I media lottano contro una destra risorgente in America Latina

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I  media lottano contro una destra risorgente in America Latina

Di Joe Emersberger

11 dicembre 2015

Mauricio Macri, il presidente eletto dell’Argentina, sta già mirando a prendere il controllo dei media pubblici. Malgrado abbia ottenuto la presidenza con soltanto il 51% dei voti e che affronti un congresso controllato dall’opposizione, potrebbe riuscirci. Macri ha bisogno di tutta la possibile copertura dei media, per motivi personali e anche politici. Macri e i suoi alleati sono già coinvolti in un numero enorme di scandali di corruzione. Se la metà dei media, riflettendo il voto delle elezioni – è disponibile a    aggressivamente Macri   allora passerà momenti difficili. Il successo a lungo termine di Macri richiede il tipo di panorama di media unilaterali che hanno aiutato le dittature militari e i governi eletti irrimediabilmente corrotti, come quello di Carlos Menem, a prosperare in Argentina. La stessa cosa si può dire dei politici di destra dell’America Latina in generale.

L’implosione economica dell’Argentina nel 2001 – conseguenza di un menu di politiche economiche di destra che sono diventate note con il nome di neoliberalismo – è stata così orribile che i media non poterono evitare un cambiamento in senso progressista. Storie analoghe sono accadute in tutto il Sudamerica e hanno provocato la cosiddetta “ondata rosa”  dei governi di sinistra nella regione. Ma che succederebbe se i ricchi- tramite un politico come Mauricio Macri  finissero per arrivare in una posizione tale da dominare di nuovo il dibattito pubblico? Sarebbe potuto facilmente accadere in Venezuela nel 2013 quando Henrique Capriles mancarono soltanto due punti percentuali per vincere le elezioni. La grande vittoria dell’opposizione venezuelana nelle recenti elezioni per l’Assemblea Nazionale, potrebbero far tornare indietro l’orologio al 2002, quando i media privati ebbero un ruolo di importanza cruciale nel provocare un colpo di stato militare. In Ecuador e in Bolivia, un ritorno ai media dominati dall’oligarchia sembra molto meno incombenti     al momento perché i presidenti Rafael Correa ed Evo Morales stanno entrambi  andando alla grande nei sondaggi.

I governi  progressisti in America latina hanno aumentato i media di proprietà del governo e hanno usato i regolamenti  per rompere la stretta che i ricchi avevano sul dibattito pubblico. La stampa internazionale e alcune ONG di alto profilo, hanno presumibilmente demonizzato questo successo definendolo un “giro di vite alla libera espressione.” Ma riguardo alle persone che valutano realmente la libertà di espressione e la democrazia la critica che si dovrebbe fare è molto diversa.

In Ecuador, Rafael Correa, con ottima ragione ha definito “stampa commerciale”.

il  più formidabile rivale del suo partito politico Tuttavia è difficile capire come

le riforme dei media che ha attuato da quando è entrato in carica nel 2007, non potrebbero essere disfatte rapidamente se prendessero il potere un presidente  e un’Assemblea Nazionale di destra – anche se lo faranno in elezioni molto vicine.

Considerate il programma televisivo settimanale di Correa, dove contesta  i media privati e aggiorna i cittadini sul suo lavoro. E’ molto popolare, estremamente informativo ed è una chiave tattica che Correa ha usato livellare il panorama dei media, ma un presidente di destra potrebbe mettervi fine immediatamente. Lo show sarebbe cancellato o usato per fare da eco a ciò che si dice sui media della destra. Attualmente questa possibilità sembra molto remota e questo è il motivo per cui Correa ha annunciato che non si candiderà per una rielezione nel 2017.

La Destra – appoggiata proprio da quei ricchi che sono proprietari degli organi di stampa – e che sono i suoi clienti ( consulenti ) più influenti – non ha bisogno di avere il potere politico a livello nazionale per avere una voce significativa nei media, e, contrariamente a molte fantasticherie,   la sua voce non è stata certo zittita in paesi come l’Ecuador, fin dall’epoca neoliberale. Per i progressisti, dall’altra parte, la perdita di potere politico può  rapidamente provocare l’emarginazione nei mass media. L’organizzazione politica di base popolare è un importante livello di protezione contro questo – un modo di bypassare i media. Cionondimeno, i media sono importanti – in particolare avere le risorse per raggiungere un pubblico significativo è molto importante – e sarebbe molto imprudente ignorarlo.

I mass media forniscono (o si suppone che lo facciano) un servizio democratico essenziale. Dovrebbero  permettere ai cittadini che sia i funzionari eletti che le élite private non elette rendano conto di ciò che fanno. Confidare che il potere  concentrato nelle mani o di alti funzionari eletti o di ricchi proprietari  abbia le risorse per farlo crea gravi problemi, specialmente quando le élite al governo e nell’industria privata sono alleati contro il pubblico riguardo a problemi fondamentali. Questo descrive  essenzialmente la situazione in paesi come il Canada e il Regno Unito dove si promuove l’illusione che questi due gruppi fissano gli standard  per la “libertà di stampa.”

Vari anni fa, John Nichols e Robert McChesney suggerirono una soluzione ingegnosa per questo dilemma. Permettere a ogni persona in età minima per poter votare, il controllo su un uguale quantità di denaro del governo che lui o lei potessero indirizzare verso un organo di stampa non commerciale no-profit, a lo scelta. I fondi, essenzialmente    per i media vengono dal governo, ma il loro controllo è condiviso ugualmente tra tutti gli elettori. Ironicamente, questa idea è stata ispirata da un saggio scritto nel 1955 da Milton Friedman, un economista di estrema destra, che promosse i voucher forniti dal governo come modo di riformare l’istruzione pubblica. Applicata all’istruzione, questa idea è un disastro, ma scegliere quali organi di stampa vi piacerebbe veder prosperare non è affatto la stessa cosa che scegliere la scuola elementare per i propri figli.

Nessun processo politico, sia che lo consideriamo meraviglioso o ripugnante, può mai essere reso “irreversibile,” Tuttavia, più le persone arrivano a considerare i media come qualcosa di realmente proprio e di loro sono responsabili – non i politici di alto livello o, peggio ancora, i magnati non eletti – più sarà difficile che le élite indeboliscano la democrazia dominando il dibattito pubblico. Anzi, sarà sempre più difficile che le élite non responsabili esistano affatto.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/the-media-batlle-a-resurgent-right-wing-in-latin-america

Originale: teleSUR English

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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Un commento su “I media lottano contro una destra risorgente in America Latina

  1. attilio cotroneo il said:

    La democrazia o ciò che di essa è rimasto é oggi in pericolo per il fatto che ogni discussione prolungata è venduta come un freno a un presunto espansionismo economico senza valutazione di altri parametri per misurare il benessere di una società. Ecco che chi trova là chiave per veicolare un simile messaggio controlla la situazione politica e presto o tardi riesce a imporre un modello replicabile e incolore che ha distrutto le differenze ideologiche in Europa e minaccia di chiedere un periodo di alternativa in Sud America.

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