Come gli abitanti del Montana hanno fermato la più grande miniera di carbone dell’America del Nord

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La regione della valle dell'Otter Creek - Foto Ecoflight
La regione della valle dell’Otter Creek – Foto Ecoflight

di Nick Engelfried – 2 aprile 2016

All’inizio del mese scorso comunità del Montana hanno conseguito una vittoria contro una delle più grandi compagnie minerarie del carbone del mondo, quando la Arch Coal ha abbandonato la miniera di Otter Creek, la più vasta miniera di carbone a cielo aperto proposta nell’America del Nord. La storia di come il progetto è imploso è una storia di trionfo del potere popolare contro una società un tempo ritenuta quasi invincibile.

A molti osservatori il progetto di Otter Creek sembrava un tempo inarrestabile. Certamente appariva tale nel 2011, l’anno in cui mi sono trasferito a Missoula, Montana, per frequentare l’università. L’allora governatore Democratico Brian Schweitzer appoggiava entusiasticamente le miniere e più in generale il carbone. Forrest Mars Jr., l’erede miliardario della fortuna dei dolciumi Mars, si era appena unito alla Arch e alle Ferrovie BNSF nel sostenere la proposta di una ferrovia intesa a servire Otter Creek. Arch e politici come Schweitzer prevedevano un boom della domanda di carbone dalle economie asiatiche.

Ma ciò di cui non tenevano conto era di un’aperta e attiva opposizione a livello regionale. L’incontro di persone comuni – all’inizio nel Montana sud-orientale e poi in un crescente numero di comunità di tutto il nord-ovest – per opporsi alla miniera di Otter Creek dice molto di come i difensori del territorio e gli attivisti del clima stiano imparando a contrattaccare le maggiori imprese energetiche del pianeta. Le radici di questa recente vittoria risalgono a più di trent’anni addietro.

Origini della miniera di Otter Creek

Il Montana orientale è noto per il suo clima arido, ma la valle del fiume Tongue appena a nord del confine con il Wyoming sostiene un paesaggio rigoglioso di salici, pini, salvia e pascoli erbosi. Il fiume e le falde sottostanti rendono la valle ideale per l’agricoltura. Sul lato est del fiume, dove si trovano i tratti dell’Otter Creek, un insieme di terreni statali e privati sostiene fattorie e allevamenti di bestiame. A ovest c’è la riserva Cheyenne settentrionale.

Decenni prima che la Arch proponesse la miniera di Otter Creek, il Montana sud-orientale era già l’epicentro di una lotta riguardo al futuro energetico della nazione. Nel 1971, quando gli Stati Uniti cercavano alternative al petrolio straniero, l’Ufficio dell’Amministrazione del Territorio pubblicò uno studio che sollecitava una produzione di carbone massicciamente incrementata negli stati delle Piane del nord. Proponeva di costruire 21 nuove centrali elettriche a carbone nel Montana e l’apertura di vaste nuove miniere per alimentarle. Era implicito il presupposto che gli imprenditori dell’energia avrebbero incontrato poca resistenza nelle Piane scarsamente popolate.

Rappresentanti dell’industria cercarono di convincere le famiglie dei coltivatori a vendere le loro terre per farne miniere, poi le minacciarono di esproprio per pubblica utilità. Tuttavia molti proprietari terrieri non cedettero. “Ho detto a quel figlio di puttana con la valigetta che sapevo che rappresentava una delle più grandi compagnie minerarie del carbone e che era appoggiato da una delle industrie più ricche del mondo, ma quale che fosse la somma con la quale si fossero presentati sarebbe stata sempre di 4,60 dollari inferiore al prezzo della mia fattoria”, ha detto il proprietario terriero Boyd Charter, secondo il Plains Resource Council, un’organizzazione creata nel 1972 per opporsi alla miniera. Alla fine del decennio soltanto una nuova grande centrale a carbone si era installata in Montana e i piani per trasformare lo stato in una zona sacrificata su larga scala al carbone erano a pezzi.

Poi, negli anni ’80, l’industria del carbone proposte una nuova ferrovia del fiume Tongue per collegare i campi carboniferi del Wyoming settentrionale alle linee ferroviarie esistenti nel Montana. Il piano annaspò per decenni in mezzo all’opposizione locale, ma nel 2011 la Società del Fiume Tongue fu acquistata dalla Arch Coal, dalle Ferrovie BNSF e da Forrest Mars Jr. Mars, che è proprietario di una fattoria privata nell’aria, all’inizio si oppose alla ferrovia ma apparentemente vi acconsentì con l’intesa che il percorso preferenziale sarebbe stato accorciato per non attraversare la sua proprietà. Invece di trasportare il carbone del Wyoming, questa nuova versione della Ferrovia del Fiume Tongue avrebbe servito la miniera di Otter Creek della Arch. L’industria del carbone voleva tentare di nuovo di trasformare il Montana in una colonia di estrazione del carbone.

Il loro piano fu aiutato nel corso dell’anno precedente, nel marzo del 2010, quando l’Ufficio del Territorio dello Stato del Montana, presieduto dal governatore Schweitzer, votò sulla concessione di terreni statali a Otter Creek alla Arch. Proprietari di fattorie preoccupati dei danni alle falde, studenti delle scuole superiori preoccupati per il cambiamento climatico e altri cittadini interessati alla riunione sollecitarono il consiglio a votare no. Appena prima del voto attivisti della Northern Rockies Rising Tide interruppero la procedura incatenandosi ai banchi di membri dell’Ufficio del Territorio. La protesta attirò l’attenzione su ciò che era in gioco. Ma i membri dell’Ufficio del Territorio si riunirono nuovamente e votarono tre contro due a favore della concessione.

A quel punto tutto ciò di cui la Arch aveva bisogno era un permesso di estrazione dallo stato e di un permesso per costruire la Ferrovia del Fiume Tongue dall’Ufficio dei Trasporti di Superficie degli Stati Uniti. Le linee della battaglia erano tracciate.

Dal fiume Tongue alla costa

Ciò che accadeva a Otter Creek avrebbe colpito comunità dell’intero nord-ovest del Pacifico. Il traffico di treni di carbone nell’area era già intenso, trasportando carbone dalle miniere esistenti in Wyoming e Montana ai porti della British Columbia. Se fossero stati costruiti Otter Creek e una serie di nuovi terminali di esportazione del carbone proposti negli Stati Uniti, il numero di tali treni sarebbe salito alle stelle.

“Notai sempre più treni di carbone rimbombanti oltre casa mia”, ha detto Lowell Chandler, che era un anziano all’Università del Montana (UM) e viveva nelle vicinanze della ferrovia a Missoula, quando lo incontrai nel 2011. “Inquinavano la mia area con emissioni tossiche di diesel e di polvere di carbone. Poi ho trovato informazioni sulle proposte di massicce esportazioni di carbone nel mio stato e nella regione nord-occidentale”.

In luoghi come Missoula quartiere sproporzionatamente a basso reddito si trovano direttamente dirimpetto alla ferrovia. Un piazzale industriale utilizzato per rifornire treni e agganciare e riagganciare vagoni ferroviari è la fonte principale di inquinamento. I residenti hanno parlato di rumori simili a bombe nel mezzo della notte quando i vagoni sono agganciati tra loro, di polvere di carbone sui davanzali e di soffocamento per i fumi del diesel da locomotive in sosta.

Mi sono unito a Chandler e ad altri studenti dell’UM nell’avviare un gruppo chiamato Blue Skies Campaign nel 2011, per lavorare al coordinamento dei residenti nei quartieri lungo la linea ferroviaria e per respingere i treni del carbone. La prima iniziativa di Blue Skies fu una protesta all’esterno di una sede della Wells Fargo, all’epoca grande finanziatrice dell’industria del carbone. In seguito ci associammo al Northern Plains Resource Council e ad altri gruppi per un forum sui treni del carbone che attirò più di 200 persone. Ci organizzammo per partecipare alle sedute del consiglio comunale, per coordinare manifestazioni e per eventi di teatro di piazza e proteste. Ma sapevamo che dovevamo fare di più.

Nell’agosto del 2012 la Blue Skies coordinò la più vasta iniziativa di disobbedienza civile non violenta relativa all’energia in Montana fino ad allora. La Coal Export Action, un sit-in di cinque giorni presso il Campidoglio dello stato, fu una protesta contro la concessione di terreni statali a compagnie minerarie del carbone. Furono arrestate ventitré persone e centinaia di altre parteciparono per manifestare sostegno. “Prima di mettere a rischio il mio corpo in un sit-in non avevo mai partecipato a iniziative di disobbedienza civile non violenta”, ha detto Corey Bressler, uno studente dell’UM arrestato il secondo giorno. “Quest’ondata di persone ha trasmetto un messaggio potente ai decisori che gli abitanti del Montana e gli statunitensi vogliono una svolta dai combustibili fossili a un futuro più verde”.

I pochi anni successivi hanno visto le comunità lungo la linea ferroviaria passare ripetutamente all’azione diretta. Proteste sui binari della ferrovia hanno causato ritardi dei treni del carbone, con un blocco nel 2015 che ha impedito per quasi un’ora a un treno di entrare a Missoula. Nell’aprile del 2014 1.500 abitanti del Montana in più di una dozzina di comunità hanno partecipato a una giornata di azioni a favore dell’energia pulita. Altre manifestazioni e proteste minori si sono verificate con crescente regolarità. “C’è potere personale in una reazione collaborativa a una minaccia condivisa”, ha detto Cate Campbell, un frenatore in pensione di Frenchtown, Montana, che è stato arrestato numerose volte. “Nell’attuare azioni dirette ho provato una sensazione interiore di scopo e impegno”.

Nel frattempo il Montana aveva appena sperimentato una delle sue peggiori siccità di tutti i tempi, portando il cambiamento climatico al centro del dibattito sul carbone. Nel 2013 un nuovo gruppo, 350-Missoula (un affiliato di base del gruppo climatico 350.org) ha fatto del fermare la miniera di Otter Creek la propria priorità.

350-Missoula – un gruppo di pensionati, insegnanti, infermiere, educatori e altri – ha collaborato con Blue Skies nell’organizzare manifestazioni e iniziative di disobbedienza civile. Hanno anche spinto dirigenti eletti a schierarsi nella lotta di Otter Creek. Nel 2014 il consiglio comunale di Missoula ha formalmente richiesto le verifiche ambientali per Otter Creek e per la Ferrovia del Fiume Tongue includessero udienze pubbliche a Missoula. Legislatori locali dello stato hanno appoggiato tale richiesta. A Whitefish (lungo la linea ferroviaria settentrionale del Montana) gruppi quali Glacier Climate Action hanno persuaso i propri consigli comunali ad assumere iniziative simili.

Nell’estate del 2015 l’Ufficio dei Trasporti di Superficie ha aperto un periodo di commenti pubblici sulla Ferrovia del Fiume Tongue. Attivisti di Missoula hanno intavolato discussioni in eventi pubblici e agli angoli delle strade raccogliendo più di 4.000 commenti scritti. Gruppi di tutto il nord-ovest hanno messo in allerta i propri membri. Legislatori e amministrazioni locali, compresa la città e la contea di Missoula, hanno sottoposto preoccupazioni a proposito dei treni del carbone.

Comunità più vicine al sito minerario si sono mobilitate. A udienze pubbliche ad Ashland e Lame Deer, nella riserva settentrionale Cheyenne, hanno partecipato rispettivamente 100 e 300 persone (la popolazione totale e di Lame Deer e di Ashland è di circa 1.000 e 800). La maggior parte dei partecipanti erano membri della riserva Cheyenne contrari alla ferrovia. L’industria del carbone aveva tentato di conquistare i residenti con promesse di posti di lavoro, ma tali tentativi sembrano essere falliti miseramente. Verso la fine del periodo dei commenti il Consiglio Tribale della riserva settentrionale Cheyenne ha approvato all’unanimità una risoluzione di opposizione alla Ferrovia del Fiume Tongue.

Sono stati sottoposti più di 100.000 commenti da gruppi contrari alla ferrovia prima della fine del periodo di presentazione degli stessi. Quell’autunno più di un centinaio di persone rappresentanti la maggior parte delle principali cittadine del Montana si è riunito presso il Campidoglio dello stato per una manifestazione climatica intitolata “Tenetelo sottoterra”. Contemporaneamente pressioni regionali e globali sulla Arch Coal hanno unito l’opposizione locale alla miniera, cambiando gli equilibri in una procedura di approvazione che era sembrata un tempo inevitabile.

Il declino di Re Carbone

Nel 2010 il concorrente della Arch Coal, Peabody, annunciava che “i giorni migliori del carbone devono ancora venire”. Tuttavia era chiaro persino allora che una combinazione di organizzazione della base, di nuove regole per le centrali elettriche inquinanti e di prezzi in discesa dell’energia più pulita stavano provocando la caduta dell’utilizzo del carbone negli Stati Uniti. Ciò che è arrivato come una sorpresa è stato il fatto che il consumo di carbone in Asia, specialmente in Cina, non ha compensato il declino della domanda statunitense.

Nella supposizione dell’industria del carbone che i residenti in Cina e in India avrebbero volontariamente tollerato livelli di inquinamento inaccettabili per i nordamericani era implicito un certo razzismo. In realtà la preoccupazione del pubblico riguardo all’inquinamento ha creato una crisi per il governo cinese. Nell’aprile dell’anno scorso 10.000 persone nella provincia cinese di Guangdong si sono presentate a contestare una centrale a carbone costruita di recente. Il governo ha cominciato a chiudere miniere, riducendo le importazioni di carbone e accelerando le rinnovabili. Il consumo cinese di carbone è sceso del 3 per cento nel 2014 e del 4 per cento nel 2015. L’utilizzo di carbone dell’India sta tuttora aumentando ma nuove centrali elettriche hanno incontrato un’opposizione così feroce che molte probabilmente non saranno mai costruite.

E’ emerso che le compagnie minerarie statunitensi del carbone non potevano neppure mantenere i livelli di esportazione di un paio di anni fa. Nel 2015 la Cloud Peak Energy ha annunciato che avrebbe smesso di esportare carbone dalla British Columbia. In tale contesto una serie di annunci iniziata alla fine dell’anno scorso ha mostrato crepe in formazione nei piani dell’Otter Creek della Arch.

A novembre la Arch ha annunciato che stava chiedendo all’Ufficio dei Trasporti di Superficie di mettere in sospeso l’esame del permesso della Ferrovia del Fiume Tongue. Le società raramente presentano richieste di questo genere quando hanno fiducia che un esame si concluderà positivamente per loro. Dichiarazioni della Arch hanno affermato che Otter Creek sarebbe ancora andata avanti ma una domanda di estrazione aggiornata che la Arche intendeva presentare allo stato a dicembre non si è mai materializzata. A gennaio la Arch ha presentato istanza di fallimento.

La Arch è stata solo l’ultima (e più grande) compagnia mineraria statunitense del carbone a finire in bancarotta negli ultimi pochi anni. La mossa era da tempo prevista ma a quel punto gli abitanti del Montana attendevano con apprensione. Questo sarebbe stato il colpo finale alla miniera di Otter Creek o la Arch avrebbe trovato un modo per salvare il progetto e superare i problemi della società.

Il 10 marzo la Arch ha annunciato che sospendeva i tentativi di estrarre carbone a Otter Creek. Una dichiarazione del proprietario di fattoria Dawson Dunning di Otter Creek, diffusa dal Northern Plains Resource Council, ha sintetizzato i sentimenti di molti locali: “Proprietari di fattorie e irrigatori del Montana sud-orientale possono dormire sonni tranquilli sapendo che la loro acqua sarà protetta”.

Un punto di svolta?

“Quante volte ho letto di progetti che avrebbero aumentato le emissioni di carbonio e mi sono sentita impotente a fermarli?” ha detto Marta Meengs, un’infermiera che ha contribuito ad avviare 350-Missoula. “Otter Creek è stato differente. La disobbedienza civile della gente, le discussioni per commenti pubblici e le conversazioni con legislatori hanno prodotto effettivamente risultati e contribuito a fermare quella che sarebbe stata una delle più grandi miniere di carbone dell’America del Nord”.

La sconfitta della miniera di Otter Creek è un esempio di una tendenza incoraggiante più vasta. Attivisti del clima e difensori della terra stanno imparando ad affrontare le più grandi compagnie energetiche del mondo, a combattere progetti di combustibili fossili e a vincere. Ogni perdita dell’industria rafforza la posizione degli attivisti passando al round successivo, proprio come il consumo decrescente del carbone da parte della Cina ha contribuito alla vittoria di Otter Creek. E l’industria dei combustibili fossili sta perdendo sempre più spesso, dalla Shell e il petrolio dell’Artico alla TransCanada e dalla Keystone XL Pipeline alla Arch Coal e Otter Creek.

Il movimento mondiale sul clima sta riducendo le emissioni globali di carbonio in modi concreti e misurabili. E’ un movimento di base in cui il popolo guida e i dirigenti governativi seguono (ammesso che mai si mostrino). C’è ancora un lungo cammino da percorrere prima che tutti i combustibili fossili residui siano lasciati sottoterra. Ma il progresso è innegabile e possiamo attenderci altre vittorie col crescere del movimento.

Nelle parole di Lee Metzgar, un biologo in pensione e membro di 350-Missoula che ha partecipato alle proteste di Otter Creek: “Il nostro sistema politico ha dimostrato la sua incapacità di trovare soluzioni adeguate alla crisi climatica. E’ ora che tutti quelli vogliono lasciare alle generazioni future un mondo vivibile scendano in strada.”

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/how-montanans-stopped-the-largest-new-coal-mine-in-north-america/

Originale: Waging Nonviolence

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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Un commento su “Come gli abitanti del Montana hanno fermato la più grande miniera di carbone dell’America del Nord

  1. attilio cotroneo il said:

    Chi pone il problema delle garanzie di riuscita per una attività di carattere politico confonde la tattica con la volontà popolare, la prima si pianifica e la seconda si rispetta.

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