Come Internet cambia la politica

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di Timothy B. Lee – 14 marzo 2016 [email protected]

Nel corso degli ultimi due decenni Internet ha ridotto le barriere all’ingresso in un’ampia varietà di industrie. In conseguenza istituzioni un tempo dominanti hanno visto il loro potere – e in alcuni casi la loro esistenza – minacciato.

Nell’industria libraria Amazon ha distrutto i librai tradizionali. Nell’industria della musica servizi in rete come iTunes e Pandora hanno minato il potere delle etichette discografiche tradizionali. Servizi di passaggi automobilistici come Uber e Lyft hanno minato il potere delle tradizionali società di taxi che un tempo tenevano nella loro morsa i principali mercati urbani.

Ora sta succedendo nel sistema politico. Media sociali e una proliferazione di organizzazioni di informazioni in rete stanno minando il potere delle élite politiche e mediatiche, creando un sistema elettorale che è più aperto – e più caotico – di quanto sia stato mai.

Il sovvertimento del sistema politico da parte di Internet spiega come mai candidati apparentemente fuori gara – Bernie Sanders a sinistra, Ted Cruz e Donald Trump a destra – abbiano ottenuto risultati così enormi nonostante la schiacciante opposizione di membri dei loro rispettivi partiti. E suggerisce che la loro ascesa non è un caso. Nelle elezioni future campagne non allineate non faranno che diventare più comuni, mentre gli interni alla politica lotteranno per conservare l’influenza che solevano esercitare.

Gli addetti ai lavori avevano molto potere

Il sindacato del New Hampshire ha appoggiato Chris Christie nel 2016. Christie è arrivato sesto mentre Trump ha conquistato lo stato.
L’Union Leader del New Hampshire ha appoggiato Chris Christie nel 2016. Christie è arrivato sesto mentre Trump ha conquistato lo stato – Foto di Darren McCollester/Getty Images

Se nel tardo ventesimo secolo si voleva ottenere la candidatura Repubblicana alla presidenza era essenziale conquistare l’appoggio di membri interni ben collegati del mondo mediatico e di quello politico.

I candidati bramavano il sostegno di guru quali George Will e William F. Buckley e di giornali quali il Wall Street Journal e il New Hampshire Union Leader. Corteggiavano leader attivisti di spicco quali Grover Norquist e Pat Robertson e governatori e membri del Congresso del loro partito. E facevano il filo a ricchi donatori.

Questo genere di sostenitori era in parte prezioso perché godeva del rispetto degli elettori della base e degli attivisti del partito. Ma, cosa ancor più importante, controllavano risorse cui i candidati avevano difficoltà ad accedere senza il loro aiuto.

I giornali avevano l’infrastruttura per distribuire articoli a centinaia di migliaia di persone. I gruppi attivisti avevano preziose liste di donatori e di volontari. I governatori e i senatori sedevano alla testa di macchine politiche che consentivano loro di mobilitare sostegno ai loro candidati preferiti. E donatori ben collegati potevano non solo firmare assegni ma potevano anche invitare i loro amici ricchi a raccogliere di fondi.

Questi erano un’infrastruttura e un sistema di relazioni che ci volevano anni, se non decenni, per costruire. Se i candidati non riuscivano a persuadere le élite ad aiutarli, semplicemente non avevano realisticamente modo di far girare il loro messaggio, di raccogliere somme considerevoli di denaro o di portare gli elettori ai seggi.

John McCain è stato ill Bernie Sanders del 2000, ma ha potuto raccogliere solo 810.000 dollari dopo aver conquistato il New Hampshire - Foto di Scott Olson / Getty Images
John McCain è stato ill Bernie Sanders del 2000, ma ha potuto raccogliere solo 810.000 dollari dopo aver conquistato il New Hampshire – Foto di Scott Olson / Getty Images

Ricordare la gara per la candidatura Repubblicana nel 2000 illustra quanto spettacolarmente sia cambiato il paesaggio politico. George W. Bush faceva leva sui collegamenti di suo padre e sul suo mandato relativamente riuscito di governatore del Texas per portare a casa il sostegno di un gran numero di élite conservatrici.

Il principale sfidante di Bush, John McCain, era carismatico, aveva un messaggio persuasivo e generava eccitazione tra gli elettori che lo vedevano parlare, e ciò gli permise di prevalere nel New Hampshire. Ma egli semplicemente non era in grado di superare i vantaggi finanziari e organizzativi conferiti a Bush dai suoi sostenitori nella dirigenza Repubblicana e nella classe dei donatori conservatori.

McCain è stato verosimilmente il primo candidato presidenziale a far accendere la sua campagna su Internet. Dopo la sua schiacciante vittoria nel New Hampshire McCain raccolse 810.000 dollari da donatori su Internet. All’epoca fu considerata una somma sconvolgentemente elevata da raccogliere in rete, ma non era nemmeno lontanamente sufficiente a consentire a McCain di costruire una campagna nazionale che minacciasse seriamente Bush.

Ma la raccolta di fondi in rete è divenuta costantemente più importante per i candidati alla presidenza contestatori. Nel 2004 il beniamino di Internet Howard Dean sconvolse la dirigenza politica raccogliendo 5 milioni di dollari al mese negli ultimi sei mesi del 2003, in larga misura tramite la rete. Nel dicembre del 2007 i sostenitori di Ron Paul organizzarono una “bomba finanziaria” in rete che raccolse 6 milioni di dollari in un giorno solo, senza che la campagna dovesse muovere un dito.

Nell’attuale ciclo elettorale Hillary Clinton ha lo stesso tipo di schiacciante sostegno tra gli addetti ai lavori di cui godeva George W. Bush 16 anni fa. Ma grazie a Internet ciò non ha impedito a Bernie Sanders di opporre una seria resistenza. E’ stato in grado di far leva sul suo sostegno in rete per raccogliere 73 milioni di dollari da un milione di donatori nel 2015, la maggior parte dei quali ha donato piccole cifre. Ha raccolto altri 20 milioni di dollari a gennaio e 40 milioni di dollari a febbraio, con contributi medi di 27 dollari.

Nello schieramento Repubblicano Jeb Bush ha tentato di replicare la strategia di suo fratello in questo ciclo elettorale, raccogliendo più di 150 milioni di dollari dalla campagna elettorale e in fondi Super PAC [sostanzialmente fondi da imprese, sindacati e associazioni raccolti nel rispetto di nuove regole statunitensi sul finanziamento delle campagne elettorali – n.d.t.]. Ma questi iniziali vantaggi non sono sembrati aiutarlo affatto, visto che è finito rapidamente dietro Ted Cruz e Donald Trump.

Come Internet ha fatto salire Bernie Sanders

A fine 2014, giusto mentre i politici stavano cominciando a preparare il terreno per le loro campagne presidenziali, noi di Vox abbiamo cominciato a notare che articoli su Bernie Sanders attiravano parecchio traffico. E non era difficile immaginare il perché: i sostenitori di Bernie Sanders amano leggere articoli sul loro candidato preferito e condividerli con gli amici.

L’appetito di Internet per contenuti riguardanti Bernie non ha fatto che crescere negli ultimi 18 mesi. Lo scorso mercoledì – la mattina dopo le primarie di questa settimana in Michigan e in Mississippi – ho copiato una schermata del popolare subreddit /r/politics, una sezione di Reddit dedicata alla politica:

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Questa subreddit dovrebbe concentrarsi sulla politica statunitense in generale, cosicché ci si aspetterebbe di trovare degli articoli a favore della Clinton e forze anche dei testi sui candidati Repubblicani alla presidenza. Ma gli articoli su Reddit sono scelti in base ai voti degli utenti e la subreddit /r/politics è dominata dai sostenitori di Bernie Sanders.

Risultato: /r/politics si concentra quasi esclusivamente sullo schieramento Democratico della corsa alla presidenza (solo due titoli citavano un candidato presidenziale Repubblicano e uno di essa parlava di come Sanders fosse il candidato migliore per battere Donald Trump). E gli articoli assumono in misura schiacciante un punto di vista filo-Sanders.

Circa un anno fa i siti di notizie hanno appreso che i contenuti pro-Bernie generavano un mucchio di traffico e molti hanno cominciato a produrne altro. Ciò a sua volta ha fatto girare la voce sulla candidatura di Sanders, attraendo nuovi sostenitori e allargando ulteriormente la domanda di contenuti pro-Bernie.

I media sociali creano bolle dei filtri

L'élite liberale, tra cui Paul Krugman, ha attaccato Bernie Sanders, ma tali attacchi hanno fatto pochi danni - Foto di Jeff Zelevansky / Getty Images
L’élite liberale, tra cui Paul Krugman, ha attaccato Bernie Sanders, ma tali attacchi hanno fatto pochi danni – Foto di Jeff Zelevansky / Getty Images

Sanders è stato in grado di allargare la sua attrattiva tra i liberali nonostante il fatto che molti eminenti guru liberali – tra cui Paul Krugman, Jonhatan Chait, Kevin Drum e Jamelle Bouie – attaccassero Sanders per le sue proposte politiche improbabili e per la sua strategia politica irrealistica. Un grosso motivo per cui questi attacchi hanno fallito è che molti dei sostenitori di Sanders non li hanno mai visti.

Gli utenti di /r/politics non solo leggono più articoli a proposito di Sanders; leggono anche prevalentemente articoli che sono a favore di Sanders. Articoli che criticano Sanders o sostengono Hillary Clinton (o, quanto a questo, uno qualsiasi dei candidati Repubblicani) hanno molto minori probabilità di arrivare in prima pagina.

E questo non succede solo su Reddit. Cose simili tendono a succedere su siti di media sociali quali Facebook e Twitter. Questi siti hanno come finalità principale la condivisione con gli amici. E poiché le persone tendono ad avere idee politiche simili a quelle degli amici, questo significa che i media sociali tendono a rafforzare ciò in cui le persone già credono.

“E’ più che mai facile circondarsi di informazioni che confermano ciò che già si crede sia vero”, dice Eli Pariser, un attivista liberale che ha fondato il sito sociale di notizie Upworthy. In un libro del 2011 Pariser ha etichettato questo fenomeno una “bolla dei filtri”.

L’anno scorso ricercatori di Facebook hanno documentato la portata di questo fenomeno. Gli utenti liberali di Facebook vedono più articoli liberali nei loro scambi in rete. I conservatori vedono più articoli conservatori. I ricercatori di Facebook hanno sostenuto che non si trattava in realtà di un difetto di Facebook; riflette semplicemente il genere di amici che le persone hanno e il genere di articoli che condividono. Ma indipendentemente da dove stia la colpa, il risultato è lo stesso.

Donald Trump è un maestro nel manipolare la TV via cavo

Foto di Joe Raedle / Getty Images
Foto di Joe Raedle / Getty Images

Non sono il primo a chiedermi se la campagna del 2016 sia guidata dal fenomeno descritto da Pariser cinque anni fa. Il mese scorso David Auerbach, di Slate, ha sostenuto che la camera d’eco dei media sociali aveva aiutato a spingere a sinistra gli elettori Democratici, creando terreno fertile per la rivoluzione di Sanders.

E naturalmente si potrebbe dire la stessa cosa della destra politica; Donald Trump è il candidato presidenziale più popolare su Twitter, con 6,8 milioni di persone che lo seguono e ciò non può certo aver danneggiato la sua candidatura alla nomina Repubblicana per la presidenza.

Ma Pariser è scettico riguardo a questa teoria. “Penso ci siano parti di essa che sono sopravvalutate”, mi ha detto. Non ritiene che Trump o Sanders siano principalmente un fenomeno dei media sociali perché “i media sociali non sono il luogo in cui prendono contatto con un pubblico di massa”.

Questo punto sembra particolarmente convincente nel caso di Trump. Come mi ha indicato Pariser, Trump dedica molto tempo a partecipare a programmi giornalistici sulla TV via cavo. E’ anche popolare tra i conduttori conservatori di programmi radiofonici. E’ questa copertura, così come la sua popolarità su Facebook e Twitter, che ha contribuito a far crescere il suo potere.

I media sociali hanno contribuito all’ascesa di Trump

Ma anche se Internet non è stata interamente responsabile del successo di Trump, ha fatto molto per indebolire l’influenza delle élite conservatrici e minarne la capacità di organizzare un movimento per fermare Trump.

A gennaio l’eminente rivista conservatrice National Review ha dedicato un intero numero alla causa contro Trump. Ha invitato un’ampia di varietà di luminari conservatori a offrire articoli che sollecitassero gli elettori a respingerlo. Ciò si è aggiunto ad attacchi quasi incessanti contro Trump di Fox News e di giornalisti conservatori come George Will e Charles Krauthammer.

Nell’era pre-Internet tutto questo sarebbe stato parecchio dannoso. Per molti conservatori la National Review era la sola fonte giornalistica conservatrice che leggevano e molti dei giornalisti conservatori locali prendevano spunto dalla rivista. Altri elettori conservatori sarebbero stati regolari spettatori di Fox News o regolari lettori di giornalisti indipendenti presenti sulla grande stampa nazionale.

Senza una piattaforma mediatica nazionale propria, un Donald Trump pre-Internet avrebbe lottato per far arrivare una risposta ai suoi sostenitori. Persino conservatori che avessero amato il messaggio di Trump avrebbero esitato a sostenerlo in presenza di un’opposizione conservatrice apparentemente unita.

Le cose sono molto diverse nell’era di Internet. In rete la National Review è semplicemente una delle molte fonti di notizie e opinioni conservatrici. Ci sono in rete altre fonti giornalistiche, come Breitbart, che sono a favore di Trump. Breitbart non è prestigioso come la National Review ma a causa dei media sociali ciò non conta molto; gli articoli di Breitbart possono essere condivisi su Facebook e Twitter altrettanto facilmente degli articoli della National Review e molti lettori non coglieranno la differenza.

Cosa più importante Trump ha un account Twitter con 6,8 milioni di seguaci. Quando la National Review lo ha attaccato, è stato in grado di reagire immediatamente e la sua risposta può essere stata vista da più persone di quelle che hanno visto l’attacco originale.

Il sovvertimento della politica ha un lato negativo

Se siete sostenitori di Donald Trump, Ted Cruz o Bernie Sanders probabilmente troverete esaltante tutto questo. Finalmente gli attivisti di base stanno spezzando la comoda relazione tra gli addetti ai lavori di Washington e i loro alleati nei media dell’élite.

Ma ci sono anche numerosi lati negativi nel declino dell’influenza delle élite. Le chiacchiere scurrili si diffondono più facilmente. E’ più difficile chiamare i candidati a rispondere delle loro dichiarazioni false.

Molti economisti d’élite – compresi quelli che hanno lavorato in precedenti amministrazioni Democratiche – pensano che la campagna di Sanders stia enormemente esagerando i vantaggi economici del suo programma di politica interna. Persino i sostenitori dell’assistenza sanitaria universale pensano che le cifre non quadrino nel piano di assistenza sanitaria universale di Sanders. E come ha detto Matt Yglesias di Vox il suo piano per la gratuità delle tasse universitarie è raffazzonato.

A destra i candidati Repubblicani hanno proposto piani fiscali diverse volte maggiori dei tagli fiscali di George W. Bush. Forse pensate che grandi tagli fiscali siano una buona idea, ma candidati come Marco Rubio e Ted Cruz hanno anche promesso di aumentare la spesa militare e di portare il bilancio in pareggio. Non c’è modo che possano mantenere tutte queste promesse contemporaneamente.

Le élite politiche e mediatiche tendono a interessarsi a questo genere di cose e nell’era pre-Internet Sanders, Rubio e Cruz avrebbero subito parecchia pressione affinché presentassero piani che quadrassero. Ma i candidati stanno diventando sempre meno dipendenti dai canali mediatici convenzionali per diffondere i loro messaggi. Possono contare su canali mediatici più partigiani e sulla comunicazione diretta tramite i media sociali per far arrivare il loro messaggio ai sostenitori, senza dover rispondere a un mucchio di domande imbarazzanti riguardo a dettagli inaffidabili.

Così i candidati hanno meno che mai incentivi a sostenere la loro retorica elettorale con proposte politiche dettagliate e cifre che quadrino. Donald Trump può condurre la sua campagna con slogan come “Costruiremo un muro e lo faremo pagare al Messico”, senza dover fare alcuno sforzo reale per spiegare come lo farà.

Il sovvertimento della politica è solo agli inizi

Foto di J.D.Pooley / Getty Images
Foto di J.D.Pooley / Getty Images

La cosa notevole in tutto questo è che il sovvertimento dei media tradizionali è ancora nella fase iniziale. Giornali, riviste, trasmissioni radio e reti televisive tradizionali continuano a raggiungere vasti uditori. L’ascesa di Donald Trump è stata aiutata tanto dalla sua popolarità sulla televisione via cavo quanto dai media sociali.

Questo significa che il sovvertimento della politica da parte dei media sociali non farà che accelerare nelle prossime elezioni.

“Il modo in cui le storie sono raccontate nella nostra società è tuttora dominato in modo prevalente dai media radiotelevisivi”, dice Pariser. “Sì, i media sociali stanno avendo un impatto sempre più forte, ma non hanno ancora conseguito il primato”.

E’ impossibile prevedere come sarà la prossima fase della rivoluzione dei media sociali. Forse i canali giornalistici via cavo saranno cacciati da canali di flussi ospitati da YouTube o Netflix. Forse la radio dal vivo sarà rimpiazzata da podcast.

Ma si può andare sul sicuro affermando che i media del futuro saranno ancor più decentrati dei media di oggi. Sarà più facile che mai per gli elettori insoddisfatti dello status quo trovarsi, organizzarsi e sostenere cani sciolti della politica disposti a farsi campioni dei loro interessi.

Pariser prevede che quando il processo politico avvertirà finalmente il pieno impatto della rivoluzione di Internet sarà “più un cambiamento di fase che solo una svolta incrementale”. Le campagne di Trump e Sanders potrebbero sembrare un cambiamento spettacolare dallo status quo, ma la rivoluzione politica di Internet è solo agli inizi.

Correzione: ho affermato che Sanders ha avuto 2,5 milioni di donatori nel 2015, mentre in realtà ha avuto 2,5 milioni di donazioni.

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

Fonte: http://www.vox.com/2016/3/14/11211204/sanders-trump-disrupting-politics

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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Un commento su “Come Internet cambia la politica

  1. attilio cotroneo il said:

    La rete verrà manipolata come i media perché già abbiamo accettato vari sistemi di schedatura con relativi dossier.

I commenti sono chiusi.