I funzionari nigeriani si arricchiscono sulla fame dei poveri

Redazione 21 luglio 2016 1
Print Friendly

I funzionari nigeriani si arricchiscono sulla fame dei poveri

Di Samuel Malik

19 luglio 2016

Cinque settimane fa, quando uscirono sui media le foto di persone costrette  a lasciare la proprie case, ma non la patria, (Internally Displaced Persons – IDP), seriamente denutrite,  a Bama, nello stato di Borno, il livello di shock mostrato dai Nigeriani, poteva forse far credere che fosse una “notizia”, anche se questo problema lo abbiamo avuto per anni.

Quello che può averlo reso rilevante per la stampa, è il fatto che le foto arrivassero da Bama, a circa 70 km da Maiduguri, la capitale dello stato. L’accesso a Bama è difficile, specialmente per i giornalisti. Il Centro Internazionale di Giornalismo Investigativo (ICIR –icirnigeria.com) ha potuto avere l’accesso perché il suo inviato è stato inviato al seguito dell’esercito per quattro giorni; l’accesso viene raramente dato a un giornalista nigeriano.

Bama, la seconda città più grande della Nigeria, è stato il luogo colpito nel modo peggiore nei sette anni dell’insurrezione di Boko Haram. Nel 2006 aveva una popolazione di 260.000 persone, secondo le cifre del censimento. Ora è praticamente una città fantasma, tranne per i soldati e i 26.000 IDP, accampati nell’area di un ospedale. Il campo di Bama esiste da circa un anno.

Il motivo per cui non si può accedere a Bama, è che la strada Miduguri-Bama è chiusa ai civili, a causa di attacchi occasionali da parte di sacche di insorti. In aprile hanno assalito un comandante in capo dell’esercito uccidendo una delle sue guardie di scorta, e ferendone altre due. L’accesso alla strada è possibile soltanto con la     autorizzazione della sicurezza e con una scorta militare.

Il giornalista dell’ICIR ha scoperto che almeno 18 persone  muoiono ogni giorno nel campo di Bama. In marzo, una ONG locale, l’Iniziativa per la Comunità di  Pace di Bama, ha informato delle sue preoccupazioni il Gruppo di lavoro del settore  Protezione che dipende dall’UNHCR, scrivendo che il cibo che viene cotto nelle sei cucine designate era di scarsa qualità e che le razioni basse significavano che i 4.000 residenti del campo potevano mangiare soltanto una volta al giorno. Il rapporto che  è stato firmato da Ibrahim Mohammed e che riguardava il periodo da ottobre a marzo, aggiungeva che ogni giorno venivano seppelliti circa 11 bambini di età compresa tra 0 e 15 anni.

L’alto bilancio di vittime è stato causato anche dalla sete e dalla mancanza di impianti sanitari. C’erano soltanto tre  pozzi con acqua funzionanti, e le persone dovevano fare i loro bisogni all’aperto, a causa della mancanza di gabinetti e di bagni.

Quando degli ostaggi di Boko Haram sono stati salvati da città vicine, come Banki e sono stati portati a Bama, il numero delle persone nei campi aumentò regolarmente, facendo “stiracchiare” le scarse risorse.

Però fin dall’inizio della diffusione del rapporto dell’ICIR, il livello di reazione è stato impressionante. Medici Senza Frontiere, l’Organizzazione Nazionale per la Migrazione, l’UNICEF, Oxfam e l’UNHCR hanno tutte visitato il campo. Il governo federale ha ordinato che venissero acquisiti gli articoli  medici e alimentari, e che i casi critici venissero evacuati nella capitale federale per ricevere le cure.

Gli aiuti dirottati

Anche se Bama oggi è sui notiziari, ci sono migliaia di altre persone nei campi di proprietà governativa, in tutto lo stato dove le condizioni sono altrettanto critiche. Il campo di Dalori, che di solito era il campo più grande dello stato per gli IDP, una volta apparve sui notiziari a causa di analoghi casi di malnutrizione.

La situazione attuale nei campi della capitale dello stato non è troppo diversa da quella scoperta a Bama. Tuttavia, l’accesso dei giornalisti ai campi è molto limitato in seguito ai rapporti critici sui media (specialmente da parte di ICIR Nigeria) che hanno rivelato come degli aiuti vengano dirottati dai funzionari del campo. Secondo questi rapporti, gli IDP non soffrono per la mancanza di cibo e di altri generi di conforto, ma a causa della corruzione endemica nell’Agenzia Nazionale per la gestione dell’emergenza e nella Agenzia di stato per l’emergenza che ricevono e distribuiscono le donazioni.

Nel 2015 ho visitato i campi degli stati di Borno e Adamawa e ho visto nei negozi articoli inviati  per aiutare i profughi e donati da individui ricchi e da organizzazioni che comprendevano: vari tipi di cereali, materassi, tagliatelle, detersivi, acqua in bottiglia, passata di pomodoro e pesce. Ma quando ho parlato agli IDP, hanno affermato che quelle cose non gli erano state date e che mangiavano soltanto una volta al giorno.

Ci sono varie organizzazioni che operano nella Nigeria nordorientale, ma non c’è un coordinamento delle loro attività. Questo provoca dispute territoriali tra di loro. Per esempio, la frattura più notevole c’è tra le due agenzie governative, la NEMA e la SEMA. Nello stato di Borno, l’agenzia federale governativa, NEMA, consegna alimenti alla sua controparte dello stato, la SEMA, la cui responsabilità è di portare il cibo agli IDP.

Sembra che ci sia anche un accordo, anche se non ufficiale, per cui il governo  provvede a nutrire gli IDP, mentre le ONG internazionali provvedono all’igiene, all’educazione e all’assistenza sanitaria.

Un altro problema è che il governo dello stato preferisce lavorare con le agenzie dell’ONU piuttosto che con le ONG internazionali perché pensano che queste agenzie portino più soldi. Nel frattempo le ONG preferiscono lavorare direttamente per i campi degli IDP e questo non è stato gradito ai funzionari de governo dello stato, che creano inutili ostacoli a queste organizzazioni.

La guerra fredda tra il governo dello stato di Borno e le ONG è venuta fuori di recente, quando il Governatore Kashim Shettima ha accusato alcuni di loro trarre vantaggio dagli IDP per arricchirsi.

‘Tra le organizzazioni credibili che cercano di aiutarci, abbiamo visto esempi saltuari di alcuni “gruppi commerciali” travestiti da ONG , sorridere alla banca sull’agonia della nostra gente,’ ha detto Shettima  durante un incontro sulla crisi umanitaria nello stato.

Mentre, però, il governatore è svelto ad attaccare le ONG, nulla è stato fatto riguardo ai suoi funzionari che fanno finte di aiutare gli IDP ma che in realtà li derubano.

I funzionari di governo sono contenti che gli IDP rimangano nei campi, invece ritornare nelle loro case: più tempo ci stanno, più a lungo continueranno ad arrivare gli aiuti. Il governatore si rende anche conto che articoli utili vengono “dirottati” dai funzionari, ma si fa poco per controllarli.

Oltre l’istituzione di comitati per indagare accuse, non i sente nulla. I funzionari di governo anticipano il risultato delle indagini per pubblicizzare l’innocenza dei sospettati.

Non c’è da stupirsi che non ci sia alcun segno di luce per gli IDP alla fine del tunnel.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/nigerian-officials-grow-rich-on-the-hunger-of-the-poor/

Originale: New Internationalist

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

millen-goal3

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

1 Commento »

  1. attilio cotroneo 21 luglio 2016 alle 05:57 -

    Il meccanismo degli aiuti e la corruzione ad essi legata alimenta una continuità di conflitto disumano e letale. Il sistema della miseria sfruttata da alla guerra una continuità impressionante e legittima l’esplosione di successivi conflitti sociali che sono fisiologici e terribili. Fermare la guerra non significa solo frenare le armi ma dire basta al sistema capitalista della guerra come generatore di profitto.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: