Quando il fiume è diventato giallo

Redazione 30 luglio 2016 1
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di David Bacon – 29 luglio 2016

Nel pomeriggio del 6 agosto 2014 l’acqua del fiume Bacanuchi è diventata gialla. A Tahuichopa, dove il Baranuchi s’immette nel più grande fiume Sonora, Martha Agupira è stata la prima a vederlo.

“Non avevamo avuto alcun avvertimento”, ricorda. “Abbiamo semplicemente visto il fiume cambiare colore: giallo, con un odore davvero terribile, come di rame o di sostanze chimiche. Tutti i pesci sono morti. Un toro che si stava abbeverando nel fiume è morto all’istante. Sono morti anche altri animali”.

Tahuichopa è un paesino messicano di circa 200 abitanti, situato dove le colline del monte La Elenita cominciano ad appiattirsi nell’altopiano del deserto di Sonora, circa 60 miglia a sud del confine con l’Arizona. I campi di grano del paese si sviluppano lungo le rive di entrambi i fiumi. “Così la gente doveva attraversare il fiume per arrivarci. Anche le persone sono state contaminate,” dice.

Da Tahuichopa il fiume Sonora scende a sud-ovest attraverso vaste valli verdi separate da stretti canyon. L’acqua gialla è arrivata vicino a Banamichi, poi a Baviacora e poi ancora a Ures.

Due giorni dopo che Martha Agupira aveva visto morire i pesci Luz Apodaca stava visitando San Felipe de Jesus, il successivo paese a valle. Come molti valligiani amava percorrere gli argini del fiume per raccogliere crescione. “Sono entrata nell’acqua”, lamenta. “Quel giorno il fiume era marron scuro, come cioccolato. Ma non ho prestato molta attenzione perché siamo abituati ad andare a fare il bagno là”.

In effetti il fiume è una grande attrazione turistica; o lo era. Nei fine settimana le famiglie salivano da Hermosillo, la capitale di Sonora di 700.000 abitanti, tra due grandi riserve. I visitatori riempivano i ristoranti nei paesi rivieraschi o facevano picnic sui banchi di sabbia.

Domingo Molino Ruiz, un agricoltore di Tahuichopa, accanto all'acqua dal pozzo che dà agli animali. Lui non la beve perché teme sia contaminata. - Foto David Bacon

Domingo Molino Ruiz, un agricoltore di Tahuichopa, accanto all’acqua dal pozzo che dà agli animali. Lui non la beve perché teme sia contaminata. – Foto David Bacon

Ma il fiume ha cominciato a puzzare come di ammoniaca, dice Apodaca, e arrivata a sera il suo volto ha cominciato a gonfiarsi. “Nei due giorni successivi la pelle ha cominciato a rompersi e da allora ho piaghe sul volto, sulle braccia e sulle gambe. Mi sono cadute tutte le unghie. Per molti giorni non ho potuto dormire a causa del dolore al volto e mi facevano male le ginocchia, le ossa e i nervi”.

Quella attraverso cui sono passate le due donne, insieme con gli altri 20.000 abitanti delle valli del Sonora e del Bacanuchi, è stata una delle peggiori fuoruscite tossiche della storia delle miniere in Messico. Nel suo rapporto sull’incidente la dottoressa Reina Castro, docente dell’Università di Sonora, ha affermato: “Un guasto nella conduttura dell’uscita di una vasca di decantazione presso la miniera ha determinato la fuoruscita di circa 40.000 metri cubi di percolato, compreso solfato di rame acidificato.” Il 9 agosto l’ente messicano di controllo della qualità dell’acqua, CONAGUA, ha rilevato nell’acqua livelli elevati di metalli pesanti, tra cui alluminio, arsenico, cadmio, rame, cromo, ferro, manganese, nickel a mercurio.

La contaminazione ha fatto peggio che danneggiare la salute dei residenti lungo il fiume. Ha compromesso la sopravvivenza economica delle loro comunità e danneggiato l’ecologia delle valli in modi che potrebbero essere permanenti.

Ma la fuoruscita ha anche creato, in reazione, un movimento politico di residenti, alleati con i minatori coinvolti in uno dei più lunghi scioperi della storia del Messico. Tale alleanza sta portando alla luce l’impatto che i giganti dell’industria su entrambi i lati del confine USA-Messico hanno sulla popolazione di questa regione bi-nazionale.

Le sorgenti di entrambi i fiumi si trovano su La Elenita, dove la miniera di rame Cananea, una delle più vaste del mondo, va lentamente polverizzando la montagna da più di un secolo. All’epoca della fuoruscita i lavoratori della miniera erano in sciopero da quasi sette anni, dal luglio del 2007. Dal 2010 la miniera era fatta funzionare da crumiri assunti dalla proprietaria della miniera, Grupo Mexico, una società mineraria globale. Alcuni lavoratori sono assunti direttamente dalla sussidiaria che gestisce l’attività della miniera Cananea, Buenavista del Cobre. Altri lavorano per appaltatori.

In un comunicato stampa del 1 settembre 2014, tre settimane dopo la fuoruscita, Grupo Mexico ha incolpato un appaltatore di averla causata. “Riconosciamo che, tra altri fattori, una causa rilevante è stata un difetto di costruzione nell’impermeabilizzazione di una condotta del sistema Tinajas 1 … [la cui costruzione era stata] appaltata a una società specializzata della regione, TECOVIFESA”. Grupo Mexico ha annunciato che stava inviando lavoratori a ripulire il fiume e successivamente ha concordato con il governo messicano di creare un fondo, o fidecomiso, per risarcire i residenti dei danni provocati dalla fuoruscita.

L’assunzione di appaltatori per sostituire la manodopera specializzata della miniera va avanti da molti anni, secondo il sindacato dei minatori, la Sezione 65 del Sindacato Nazionale dei Lavoratori delle Miniere, della Siderurgia e Associati. La miniera Cananea ha 13 vasche che contengono milioni di galloni di liquidi residuati dalla separazione del metallo dalla roccia. La loro manutenzione era in origine eseguita da membri del sindacato, prima che la società la esternalizzasse. L’uso di appaltatori è una delle principali ragioni dello sciopero.

Grupo Mexico possiede oggi miniere in Messico, Peru e Stati Uniti. Nel primo trimestre del 2016 la società ha realizzato profitti per 406 milioni di dollari, su entrate di 1,9 miliardi di dollari. Anche con il recente declino dell’appetito della Cina per metalli e materie prime la società è tuttora una delle più redditizie nel settore minerario.

La società era in origine la divisione messicana dell’ASARCO, l’American Smelting and Refining Company, fondata dalla famiglia Guggenheim nel 1899. Fino al 1965 l’ASARCO era proprietaria di molte miniere in Messico. In seguito a politiche nazionaliste di sviluppo, tuttavia, l’ASARCO vendette la sua sussidiaria messicana a investitori messicani, tra i quali Jorge Larrea Ortega, il “Re del rame” del Messico. Oggi suo figlio, German Larrea Mota, controlla Grupo Mexico.

La miniera Cananea, la più vasta del Messico, apparteneva in origine a un proprietario statunitense, il colonnello William C. Green. Nel 1906 i minatori si ribellarono al “Salario messicano”, un accordo che pagava ai minatori bianchi degli Stati Uniti salari superiori a quelli dei messicani. Nell’insurrezione violenta che seguì i ranger dell’Arizona attraversarono il confine, entrarono in Messico e repressero lo sciopero. La battaglia è considerata il primo conflitto della Rivoluzione Messicana.

Cananea in seguito appartenne all’Anaconda Copper Company fino a quando non la rilevò il governo messicano nel 1971. Negli ultimi anni in cui fu proprietaria della miniera la Anaconda abbandonò il vecchio metodo di scavo in galleria e avviò l’attività a cielo aperto. Tale decisione ebbe un impatto enorme sull’ecologia dell’area.

In una miniera a cielo aperto enormi blocchi di roccia sono separati dalla montagna con gli esplosivi, sono caricati su camion giganteschi e trasportati a un frantoio. Lì il minerale è ridotto in particelle minute e disposto su vasti “banchi”. La roccia frantumata è quindi innaffiata di acido che fa filtrare il metallo che è raccolto in basso in stagni. Grandi elettrodi estraggono il metallo dalla soluzione e il liquido residuo è incanalato in quelle 13 vasche. La fuoruscita del 2014 ha avuto origine in una di esse.

Una delle vasche di decantazione della miniera Cananea - Foto Garrett Brown

Una delle vasche di decantazione della miniera Cananea – Foto Garrett Brown

Oggi banchi di scorie torreggiano sopra le case dei minatori a Cananea. Parte della città vecchia è oggi sepolta sotto di essi. In una giornata ventosa calda la polvere della roccia polverizzata penetra nelle porte d’ingresso e le famiglie dei minatori respirano i minerali portati dal vento. Alla periferia di Cananea le gigantesche vasche costeggiano l’autostrada per il sud, parallela al fiume Sonora.

Nei tardi anni ’80 il governo del presidente Carlos Salinas de Gortari prima dichiarò fallita la miniera Cananea e poi la vendette al Grupo Mexico della famiglia Larrea per 475 milioni di dollari nel 1990. E’ l’equivalente degli utili attuali del Grupo Mexico negli ultimi tre mesi.

Salinas vendette anche la vicina miniera Nacozari, grande quasi quanto la Cananea, ai Larreas nel 1988. Nel 1997 Grupo Mexico si associò con l’Union Pacific, con sede in Pennsylvania, per acquistare la principale ferrovia nord-sud del Messico per 227 milioni di dollari e interruppe ogni servizio passeggeri. Due anni dopo Grupo Mexico acquistò la stessa ASARCO, la sua ex casa madre, per 1,18 miliardi di dollari, conquistando la proprietà di miniere e fonderie negli Stati Uniti.

Oggi il consiglio di amministrazione della multinazionale ha legami incrociati con molte banche e società mediatiche messicane e anche con società statunitensi. Il dirigente Claudio X. Gonzales Laporte, per esempio, è presidente del consiglio della Kimberley Clark de Mexico, la sussidiaria messicana del gigante statunitense della carta. Gonzales Laporte è un ex dirigente di General Electric, Kellogg, Home Depot e del gigante mediatico messicano Televisa ed è stato consigliere speciale del presidente messicano.

Alla fine degli anni ’90 Grupo Mexico aveva una storia di conflitti sindacali, poiché riduceva il personale per aumentare i profitti. Nel 1997 i lavoratori delle ferrovie attuarono scioperi contro piani di ridurre di più della metà il loro numero di 13.000. Persero. Nel 1998 i minatori di Cananea scioperarono contro la pretesa della società di ridurre di mille unità la propria manodopera diretta, assumendo contemporaneamente lavoratori non iscritti al sindacato a salari più bassi tramite appaltatori. Minacciati di occupazione militare della miniera i minatori interruppero lo sciopero, ma più di 800 non furono riassunti.

I minatori combattevano una battaglia di retroguardia per conservare i salari e le condizioni di lavoro conquistati nel corso di decenni. Negli anni ’50 e ’60 i minatori erano protetti da leggi, migliori dei minatori degli Stati Uniti, che controllavano l’esposizione alla polvere di silicio prodotta dalla frantumazione del minerale. Ricevevano buoni salari e vivevano in case costruite con prestiti governativi.

Dopo la sconfitta dei minatori nello sciopero del 1998, Grupo Mexico staccò i tubi di ventilazione degli scarichi sul tetto del suo principale edificio di concentrazione del minerale. La polvere nelle aree di lavoro arrivava al ginocchio. Grupo Mexico chiuse anche l’ospedale Ronquillo, che aveva fornito assistenza sanitaria alle famiglie dei minatori. Per 80 anni la miniera era stata responsabile di fornire servizi idrici alla cittadina. Dopo lo sciopero Grupo Mexico affermò che la cittadina doveva cavarsela da sola.

Quando Grupo Mexico annunciò che stava per licenziare 135 lavoratori che provvedevano alla manutenzione delle vasche delle scorie, il minatore Rene Enriquez Leon avvertì che una fuoruscita poteva arrivare alle sorgenti del fiume Sonora e alla regione agricola a valle. “Sarebbe un disastro ecologico”, predisse.

Nel 2006 un’esplosione nella miniera di carbone Pasta de Conchos del Grupo Mexico a Nueva Rosita, Coahuila, intrappolò sottoterra 65 minatori. Dopo sei giorni la società e il governo abbandonarono i tentativi di soccorso. Il capo del sindacato, Napoleon Gomez Urrutia, accusò i responsabili di “omicidio industriale”. In reazione il governo lo accusò di truffa.

Lupita Prom è leader del Frente Rio Sonora a Ures e attivista che è rimasta per mesi nel planton - Foto David Bacon

Lupita Prom è leader del Frente Rio Sonora a Ures e attivista che è rimasta per mesi nel planton – Foto David Bacon

Gomez lasciò il Messico e trovò rifugio in Canada, dove vive con l’assistenza dello United Steelworkers (il sindacato statunitense dei minatori del rame). Dopo anni di appelli i tribunali messicani hanno rigettato le accuse contro di lui. Ciò nonostante Gomez continua a restare in Canada, poiché il governo non gli garantirà sicurezza e libertà nel caso tornasse.

Antonio Navarrete, che cominciò a lavorare a Cananea nel 1985, afferma che arrivati a metà del primo decennio del 2000 l’assenza di sicurezza stava producendo “una psicosi di paura. Un volta entrato non sapevi se saresti uscito.” I macchinari non erano sottoposti a una manutenzione di prevenzione, accusa, compresi i collettori per la ventilazione della polvere. Gli incidenti diventavano più frequenti; i lavoratori perdevano mani e dita. L’intensificazione dei problemi, ritiene, “resero chiaro che la società ci stava spingendo allo sciopero. Ma noi decidemmo che non si poteva continuare così, perché altrimenti là saremmo morti”.

Nei primi tre anni dello sciopero la legge messicana sul lavoro impedì alla società di far funzionare legalmente la struttura. Poi il governo dichiarò illegale lo sciopero e nel 2010 soldati e poliziotti federali occuparono la cittadina e riaprirono la miniera Cananea. Nonostante ciò la Seccion 65 continua a organizzare attività di sciopero. Il sindacato ha anche continuato a controllare i problemi della sicurezza. Nel 2009 il comitato dello sciopero dei minatori avvertì Eduardo Bours, governatore di Sonora, che “una fuoruscita potrebbe avere conseguenze gravissime poiché dal 14 aprile la società ha ritirato il suo personale d’emergenza e con esso la manodopera sindacalizzata responsabile della manutenzione della diga delle scorie, il che potrebbe mettere in pericolo la popolazione sotto la diga”. Il comitato non ricevette alcuna risposta.

Cinque anni dopo si è alla fine verificata la fuoruscita profetizzata. All’una del mattino Navarette, un leader del sindacato in sciopero, ha visto su Facebook una richiesta d’aiuto di un medico di Bacanuchi, il primo paese sul fiume Bacanuchi a valle della miniera. “Siamo andati immediatamente là”, ricorda. “I paesani, persino i bambini, stavano tutti piangendo. Nessuno sapeva cosa fare. Persino i rospi di Gila [Bufo Alvarius – n.d.t.] e i coyote fuggivano dal pericolo”.

Gli scioperanti sono diventati la principale fonte di informazione per le cittadine colpite, afferma. “Ci aveva sempre preoccupato che le condizioni della miniera potessero colpire le comunità. Abbiamo cominciato ad aiutarle a organizzarsi, perché avevamo bisogno di unire le forze per far sì che la società ci ascoltasse.” Quello è stato l’avvio del Frente Rio Sonora, il Fronte del Fiume Sonora.

Oggi il Fronte è guidato da Marco Antonio Garcia, un agricoltore ed ex minatore tesserato di Baviacora. Garcia, il cui volto segnato da profonde rughe mostra l’impatto di una vita di lavoro nel deserto, coltiva 75 acri, più della maggior parte degli agricoltori locali che ne coltivano solo pochi. Quando i contadini hanno dovuto gettare i raccolti a causa della contaminazione ha perso 33.000 dollari.

Non è stata solo la perdita personale a spingerlo all’azione. “Se non vinciamo siamo persi”, dice. “E la cosa più importante che perderà la gente del Rio Sonora sarà la sua dignità”.

“Il Frente è stato organizzato su sollecitazione della Seccion 65 di Cananea”, prosegue. “Hanno cominciato a visitare tutte le cittadine lungo il fiume. Avevano il loro problema riguardo al contenzioso sul contratto sindacale e noi avevamo il nostro problema riguardo al fiume. Dapprima alcuni dicevano che i minatori passavano tutto il loro tempo a contestare. Ma in realtà sono coinvolti in una grande lotta. E lo stesso siamo noi, se vogliamo avere un futuro per la gente del Rio Sonora. La contaminazione del fiume finirà per durare una vita intera.”

Un agricoltore a una conferenza stampa a Hermosillo mostra le eruzioni che attribuisce agli effetti della fuoruscita tossica - Foto Olivia deBree

Un agricoltore a una conferenza stampa a Hermosillo mostra le eruzioni che attribuisce agli effetti della fuoruscita tossica – Foto Olivia deBree

Le proteste sono scoppiate inizialmente a Ures, un mese dopo la fuoruscita. “Abbiamo cominciato a marciare e a bloccare l’autostrada”, ricorda Lupita Poom, che oggi dirige il Frente nella località. “Erano tutte dimostrazioni pacifiche e vi hanno preso parte centinaia di persone. E’ allora che abbiamo cominciato a incontrare leader di altre cittadine sul fiume”. E mentre Navarette e altri minatori della Seccion 65 aiutavano i gruppi locali ad avviarsi, ha preso forma un piano più vasto. “Abbiamo deciso di fare un altro planton [un accampamento organizzato, come Occupy Wall Street] ma questo diretto contro la miniera”, dice la Poom.

Martha Agupira dice che quando i minatori sono arrivati a Tahuichopa per invitare la gente a protestare “il presidente della municipalità ci ha detto che sarebbero arrivati i soldati e che saremmo stati gettati in carcere. Ma a quel punto non avevamo più nulla, dunque perché non andare?”

Il 18 marzo dell’anno scorso corriere e auto hanno formato una carovana risalendo il fiume. Aggirando la polizia federale e statale a guardia dei cancelli della miniera le corriere hanno invece scaricato centinaia di agricoltori e minatori in sciopero presso l’impianto all’esterno della cittadina che pompa acqua nella miniera. Per diversi mesi il loro planton ha tagliato la fornitura di acqua dolce alla miniera, determinando una considerevole riduzione della sua attività.

“Siamo rimaste là a lungo”, ricorda la Poom. Suo marito era rimasto a Ures a prendersi cura dei loro figli, mentre lei e altre donne formavano la spina dorsale dell’occupazione. La Poom si è anche fatta un grande tatuaggio sulla schiena con il simbolo del sindacato in sciopero circondato da un cartiglio con il nome del Frente.

“I minatori ci portavano tre pasti al giorno e materiali per costruire le nostre tende, in modo che potessimo aver un qualche riparo”, dice. “Non avevamo paura. Per me la paura è starmene seduta a braccia conserte non facendo nulla. Al planton facevamo sentire la nostra voce, ci facevamo ascoltare dalla gente”.

Quando un gruppo di professionisti della sanità e di attivisti ambientalisti e sindacali statunitensi ha visitato le cittadine rivierasche nell’aprile del 2016 ha rilevato che l’impatto della fuoruscita era tuttora presente. Il gruppo ha affermato di aver distribuito un migliaio di questionari sanitari e di aver ricevuto 500 risposte. Cadelba Lomeli-Loibl, un’infermiera di Oakland, California, ha dichiarato a una conferenza stampa a Hermosillo che “abbiamo trovato bambini tra i quattro e i dieci anni che hanno eruzioni dolorose che non sono guarite in più di un anno e adulti con problemi al fegato e ai reni”.

Secondo Lomeli-Loibl e i suoi collaboratori, Olivia deBree e Garrett Brown, il 76 per cento degli intervistati aveva problemi dermatologici e il 78 per cento aveva problemi agli occhi. Molti avevano cefalee e dolori alle giunture o affermavano di star perdendo i capelli. Il gruppo ha segnalato la necessità di uno studio epidemiologico completo dei residenti nelle cittadine fluviali. Molti residenti da loro intervistati hanno affermato che diverse persone del governo e delle università locali hanno prelevato campioni di sangue e di acqua dopo la fuoruscita ma non avevano riferito loro i risultati.

Un’intervistata di Baviacora ha dichiarato alla deBree che suo nipote tredicenne era entrato nell’acqua dopo la fuoruscita, quando l’acqua era ancora gialla. In seguito ha sviluppato una lesione sulla faccia che ha cominciato a essere mangiata dall’interno. Testa a Città del Messico hanno rilevato piombo e cadmio nel suo sangue. Oggi ha una sinusite cronica e un tumore nella faccia. “A quel punto dell’intervista lei ha cominciato a piangere”, dice la deBree.

Intervistata al planton di Cananea l’anno scorso, Reyna Valenzuela di Ures ha spiegato: “I nostri ragazzi hanno avuto problemi perché, innanzitutto, tutti bevevano l’acqua e poi perché l’usavamo per fare il bagno. La nostra è acqua di pozzo e i pozzi sono contaminati. Come hanno detto i medici, quando la si beve o ci si bagna in essa, si è esposti dalla testa ai piedi.” Suo figlio undicenne ha ancora eruzioni sulle gambe, orecchie, collo, tronco, mani, piedi, tra le natiche e sul pene. “I medici dicono che è a causa dell’esposizione a metalli pesanti”.

Le cittadine rivierasche ricavano la loro acqua potabile da pozzi che sono quasi tutti vicini al fiume. Anch’essi sono stati contaminati. All’inizio camion hanno portato acqua imbottigliata, mentre nuovi pozzi erano scavati più lontano.

A Baviacora Jesus Cordoba, un agricoltore locale, ha ricordato: “Dopo la fuoruscita all’inizio hanno portato acqua in grandi barili. Ma ora dobbiamo comprarla. Un contenitore di 20 litri (5 galloni) costa 13 pesos. Ne usiamo sei la settimana, solo io e mia moglie. Credo che il fiume non tornerà mai com’era prima. Dicono che la contaminazione scende fino a 5 metri (15 piedi). Come riusciranno a ripulire fino a cinque metri sottoterra su tutta quell’area?” In negoziati dopo la fuoruscita Grupo Messico ha accettato di fornire finanziamenti per una clinica a Ures. Alcuni residenti hanno riferito di avervi ricevuto cure ma altri dicono che non se ne fidano.

Brooke Anderson, una promotrice della giustizia climatica di Oakland che ha accompagnato le infermiere dice che i residenti le hanno raccontato di aver perso metà del loro reddito annuale perché non sono stati in grado di seminare o irrigare i loro raccolti o a causa della perdita di turisti nelle cittadine.

“Quelli che prima venivano qui a comprare aglio oggi non vengono più, perché pensano che sia contaminato”, spiega Martha Agupira. “Quando abbiamo portato i nostri fagioli a Hermosillo nessuno ha voluto comprarli. Le famiglie ora soffrono la fame perché sono prive di entrate.”

I problemi si sono moltiplicati dopo la fuoruscita, quando l’uragano Odile ha colpito il Messico occidentale. “Quando il fiume è salito ha inondato i campi di grano” ricorda Agupira. “Ciò ha diffuso la contaminazione in un’area molto più vasta su entrambe le sponde del fiume. Le piogge non hanno pulito il fiume, come aveva affermato Grupo Mexico. Hanno diffuso la contaminazione. Se si scava per terra si trova la chiazza gialla delle sostanze chimiche. I campi si stanno seccando e sono pieni di questa sporcizia gialla”.

Seduta nell’ambulatorio di Tahuichopa – una stanza del piccolo centro comunitario, vuota a eccezione di un tavolo e di un piccolo armadio pieno di boccette di pillole – si tormentava i capelli che incorniciano il suo volto ovale e le ricadono sulle spalle. “Avevo molti capelli”, ha detto tristemente. “Ora mi stanno cadendo”.

I problemi economici stanno determinando un esodo dalle cittadine fluviali. “La gente se n’è andata per cercare di trovare lavoro altrove, così la maggioranza delle persone qui è costituita da anziani”, dice Agupira. “Mio padre rimane qui perché ama la terra. Ma stiamo lottando per farcela”.

Mentre alcuni delle cittadine fluviali solevano trovare lavoro presso la miniera Cananea, sia gli scioperanti sia i residenti sul fiume dicono oggi che la società non assume più locali perché ritiene che simpatizzino con gli scioperanti. Nel frattempo alcuni scioperanti sono andati negli Stati Uniti a guadagnare soldi da mandare alle loro famiglie. Uno scioperante, che ha chiesto di mantenere confidenziale il suo nome quando è stato intervistato presso il planton, ha detto: “Sono su una lista nera qui, e sull’altro lato. Sono semplicemente illegale. E’ difficile conservare la propria umanità, ma sto sopravvivendo, e non c’è altra via”.

L’impatto di Cananea supera il confine anche in altri modi. Il fiume San Pedro scende da Sonora in Arizona dove incontra il fiume Gila e alla fine il Colorado. E’ l’ultimo grande fiume desertico che scorre negli Stati Uniti e ospita uccelli migratori, giaguari, coatimundi e altre specie minacciate.

Il fiume Sonora a monte di Tahuichopa - Foto David Bacon

Il fiume Sonora a monte di Tahuichopa – Foto David Bacon

Il fiume è già sovraccaricato dalle pompe che forniscono acqua a Sierra Vista e Fort Huachuca, Arizona, che estraggono ogni anno più di sette milioni e mezzo di metri cubi di acqua oltre quella reintegrata dalla pioggia. Ma il suo principale problema è che la sua acqua proviene dai fiumi Las Nutrias ed El Sauz le cui sorgenti sono vicine a Cananea.

Nel 1979 una perdita di una miniera è finita nel San Pedro uccidendo pesci e animali per 60 miglia, secondo un rapporto dell’Università Statale dell’Arizona. Sia il fiume Sonora sia il San Pedro sono minacciati dall’espansione delle vasche di decantazione della miniera, secondo un rapporto di Dick Kamp e Laurie Silvan di E-Tech International che hanno visitato la miniera dopo la fuoruscita del 2014. E-Tech International è un’organizzazione non a fini di lucro che offre alle comunità supporto tecnico sull’impatto ambientale di grandi progetti di sviluppo. “Una nuova diga per le scorie e una vasta area di bacino sono in costruzione”, ha affermato il loro rapporto. “Le scorie esistenti, assieme a scarichi acidi più vecchi nel terreno e nell’acqua di superficie sono sospettati di essere le cause della contaminazione rilevata in passato a valle della miniera.”

E-Tech International e altri gruppi hanno sollecitato un controllo più sistematico dei contaminanti nei fiumi Sonora e San Pedro ma “il contratto dei fondi fidecomiso vieta studi tecnici che affrontino controlli di lungo periodo”, ha scritto la coppia. Ciò nonostante, dopo la fuoruscita, 27 siti sono stati controllati dal Centro Ricerche sul Cibo e lo Sviluppo di Sonora. Ma molti dei residenti lungo il fiume affermano che la sola persona che hanno visto costantemente prelevare campioni d’acqua è stata la dottoressa Reina Castro.

Il flusso dell’acqua in entrambi i fiumi è anche influenzato dal pompaggio da parte della miniera. Grupo Mexico ha 120 pozzi nel deserto attorno a Cananea. Per contro la stessa città ne ha solo 14. Col crescere della produzione è aumentato il consumo d’acqua della miniera. La Castro stima che “nel primo decennio del 2000 la miniera ha consumato 23 milioni di metri cubi di acqua l’anno, cioè 729 litri (quasi 200 galloni) al secondo, dalle fonti dei fiumi San Pedro e Sonora”. Secondo Nature Conservancy parti del San Pedro non scorrono più per tutto l’anno.

“Ma l’acqua appartiene alla nazione”, dichiara Antonio Garcia. “Ne abbiamo tutti diritto”.

Le richieste immediate del Frente comprendono una completa bonifica del fiume Sonora, estesi controlli della salute e cure dei residenti sul fiume e risarcimenti dal Grupo Mexico per i raccolti e i redditi persi. Anche se la società ha stanziato 110 milioni di dollari di finanziamento della bonifica e per i risarcimenti, i residenti accusano che gran parte di essi sono andati a grandi coltivatori e aziende, mentre i lavoratori e le piccole attività hanno ricevuto poco o nulla.

Il sindacato di Cananea vuole riportare i suoi membri al loro lavoro. Ma molti scioperanti dubitano che la società sia disponibile a gestire in sicurezza la miniera, anche se dovessero tornare al lavoro. All’inizio di maggio due lavoratori e un capo sono morti quando il loro furgone è stato schiacciato da un enorme camion delle scorie nella miniera. Un altro operaio aveva perso la vita pochi mesi prima in un incidente. Un possibile motivo dell’aumento degli incidenti è che i dipendenti della miniera hanno lavorato per 12 ore al giorno dopo la sua riapertura nel 2010, invece delle otto ore prescritte dal vecchio contratto sindacale.

Il 30 giugno la Commissione Permanente del Congresso messicano ha accusato Grupo Mexico di aver allungato la giornata lavorativa a 12 ore e ha approvato una misura che richiede che la società risponda del mancato rimedio dei danni causati al fiume Sonora dalla perdita tossica e dell’incidente fatale di maggio nella miniera.

Cecilia Soto Gonzales, una deputata del Partito della Rivoluzione Democratica, di sinistra, che rappresenta Sonora al Congresso, ha dichiarato al giornale La Jornada: “C’è grande rabbia nelle famiglie delle vittime e tra gli abitanti di Cananea perché, come sempre, Grupo Mexico si è lavato le mani [dalle responsabilità] e le autorità non agiscono imparzialmente per stabilire la responsabilità della mancanza di sicurezza e del super-sfruttamento a Buenavista de Cobre [la miniera Cananea], dove la giornata lavorativa è stata portata da otto a dodici ore”.

Insieme, il sindacato dei minatori messicani e il Frente Rio Sonora hanno presentato una denuncia alla Commissione dei Diritti Umani del Messico per la fuoruscita e lo sciopero. Il [sindacato statunitense] United Steelworkers (USW) li ha sostenuti. Quando nel 2007 è iniziato lo sciopero di Cananea il rappresentante dell’USW Manny Armenta ha portato cibo e fondi ai minatori e il sindacato ha successivamente esercitato pressioni sull’amministrazione Obama perché intercedesse presso il governo messicano.

Entrambi i sindacati affermano di intendere di volersi fondere in un’unica organizzazione. Lo USW sta ora negoziando con Grupo Mexico, poiché la società è proprietaria delle miniere ASARCO negli Stati Uniti. Ma finora la società non è stata disposta a giungere a un accordo su un nuovo contratto e minaccia di chiudere la fonderia di Hayden, Arizona, con la perdita del lavoro per 211 membri dell’USW.

Armenta e il direttore del Distretto 12 dell’USW erano entrambi al planton quando è iniziato l’anno scorso. Insieme i sindacati messicano e statunitense hanno presentato una denuncia all’OCSE accusando Grupo Mexico e ASARCO di violare i diritti dei lavoratori su entrambi i lati del confine. “Società come Grupo Mexico e altre conglomerate multinazionali che tentano di zittire i lavoratori sono precisamente il motivo per cui la solidarietà internazionale tra i sindacati è così importante”, ha affermato Leo Gerard, presidente dello United Steelworkers.

Per quanto riguarda Grupo Mexico la bonifica del Rio Sonora è conclusa. Il 9 ottobre 2014, due mesi dopo la fuoruscita, ha affermato di aver messo all’opera 1.200 persone al riguardo e ha dichiarato: “In seguito al lavoro di controllo dell’acidità e di bonifica dei fiumi Sonora e Bacanuchi … la società ha completato la sua opera di bonifica in superficie per il 98,3% dei 250,4 chilometri che ha trattato.”

E l’8 luglio il quotidiano messicano El Universal ha scritto che la clinica UVEAS finanziata con i 110 milioni di dollari era stata chiusa. La Commissione Federale per la Protezione dai Rischi per la Salute ha affermato che la clinica, dopo 1.160 consultazioni mediche, aveva identificato solo 360 persone con impatti sulla salute causati dalla fuoruscita. Una di loro, Patricia Velarde Ortega, che soffre di complicazioni, tra cui frequenti epistassi, ha presentato un esposto alla Commissione per i Diritti Umani del Messico dopo aver scoperto che il telefono della clinica era stato staccato e che non era più in grado di ricevere cure.

La dottoressa Reina Castro ha definito irresponsabile la dichiarazione di Grupo Mexico. “La fuoruscita di metalli pesanti nel fiume Sonora causata da Buenavista del Cobre è un problema che non è stato risolto”, ha concluso il suo rapporto. “Non dovremmo accettare questa posizione … E’ necessario applicare tutte le leggi esistenti sul lavoro e sull’ambiente con tutta la loro forza”.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/when-the-river-turned-yellow/

Originale: The American Prospect

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 30 luglio 2016 alle 22:47 -

    Il modello capitalista ha talmente tanto permeato il nostro modo di pensare che anche di fronte alla evidenza della sua sconvenienza a brevissimo termine preferiamo non vedere.

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