Grecia: violentata, umiliata, spaventata, ma in piedi!

Print Friendly

 

di Andre Vltchek – 10 agosto 2015

La piccola cittadina di Distomo è a soli 150 chilometri da Atene, posta nel cuore della Grecia, letteralmente schiacciata tra due grandi siti patrimonio dell’umanità: Delfi, la culla della democrazia europea, e lo stupendo monastero bizantino di Hossios Luckas.

Ma Distomo è molto più di un villaggio pittoresco circondato da montagne e dalla storia. Qui il 10 giugno 1944, secondo dati del governo greco, ma anche secondo canali mediatici occidentali come la BBC, “per oltre due ore soldati delle Waffen-SS della Quarta Divisione SS Polizei Panzergrenadier, sotto il comando dell’Hauptsturmfuehrer SS Fritz Lautenbach, andò di casa in casa a massacrare civili greci come pare di una “misura di rappresaglia” per un attacco partigiano contro l’unità. A Distomo furono uccisi in totale 214 uomini, donne e bambini. Secondo i sopravvissuti le forze SS “uccisero a colpi di baionetta infanti nelle loro culle, accoltellarono donne incinte e decapitarono il prete del villaggio”.

Distomo non fu il solo luogo in cui le truppe tedesche commisero crimini spregevoli contro l’umanità. Nel corso della seconda guerra mondiale la Grecia perse circa l’otto per cento della sua popolazione.

Ma Distomo è divenuto uno dei simboli della follia fascista su suolo europeo, non diversamente da Guernica o Lidice.

***

Oggi sulla cima della collina che sovrasta Distomo un monumento commemora le vittime del massacro. I nomi dei martiri sono incisi sulla pietra. E sull’asta sventola un’enorme bandiera greca.

Ma a un esame più attento, invece che serenità questo luogo irradia nuovamente angoscia e orrore. La bandiera è stracciata al bordo e l’intera collina è nera; alberi ed erba sono ridotti in cenere.

Sotto la collina numerose case e strutture di servizio si elevano come fantasmi, abbandonate, con finestre rotti e graffiti violenti che ne “decorano” le pareti.

In un caffè locale chiedo a una cameriera che cosa è successo alla collina. E’ amichevole ma rifiuta con fermezza di fornire dettagli:

“E’ opera dell’uomo, ma non posso dirle di più”.

E’ stato un avvertimento o un atto di disperazione? Una reazione alla recente umiliazione, a una violenza che la Grecia ha nuovamente sofferto per mano tedesca, dei suoi politici e delle sue banche, e tra gli artigli del resto dell’Unione Europea?

Chiediamo in giro. Tutti sanno, ma nessuno parla. Un uomo del luogo dice tra i denti: “So chi l’ha fatto … Lo sappiamo tutti … ma non lo diremo”.

E’ davvero una sensazione angosciante: essere in Grecia, in uno dei paesi più schietti della terra, ma in una Grecia che improvvisamente è troppo spaventata, troppo umiliata, persino per aprir bocca e parlare, per gridare, per urlare.

Che cosa ti hanno fatto, Grecia? Come sono riusciti a terrorizzarti così completamente?

Non amo l’occidente. E dopo tutti quei saccheggi, quelle uccisioni di massa e stupri per bande che questo continente, l’Europa, è andato commettendo per secoli in tutto il mondo, non mi sento a mio agio nel venirvi anche solo per un breve periodo.

Ma dopo Distomo, e dopo aver viaggiato in tutta la Grecia in due diverse occasioni quest’anno, avverto improvvisamente un’impennata di simpatia, di compassione, di amore. Non per l’Europa, ma per questo paese che è sia suo membro sia sua vittima: la Grecia.

Nella storia recente la Grecia ha già perso innumerevoli figli e figlie durante l’occupazione fascista tedesca, italiana e bulgara. E’ stata strangolata dall’imperialismo nordamericano e britannico, che ha appoggiato l’esercito greco e la sua orrida dittatura. Centinaia di migliaia di patrioti greci hanno dovuto fuggire e cercare asilo in sponde lontane.

Ho incontrato intellettuali greci, medici greci, cresciuti in Cecoslovacchia, un paese che ha dato loro asilo politico e istruzione gratuita. Superfluo dire che né loro né le loro famiglie hanno mai ricevuto un solo centesimo di risarcimento dagli Stati Uniti o dal Regno Unito.

La Grecia non è mai stata realmente risarcita per il terrore commesso contro il suo popolo durante e dopo la seconda guerra mondiale. La gente di Distomo ha cercato di ottenere giustizia. Si è rivolta a tribunali greci. Ha vinto. Ma la Germania si è rifiutata di pagare il dovuto. Quando la gente di Distomo ha portato il caso in tribunali tedeschi, la denuncia è stata respinta a tutti i livelli. Successivamente è stata coinvolta l’Italia che ha consentito ai ricorrenti greci di sequestrare una proprietà tedesca sul lago di Como, ma nel 2012 la Corte Internazionale di Giustizia ha pronunciato la sua sentenza finale, dichiarando che “l’Italia ha violato l’immunità dello stato tedesco e si ordina che la sentenza dei tribunali italiani sia annullata”.

Immunità statale tedesca! Che sensibilità, davvero! Alla fine la Germania, il paese che aveva assassinato neonati greci l’ha fatta agevolmente franca con uno dei crimini più ripugnanti commessi nel ventesimo secolo. Gli “Alleati” occidentali hanno continuato a ricompensare la Germania, trasformandola alla fine nella loro colonia d’élite. A un certo punto le è stato consentito di diventare uno dei più duri teppisti industriali neocolonialisti. Prima la Germania occidentale e poi la cosiddetta “Germania unita”. Oggi, naturalmente, la Germania non è una colonia, bensì una colonizzatrice.

Dopo avervi trascorso un po’ di tempo diviene evidente che cosa è realmente successo a Distomo. Qualcuno ha bruciato la collina su cui sta il monumento. E’ stato un atto simbolico, una protesta raccapricciante. Poi la bandiera è stata abbassata e strappata, trasformata in uno straccio … e poi alzata di nuovo, perché tutti vedano che cosa è stato fatto alla Grecia!

***

La Grecia oggi è ovviamente nella stessa lista dei bersagli dell’Impero, come lo sono innumerevoli altre nazioni “insubordinate”, dall’Ecuador al Venezuela, a Russia, Cina e Iran. Ho descritto il sistema e molte delle vittime nel mio libro più recente “Exposing Lies of the Empire” [Denuncia dei crimini dell’Impero]. Ma molti greci non si rendono conto, ancora, di che cosa sta realmente accadendo, anche se l’impero ha già distrutto numerosi paesi membri della UE, come la Bulgaria.

Quando ho visto i volti della gente di Distomo mi sono sentito sopraffatto. Ho provato furore.

Nella mia mente ho continuato a rivolgermi al primo ministro greco:

“Signor Tsipras … non più compagno Tsipras … oh no. Signor Tsipras, che cosa è stato fatto al tuo popolo? La nazione greca è sempre stata costituita da persone di buon cuore, amanti del divertimento. Di persone che amano cantare, danzare e parlar forte di cose che le feriscono, le riguardano, le indignano. I greci sono coraggiosi. Lottano quando non c’è alternativa! Non sono sempre d’accordo con lor, ma ciò nonostante li ammiro. Che cos’è questa paura, questo tetro disfattismo che sta soffocando il tuo paese? Questi non sono greci; questa non è la nazione greca che conosco. Signor primo ministro, la tua gente mi ha detto di essere terrorizzata!”

Era evidente che la gente aveva paura di parlare, persino di lamentarsi. A Distomo non ci guardavano nemmeno in faccia.

Invece in un caffè locale sulla piazza principale persone del luogo guardavano un enorme schermo, come ipnotizzate, una qualche gara di ginnastica acquatica. Una ragazza cinese stava tuffandosi davvero bene, entrando in acqua con uno stile elegante, sicuro. Ma che cosa diavolo aveva a che fare la ginnastico con la Grecia al collasso, ricattata, o con la collina devastata dal fuoco, o con le case abbandonate e distrutte di Distomo?

“Sei stato eletto per servire il tuo popolo” sibilavo, malignamente, a Tsipras. “Sei tenuto a proteggerlo, a proteggere i suoi interessi, non gli interessi di un neoliberismo carnivoro e del fascismo occidentale/UE”.

Ma Alexis Tsipras era ad Atene e noi eravamo vicino a Delfi.

“Perché non lottate, o almeno protestate?” abbiamo chiesto a Delfi, nella “culla della democrazia occidentale”.

Un uomo del luogo, ben istruito e pensieroso, ha risposto:

“Siamo spaventati. Non abbiamo una guida. Il governo usa contro di noi cannoni ad acqua e pallottole di gomma, ma non abbiamo nessuno che ci indichi la direzione”.

“E’ rimasta della democrazia in Grecia? Dopo il voto ‘No’ e dopo il grandioso voltafaccia, o chiamiamolo tradimento, il popolo greco e di Delfi crede ancora di vivere in una democrazia?”

“No!” arriva quasi immediata la risposta. Nessuna esitazione; un uomo non ha bisogno di pensare per più di pochi secondi. E’ ovvio che ha già meditato su questo argomento per molti giorni. Perciò la risposta è breve e decisa: “NO!”

Fotografo la bandiera greca lacerata, attraverso gli orripilanti, neri alberi e rami bruciati.

Poi saluto la bandiera.

Questa volta sono venuto in Grecia “indeciso”, non veramente sicuro se volevo o no essere coinvolto.

Ma ormai lo so.

Prima di questo la ‘prestigiosa bandiera greca UE’ non aveva significato per me. Ma questo straccio, questa bandiera di una nazione sofferente è davvero sacro.

Gli internazionalisti sono con te, Grecia. Ti abbracciamo. Non sei sola. La tua bandiera è ora la nostra bandiera.

Ma comprendi, per favore, che siamo schierati con te sperando che tu ormai capisca che cos’è l’imperialismo occidentale. Sperando che unirai le tue forze con quelli che si battono con il fascismo occidentale. Non siamo con te perché tu possa raggiungere un altro insieme di accordi per restare nel “prestigioso club della UE” e per rimanere nella NATO, l’organizzazione che sta rovinando l’intero pianeta. Non siamo con te perché i tuoi coltivatori possano ricevere altri miliardi di sussidi, denaro portato via ad altre nazioni distrutte che muoiono di fame, principalmente in Africa e in Asia. Non siamo con te perché i tuoi soldati possano contribuire a terrorizzare il mondo attraverso la tua appartenenza alla NATO.

Siamo con una nuova, rivoluzionaria Grecia, con il paese che ha votato NO! Siamo con il paese fondato sulla solidarietà, la giustizia, l’uguaglianza sociale e la non interferenza internazionale o, meglio ancora, sull’internazionalismo.

 

Può esserci una guerra civile

Il complesso residenziale “Prosfygika” di Atene è vecchio, malandato, con pareti pericolanti. E’ stato costruito in origine negli anni ’30 per accogliere parte di quei greci che arrivavano nella capitale in seguito a uno “scambio di popolazione” con la Turchia dopo la prima guerra mondiale.

Oggi è la casa di occupanti locali e profughi stranieri. Ma è anche uno dei centri di resistenza, dove comunisti e anarchici organizzano le loro iniziative, pianificano la loro strategia.

I quadri della sinistra chiamano questo posto “comunità auto-organizzata”.

Il signor Evangelis (forse non il suo vero nome) è estremamente coerente e preciso nella sua analisi. Ha accettato di parlare con noi della situazione del suo paese:

“I poveri sono stati traditi. Non abbiamo alcun centro politico oggi, ma riusciremo a crearlo, di nuovo … presto. La Grecia si sta dirigendo a una grande guerra di classe, una lotta di classe”.

Le persone attorno a lui annuiscono.

“Syriza si è propagandata come un movimento di collaborazione di classe … Perciò, quando i ricchi hanno detto ‘noi non collaboreremo’ e il governo chiaramente non ha potuto far nulla al riguardo, quello era il momento di cacciare il governo”.

Poi Evangelis dice qualcosa che si potrebbe applicare a così tanti altri paesi, in tutto il mondo:

“Il governo ora ha paura di noi, di quelli che hanno votato ‘No!’, dunque … della maggioranza. Il governo ha tradito il suo popolo ma molti di noi lo avevano previsto, non è stato uno shock. Io credo che la nostra guerra civile del 1949 non sia mai veramente finita. I greci che collaboravano con i nazisti, e dopo con gli Stati Uniti e con la Gran Bretagna … sono le stesse persone che sono al potere oggi”.

Chiedo di quella calma bizzarra, che si avverte in tutta la Grecia. Non ci sono scioperi, né proteste di massa. Abbiamo visitato due volte le aree di fronte al parlamento e ai ministeri. C’erano solo pochi turisti, a guardare il cambio della guardia.

Ci dicono che il tradimento di Syriza è stato ben pianificato. E’ arrivato nel mezzo di un’estate calda, nel periodo delle ferie e delle vacanze.

“Ci riorganizzeremo”, promette Evangelis. “Riorganizzeremo il movimento. Ci saranno scioperi e grandi proteste studentesche. Stiamo programmando una grande protesta il 20 agosto. Le università adesso sono chiuse e i leader sindacali sono in ferie, lontano da Atene. Cambierà tutto, presto”.

***

In Grecia tutto dà la sensazione di una calma prima di una grande tempesta.

Le persone sono licenziate dai loro posti di lavoro, ci dicono.

Gli ospedali sono sovraffollati e i medici locali sono al limite della resistenza ma lavorano, eroicamente, con bilanci limitati, irrealisticamente limitati e stipendi fortemente ridotti. Ma lavorano!

Indipendentemente da che cosa i media di massa occidentali prevalenti “riferiscono”, la Grecia sta soffrendo, ma non sta crollando.

I pensionati oggi sopravvivono a malapena con somme inferiori a quelle della Tailandia e della maggior parte dell’America Latina. Ma stanno sopravvivendo, grazie alla forte struttura familiare (non europea) e alla solidarietà della gente greca.

***

Tornati a Delfi un uomo continua a parlare della paura.

“Non vediamo molta speranza … in realtà nessuna speranza … e non siamo più sicuri di come combattere. Ci colpiscono quando scendiamo in piazza. Se sentissimo di poter cambiare le cose andremmo a rischiare la nostra vita. Il 61 per cento ha votato No! Ma Tsipras ha fatto quel che ha fatto, comunque. Adesso abbiamo paura!”

“Ma in realtà non è questo il motivo? Andare a combattere proprio a causa di ciò che è stato fatto?”

“Abbiamo paura”.

“Paura di cosa?”

“Di tutto … delle pallottole di gomma e dei cannoni ad acqua. Che la Grecia sia cacciata dall’Europa …”

“Ma come potrebbe essere cacciata? La Grecia è in Europa”.

“Abbiamo paura delle conseguenze …”

E’ tutto ingarbugliato.

Sull’isola turistica di Kos turisti tedeschi, mostrando indifferenza, persino disprezzo, si ingozzano di pesce fresco, tracannando galloni di vino locale. Quest’anno ‘la Grecia è un po’ più a buon prezzo di altre destinazioni’, mi dice una coppia tedesca all’aeroporto di Atene. ‘E’ per questo che veniamo’. A pochi metri dal lungomare di Kos un ospedale locale è letteralmente collassato, incapace di salvare vite umane.

Come se non bastasse, migliaia di profughi indigenti da paesi destabilizzati (destabilizzati dall’occidente) di tutto il mondo sono ora dovunque, in ogni angolo di Kos. Pare quasi “l’ultimo pasto dell’Europa”, un’orgia repellente di indifferenza, consumismo e decadenza morale.

Ma nessun artista si prende la briga di rappresentarlo, poiché non è rimasta quasi alcuna arte politica in Europa.

***

Il mio amico e compagno, Peter Koenig, ha disperatamente cercato di convincere la Grecia a dichiarare bancarotta, come ha fatto con successo l’Argentina molti anni fa. Peter è un ex economista della Banca Mondiale, oggi uno dei più schietti critici delle istituzioni e del neoliberismo occidentale. Lui e sua moglie Monica, un’artista peruviana, hanno viaggiato con me in tutto il paese.

Peter ama la Grecia. Combatte per la Grecia. Sta disperatamente cercando di convincere gli intellettuali greci a lasciare l’Unione Europea, l’eurozona e la NATO. Peter è fortemente convinto che la dracma, la moneta greca ante UE, andrebbe reintrodotta.

“Ma qui la gente è combattuta”, mi ha detto. “Molti ancora considerano l’Unione Europea come una specie di ‘club prestigioso’”.

“Un club prestigioso che saccheggia il mondo e oggi addirittura divora i suoi figli”, dico.

“La Russia e la Cina salverebbero la Grecia se il governo greco le avvicinasse …”

Discutiamo di questo argomento, costantemente. Ovviamente il governo greco ha dovuto ‘promettere’ alla Troika che non avrebbe cercato alcun finanziamento dall’”esterno” della UE. Ma come il nostro amico, avvocato internazionale, Christopher Black ha segnalato: tutti questi accordi non sono validi, poiché sono stati raggiunti sotto costrizione.

Ogni volta che parliamo a greci, tutto gira in un cerchio: tradimento del governo … shock … incertezza … che cosa fare dopo, quali passi intraprendere?

E’ tutto inquietante … Quest’agonia, questa ingiustizia che è così difficile contrastare!

Ma il popolo greco è orgoglioso e coraggioso. Non si arrenderà facilmente. Affronterà i suoi torturatori. Si solleverà.

***

A un certo punto sono sopraffatto da un desiderio irrefrenabile di verificare se esiste ancora il senso greco dell’umorismo, se è ancora vivo.

Entriamo in una clinica psichiatrica e io chiedo di parlare a un medico di turno.

Quando arriva mi presento come un filosofo internazionalista e un giornalista d’inchiesta. Il medico mi stringe la mano, con entusiasmo.

“Signore”, comincio. “Ho informazioni non confermate ma molto affidabili che almeno cinque ministri del governo greco sono stati ammessi nella sua clinica dopo ciò che il governo ha osato fare, recentemente…”

Il medico mi guarda per diversi secondi, totalmente sconcertato.

Poi il suo volto s’illumina. Scoppia in una risata ruggente. Mi abbraccia.

“Non ancora … ma contiamo che li porteranno qui presto”, ridacchia.

“La Grecia guarirà”, dico a me stesso.

 

E nel menu greco oggi ...

E nel menu greco oggi …


Delfi, in Grecia. La democrazia è nata e morta qui.

Delfi, in Grecia. La democrazia è nata e morta qui.


Grecia e Germania viste da Parigi

Grecia e Germania viste da Parigi


Bandiera a brandelli

Bandiera a brandelli


Monumento a Distomo

Monumento a Distomo


Bandiera greca a brandelli vista dalla foresta bruciata

Bandiera greca a brandelli vista dalla foresta bruciata


Sempre più dolore

Sempre più dolore


Prosfygika, comunità auto-organizzata ad Atene

Prosfygika, comunità auto-organizzata ad Atene


Tuttora molti vivono in un mondo irreale

Tuttora molti vivono in un mondo irreale


Andre Vltchek è un filosofo, romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Ha seguito guerre e conflitti in dozzine di paesi. I suoi libri più recenti sono “Exposing Lies of the Empire [Smascheramento delle menzogne dell’Impero] e “Fighting Against Western Imperialism[Lotta contro l’imperialismo occidentale]. La sua discussione con Noam Chomsky “On Western Terrorism[Sul terrorismo occidentale]. Point of No Return[Punto di non ritorno] è il suo romanzo politico acclamato dalla critica. Oceania – un libro sull’imperialismo occidentale nel Pacifico meridionale. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia – The Archipelago of Fear[Indonesia, l’arcipelago della paura]. Andre realizza documentari per teleSUR e Press TV. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora in Asia Orientale e in Medio Oriente. Può essere raggiunto sul suo sito web o su Twitter.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2015/08/10/greece-rape-humiliated-frightened-but-standing/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

Comments

comments

Powered by Facebook Comments

One thought on “Grecia: violentata, umiliata, spaventata, ma in piedi!

  1. attilio cotroneo il said:

    Tsipras ha deciso. Nulla è cambiato se non una flebile presa di coscienza dell’opinione pubblica europea su quanto i vertici UE siano severi ma necessariamente spietati. Il tempo che appiattisce e abitua fa considerare normali morti affogati nati dal ventre delle nostre guerre di sfruttamento e lo stesso accadrà per la sofferenza dei greci: dimenticheremo e guarderemo la realtà come un film. Forse Lenin definiva l’estremismo come una malattia infantile perché non gradiva più un certo dissenso radicale, ma alla sinistra che tale si definisce bisognerebbe dire che non si é mai abbastanza radicali, perché questa è una guerra per la democrazia e non un compromesso su un accordo come vogliamo credere.