Costruendo l’autonomia in Turchia e Kurdistan: il DAF (Azione Anarchica Rivoluzionaria)

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Costruendo l’autonomia in Turchia e Kurdistan: il DAF (Azione Anarchica Rivoluzionaria)

di Corporate Watch, 3 Settembre 2015

In questa intervista il DAF descrive la storia dell’anarchismo in Turchia, le loro iniziative nella lotta anti-capitalista e il movimento per la liberta’ del popolo Curdo.

Lo scorso Maggio, i ricercatori di Corporate Watch andarono in Turchia e nel Kurdistan per indagare sulle ditte che forniscono equipaggiamento militare alla polizia Turca e all’esercito. Ci siamo incontrati con una varieta’ di gruppi provenienti da movimenti e campagne diverse.

Di seguito riportiamo la trascrizione della nostra intervista con tre membri del gruppo anarchico  Devrimci Anarsist Faaliyet (DAF, Azione Anarchica Rivoluzionaria) a Istanbul nel Maggio 2015. DAF fa parte del movimento di solidarieta’ con la lotta dei Curdi, la rivoluzione di Rojava e contro l’attacco a Kobane da parte di ISIS, e si e’ battuto contro la repressione statale dello stato Turco, contro gli abusi delle corporazioni. Essi stanno tentando di mettere in piedi delle alternative al sistema presente attraverso l’auto-organizzazione, il sostegno reciproco e le cooperative.

L’intervista avvenne in prossimita’ alle elezioni in Turchia e affronta la campagna elettorale da parte dell’HDP, il Partito Democratico del Popolo, pro-Curdo. Appena conclusa l’intervista l’HDP supero’ la soglia del 10% del voto totale necessario per entrare nel parlamento Turco.

I membri del DAF- che preferiscono rimanere anonimi- iniziarono l’intervista parlando della storia dell’anarchismo nella regione.

 

DAF: Noi vogliamo sottolineare la relazione tra la lotta per la liberta’ alla fine del periodo Ottomano e la lotta per la liberta’ del Kurdistan.

Durante il periodo Ottomano gli anarchici organizzarono le lotte dei lavoratori nelle citta’ principali: Salonicco, Smirne, Istanbul e Il Cairo. Per esempio, Errico Malatesta, [l’anarchico Italiano] era impegnato a organizzare i lavoratori dell’industria al Cairo. Le lotte di liberazione in Armenia, Bulgaria e Grecia avevano contatti con gruppi anarchici. Alexander Atabekian, un esponente importante della lotta di liberazione, era un anarchico che traduceva scritti [libertari] in Armeno e li distribuiva. Era amico di [il geografo Russo e anarchico, Piotr] Kropotkin e distribuiva gli scritti anarchici di Kropotkin.

Parliamo di questo perche’ vogliamo sottolineare l’importanza delle lotte di liberazione e per fare un parallelo con l’importanza del sostegno per la lotta dei Curdi.

 

Corporate Watch: che cosa accadde agli anarchici dopo l’impero Ottomano?

Verso la fine dell’Impero Ottomano, alla fine del 19mo secolo, il Sultano Abdul Hamid II represse le azioni degli anarchici in Turchia. Egli sapeva chi erano gli anarchici e mostro’ un interesse particolare per essi. Egli uccise o deporto’ gli anarchici e formo’ un servizio poliziesco speciale per questo scopo.

Gli anarchici risposero attaccando il palazzo di Yildiz Sarayi e con attacchi esplosivi contro la banca Ottomana a Salonicco.

Il governo dell’Impero Ottomano non fini’ con la repubblica Turca. Il fez da allora non esiste piu’ ma il sistema e’ sempre lo stesso.

All’inizio dello stato Turco [Kemalista, nel 1923] molti anarchici e altri radicali furono forzati a emigrare o furono uccisi. Il CHP, il partito di Mustafa Kemal, non ammetteva nessuna opposizione e ci furono anche massacri di Curdi.

Dal 1923 al 1980 non ci fu nessun grosso movimento anarchico in Turchia e questo fu dovuto alla popolarita’ del movimento socialista e alla repressione da parte dello stato.

L’onda rivoluzionaria dagli anni ’60 agli ’80 ebbe un effetto anche in queste terre. Quelli furono gli anni attivi dei movimenti sociali. Durante quel periodo c’erano movimenti rivoluzionari, anti-imperialisti dovuti alla guerra in Vietnam, organizzazioni giovanili, occupazioni di universita’ e lotte operaie crescenti. Questi movimenti erano Marxisti-Leninisti o Maoisti, ma non esistevano movimenti anarchici.

Nel 1970 ci fu un lungo periodo di lotta operaia. Milioni di lavoratori camminarono per piu’ di cento chilometri da Kocaeli a Istanbul. Le fabbriche chiusero e tutti i lavoratori scesero nelle strade.

Esisteva qualche segno dell’anarchismo inTurchia in quegli anni?

Molti libri furono tradotti in Turco dal radicalismo Europeo ma solo cinque libri sull’anarchismo furono tradotti, tre dei quali trattavano dell’anarchismo in termini negativi.

Tuttavia, durante il periodo Ottomano erano stati scritti molti articoli sull’anarchismo nei giornali. Per esempio, une dei tre editori del giornale di Istirak era un anarchico. Il giornale pubblico’ dei saggi di Mikhail Bakunin come pure articoli sull’anarco-sindacalismo.

Il primo giornale anarchico fu pubblicato nel 1989. Dopo di esso vennero pubblicati molti atri giornali che affrontavano l’anarchismo da prospettive diverse; per esempio, il post-strutturalismo, l’ecologia e cosi’ via.

Il tema comune era che queste pubblicazioni venivano scritte per per un circolo ristretto di intellettuali. Il linguaggio di questi giornali era troppo lontano dalla gente. Molti di coloro che erano coinvolti erano connessi con l’accademia. Oppure erano ex-socialisti affetti dalla caduta dell’Unione Sovietica, che costitui’ una grossa delusione per molti socialisti. E questa gente in quel momento comincio’ a autodefinirsi anarchici; noi pero’ non pensiamo che questo sia un modo corretto di avvicinarsi all’anarchismo, in altre parole solo come una critica al socialismo.

Tra il 2000 e il 2005 la gente comincio’ a interessarsi all’anarchismo a Istanbul e comincio’ a chiedere: “come possiamo combattere?”. In quegli anni credo che ci fossero forse 50-100 anarchici che vivevano in Turchia e all’estero.

Ci puoi spiegare come DAF e’ organizzato adesso?

Adesso, il Primo Maggio a Istanbul ci troviamo in 500 anarchici. Siamo in contatto con anarchici ad Antalya, Eskisehir, Amed, Ankara e Smirne. Il giornale di DAF (Meydan) viene distribuito fra 15 e 20 citta’. Abbiamo un ufficio del giornale a Amed che distribuisce giornali attraverso tutto il Kurdistan. Fino a ora e’ stato pubblicato solo in Turco ma nel futuro, se ce lo potremo permettere, lo pubblicheremo anche in Curdo. Mandiamo Maydan anche ai prigionieri. Abbiamo un compagno in prigione nel carcere di Smirne e mandiamo il giornale a piu’ di altri 15 carcerati.

Qualche mese fa ci fu un bando per le pubblicazioni radicali nelle prigioni. Noi partecipammo a dimostrazioni fuori dalle prigioni e fummo capaci di fare abbastanza pressione da far riaccettare i giornali nelle prigioni di nuovo.

Il problema principale per DAF e’ organizzare l’anarchismo entro la societa’. Noi tentiamo di socializzare l’anarchismo con battaglie nelle piazze. Questo e’ cio’ che e’ importante per noi. Per quasi nove anni e’quello che abbiamo fatto.

A livello ideologicio noi abbiamo una prospettiva olistica. Non abbiamo una prospettiva gerarchica per quanto riguarda le battaglie. Pensiamo che le lotte dei lavoratori sono importanti ma non piu’ importanti del conflitto dei Curdi o dei problemi delle donne o anche dei problemi ecologici.

Il capitalismo prova a dividere tutte queste lotte. Se il nemico ci attacca in un modo complessivo allora anche noi dobbiamo usare un approccio complessivo.

Anarchia ha un significato negativo per la maggior parte della societa’. Ha un legame con il terrorismo e le bombe. Noi vogliamo legittimare l’anarchismo legandolo ad argomentazioni positive per le lotte contro le corporazioni e per l’ecologia. Talvolta proviamo a focalizzarci sui legami tra lo stato, le corporazioni e i danni ecologici; un po’ come quello che fa Corporate Watch.

Vogliamo presentare l’anarchia come una lotta organizzata. Noi abbiamo fatto vedere alla gente l’approccio organizzato all’anarchismo nelle strade.

Dal 1989 al 2000 l’anarchismo era solo un’immagine. Significava vestire di nero, gli orecchini e i “mohawks”. Questo e’ quanto la gente vedeva. Dopo il 2000 pero’ la gente ha cominciato a vedere gli anarchici che erano dalla parte delle lotte delle donne, da quelle dei lavoratori.

Non cerchiamo di imitare l’anarchismo Europeo. Altri anarchici hanno preso l’anarchismo come un’imitazione dell’anarchismo Europeo o USA oppure come una cultura underground. Se vogliamo che il movimento anarchico diventi un movimento sociale allora questo deve cambiare.

I collettivi di DAF sono i Giovani Anarchici, le Donne Anarchiche, i caffe’ 26A, il collettivo ecologico Patika e l’azione anarchica delle scuole superiori (LAF). Questi collettivi auto-organizzati lavorano insieme ma usano i loro propri processi per prendere decisioni.

I Giovani Anarchici stabiliscono dei contatti tra giovani lavoratori e studenti dell’universita’ e le lotte di tutti e due. Le Donne Anarchiche sono impregnate sul patriarcato e sulla violenza sulle donne. Per esempio, una donna venne uccisa da un uomo che le diede fuoco lo scorso Febbraio. Il 25 Novembre scorso ci furono grandi proteste contro la violenza contro le donne.

LAF si occupa dell’educazione e della scolarita’ di per se’ e tenta di socializzare questo modo di pensare nelle scuole superiori. LAF si occupa anche di problemi ecologici e femministi, incluso quando delle giovani donne vengono uccise dai loro mariti.

PATIKA, il collettivo ecologico, protesta contro la costruzione di dighe idroelettriche nella regione del Mar Nero o di Hasankey [dove la diga di Ilisu e’ in costruzione]. Talvolta si tratta di combattere per prevenire che questi impianti vengano costruiti.

Il caffe’ 26A  e’ un caffe’ auto-organizzato che si occupa dell’economia anti-capitalistica. I caffe’ furono aperti per la prima volta a Taksim nel 2009 e nel 2011 a Kadikoy [ tutti e due a Istanbul]. I caffe’ vengono fatti funzionare da volontari. Essi cercano di creare un modello economico nei luoghi dove gli oppressi vivono. E’ importante far vedere alla gente esempi concreti di economia anarchica, senza capi o mire capitalistiche. Noi parliamo con la gente del perche’ noi non vendiamo prodotti di marchio capitalista come la Coca Cola. Certo, i prodotti che noi vendiamo hanno una relazione con il capitalism ma cose come la Coca Cola sono simboli del capitalismo. Noi vogliamo andare oltre il boicottaggio dei prodotti del capitale e muoverci veso economie alternative e modi di produzione alternative.

Un altro collettivo auto-organizzato e’ il PAY-DA – “Condividere e solidarieta’- che ha una casa a Kadikoy, che viene usata per assemble e per la pubblicazione del giornale Meydan. PAY-DA distribuisce pasti gratis alla gente tre volte al giorno. E’ aperto ad anarchici e altri compagni. Lo scopo di PAY-DA e’ di diventare una cooperativa, aperta a tuti. Noi cerchiamo di creare un legame che coinvolge i produttori nei villaggi. Cerchiamo di stabilire legami con questi produttori e di mostrare loro un altro modello economico. Cerchiamo di far sviluppare queste relazioni economiche al di la’ delle relazioni monetarie. I produttori soffrono per via dell’economia capitalistica. Noi siamo all’inizio della costituzione di queste cooperative e stiamo cercando altri produttori con cui lavorare insieme.

Tutti questi progetti sono collegati all’ideologia di DAF. Questo modello ha una base nel modello di organizzazione binario di Malatesta.

Queste sono organizzazioni anarchiche ma, talvolta, persone che non sono anarchiche si associano a queste lotte perche’ sono coscienti di problemi ecologi o riguardanti le donne e in questo modo essi vengono a contatto con l’anarchismo. E’ un processo in evoluzione.

Cerchiamo di organizzare le nostre vite attraverso il DAF. Questo e’ il solo modo in cui noi possiamo raggiungere la gente che viene oppressa dal capitalismo.

Esiste anche un’Associazione degli Obiettori di Coscienza che e’organizzata anche con altri gruppi, non solo anarchici. Noi siamo coinvolti in questa organizzazione per via della nostra prospettiva in Kurdistan. Organizzaziamo azioni anti-militariste in Turchia, fuori dalle basi militari, il 15 Maggio, il giorno degli obiettori di coscienza. In Turchia i militari sono connessi alla cultura dello stato. Se non fai il servizio militare non riesci a trovare un lavoro ed e’ difficile trovare qualcuno che ti sposi perche’ chiedono sempre se “sei stato nell’esercito”. Se sei stato nell’esercito allora tu sei “un uomo”. La gente vede lo stato come la “Madre Patria”. Quando presenti un curriculum vitae ti chiedono dove hai fatto il servizio militare. Uno slogan molto diffuso in Turchia e’ che “ogni Turco nasce per essere un soldato”.

Il Kemalismo [l’ideologia associata con Mustafa Kemal Ataturk] e’ ancora una forza potente come nel passato?

Il Kemalismo e’ancora una forza nelle scuole ma il AKP [   il Partito della Giustizia e dello Sviluppo-Il partito al governo] ha determinato dei cambiamenti in questo. L’AKP usa un approccio diverso al nazionalismo focalizzato sull’Impero Ottomano. Egli enfatiza le “radici Ottomane” della Turchia. Ma Erdogan dice ancora che noi siamo “una nazione, uno stato, una bandiera e una religione”. Si parla ancora di Mustafa Kemal ma non cosi’ tanto come prima. Adesso non e’ piu’ permesso criticare Erdogan o Ataturk. Il divieto di critica di Ataturk e’ una legge scritta mentre quello del divieto di critica di Erdogan e’ una legge non scritta. I mass media seguono questa regola.

Ci puoi parlare delle vostre prospettive riguardo alla lotta di liberazione dei Curdi?

Le lotte per la liberta’ dei Curdi non iniziarono con Rojava. Il popolo Curdo ha lottato per centinaia di anni contro l’Impero Ottomano e lo stato Turco.

Fin dall’inizio di DAF noi abbiamo capito l’importanza del Kurdistan per la propaganda e l’educazione.

Le nostre prospettive sono connesse alle lotte di liberazione dei popoli. L’idea che i popoli possano creare delle federazioni senza nazioni, stati e imperi. Lo stato Turco dice che  la questione e’ un problema dei Curdi; per noi pero’ non e’ un problema solo dei Curdi, si tratta di una questione riguardante le politiche Turche di assimilazione. E’ ovvio che sin dalla fondazione della repubblica  Turca, l’assimilazione del popolo Curdo non si e’ mai fermato. Lo si puo’ vedere dall’ ultimo massacro di Roboski [l’uccisione di 34 spalloni che passano regolarmente la frontiera da parte di F16 Turchi il 28 Dicembre 2011] da parte dello stato durante il “processo di pace”.   Lo si puo’ vedere nella negazione dell’identita’ Curda nei massacri ripetuti. Forzando la gente ad assimilarsi nel diventare Turchi e nella propaganda nazionalista.

Il AKP dice che hanno permesso l’apertura di canali TV Curdi, che hanno dato la possibilita’ di parlare Curdo e che siamo tutti fratelli e sorelle; d’altro canto perpetrarono il masscro di Roboski che avvenne mentre erano al governo. Nel 2006 il governo fece pressione su Erdogan ad alto livello. Erdogan disse che donne e bambini che si oppongono alle politiche Turche devono essere puniti. Piu’ di 30 bambini furono uccisi dalla polizia e dall’esercito.

Le parole cambiano ma l’agenda politica continua, solamente sotto un nuovo governo. Noi non ci definiamo Turchi. Veniamo da molte etnie originarie e quella Curda e’ une di esse. Il nostro impegno nell’obiezione di coscienza e’ parte di questa prospettiva. Noi vogliamo parlare alla gente per evitare che i giovani vengano arruolati nell’esercito per uccidere i loro fratelli e sorelle.

Dopo il 2000 c’e’ stato un cambiamento ideologico nella lotta di liberazione del popolo Curdo. Le organizzazione Curde non si definiscono piu’ Marxiste-Leniniste e Ocalan ha scritto tantissimo circa il confederalismo democratico. Questo e’ importante, tuttavia la nostra relazione con la gente Curda e’ nelle piazze.

Ci puoi parlare dell’attivita’ di DAF in solidarieta’ con la popolazione di Rojava?

Nel Luglio del 2012 con l’inizio della rivoluzione di Rojava la gente comincio’ a dire che si trattava di un movimento contro lo stato. Noi siamo stati solidali dal primo giorno della rivoluzione. Tre cantoni hanno dichiarato la loro rivoluzione in un modo senza stato. Noi cerchiamo di osservare e ottenere piu’ informazioni possibili. Questa non e’ una rivoluzione anarchica ma e’ una rivoluzione sociale dichiarata dalla gente stessa.

Rojava ha tre fronti: per la Siria contro Assad, ISIS e altri gruppi islamisti. Ma questi non sono i soli gruppi che fronteggiano la rivoluzione. La repubblica Turca sta aiutando ISIS attraverso i suoi confini. Sembra che l’agenzia nazionale di spionaggio della repubblica Turca stia dando armi a ISIS e ad altri gruppi islamisti. Il popolo Curdo ha dichiarato la rivoluzione entro queste circostanze.

Dopo l’inizio dell’attacco di ISIS a Kobane [nel 2014] noi andammo a Suruc. Fummo costretti ad aspettare al confine mentre la polizia Turca attaccava la gente che tentava di attraversare  il confine. Quando la gente tentava di passare il confine da e per Kobane gli sparavano addosso. Noi ci appostammo li’ per aiutare a proteggere questa gente.

In Ottobre, la gente si raduno’ vicino a Suruc e riusci’ a rompere  attraverso il confine. Carrarmati Turchi spararono gas verso questa gente, attraverso il confine.

Dal 6 all’8 Ottobre ci furono manifestazioni di solidarieta’ per Kobane in tutta la Turchia. Kader Ortakya, un socialista Turco, sostenitore di Kobane, fu ucciso da un proiettile mentre tentava di attraversare il confine.

Noi aiutavamo la gente. Qualcuno riusci’ a passare il confine da Kobane e non aveva nessun rifugio. Noi preparammo delle tende, cibo e vestiti per essi. Alcuni soldati vennero al villaggio con maschere antigas e cannoni ad acqua e noi ci dovemmo spostare. Alcune persone avevano attraversato il confine e cercavano le loro famiglie e noi li aiutavamo.  Altra gente veniva e volevano attraversare il confine verso Kobane e noi li aiutavamo. Noi indossavamo delle magliette con il nome di DAF scritto in fronte.

Il YPG e il YPJ [le Unita’ di Protezione del Popolo di Rojava; il YPJ e’ la milizia femminile] respingevano ISIS indietro giorno per giorno. La collina di Mistenur era molto importante per Kobane. Dopo che la collina fu conquistata dall’YPG e dal YPJ, alcune persone volevano ritornare a Kobane. Quando ritornarono trovarono le loro case distrutte da ISIS. Alcune case erano state minate e alcune persone furono uccise dalle esplosioni delle mine. Le mine devono essere rimosse; ma chi puo’ farlo e come? La gente ha bisogno di nuove abitazioni e di aiuto. Noi abbiamo fatto delle assemble e abbiamo parlato di come aiutare Kobane. Abbiamo fatto una conferenza due settimane fa ad Amed.

Qual’e’ la vostra posizione riguardo alle elezioni?

Noi non crediamo nella democrazia parlamentare. Crediamo nella democrazia diretta. Noi non aiutiamo l’HDP durante le elezioni, ma abbiamo legami di solidarieta’ con essi nelle piazze.

Emma Goldman disse che se le elezioni cambiassero qualcosa allora sarebbero illegali. Nell’HDP c’e’ della brava gente, che dice cose sensate, ma noi pensiamo che il governo non puo’ essere buono perche’ il sistema elettorale non e’ equilibrato.

A Rojava non la chiamano una rivoluzione anarchica ma non c’e’ nessun governo, nessuno stato e nessuna gerarchia; per questo noi ci crediamo e diamo loro tutta la nostra solidarieta’.

Ci puoi dire qualcosa delle bombe messe a Suruc [ noi abbiamo fatto questa domanda via email, settimane dopo l’intervista originale].

Piu’ di 30 persone che volevano partecipare alla ricostruzione di Kobane furono uccise da un attacco portato da ISIS. Questo attacco era stato chiaramente organizzato dallo stato Turco. Non fecero assolutamente niente per fermarlo sebbene avessero tutte le informazioni sull’attacco un mese prima dell’eccidio. Perdippiu’, dopo l’esplosione, lo stato Turco attacco’ Rojava e lancio’ operazioni contro le organizzazioni politiche in Turchia. Adesso ci sono molte operazioni e pressioni politiche sugli anarchici e i socialisti e le organizzazioni Curde. Stanno usando le esplosioni come una ragione per portare a termine la repression politica a livello domestico e internazionale.

Abbiamo perso 33 nostri compagni, amici che combattevano per la Rivoluzione di Rojava contro la repressione dello stato, la negazione e le politiche di massacro La gente viene uccisa dallo stato, ISIS e altri poteri. Ma la nostra resistenza non si fermera’, la nostra lotta continuera’, come sempre nella storia.

Questo articolo fu pubblicato originariamente da Corporate Watch.

Corporate Watch e’ un gruppo di ricerca indipendente che indaga l’impatto sociale e ambientale delle corporazioni e dei poteri corporative. Puoi seguirli su Twitter via @CorpWatchUK.

Da Z Net- Lo Spirito Della Resistenza E’ Vivo

www.znetitaly.org

http://roarmag.org/?s=Building+autonomy+in+Turkey+and+Kurdistan

Traduzione di Francesco D’Alessandro

©2015 Z Net Italy-Licenza Creative Commons CC BY NC-SA 3.0

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Un commento su “Costruendo l’autonomia in Turchia e Kurdistan: il DAF (Azione Anarchica Rivoluzionaria)

  1. attilio cotroneo il said:

    Pensare all’anarchia come a qualcosa di pericoloso o irrealizzabile è frutto di una rieducazione distorta rispetto a molte evidenze storiche. A questo bisogna aggiungere che la violenza di alcuni anarchici non ha aiutato ma anche che la violenza non è affatto intrinseca ai pensieri anarchici. Una visione non unitaria dell’anarchismo è invece intrinseca. Questo potrebbe far pensare alla mancanza di interlocutori politici ma è ovvio in un sistema antigerarchico. La partecipazione democratica richiede consapevolezza e responsabilità. Questi fattori uniti all’antiautoritarismo sono l’essenza di un pensiero politivi dinamico che cambia conservando le istituzioni giustificabili con il servizio alla comunità e tende a riorganizzare ciò che è gestito burocraticamente o per l’interesse di pochi.

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