Ciò che non ho letto nella sala di lettura del TTIP

Redazione 11 febbraio 2016 1
Print Friendly
Katja Kipping

Katja Kipping

di Katja Kipping – 11 febbraio 2016

Katja Kipping è stata uno dei primi parlamentati tedeschi ad avere accesso alla nuova sala di lettura del TTIP aperta questa settimana a Berlino e ha scritto un articolo sulla sua esperienza. Abbiamo pensato che valesse decisamente la pena di tradurlo [in inglese] dall’originale ‘The Opposite of Transparency’ [Il contrario della trasparenza].  

Il TTIP, l’accordo di libero scambio UE-USA, è interamente marcato dalla segretezza. I responsabili di esso vivono nel terrore di qualsiasi esame pubblico. Se fosse dipeso da me avrei dato a chiunque vi fosse interessato la possibilità di farsi una propria idea sul testo dell’accordo nella sua forma attuale. Sigmar Gabriel, ministro degli affari economici e grande tifoso del TTIP, ha ora predisposto una sala di lettura nel suo ministero dove dall’inizio di febbraio i parlamentari tedeschi possono trascorrere un paio d’ore a scorrere questi testi su cui è già stato raggiunto il consenso.

Una politica mia amica mi ha chiesto il giorno prima se fosse potuta venire con me nella sala di lettura. Ho dovuto dirle di no. Dopo una lunga, dura lotta con il governo, almeno i parlamentari sono in grado di leggere il testo, ma sono gli unici. Non ci è neppure consentito di portare con noi nella sala di lettura specialisti filtrati dalla sicurezza. Quanto ai membri del pubblico, che alla fine sopporteranno il peso del TTIP, non devono avere accessi di alcun genere al testo segreto. Non è questo il concetto della trasparenza dalle mie parti.

Accesso ‘accordato’

Persino la procedura di registrazione alla sala di lettura la dice molto lunga. Una volta registrata mi sono state inviate le istruzioni su come utilizzare la sala di lettura. La prima cosa che ho notato è stata che i termini e le condizioni erano già stati oggetto di negoziati tra la Commissione Europea e gli USA. Fate mente locale: il TTIP non è stato nemmeno ancora firmato e già singoli paesi hanno perso il diritto di decidere che può leggere i testi, e a quali condizioni.

Il seguente estratto dal regolamento per i parlamentari che, come me, vogliono usare la sala di lettura rivela un atteggiamento nei confronti della democrazia celato dietro il TTIP: “Riconoscete e accettate che essendovi stato accordato l’accesso ai testi del TTIP vi è riconosciuto un grado eccezionale di fiducia”.

Ora, io ho sempre pensato che i parlamentari eletti avessero diritto alle informazioni. Tuttavia i negoziatori del TTIP (e chi ha riconosciuto loro legittimità?) reputano di starci ACCORDANDO l’accesso per loro bontà di cuore. Accesso come segno di una fiducia eccezionale. Chiunque abbia scritto ciò, pensava davvero che noi parlamentari ci saremmo sentiti lusingati? Per me puzza più di totalitarismo. “Accordare accesso” e “riconoscere fiducia” non è il linguaggio che si usa se davvero si crede nella democrazia.

Martedì 2 febbraio è stato il mio giorno. Mi ero registrata per la sala di lettura. Una guardia mi ha accompagnato attraverso la sicurezza e mi ha chiesto mi riporre la mia giacca e la mia borsa in uno stipetto. Ha controllato che non introducessi una macchina fotografica o un cellulare nella sala di lettura e poi ha bussato alla porta. Il livello rafforzato di segretezza mi ha reso tanto più eccitata riguardo a ciò che avrei trovato, ma la stanza in sé non aveva nulla di speciale. C’erano otto postazioni di computer ed io ero autorizzata soltanto a occupare quella prevista per me. Nella stanza c’era una signora cordiale. Mi ha fatto firmare le regole dei visitatori; se non si firma non si entra, così ho firmato. C’erano un termos di caffè e un vassoio di biscotti nell’angolo. Tuttavia nessuna quantità di caffeina o di zucchero nel sangue avrebbe reso possibile superare le circa 300 pagine del testo nelle due ore di tempo che avevo a disposizione.

Materiale per avvocati scaltri

E’ stata spesso avanzata la critica che i testi del TTIP esistono solo in inglese. Non tutti i parlamentari sono cresciuti usando l’inglese come seconda lingua e si può solo immaginare che cosa succederebbe se ai senatori statunitensi fosse accordato l’accesso soltanto a testi in francese. Alla faccia dell’uguaglianza tra i partner negoziali. Nella stanza c’erano dizionari ma nessun accesso a Internet e dunque nessun modo per utilizzare applicazioni di traduzione, che non avrebbero reso affatto più facile la traduzione delle formule tecniche legali.

Anche i parlamentari che non hanno difficoltà a leggere testi ufficiali in inglese incontrano un problema: senza un commento legale si continua a vagare nel buio quanto agli impatti potenziali di molti dei termini utilizzati. Lasciate che faccia un esempio che espressamente non ho visto nella sala di lettura bensì in un rapporto di fonte interna trapelato da Bruxelles.

La parte statunitense ha assicurato la UE che non ci saranno restrizioni alla sua capacità di introdurre in futuro “regole basate sulla scienza”. Qualsiasi persona imparziale concluderebbe da ciò che rimarrà possibile limitare l’uso di certi tipi di organismi geneticamente modificati all’interno della UE. Ma gli USA considerano larghe parti del regime di sicurezza alimentare della UE come non “basate sulla scienza”. Così un intraprendente avvocato commerciale potrebbe far uso della clausola in questione per avviare una causa vincente contro tali norme riguardanti la sicurezza alimentare. Affinché noi parlamentari disponessimo di una comprensione appropriata del significato potenziale dei termini utilizzati sarebbe necessario non solo disporre del testo completo del TTIP ma anche far controllare la formulazione da avvocati internazionali specialisti degli scambi e queste sono precisamente le persone che non è permesso avere nella stanza con noi. In alcuni casi, tuttavia, non occorre tanta immaginazione per cogliere come un avvocato abile potrebbe utilizzare le formulazioni; nell’interesse delle grandi imprese, naturalmente.

Ciò che NON ho letto

Dato che Sigmar Gabriel afferma che il TTIP sarà di particolare beneficio per le piccole e medie imprese tedesche ero naturalmente curiosa di leggere che cosa i documenti avevano da dire in proposito. Ora non mi è consentito di dirvi nulla riguardo al testo che ho letto. Ma non ho mai firmato nulla che dicesse che non posso rivelare ciò che NON ho letto. Dunque, per la cronaca: non ho letto nulla che neppur vagamente confermasse l’affermazione di Gabriel.

Naturalmente questa non è una speciale sorpresa. Un documento del Consiglio fatto trapelare recentemente non faceva alcun segreto dell’obiettivo principale dei negoziatori UE nei colloqui riguardo al TTIP e cioè: l’accesso ai grandi contratti statunitensi di approvvigionamento. Le complesse procedure di partecipazione agli appalti non sono il normale territorio delle piccole imprese, né qui né là.

Le due ore che avevo nella sala di lettura non sono state ovviamente sufficienti per leggere tutti i documenti. Tuttavia in seguito mi sono resa conto che nulla di ciò che avevo letto mi avrebbe fatto riconsiderare nessuna delle mie precedenti critiche al TTIP. Non ho letto nulla che alleviasse la mia preoccupazione che la parte statunitense vuole rendere la vita più difficile alle imprese pubbliche e comunitarie e assicurare condizioni migliori alle imprese transnazionali nella battaglia per gli appalti pubblici. Non ho neppure letto nulla che placasse i miei timori che i negoziatori UE siano disposti a sacrificare i nostri standard sociali e ambientali a favore della prospettiva di contratti lucrosi per le imprese europee.

Non ho letto nulla che mi inducesse a riconsiderare la mia precedente critica che la protezione dei consumatori non ha alcun ruolo nel TTIP salvo proclamare che la concorrenza sul libero mercato è la forma più elevata che esista di protezione dei consumatori.

Un mare di refusi

Spero di non violare alcun segreto di stato se annoto il mio stupore per il fatto che i documenti contengono semplicemente un mare di refusi. Il termine “and” [e] è regolarmente scritto “andd” e “the” [il] spesso compare come “teh”. O i negoziatori sono davvero dei lavoratori scadenti oppure questa è una di quelle famose misure di sicurezza di cui abbiamo sentito parlare. Nel caso qualcuno riuscisse ad aggirare il divieto delle macchine fotografiche e a copiare una schermata dei documenti segreti, questi “errori” introdotti di proposito metteranno le autorità in grado di scoprire chi è stato la fonte di qualsiasi fuga di notizie.

E’ di per sé rivelatore che il ministero degli affari economici sia pronto a spingersi tanto in là al fine di mantenere segreto il testo del TTIP. E ha ogni motivo per farlo. Chiunque avesse partecipato a questi negoziati per promuovere la protezione dell’ambiente, la protezione dei consumatori e gli standard del lavoro non avrebbe nulla da temere dalla trasparenza. Chiunque si sia dato a svendere la democrazia, d’altro canto, vorrà naturalmente sottrarsi allo scrutinio del pubblico. Se Sigmar Gabriel e i negoziatori sono davvero tanto convinti dei vantaggi del TTIP perché semplicemente non rendono disponibile il testo a tutti in rete?

Da ZNetitaly – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/what-i-didnt-read-in-the-ttip-reading-room/

Originale: War on Want

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2016 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

1 Commento »

  1. attilio cotroneo 11 febbraio 2016 alle 23:50 -

    Il trattato di cui sopra è la prova che l’oligarchia al potere non è una tesi complottista ma una realtà non necessariamente intelligente ma sicuramente criminale.

Follow

Get every new post delivered to your Inbox

Join other followers: