C’è del marcio nelle odiose restrizioni dell’eurozona alla sovranità

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di Yanis Varoufakis – 29 luglio 2015

Un paradosso si aggira nelle fondamenta dell’eurozona. I governi nell’ambito dell’unione monetaria sono privi di una banca centrale che copra loro le spalle, mentre la banca centrale è priva di un governo che la sostenga.

Questo paradosso non può essere eliminato senza cambiamenti istituzionali fondamentali. Ma ci sono passi che gli stati membri possono fare per alleviare alcuni dei suoi effetti negativi. Uno che abbiamo preso in considerazione nel corso della mia carica a ministro greco delle finanze ci concentrava sulla cronica mancanza di liquidità di un settore pubblico finanziariamente stressato e sul suo impatto sul settore privato a lungo sofferente.

Data l’assenza di una banca centrale a sostenere gli sforzi dello stato, gli arretrati del governo greco nei confronti del settore privato (persone fisiche e imprese) sono stati perpetuamente deflattivi dal 2008. In effetti gli arretrati – dovuti a restituzioni dell’imposta sul valore aggiunto, dell’imposta sul reddito e ai pagamenti ai fornitori significativamente dilazionati – hanno costantemente superato per cinque anni il 3 per cento del prodotto interno lordo. Contemporaneamente un effetto feedback spinge gli arretrati fiscali che, a loro volta, rinforzano il ciclo dell’illiquidità generalizzata.

La nostra semplice idea era di consentire la cancellazione multilaterale degli arretrati tra stato e settore privato utilizzando l’esistente piattaforma di pagamento dell’agenzia delle entrate basata su Internet. Si poteva creare un conto di riserva per ogni numero di codice fiscale nell’interfaccia Internet dell’agenzia delle entrate e sullo stesso potevano essere accreditati gli arretrati dovuti dallo stato a quella persona o organizzazione. I detentori di codice fiscale sarebbero stati in grado di trasferire i crediti dal loro conto di riserva o allo stato (in luogo del pagamento di imposte) o a qualsiasi altro conto di riserva di un numero di codice fiscale.

Immaginiamo, ad esempio, che alla Società A sia dovuto un milione di euro dallo stato e che debba 30.000 euro a un dipendente, più 500.000 euro alla Società B, che le ha fornito merci e servizi. Il dipendente e la Società B devono, a loro volta, rispettivamente 10.000 euro e 200.000 euro di tasse allo stato. In questo caso il sistema proposto consentirebbe l’immediata cancellazione di almeno 210.000 euro di arretrati. Improvvisamente un’economia come quella della Grecia acquisirebbe un importante grado di libertà all’interno dell’Unione Monetaria Europea esistente.

In una seconda fase di sviluppo che non abbiamo avuto il tempo di valutare adeguatamente, applicazioni su smartphone e carte dei cittadini potrebbero aggiungere un grado di flessibilità e accessibilità garantendo una vasta adozione. Il sistema di pagamenti immaginato potrebbe essere sviluppato come sostituto per l’assenza di mercati pienamente funzionanti del debito pubblico, specialmente nel corso di una stretta creditizia come quella che affligge la Grecia dal 2010. A operatori del settore privato potrebbe essere consentito di acquistare crediti attraverso l’interfaccia Internet dell’agenzia delle entrate utilizzando i loro ordinari conti correnti e di aggiungerli al proprio conto di riserva. Tali crediti potrebbero essere utilizzati dopo, diciamo, un anno per estinguere tasse future con uno scontro (ad esempio il 10 per cento).

Fintanto che i crediti fiscali totali fossero contenuti entro un tetto e la loro dimensione fosse interamente trasparente, il risultato sarebbe un aumento fiscalmente responsabile della liquidità del governo e una via più rapida per tornare ai mercati monetari ai quali governi come quello della Grecia hanno perso l’accesso.

Nel passare le consegne del ministero delle finanze al mio amico Euclid Tsakalotos il 6 luglio, ho presentato un completo resoconto dei progetti, delle priorità e dei risultati del ministero durante i miei cinque mesi in carica. Il nuovo sistema di pagamenti delineato qui è stato parte di tale presentazione. Nessun membro della stampa ci ha fatto caso.

Ma quando una discussione telefonica successiva con un ampio numero di investitori internazionali, organizzata dal mio amico Norman Lamont e da David Marsh del forum ufficiale delle istituzioni monetarie e finanziarie (OMFIF), è stata fatto trapelare nonostante fosse stata concordata con gli ascoltatore la regola della Chatham House, la stampa ha avuto una giornata campale. Devoto dell’apertura illimitata e della completa trasparenza ho autorizzato l’OMFIF a pubblicare i nastri.

Anche se capisco l’eccitazione della stampa suscitata da elementi di tale dibattito, quali il dover prendere in considerazione mezzi non ortodossi per acquisire l’accesso ai sistemi del mio stesso ministero, c’è solo una questione che ha significato dal punto di vista dell’interesse pubblico. Esiste un’odiosa restrizione della sovranità nazionale imposta dalla troika dei creditori ai ministri greci, cui è negato l’accesso a dipartimenti dei loro ministeri centrali per la messa in atto di politiche innovative. Quando la perdita di sovranità, dovuta a un debito ufficiale insostenibile, determina politiche sub-ottimali in nazioni già stressate, si capisce che c’è qualcosa di marcio nel regno dell’euro.

L’autore è ex ministro delle finanze della Grecia.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/something-is-rotten-with-the-eurozones-hideous-restrictions-on-sovereignty/

Originale: Financial Times

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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Un commento su “C’è del marcio nelle odiose restrizioni dell’eurozona alla sovranità

  1. attilio cotroneo il said:

    In una federazione il ruolo della parte centrale é di coordinazione e concertazione e non di padronato e sanzionatorio. Nel primo caso si può parlare di un esperimento democratico internazionale ma nel secondo di una oligarchia sovranazionale.

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