L’imperialismo occidentale presenta: La crisi dei profughi

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di Andre Vltchek – 20 settembre 2015

 

Profughi somali a Dadaab (c) Andre Vltchek

Profughi somali a Dadaab (c) Andre Vltchek

Mentre l’Europa erige barriere, dispiega eserciti ed esprime la sua “preoccupazione” su come gestire l’afflusso annuo di circa 300.000 richiedenti asilo, vaste aree del mondo – cioè l’Africa e il Medio Oriente – stanno essenzialmente cessando di esistere.

Per anni sono stato testimone di movimenti disperati di milioni di profughi e migranti in tutto il mondo.

L’occidente ha ridisegnato i confini dappertutto, attuando invasioni dirette o usando guerre per procura, al fine di destabilizzare o distruggere direttamente tutti i governi “ostili” (leggasi: quelli decisi a dar da mangiare, un’istruzione, una casa e cure mediche al loro popolo).

Ogni volta che un governo orientato socialmente sale al potere l’occidente immediatamente comincia a fabbricare e sponsorizzare cosiddetti “movimenti d’opposizione”. Sono scatenate guerre civili, a volte seguite da invasioni dirette.

Profughi siriani in Libano (c) Andre Vltchek

Profughi siriani in Libano (c) Andre Vltchek

 

L’esito è facilmente prevedibile: quando governi progressisti sono costretti ad andarsene e sono insediati regimi filo-industriali e filo-occidentali il tessuto sociale collassa rapidamente, inizia la brutalità e milioni di disperati sono costretti a fuggire. Lo stesso vale quando una guerra civile orrenda è scatenata dall’esterno e divide il paese.

Rese profughe all’interno, le persone cominciano a spostarsi in tutto il loro paese, senza meta e in profonda confusione. In passato è accaduto in paesi quali la Cambogia, durante e dopo il feroce bombardamento a tappeto statunitense delle campagne, e sta accadendo oggi in Siria.

Quelli le cui città, paesi e mezzi di sussistenza sono distrutti devono cercare una sicurezza di base, cibo e un tetto. Dopotutto i genitori devono dar da mangiare ai propri figli. Entra in gioco l’istinto naturale della sopravvivenza. I confini diventano irrilevanti. L’impero sa tutto questo; impiega migliaia di psicologi per analizzare e manipolare il mondo. Affermare che la “crisi dei profughi” coglie di sorpresa i governi occidentali è totale ipocrisia.

Campo KIbati, Goma, Congo Est  (c) Andre Vltchek

Campo KIbati, Goma, Congo Est (c) Andre Vltchek

 

In solo pochi anni ho visto masse di profughi siriani, due milioni di essi, sparpagliate in tutto il minuscolo Libano. Ho visto anche siriani e iracheni fuggire in Turchia, Giordania e Iraq, siriani fuggire in Turchia, asiatici del sud fuggire in Turchia attraverso l’Iran, nordafricani e centroafricani fuggire direttamente in Europa. A volte pare che l’intera umanità sia in movimento.

Ho girato un documentario sui profughi somali e ho inserito storie di profughi congolesi nel mio film sul Ruanda.

La grande maggioranza degli occidentali non ha idea di quante vite umane di quelle che George Orwell chiamava “non persone” sono state sacrificate in Africa, Asia e altrove perché loro potessero andare avanti con la loro routine e con il loro tenore di vita irrealisticamente elevato.

Molto tempo fa il Congo ebbe uno dei più grandi leader della terra, Patrice Lumumba. Era un vero patriota, un combattente anti-imperialista. Un’operazione congiunta britannica, statunitense e belga lo assassinò (la stessa cosa successe in Iran nel 1953, in Indonesia nel 1965 e in Cile nel 1973, per citare solo tre luoghi). Molto dopo, nel 1995, due degli stati vassalli dell’occidente, Ruanda e Uganda, sono stati designati per sfruttare la Repubblica Democratica del Congo, potenzialmente uno dei paesi più ricchi del pianeta. Hanno rovesciato governi e ucciso milioni.

L’emergenza dei profughi in fuga dal Congo è troppo lontana dall’Europa. I volti di quelle persone non saranno mai visti. La loro sofferenza non sarà testimoniata sugli schermi televisivi di Parigi, Londra o Berlino. Per l’Europa sono “profughi perfetti” e “vittime perfette”. Muoiono, sono brutalizzati, sono derubati, “silenziosamente”, senza scandalo, senza infastidire o disturbare i cittadini dei paesi occidentali, senza chiedere nulla, senza ricevere alcun risarcimento per gli orrori che sono fatti loro subire.

Campo palestinese in Libano  (c) Andre Vltchek

Campo palestinese in Libano (c) Andre Vltchek

 

Nessuno sa esattamente quante vite congolesi si sono perse o sono state devastate (la cifra stimata è tra i 6 e i 10 milioni di morti, dal 1995 a oggi) affinché coltan a basso costo potesse essere inserito negli smartphone e nei tablet andati a ruba nel mondo ricco, o perché fosse fornito uranio al complesso militare industriale dell’occidente… o quanti pescatori somali hanno dovuto fuggire dalla loro costa affinché l’Unione Europea potesse continuare a scaricare rifiuti tossici in mare (tutto ciò che è detto è che: “I somali sono diventati improvvisamente pirati”).

Ho visto luoghi di cui la maggior parte degli occidentali non sa nulla, che non può nemmeno immaginare: campi profughi orrendi in Uganda e Ruanda, che ospitano famiglie del tutto rovinate, o quel che ne è rimasto, in arrivo dalla Repubblica Democratica del Congo (DRC). Ho visto anche campi profughi all’interno della stessa DRC, a Kivu Est, campi dove, come mi è stato raccontato, tutte le donne sono vittime di stupri e di torture. E, un po’ di tempo addietro, ho filmato il campo più vasto della terra, Dadaab, costruito in Kenya e destinato a profughi in fuga da una Somalia interamente decimata.

Tutto questo non sta accadendo “perché quei paesi non sono in grado di governarsi da sé”. Tutto il contrario!

Ne traggono profitto imprese e governi occidentali.

E in occidente non ci sarà mai alcun riconoscimento della sofferenza del popolo congolese e di quello somalo.

Gli accordi di pace somali sono stati silurati. Forze keniane hanno invaso il paese per conto dell’occidente e milioni sono fuggiti.

Filmando nel campo di Dadaab ho ascoltato racconti di donne entranti in Kenya dalla Somalia perquisite nude, stuprate di fronte ai loro bambini, derubate dalle guardie keniane di confine e poi costrette a percorrere a piedi dozzine di miglia nel deserto per arrivare al campo. Molti sono stati mangiati vivi da animali selvatici. Altri sono morti di disidratazione. A Dadaab e in altri campi keniani per profughi somali le persone hanno vissuto per un’intera generazione in un deserto arido, senza mai vedere il mare, i monti, i fiumi e il verde. In quei campi rivoltanti sono nati bambini; vi sono cresciuti diventanti adulti fondamentalmente rinchiusi in un carcere.

Le vittime dei giochi geopolitici occidentali in DRC, Somalia, Papua, e così tanti altri luoghi della terra … Chi mai almeno riconoscerà quelle vite devastate?

Profughi somali a Djibuti  (c) Andre Vltchek

Profughi somali a Djibuti (c) Andre Vltchek

Alcuni dei fuggitivi da Libia, Siria, Mali, Iraq, Afghanistan, Pakistan sono ora almeno in grado di farcela davanti alle macchine da ripresa, di raccontare le loro storie, a forzare l’ingresso (almeno alcuni ci stanno riuscendo) in quei paesi che hanno distrutto i loro. Non che troppi in occidente sia davvero disposti ad ascoltare e a comprendere, e tuttavia c’è almeno una qualche possibilità.

Tuttavia in così tanti altri luoghi distrutti dagli interessi commerciali e politici dell’impero, le persone sono intrappolate in situazioni sinistre; sono uccise, muoiono di fame, silenziosamente e convenientemente lontane dallo sguardo freddo dell’occidente.

“Che cosa dobbiamo fare con loro?”  ho sentito ripetutamente lamentare nella città francese di Calais, dove centinaia di profughi permangono in un orrendo campo improvvisato, soprannominato “la Giungla”, balzando su camion internazionali e correndo nell’Eurotunnel, cercando di farcela con mezzi disperati ad arrivare nel Regno Unito. Ho sentito la stessa domanda in Grecia e in Germania. Come se i profughi stessero arrivando dal nulla, non da guerre e conflitti orribili scatenati dall’occidente.

In un suo recente editoriale un grande quotidiano argentino, El Clarin, ha sostenuto che molti profughi e migranti in realtà non stanno fuggendo dalla miseria, bensì dalle ambizioni geopolitiche occidentali in Medio Oriente.

E’ vero. I profughi non sono sempre poveri, ma sono, quasi senza eccezione, costretti ad agire da disperati.

Molti profughi vengono da paesi già ricchi che sono stati attaccati, destabilizzati e in alcuni casi distrutti dall’occidente: Iraq, Libia e Siria.

La Giungla, Calais (c) Andre Vltchek

La Giungla, Calais (c) Andre Vltchek

 

Altri vengono da paesi indigenti o relativamente poveri che sono stati anch’essi destabilizzati o semplicemente distrutti da interessi geopolitici ed economici nordamericani ed europei: Afghanistan, Pakistan, numerosi paesi dell’Africa Centrale, Yemen e Somalia, per citarne solo alcuni.

Ci sono anche paesi che stanno “esportando profughi” a causa del crollo del loro tessuto economico e sociale, principalmente in conseguenza di sanzioni disumane imposte loro dall’occidente, come Eritrea e Iran.

Recentemente ho scritto: “Quando un paese saccheggiato dopo l’altro comincia ad affondare, quando non vi rimane nulla, quando i bambini cominciano a morire di fame e quando gli uomini cominciano a lottare l’uno contro l’altro per quattro sassi e pezzi polverosi di terra, barche o gommoni patetici cominciano ad attraversare le vie d’acqua trasportando profughi mezzo morti di fame e mezzo matti sulle coste europee decorate di marmo. Che vista orribile! Come se una donna, con i capelli arruffati, le labbra rotte, viene a mendicare da un uomo che l’ha violentata dopo aver ucciso suo marito; a mendicare un riparo e almeno un po’ di lavoro e un pezzo di pane. Ha deciso di rinunciare a tutto il suo orgoglio perché i suoi figli sono malati e affamati, perché o è così o è la morte. E’ così che hai ridotto il mondo, Europa, tu e il tuo enorme e insaziabile virgulto, l’America del Nord!”

Ho visto i campi sul confine turco-siriano, vicino alla città di Hatai, utilizzati come strutture NATO di addestramento e reclutamento dello Stato Islamico (IS, già noto come ISIS/ISIL/DAESH). Ma ho anche visto campi profughi veri su terra turca. Erano ben amministrati e puliti. “Vogliamo agire da mini impero in Medio Oriente”, mi ha detto un intellettuale turco a Istanbul, “Beh … allora dobbiamo pagarne il prezzo.”

Ma l’Europa non vuole pagare. Come ai tempi delle colonie vuole bottino in cambio di … niente.

Ho parlato con molti profughi dall’Asia del Sud, al terminale degli autobus della città di Bodrum. Molti di loro hanno ammesso che la Turchia li stava trattando molto meglio della Grecia o del resto della UE. Ma il loro pensiero era fisso sulla Germania e sul Regno Unito: erano condizionati. Era totalmente irrazionale, ma era così.

Profuga siriana nella Valle della Bekaa  (c) Andre Vltchek

Profuga siriana nella Valle della Bekaa (c) Andre Vltchek

 

A Kos, un orribile campo provvisorio non stava affatto aiutando profughi e migranti; solo un paio di volontari e un medico a tempo parziale per prendersi cura di centinaia di persone. Attivisti locali mi hanno raccontato di gruppi di estrema destra, come Alba Dorata, e di pogrom condotti periodicamente contro i profughi. A peggiorare le cose l’isola ha ora un sindaco di destra. L’economia e il sistema sociale della Grecia sono quasi al collasso, ma i vacanzieri europei hanno continuato ad arrivare. Mentre i profughi di numerose nazioni disperate dormivano dappertutto nelle strade e nei parchi, turisti tedeschi e scandinavi si stavano ingozzando di pesce fresco, tracannando litri di vino a solo pochi passi di distanza.

La guardia costiera greca ha periodicamente malmenato i profughi, a volte estorcendo denaro. Molti sono morti tentando la traversata dalla Turchia alla Grecia. Altri sono morti nell’attraversamento dall’Africa all’Italia o a Malta. Quelli che ce l’hanno fatta sono stati umiliati, maltrattati e persino truffati.

Tuttavia i profughi continuano a venire. E’ perché per molti non c’è più casa. Nei loro paesi sono lasciati con nulla. Quello che avevano è stato arraffato e trasferito in Europa.

A Praga un filosofo e noto artista politico e amico mio, Milan Kohout, ha organizzato numerose iniziative di sostegno ai richiedenti asilo: “E’ immorale. L’Europa si è presa tutto da così tanti paesi e ora vuole lavarsi le mani da qualsiasi responsabilità”.

In conseguenza di tali dichiarazioni Kohout subisce costanti minacce di morte e aggressioni fisiche in un’Europa sempre più xenofoba.

In America Latina, prima delle rivoluzioni, la gente soleva dire: “Noi siamo poveri perché loro sono ricchi!”. Anche alcuni profughi e migranti in arrivo in Europa cominciano a pensarla così.

A Calais un venticinquenne siriano, Hassan, tra il serio e il faceto, mi ha gridato: “Molti di noi in realtà non stanno emigrando. Stiamo semplicemente inseguendo un ladro! Vogliamo andare dove ha portato ciò che era nostro!”

 

Andre Vltchek è un filosofo, romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Ha seguito guerre e conflitti in dozzine di paesi. I suoi libri più recenti sono “Exposing Lies of the Empire [Smascheramento delle menzogne dell’Impero] e “Fighting Against Western Imperialism[Lotta contro l’imperialismo occidentale]. La sua discussione con Noam Chomsky “On Western Terrorism[Sul terrorismo occidentale]. Point of No Return [Punto di non ritorno] è il suo romanzo politico acclamato dalla critica. Oceania – un libro sull’imperialismo occidentale nel Pacifico meridionale. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia – The Archipelago of Fear[Indonesia, l’arcipelago della paura]. Andre realizza documentari per teleSUR e Press TV. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora in Asia Orientale e in Medio Oriente. Può essere raggiunto sul suo sito web o su Twitter.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: https://www.rt.com/op-edge/316022-refugees-somalia-congo-eu/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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One thought on “L’imperialismo occidentale presenta: La crisi dei profughi

  1. attilio cotroneo il said:

    Pensare che siamo invasi e che non dobbiamo fare nulla per aiutare coloro che vengono a mostrarci chi siamo veramente è identico alla perpetrazione consapevole e ragionata di un genocidio ulteriore a quelli già finanziati dall’Occidente.