria scommessa sulla    costruzione delle infrastrutture che si traduce in una collegamento di prima classe con tutti – come dei veri beni comuni globali dell’umanità del ventunesimo secolo, molto più importanti della “sicurezza”. Dopo tutto, è necessario che una gran parte della struttura globale sia ancora costruita. Mentre la Cina “mette il turbo” al suo ruolo di massimo paese esportatore mondiale di infrastrutture – dalle ferrovie ad alta velocità alle telecomunicazioni a basso costo – la nazione “indispensabile” è bloccata da forze armate nel “pivoting”, perplesse, boriose, ossessionate dal controllo.

Dividere e governare quegli alleati “ostili”

Ebbene, le cose non sono molto cambiate da quando il  Dottor Zbig Brzezinski, autore del libro  “ La Grande Scacchiera”, che alla fine degli anni ’90 sognava una frammentazione cinese dall’interno, e fino alla Strategia per la Sicurezza Nazionale di Obama, del 2015, che non è nulla di più di futile nostalgia retorica circa il controllo di Russia, Cina ed Iran.

E così, il cesto di miti collegati come la “libertà di navigazione” – un eufemismo di Washington che significa  controllare perennemente le rotte marittime che costituiscono la filiera  della Cina, come anche un’apoteosi di “aggressione della Cina” che si mescola incessantemente con “l’aggressione della Russia”; dopo tutto, il partenariato strategico per  l’Eurasia guidato da  Pechino-Mosca, deve essere spezzato a tutti i costi.

Perché? Perché  l’egemonia globale degli Stati Uniti deve essere sempre percepita come un’irremovibile forza della natura, come la morte e le tasse (esclusa la Apple in Irlanda).

Ventiquattro anni dopo la Guida alla pianificazione della difesa, del Pentagono, prevale la stessa mentalità: “Il nostro primo obiettivo è impedire che riemerga un nuovo rivale…impedire che qualsiasi potenza ostile domini una regione le cui risorse, con un controllo consolidato, sarebbero sufficienti a generare un potere globale. Queste regioni comprendono l’Europa Occidentale, l’Asia Orientale, il territorio dell’ex Unione Sovietica e dell’Asia Sudoccidentale”.

Ops! Ora anche il Dottor Zbig Brzezinski, autore del libro  “ La Grande Scacchiera”, è terrorizzato. In che modo contenere queste maledette vie della seta con le “minacce esistenziali” del Pentagono di Cina e Russia proprio al centro dell’azione? Dividi e comanda – che altro?

Secondo il confuso Brzezinski, gli Stati Uniti dovrebbero “creare una politica in cui almeno uno dei due stati che potenzialmente sono una minaccia,  diventi un socio nella ricerca di una stabilità regionale e poi più ampia e globale, e quindi a impedire che il rivale meno prevedibile ma potenzialmente più probabile  prevalga.   Attualmente il più probabile a prevalere è la Russia, ma alla lunga potrebbe essere la Cina.”

Vi auguro di avere un piacevole incubo.

Pepe Escobar è un analista indipendente di geopolitica. Scrive per RT, Sputnik e TomDispatch e collabora di frequente a siti web, e a programmi radiofonici e televisivi che vanno dagli Stati Uniti all’Asia Orientale. E’ l’ex corrispondente per Asia Time Online. Nato in Brasile, è stato corrispondente estero fin dal 1985 e ha vissuto a Londra, Parigi, Milano, Los Angeles, Washington, Bangkok e Hong Kong. Anche prima dell’11 settembre era specializzato nel coprire l’arco che va dal Medio Oriente all’Asia Centrale e Orientale, con un particolare accento sulla politica del Grande Potere e sulle guerre per l’energia.  E’ autore  di Globalistan (2007), Red Zone Blues: [Blues della Zona rossa]  (2007), di: Obama does Globalistan [Obama fa la globalizzazione] (2009) e di  Il suo libro più recente è Empire of Chaos [L’impero del caos] (2014), tutti pubblicati da Nimble Books. Il suo libro più recente è 2030, sempre di Nimble Books, uscito nel dicembre 2015.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/why-the-new-silk-roads-terrify-washington

Originale : RT.com

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

SILKROAD (1)

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

One thought on “Perché le nuove Vie della Seta terrorizzano Washington

  1. attilio cotroneo il said:

    Quando una grande potenza percepisce il proprio declino e dispone ancora di una potente forza di impatto militare non può che cercare di scatenare guerre per tornare a galla