L’economia politica dell’accordo dell’Argentina con i fondi avvoltoio

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ArgentinaVultureFunds

di Mark Weisbrot – 20 marzo 2016

Dopo quindici anni di battaglie giudiziarie, ingiunzioni, campagne di diffamazione, pressioni di lobbisti e altri interventi, i fondi avvoltoio hanno finalmente ottenuto un accordo preliminare con il nuovo governo argentino. I fondi avvoltoio – l’espressione precede questa particolare disputa – sono chiamati così perché acquistano debiti in mora per una piccolissima frazione del loro valore facciale e poi avviano cause giudiziarie (e usano altre tattiche) per incassare un utile esorbitante. Nel caso dell’Argentina l’avvoltoio principale, il miliardario statunitense e principale finanziatore della campagna elettorale Repubblicana Paul Singer, riceverà un utile stimato pari al 370 per cento; un altro fondo avvoltoio partecipante all’accordo ha fatto ancor meglio, con un utile pari al 950 per cento.

L’accordo è preliminare perché il presidente argentino Mauricio Macri deve ancora ottenere che il Congresso della nazione, nel quale non ha una maggioranza, modifichi alcune leggi al fine di sottoscrivere l’accordo definitivo. Ed egli dovrà anche raggiungere un accordo con alcuni creditori “resistenti”. E ora i fondi avvoltoio si stanno appellando contro l’ordinanza del giudice che permetterebbe all’Argentina di emettere nuovi debiti, presumibilmente in un tentativo di ottenere altre concessioni. Supponendo che tutto funzioni, ci sono alcune lezioni importanti da apprendere da questa lunga guerra sul debito sovrano.

L’Argentina verosimilmente non aveva altra scelta che l’insolvenza nel 2002, ma il governo fece anche la cosa giusta resistendo al Fondo Monetario Internazionale (FMI) e ai propri creditori internazionali fino al raggiungimento di un accordo (nel 2003 e 2005) che avrebbe permesso all’economia di riprendersi. I finanziatori internazionali – in questo caso un cartello di creditori guidato dal FMI – riescono spesso a raggiungere un accordo che mantiene il paese intrappolato nella recessione, depressione o bassissima crescita, con un carico debitorio insostenibile; l’accordo comporta anche numerose condizioni (tagli alla spesa sociale, alle pensioni pubbliche, all’occupazione pubblica) che danneggiano la maggioranza dei cittadini del paese debitore. Alcuni dei peggiori esempi recenti di tali abusi possono essere visti in paesi come la Grecia e la Giamaica e probabilmente includeranno Puerto Rico se vi sarà una ristrutturazione del suo debito.

Assumendo una posizione rigida nei confronti dei suoi creditori esteri l’Argentina raggiunse un accordo con il 93 per cento di loro che consentì al paese di fare molto bene nei 14 anni successivi. Invece di una recessione prolungata, come in Grecia, o di arrancare da una crisi alla successiva, l’Argentina avviò una ripresa straordinariamente robusta solo tre mesi dopo la sua insolvenza e ha avuto una fortissima crescita, più del 90 per cento del prodotto interno loro reale (PIL) dal 2002 al 2005. (Ci sono alcune dispute riguardo alla cifra esatta, ma ciò non cambia la vicenda). Ciò ha consentito all’Argentina di ridurre la povertà di circa il 70 per cento e la povertà estrema dell’80 per cento nei dieci anni dal 2003 al 2013.

Così, anche se il paese sarebbe in seguito finito in problemi economici – nella recessione mondiale del 2009 ma anche negli ultimi quattro anni – non c’è dubbio che esso ha perseguito politiche economiche molto riuscite che non sarebbe stato in grado di attuare nel caso di un accordo meno favorevole con i suoi creditori. Ora, riguardo al rallentamento negli ultimi quattro anni in cui l’economia è cresciuta annualmente di circa l’1,1 per cento: parte del problema è stata che l’Argentina non poteva finanziarsi sui mercati internazionali a causa della sua incapacità di raggiungere un accordo con i fondi avvoltoio. Per i detrattori dell’Argentina questo prova che l’insolvenza e il successivo negoziato duro erano sbagliati. Ma chiaramente le cose non stanno così; l’alternativa offerta dal FMI e dai creditori era molto peggiore.

Il problema sono realmente i fondi avvoltoio e anche gli obiettivi di politica estera di certi attori negli Stati Uniti che erano contro il precedente governo argentino. C’è il giudice Thomas Griesa, della Corte Distrettuale Federale del Distretto Meridionale di New York, al quale il The New York Times ha dedicato un articolo che descriveva la sua incompetenza: “In parole povere l’elezione del presidente Macri ha cambiato ogni cosa”. Ciò è tratto dalla sentenza di Griesa del 19 febbraio, per spiegare perché ha deciso di ritirare condizionatamente l’ingiunzione che aveva imposto all’Argentina nel 2104, che il comitato editoriale del Financial Times ha generosamente descritto come una “sentenza eccentrica” e che impediva all’Argentina di rimborsare il suo debito. In altre parole egli ha preferito parecchio il nuovo governo di destra, filo-Washington al precedente governo di sinistra di cui ha contribuito ad aver ragione. La decisione senza precedenti di Griesa di prendere in ostaggio il 93 per cento dei creditori dell’Argentina nell’interesse dei fondi avvoltoio è stata ovviamente politica all’epoca. Ora lo ha ammesso, a umiliazione del nostro sistema legale.

L’Argentina si era appellata contro l’ingiunzione di Griesa presso la Corte Suprema USA e i governi di Francia, Brasile e Messico e l’economista Premio Nobel Joseph Stiglitz avevano depositato comparse a suo favore. E’ interessante che anche il FMI aveva annunciato che avrebbe anch’esso depositato una comparsa a favore dell’Argentina. Ciò non era perché il FMI amava il governo argentino, ma perché la sentenza di Griesa era considerata una minaccia alla stabilità del sistema finanziario internazionale. Ma il Tesoro statunitense costrinse il FMI a una ritirata imbarazzante, molto probabilmente in seguito a pressioni della lobby degli avvoltoi e di alcuni membri del Congresso, in particolare della Florida, contrari all’Argentina e che potevano minacciare di bloccare leggi di cui il FMI aveva necessità.

Ho citato che il presidente del fondo avvoltoio Paul Singer è un grande finanziatore del senatore della Florida Marco Rubio (Repubblicano) e si dice che diverrà il capo della finanza della sua campagna presidenziale?

Il governo statunitense ha anche smesso di bloccare i prestiti all’Argentina della Banca Mondiale e della Banca Inter-americana di Sviluppo subito dopo l’elezione di Macri. Lo stesso Macri ha una storia interessante con il Dipartimento di Stato USA. In conversazioni con dirigenti statunitensi filtrate da WikiLeaks, Macri li ha rimproverati di essere stati “troppo morbidi” con il governo argentino e di aver incoraggiato il “trattamento illegittimo” degli USA.

La principale lezione di questo intero episodio consiste nell’importanza della sovranità economica nazionale per paesi a reddito medio come l’Argentina. E’ questo che ha consentito all’Argentina di riprendersi dalle disastrose politiche economiche attuate sotto la tutela del FMI; ed è stata la violazione della sua sovranità da parte di tribunali e di altri attori statunitensi a rendere difficile all’Argentina risolvere i problemi economici degli ultimissimi anni. Vedremo come se la passerà, andando avanti, questo nuovo governo meno sovrano, ora che si è accordato con gli avvoltoi.

Weisbrot è codirettore del Center for Economic and Policy Research di Washington e presidente di Just Foreign Policy. E’ anche autore del nuovo libro ‘Failed: What the Experts Got Wrong About the Global Economy’ (2015, Oxford University Press).

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-political-economy-of-argentinas-settlement-with-the-vulture-funds/

Originale: The Hill

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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Un commento su “L’economia politica dell’accordo dell’Argentina con i fondi avvoltoio

  1. attilio cotroneo il said:

    Adesso l’Argentina proverà sulla propria pelle cosa significhi svendere la propria sovranità al nuovo meccanismo coloniale di cui Macri è garante.

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