Perché ho votato NO

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di Yanis Varoufakis – 21 luglio 2015

In un articolo pubblicato sabato su EfSyn l’ex ministro delle finanze, Yanis Varoufakis, tenta di spiegare i motivi per cui ha votato ‘no’ all’accordo sulle ‘iniziative pregiudiziali’ che il governo ha portato in parlamento.

Ho deciso di entrare in politica per un solo motivo: aiutare Alexis Tsipras nella sua lotta contro la schiavitù del debito. Da parte sua Alexis Tsipras mi ha onorato nell’arruolarmi per un solo motivo: una particolare interpretazione della crisi basata sul rifiuto del dogma di Papakostantinos, cioè l’idea che, data una scelta tra una bancarotta caotica e prestiti tossici, i secondi sono sempre preferibili.

E’ un dogma che ho respinto come minaccia permanente, che ha contribuito a forzare politiche che garantiscono una bancarotta permanente e, alla fine, portano alla schiavitù del debito. Mercoledì sera mi è stato chiesto in parlamento di scegliere tra (a) sposare il dogma citato votando a favore del documento imposto ad Alexis Tsipras dai nostri “partner” dell’Eurosummit con mezzi da colpo di stato e un’aggressione inimmaginabile oppure (b) dire “no” al mio primo ministro.

Il primo ministro ci ha chiesto “il ricatto è reale o è una finta?”, esprimendo l’odioso dilemma che avrebbe gravato sulla coscienza di tutti, compresa la sua. Chiaramente il ricatto era reale. La sua “realtà” mi ha colpito la prima volta quando il 30 gennaio J. Dissjenbloem mi ha fatto visita nel mio ufficio per sottopormi il dilemma “memorandum o banche chiuse”. Sapevamo fin dall’inizio quanto feroci sarebbero stati i creditori. E tuttavia abbiamo deciso ciò che abbiamo continuato a ripeterci a vicenda nel corso di quei lunghi giorni e quelle lunghe notti presso l’ufficio del primo ministro: “Faremo tutto il necessario per portare a casa un programma finanziariamente attuabile. Accetteremo compromessi ma non ci comprometteremo. Ci tireremo indietro solo quanto necessario per assicurare un accordo-soluzione in seno all’Eurozona. Tuttavia se saremo sconfitti dalle politiche catastrofiche del memorandum faremo un passo indietro e consegneremo il potere a quelli che credono in tali mezzi; lasciamo che siano loro ad attuare quelle misure mentre noi torniamo nelle strade”.

Il primo ministro ha chiesto mercoledì: “C’è un’alternativa?” Io ritengo di sì, che ci fosse. Ma non mi soffermerò su questo. Non è il momento appropriato. Ciò che è importante è che la notte del referendum il primo ministro era deciso circa il fatto che non c’era un corso d’azione alternativo.

Ed è per questo che mi sono dimesso, in modo da facilitare il suo viaggio a Bruxelles e il suo ritorno con le condizioni migliori che potesse ottenere. Ma questo non significa che saremmo stati automaticamente impegnati a mettere in atto tali misure, quali che fossero!

Il primo ministro, nell’assemblea parlamentare di mercoledì, ci ha chiesto di decidere insieme, di condividere la responsabilità. Va bene. Ma come? Un modo sarebbe stato agire, tutti insieme, come avevamo detto ripetutamente che avremmo fatto in caso di sconfitta. Avremmo dichiarato di essere stati compromessi, annunciato che avevamo in mano un accordo che consideravamo non realizzabile e chiesto a tutti quei politici che ritenevano l’accordo anche solo potenzialmente fattibile, indipendentemente dai loro partiti, di formare un accordo e di attuare le misure.

L’altro modo sarebbe consistito nel fare come il primo ministro ha suggerito: proteggere il primo governo di sinistra, anche a costo di far valere un accordo – prodotto di un ricatto – che lo stesso primo ministro considera impossibile.

Entrambi gli aspetti del dilemma erano ugualmente crudeli per tutti noi. Come aveva giustamente annunciato Alexis Tsipras, nessuno ha il diritto di fingere che il dilemma gravi sulla sua coscienza più che su quella di chiunque altro, si tratti del primo ministro o di qualche altro membro del governo. Conseguentemente ciò non implica in alcun modo che quelli che hanno deciso che il governo dovrebbe far valere l’accordo “impossibile” siano guidati da un senso di responsabilità più forte che non quelli che hanno reputato che dovremmo andarcene e lasciare l’imposizione dell’accordo a quei politici che ritengono che esso sia applicabile.

Euclid Tsakalotos ha ineccepibilmente colto la realtà di tutto ciò nel rivolgersi al parlamento; ha detto che quelli che credono che il governo di SYRIZA non debba essere incaricato del compito di applicare questo accordo hanno argomento tanto forti quanto quelli che ritengono che il governo di SYRIZA debba al popolo applicare questo cattivo accordo al fine di evitare una bancarotta caotica.

Nessuno di noi è più “anti-memorandum”, ma neppure nessuno di noi è più “responsabile”. Abbastanza semplicemente quando ci si trova a un bivio così cupo, sotto la pressione dell’Empia Coalizione del Potere Internazionale, è accettabile che alcuni compagni scelgano in un modo e alcuni nell’altro. In queste situazioni, sarebbe criminale che una parte etichetti gli altri da “compromessi” e che l’altra etichetti i primi da “irresponsabili”.

Al momento attuale, in mezzo a dibattiti sensati, il principale obiettivo è l’unità di SYRIZA e delle persone che hanno creduto di noi, dandoci in dote quel 61,5 per cento. E il solo modo per garantire questo è riconoscere le reciproche ragioni, tenendo presente come un assioma che la parte opposta ha intenzioni che sono altrettanto buone, responsabili e rivoluzionarie.

Detto questo, il motivo per cui mercoledì scorso ho votato “NO” è semplice: avremmo dovuto passare il potere, come avevamo detto che avremmo fatto, a quelli che possono guardare la gente negli occhi e dire quello che noi non possiamo: “L’accordo è duro ma può essere attuato in modo tale che lasceremo spazio alla speranza che potremo riprenderci e invertire la catastrofe umanitaria”.

Il governo di sinistra non può promettere all’Europa quello che sa di non poter mantenere. Il patrimonio finale che il governo di SYRIZA deve proteggere è la promessa che abbiamo ripetutamente formulato in tutte le nostre visite alle capitali europee: diversamente dagli altri noi non prometteremo nulla (ad esempio un determinato avanzo primario) che non possa essere realizzato. D’altro canto il governo di sinistra non ha alcun diritto di depredare ulteriormente le vittime di una crisi che dura da cinque anni senza, al minimo, essere in grado di rispondere affermativamente alla domanda: “Avete almeno controbilanciato le misure recessive?”

Molti miei colleghi chiedono: “Non è meglio per noi stare al potere? Noi che abbiamo a cuore la gente e abbiamo intenzioni buone attaccando la corruzione e l’oligarchia?” Sì, è meglio. Ma quali strumenti ci sono rimasti per lavorare? La decisione dell’Eurosummit stabilisce e rafforza la completa assenza di controllo sociale sulle banche mentre la società sarà gravata di altri 10-25 miliardi di debito per sostenerle.

E a rendere le cose ancora peggiori abbiamo la creazione di un uber-HRADF (Fondo di Sviluppo del Patrimonio della Repubblica Ellenica) che assumerà una volta per tutte il controllo completo di tutti i beni pubblici, privando la Repubblica Ellenica di tutti i benefici gestionali. E com’è, esattamente, che controlleremo l’austerità quando la troika, con una semplice matita dell’ELSTAT (Autorità Statistica Ellenica) – ne abbiamo ceduto il controllo mercoledì – determinerà unilateralmente l’avanzo primario?

E quando la dura realtà dei risultati di questa ritrovata austerità apparirà alla società, quando sia giovani sia vecchi o scenderanno in strada o resteranno a casa a marcire disperati per queste misure, quelle persone – quelle a favore delle quali abbiamo parlato tutto il tempo – chi, sulla scena politica, le rappresenterà allora? Può essere lo stesso partito che ha portato queste misure davanti al parlamento? Misure che i ministri benintenzionati sono costretti a difendere davanti al parlamento e ai media mentre sono ridicolizzati dall’opposizione anti-memorandum?

“Ma, votando contro l’accordo, non fai altro che fare il gioco del piano di Schaeuble?” mi chiedono. E io rispondo con una domanda mia: “Siete sicuri che l’accordo su queste misure non faccia parte del piano di Schaeuble?”

Si noti quanto segue:

  • Il più recente rapporto del FMI che calcola il debito sopra il 200 per cento del PIL, sostanzialmente vietando al FMI di concedere nuovi prestiti;
  • La pretesa dell’ESM, come da ordini di Schaeuble, che ci siano nuovi prestiti del FMI alla Grecia;
  • Un governo greco che approva riforme cui non solo non crede ma che considera apertamente il prodotto di un ricatto;
  • Un governo tedesco che approva nel Bundestag un accordo a favore della Grecia che, fin dall’inizio, ha caratterizzato come indegna di fiducia e fallita.

Non sei d’accordo, caro lettore, che i fatti citati siano alleati potenti del piano di Schaeuble? Non c’è davvero alcun mezzo più sicuro per il paese per essere escluso dall’eurozona rispetto a questo accordo non applicabile che dà al ministro tedesco delle finanze tempo e motivi per pianificare la Grexit che egli tanto desidera?

Ho detto abbastanza. Il mio giudizio mi ha indotto a votare contro l’accordo attuale, ritenendo, come ancora ritengo, che il dogma di Papakostantinos sia da respingere. D’altro canto rispetto completamente quei miei colleghi che la pensano diversamente. Né io sono più rivoluzionario/etico, né loro sono più responsabili. Oggi ciò su cui siamo giudicati è la nostra capacità di proteggere con tutte le nostre forze la nostra unità, il nostro cameratismo e la nostra collettività pur conservando il nostro diritto di dissentire.

Per concludere permettetemi di segnalare un corno del dilemma che grava sulla coscienza di ciascuno di noi: c’è un tempo in cui possiamo in cui possiamo permetterci l’idea che certe cose non dovrebbero essere fatte nel nostro nome, in cui trascendere l’utilitarismo?

Non ci sono risposte giuste. Solo un’intenzione onesta di rispettare le risposte che stanno fornendo i nostri compagni, anche se dissentono da noi.

 

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/why-i-voted-no/

Originale: The Press Project

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

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Un commento su “Perché ho votato NO

  1. attilio cotroneo il said:

    L’azione usuraia della Germania che controlla l’Europa per mezzo delle banche, non è una manovra di carattere economica che limita l’autonomia delle riforme ma una attività politica che usa il denaro come mezzo col fine di impedire riforme che potrebbero mettere in discussione la demofagia degli oligarchi di questo rampante fascismo economico che simula una crisi per conquistare nazioni.

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