La PAH: difesa del diritto alla casa in Spagna

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PAHBarcellona

di Timothy Ginty – 24 luglio 2015

A febbraio del 2009, dopo che il governo spagnolo si era dimostrato incapace di far rispettare l’articolo 47 della costituzione spagnola – che afferma che “tutti gli spagnoli hanno il diritto di godere di una casa decente e adeguata” – si è tenuta a Barcellona un’assemblea cittadina per creare la Piattaforma dei Colpiti da Ipotecha o PAH (in spagnolo: Plataforma de Afectados por la Hipoteca), un movimento social e che non avrebbe atteso né l’intervento governativo né le correzioni del mercato per far valere questo diritto.

Gli scopi immediati della PAH sono semplici – impedire il sistematico sfratto di decine di migliaia di debitori in tutta la Spagna – ma il suo sogno più ampio è più audace: realizzare le condizioni socio-economiche in cui il diritto umano alla casa sia garantito.

Sono l’incessante energia di questa piattaforma di base, il suo repertorio di tattiche organizzative e la sua capacità di unire persone frustrate e svantaggiate che l’ha resa così popolare nelle masse di indignados della Spagna e così temuta dalla classe minoritaria di banchieri, immobiliaristi e investitori del paese, i cui interessi sono garantiti dagli uomini della casta del PP al governo e del PSOE all’opposizione, o dal PPSOE, come li ha definiti un organizzatore della PAH.

E’ a questo movimento popolare che noi della sinistra internazionale dovremmo guardare sia per ispirazione sia per apprendimento nella lotta contro l’austerità. Ed è per questa ragione che questo articolo è scritto: per fornirci un ritratto della PAH e per consentirci uno sguardo su come opera – come sente, come appare, come parla – nella sua sezione più antica di Barcellona.

Nessuno lasciato indietro

Il primo incontro con la PAH della maggior parte delle persone avviene nelle riunioni settimanali di benvenuto che si tengono a Barcellona nel barrio fortemente unito di Hostafrancs dove, dopo l’ingresso, sarete accolti da un sorriso amichevole e, se siete nuovo alle riunioni, vi sarà data una rosa di carta con la bandiera catalana legata all’asta. Mentre vi adattate al sudore causato dal calore delle circa ottanta persone ammassate nel quartier generale della PAH, tutte che agitano i loro ventagli per tenere a bada il caldo, potrete notare che una buona parte dei partecipanti e una vasta maggioranza degli organizzatori sono donne.

In una lettera stampata e posta sulle porte della sala riunioni una partecipante della PAH ringrazia le sue nuove amiche per averle offerto il calore e l’amore che solo una madre conosce, per aiutarla ad aiutarsi da sola e poi ad aiutare gli altri, per riportare dignità e speranza nella sua vita. Sono questi gli elementi – dignità, rispetto, mutuo aiuto – che definiscono una riunione di benvenuto e sono considerati dalla PAH come assolutamente intrinseci alla lotta dei partecipanti per rivendicare il diritto alla casa.

Le lacrime non sono insolite in queste riunioni, specialmente quando i veterani sono invitati ad alzarsi in piedi per raccontare ai nuovi partecipanti una vittoria recente da essi conseguita: le storie sono sempre commoventi, le reazioni sempre toccanti e si vede che la PAH è realmente una famiglia, un luogo dove il dolore e i risultati di uno sono sentiti da tutti.

Per quelli che hanno maggior necessità di sostegno emotivo c’è una riunione ristretta più piccola in cui le persone possono raccontare la propria storia in un ambiente aperto di mutuo rispetto e ascolto, in cui le persone possono arrivare a vedere che gli altri stanno vivendo e provando le stesse cose, dove le persone possono vedere che la colpa non è loro, che possono ancora tenere la testa alta.

Se il cuore della PAH è la riunione di benvenuto, allora la testa deve essere le sue azioni e la riunione di coordinamento, che si tiene una volta la settimana per tenere oliati gli ingranaggi del movimento. Ma prima che questa riunione abbia inizio per discutere la serie di azioni che il movimento ha in gestazione, si deve decidere sulle responsabilità giornaliere dei presenti. A ciascuno dei presenti è chiesto di contribuire a una parte piccola ma essenziale della PAH: una coppia per aiutare nelle pulizie, un altro per aggiornare il calendario, qualcun altro per redigere i verbali, un altro per controllare il tempo mentre qualcun altro modera; e i compiti sono ruotati ogni settimana.

A chi è istruito in forme più burocratiche di gruppi politici e sociali questa procedura – che vale tanto per i compiti più di routine quanto per i doveri di maggior responsabilità – può sembrare noiosa e priva d’importanza, ma qui è ovviamente il processo quello che conta: il processo di partecipazione, di mutuo sostegno e di autogestione che definisce la PAH come un’organizzazione in cui tutti hanno un ruolo da svolgere, in cui tutti sono alla guida e nessuno è lasciato indietro.

Gli eredi di Tom Joad

Una volta ingranata la riunione può coprire un vasto spazio e nel giro di un paio d’ore di una particolare riunione il gruppo aveva già discusso tre grandi campagne. La prima è stata l’Iniziativa Legislativa dei Cittadini, o ILP, una grande campagna congiunta della PAH di Barcellona, dell’Alleanza Contro la Povertà Energetica e l’Osservatorio dei Diritti Economici, Sociali e Culturali, che ha raccolto in Catalogna circa 140.000 firme per richiedere misure d’emergenza per combattere i rischi sociali creati dai pignoramenti ipotecari e dai tagli delle utenze.

L’ILP attinge a un meccanismo che consente che proposte dei cittadini siano votate dal parlamento catalano, e che richiede 50.000 firme per essere efficace, il che significa che l’ILP di Barcellona ha quasi triplicato la quantità prescritta di appellanti. L’ILP, che sarà votata oggi, 23 luglio, ha proposto cinque misure che potrebbero bloccare il flusso di circa 50 famiglie al giorno dalle loro case alla strada o ad alloggi precari. Chiedono che ogni residuo debito degli sfrattati sia liquidato, consentendo loro una seconda possibilità di ricostruirsi una vita.

Richiedono inoltre che gli appartamenti vuoti detenuti dalle banche siano usati come alloggi d’emergenza per gli sfrattati, mentre per quelli che rischiano lo sfratto chiedono il diritto a un “canone sociale”, cioè che i proprietari indebitati possano pagare solo quanto possono e che siano immediatamente fermati i tagli di acqua, gas ed elettricità, con l’intervento dello stato per garantirvi l’accesso nel caso le società non siano in grado di rispettare i diritti dei loro clienti. Se l’ILP passa in parlamento in questo luglio la PAH e i suoi partner sociali avranno segnato una vittoria davvero enorme per migliaia e migliaia di famiglie di tutta la Catalogna.

Sarà una vittoria importante perché la PAH sa che la sua è una lotta che deve anche affrontare la miriade di fattori che compongono la crisi residenziale della Spagna, tra cui la stretta delle crescenti bollette dell’energia che arrivano nella posta spedite da società private delle utenze (organizzazioni “mostruose”, come le ha descritte un organizzatore della PAH) e i tagli all’assistenza sanitaria e all’istruzione che si sono accompagnati a precedenti tagli a salari e indennità. Contemporaneamente l’esplosione di contratti “flessibili” si traduce nell’impossibilità per molti di ottenere credito, mettendo a rischio la capacità delle persone di pagare puntualmente gli affitti e le rate dei mutui.

Come se non bastasse, questa crisi esiste in un contesto globale in cui società finanziarie e d’investimento internazionali come la Blackstone (vedere il video #Blackstone Evicts) e la Goldman Sachs comprano dalle banche decine di migliaia di appartamenti vuoti a prezzi fortemente scontati. Alcuni dei più grossi affari conclusi dalla Blackstone ha coinvolto circa 40.000 appartamenti nella sola Catalogna, con un valore reale prossimo ai 6,4 miliardi di euro, acquistati per la somma di 3,6 miliardi di euro: se le banche possono concedere uno sconto alla Blackstone, chiede la PAH, allora perché non possono concederne uno alla gente?

E’ per questo che la PAH ha cominciato a organizzare alleanze con movimenti simili in Gran Bretagna, negli Stati Uniti e presto forse in Brasile, dove il Movimento dei Lavoratori Senzatetto sta affrontando gli stessi avversari bancari d’investimento dei propri omologhi in Spagna. Dovunque la lotta è condotta dai barrios di Barcellona, al New Era Estate di Londra, ai quartieri statunitensi, a ogni luogo dove “c’è una lotta perché i poveri possano mangiare”, gli eredi di Tom Joad saranno presenti.

L’Obra Social della PAH

Ma lontano dai negoziati con le banche, dal labirinto politico del parlamento catalano, dal lungo e duro lavoro di costruire alleanze nazionali e internazionali, il pane quotidiano della PAH resta il blocco degli sfratti e la manca di un tetto.

Quando tutti gli sforzi del debitore falliscono, quando tutti i negoziati e le offerte sono respinti, dopo che sono state raccontate menzogne e sono stati diffusi miti per costringere le persone con la paura a fare pagamenti strangolanti (che, ad esempio, il debito possa essere pagato dai figli; che, ad esempio, un migrante possa essere costretto a tornare nel paese d’origine a causa di un mutuo non onorato), allora l’Obra Social (Lavoro sociale) della PAH interverrà per assicurare che la famiglia non finisca in strada, a dormire, forse come così tante migliaia di altri a Barcellona, negli atri dei bancomat di quelle stesse banche che li hanno sfrattati.

L’Obra Social è l’organismo che – quando la banca non è disposta a trovare un alloggio alternativo per l’inquilino, quando non c’è spazio in alcuna pensione – aiuterà la famiglia sfrattata a occupare uno delle migliaia di appartamenti vuoti di proprietà delle banche. Ma dire che le banche sono effettivamente “proprietarie” di questi appartamenti vuoti è, nelle parole di un organizzatore della PAH, del tutto fuorviante poiché è stato il popolo spagnolo che ha salvato quelle banche nel corso della crisi ed è perciò il popolo spagnolo che ha la proprietà di quegli immobili.

La PAH ha uno slogan semplice: il governo salva le banche, la nostra piattaforma salva la gente. Qui il tabù della proprietà privata si mostra nudo e grottesco quando, come in Spagna, c’è uno dei maggiori numeri di appartamenti vuoti e il più alto tasso di sfratti d’Europa. Possiamo ancora immaginare un mondo in cui ciò non accada, in cui i diritti umani finalmente sconfiggano i diritti contrattuali? I membri della PAH sono certamente in grado di immaginarlo.

Timothy Ginty è un giornalista indipendente che sta completando una laurea in Storia Universale presso l’Università di Pompeu Fabra, a Barcellona. Potete leggere il suo blog, Vite e Tempi, qui.

Per saperne di più sulla PAH il documentario ‘Sette giorni con la PAH’ (Siete Dias en la PAH) è disponibile (con sottotitoli in inglese) qui, e potete scaricare il libro Vidas Hipotecadas (in spagnolo) qui.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-pah-defending-the-right-to-housing-in-spain/

Originale: Roarmag.org

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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Un commento su “La PAH: difesa del diritto alla casa in Spagna

  1. attilio cotroneo il said:

    La sinistra veramente locale ed internazionalista al contempo deve uscire dalle logiche organizzative parlamentari e di partito e farsi promotrice di lotte municipali, suggerite dai disagi quotidiani delle popolazioni di quartiere e città, così come da quelle delle aree rurali è estremamente periferiche. Così si dovrebbe portare avanti ogni istanza di denuncia e costruzione di alternativa possibile da presentare ai cittadini che acquisiscano coscienza delle piccole cose. Trasformare i disagi in richieste precise e armonizzarle con quelle di altri paesi in piccole realtà,renderebbe consci i cittadini e le cittadine del valore del loro patrimonio comune nella diversità.

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