L’impero contrattacca

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LatinAmericaImperialism

di Chris Hedges – 4 ottobre 2016

Un decennio fa governi di sinistra, sfidando Washington e le imprese globali, assunsero il potere in Brasile, Argentina, Paraguay, Venezuela, Uruguay, Bolivia ed Ecuador. Sembrò che in America Latina ci fosse un rivolgimento di marea. L’interferenza di Washington e lo sfruttamento da parte delle imprese internazionali potevano finalmente essere sconfitti. Governi latinoamericani, guidati da leader carismatici quali Hugo Chavez in Venezuela, Luiz Inàcio Lula da Silva in Brasile, Evo Morales in Bolivia e Rafael Correa in Ecuador ottennero grandi vittorie elettorali. Istituirono riforme socialiste che avvantaggiarono i poveri e la classe lavoratrice. Rifiutarono di essere marionette degli Stati Uniti. Assunsero il controllo delle risorse e dei destini delle loro nazioni. Montarono la prima rivolta riuscita contro il neoliberismo e il dominio delle imprese. Fu una rivolta che molti negli Stati Uniti sperarono di emulare.

Ma i movimenti e i governi dell’America Latina sono caduti preda delle forze oscure dell’imperialismo statunitense e del furore del potere delle imprese. I trucchi praticati a lungo da Washington e dai suoi alleati dell’industria sono tornati: la propaganda mascherata; la manipolazione dei media; la concussione e la corruzione di politici, generali, polizia, leader sindacali e giornalisti; i colpi di stati parlamentari; lo strangolamento economico; lo screditamento di leader democraticamente eletti; la criminalizzazione della sinistra; e l’uso di squadre della morte per mettere a tacere e far scomparire quelli che lottano nell’interesse dei poveri. E’ un vecchio, sporco gioco.

Il presidente Correa, che si è guadagnato l’inimicizia di Washington per aver concesso asilo politico a Julian Assange quattro anni fa e per aver chiuso la base aerea militare statunitense di Manta nel 2009, ha avvertito recentemente che è in corso in America Latina una nuova versione dell’Operazione Condor. L’Operazione Condor, che fu attiva negli anni ’70 e ’80, vide migliaia di sindacalisti, leader di comunità, studenti, attivisti, politici, diplomatici, leader religiosi, giornalisti e artisti torturati, assassinati e fatti scomparire. I capi dei servizi segreti dei regimi di destra in Argentina, Bolivia, Cile, Paraguay, Uruguay e, in seguito, Brasile aveva sovrinteso alle campagne del terrore. Ricevettero fondi dagli Stati Uniti e supporto logistico e addestramento dalla CIA. La libertà di stampa, di organizzazione in sindacato, tutte le forme di dissenso artistico e di opposizione politica furono abolite. In un impegno coordinato tali regimi smembrarono movimenti radicali e di sinistra in tutta l’America Latina. Nella sola Argentina scomparvero 30.000 persone.

L’America Latina appare destinata a essere precipitata di nuovo in un periodo di controllo dittatoriale e di crudo sfruttamento da parte delle multinazionali. I governi di Ecuador, Bolivia e Venezuela, che è sull’orlo del collasso, hanno dovuto difendersi da tentativi di colpi di stato di destra e stanno subendo un sabotaggio economico. Il senato brasiliano ha incriminato la presidente democraticamente eletta Dilma Rousseff. Il nuovo presidente argentino di destra, Mauricio Macri, foraggiato da fondi speculativi statunitensi, ha prontamente ripagato i suoi benefattori consegnando 4,65 miliardi di dollari a quattro fondi speculativi, compreso l’Elliott Management, gestito dal miliardario Paul Singer. Il pagamento ai fondi speculativi che avevano acquistato il debito argentino per centesimi per ogni dollaro ha fatto sì che la società di Singer abbia guadagnato 2,4 miliardi di dollari, un importo da 10 a 15 volte l’investimento originale. Il precedente governo argentino, sotto Cristina Fernàndez de Kirchner, si era rifiutato di rimborsare il debito acquistato dai fondi speculativi cui si era acidamente riferita come a “fondi avvoltoi”.

Ho intervistato la settimana scorsa Guillaume Long, ministro degli esteri e della mobilità umana dell’Ecuador, per il mio programma “On Contact”.  Long, che ha conseguito un dottorato presso l’Istituto per gli Studi delle Americhe dell’Università di Londra, si è rivolto alle Nazioni Unite per la creazione di un’agenzia regolatrice globale della tassazione. Ha affermato che una simile agenzia dovrebbe costringere le imprese che eludono la tassazione, che il Fondo Monetario Internazionale stima costino ai paesi in via di sviluppo più di 200 miliardi di dollari l’anno di mancate entrate, a pagare i paesi per le risorse naturali che estraggono e per le perdite nazionali derivanti da accordi societari spesso segreti. Ha anche chiesto l’abolizione dei paradisi fiscali all’estero.

Long ha affermato che le politiche economiche neoliberiste degli anni ’80 e ’90 sono state profondamente distruttive in America Latina. Controlli economici già deboli furono abbandonati nel nome del libero scambio e della liberalizzazione. A banche e imprese internazionali fu concessa una licenza di sfruttamento. “Quella liberalizzazione in un contesto già liberalizzato” si è tradotta in anarchia, ha detto Long. “I potenti hanno avuto ancora meno contrappesi ai loro poteri”, ha detto.

“Il neoliberismo è un male in molti contesti”, ha detto Long quando ci siamo parlati a New York. “E’ un male in Europa. E’ stato un male in altre parti del mondo. Ha smantellato lo stato sociale. In un contesto in cui abbiamo già uno stato debole, in cui le istituzioni non sono consolidate, in cui ci sono forti residui feudali, come in America Latina, dove non si ha realmente un forte contratto sociale con le istituzioni, con la modernità, il neoliberismo semplicemente frantuma ogni genere di patto sociale. Ha significato più povertà, più disuguaglianza, enormi ondate di instabilità”.

Paesi hanno visto servizi fondamentali, molti già inadeguati, tagliati o eliminati nel nome dell’austerità. Le élite hanno accumulato fortune mentre quasi tutti gli altri sono caduti nella miseria economica. Il paesaggio politico ed economico è divenuto instabile. L’Ecuador ha avuto sette presidenti tra il 1996 e il 2006, l’anno in cui è stato eletto Correa. Ha sofferto una grande crisi bancaria nel 1999. E’ passato, per disperazione, dalla valuta del paese al dollaro USA. Il caos in Ecuador ha trovato riflesso in paesi quali la Bolivia e l’Argentina. L’Argentina è caduta nel 1998 in una depressione che ha visto l’economia contrarsi del 28 per cento. Più del 50 per cento degli argentini è stato gettato nella povertà.

“L’America Latina”, ha detto Long, “ha toccato il fondo”.

E’ stato in seguito a questa palude neoliberista che la sinistra si è raggruppata di nuovo e ha preso il potere.

“La gente è venuta a patti con quel momento della propria storia”, ha affermato Long. “Ha deciso di ricostruire le proprie società e di combattere l’interventismo straniero e direi addirittura l’imperialismo. A oggi il problema principale in America Latina è la disuguaglianza. L’America Latina non è necessariamente il continente più povero del mondo. Ma è certamente il continente più disuguale del mondo”.

“L’Ecuador è un produttore di petrolio”, ha detto Long. “Produciamo circa 530.000 barili di petrolio al giorno. Ricevevamo il 20 per cento di diritti sulle estrazioni di petrolio delle multinazionali. Oggi è il contrario. Paghiamo alle multinazionali una tariffa per le estrazioni. Abbiamo dovuto rinegoziare tutti i nostri contratti petroliferi nel 2008 e 2009. Alcune multinazionali rifiutarono di accettare le nuove regole del gioco e abbandonarono il paese. Così è intervenuta la nostra compagnia petrolifera statale e ha occupato i pozzi. Ma la maggior parte delle multinazionali ha detto OK, ci stiamo, è ancora redditizio. Così oggi è il contrario. Paghiamo imprese private perché estraggano il petrolio, ma il petrolio è nostro”.

Long ha ammesso che ci sono stati gravi inconvenienti, ma ha insistito che la sinistra non è spezzata.

“Dipende da come si misura il successo”, ha detto. “Se lo si misura in termini di longevità, di quanto a lungo questi governi sono stati al potere – nel nostro caso siamo ancora al potere, naturalmente, e vinceremo a febbraio dell’anno prossimo – allora si guarda ai più o meno 17 anni del Venezuela [in cui governi di sinistra sono stati al potere], ai dieci, oggi, dell’Ecuador e in Argentina e in Brasile sono 13”.

“Una delle critiche dirette alla sinistra è che sono persone benintenzionate, grandi e con buone idee ma non lasciate che governino altrimenti il paese andrà in malora”, ha detto. “Ma in Ecuador abbiamo avuto tassi di crescita davvero solidi, dal 5 al 10 per cento l’anno. Abbiamo avuto un mucchio di buona economia. Abbiamo diversificato la nostra economia. Siamo passati da importare l’80 per cento dell’energia a [essere] esportatori netti di elettricità. Abbiamo avuto grandi riforme nell’istruzione, nell’istruzione superiore. Un mucchio di cose che economicamente sono un successo. Mentre l’economia neoliberista, ortodossa non aveva avuto successo nel decennio precedente”.

Long ha ammesso che il suo governo si è fatto nemici potenti, non solo concedendo asilo politico ad Assange nella propria ambasciata di Londra, ma anche citando in giudizio la Chevron Texaco per cercare di farle pagare per i danni ecologici causati in Amazzonia dalle sue grandi fuoruscite di petrolio, dove la società ha trivellato dai primi anni ’60 fino a quando si è ritirata nel 1992. Si è lasciata dietro circa mille discariche di rifiuti tossici. Le fuoruscite di petrolio sono state complessivamente pari a 85 volte la quantità riversata dalla British Petroleum nel Golfo del Messico e a 18 volte la quantità della perdita della Exxon Valdez. Un tribunale ecuadoriano ha ordinato alla Chevron Texaco di pagare 18,2 miliardi di dollari di danni, un importo successivamente ridotto a 9,5 miliardi. Il gigante petrolifero, tuttavia, si è rifiutato di pagare. L’Ecuador si è rivolto a corti internazionali nel tentativo di ottenere il denaro dalla società.

Long ha detto che la differenza tra le grandi fuoruscite di petrolio altro e quelle ecuadoriane è stata che queste ultime non sono state accidentali. “[Sono state attuate]di proposito per tagliare i costi. Erano nel mezzo dell’Amazzonia. Normalmente quello che si fa è estrarre il petrolio e ci sono queste membrane in modo che non filtri nel terreno. Non hanno messo tali membrane. Il petrolio è filtrato nei sistemi idrici. Ha inquinato tutto il sistema fluviale dell’Amazzonia. Ha creato un enorme problema sanitario e di salute pubblica. Sono stati individuati moltissimi casi di cancro”.

Long ha detto che il suo governo era acutamente consapevole che la Chevron Texaco ha “un mucchio di potere lobbistico negli Stati Uniti, a Wall Street, a Washington”.

“C’è un mucchio di cose che non vediamo”, ha detto della campagna per destabilizzare il suo governo e altri governi di sinistra. “Profitti che potremmo raccogliere, investimenti che non otteniamo perché ci siamo dichiarati sovrani. Nel caso [della chiusura ecuadoriana] della base aerea statunitense di Manta, ci è piaciuto credere che il governo statunitense abbia capito ed è stata una bella cosa. Ma è stata una mossa audace. Abbiamo detto: “Non più”. Lo abbiamo dichiarato nella nostra costituzione. Abbiamo scritto una nuova costituzione nel 2008. E’ stato un momento molto animato della nostra storia. Abbiamo creato nuove regole del gioco. E’ una delle costituzioni più progressiste del mondo. Dichiara incredibilmente i diritti della natura. E’ la sola costituzione che dichiara i diritti della natura, non solo i diritti dell’uomo. Abbiamo liberato il territorio ecuadoriano da basi militari straniere. Non c’era altra via. Ma le azioni hanno conseguenze.”

Una di tali conseguenze e stato il colpo di stato abortito nel settembre del 2010 da parte della Polizia Nazionale Ecuadoriana. E’ stato represso con la forza. Long ha accusato che molte ONG occidentali in Ecuador e in tutta la regione sono canali di fondi a partiti di destra. Ufficiali dell’esercito e della polizia, insieme con alcuni politici, sono stati a lungo a libro paga della CIA. Nel 2008 il presidente Correa ha licenziato il suo ministro della difesa, il capo dei servizi segreti dell’esercito, comandanti dell’esercito e dell’aviazione e i capi di stato maggiori congiunti dell’esercito, affermando che i sistemi dei servizi d’informazione dell’Ecuador erano “totalmente infiltrati e sottomessi alla CIA”.

“C’è oggi una cospirazione internazionale, certamente contro governi progressisti”, ha detto. “Ci sono state alcune battute d’arresto elettorali in Argentina, e il Venezuela è in una situazione difficile. I media presentano la cosa in un certo modo ma, sì, il Venezuela affronta gravi problemi. C’è un tentativo di ricavare il massimo dalla caduta dei prezzi di certe materie prime e di rovesciare [governi]. Abbiamo appena assistito a un colpo di stato parlamentare in Brasile. [La presidente Rousseff era stata] eletta con 54 milioni di voti. Il Partito Laburista era stato al potere in Brasile per 13 anni. Il solo modo in cui sono riusciti [la destra] a liberarsene è stato mediante un colpo di stato. Non potevano farlo mediante il suffragio universale.”

Long ha detto che anche con i rovesci politici sofferti dalla sinistra, sarà difficile per la destra ripristinare rigide politiche neoliberiste.

“C’è un forte, disputato terreno politico tra una destra tradizionale e una sinistra radicale”, ha detto. “Una sinistra radicale che ha dimostrato di poter ridurre la povertà, di poter ridurre la disuguaglianza, di saper gestire l’economia, bene, che ha quadri giovani che sono stati ministri [del governo] e così via. Ritengo che prima o poi tornerà al potere.”

Leviatani industriali e agenzie imperialiste che operano per loro conto stanno di nuovo riplasmando l’America Latina in porti per lo sfruttamento da parte delle imprese. E’ l’eterna storia della lotta dei deboli contro i forti, dei poveri contro i ricchi, degli inermi contro i potenti, e di quelli che vorrebbero essere liberi contro le forze dell’imperialismo.

“Non ci sono confini in questa lotta all’ultimo sangue”, disse Ernesto Che Guevara. “Non possiamo essere indifferenti a ciò che accade altrove nel mondo, poiché la vittoria di un paese contro l’imperialismo è una nostra vittoria; proprio come la sconfitta di qualsiasi paese è una sconfitta per tutti noi”.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-empire-strikes-back/

Originale: Truthdig

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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Un commento su “L’impero contrattacca

  1. attilio cotroneo il said:

    Era solo stata allentata la morsa dell’operazione Condor. Gli USA presto avranno più da perdere che da prendere nel Vicino Oriente e il Sud America tornerà ad essere terra altrui da sfruttare con nuove “liquide” macchinazioni di conquista. La resistenza nata dalle carneficine del secolo scorso è ancora viva e ciò che sta realizzando è da mantenere per riuscire a evitare non il crollo del Sud America ma della natura tutta.

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