La Grecia è ricattata. La via d’uscita è l’abbandono dell’eurozona

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di Costas Lapavitsas – 26 giugno 2015

Alcuni giorni fa il governo greco ha sottoposto una lista di proposte nella speranza di sbloccare lo stallo con le “istituzioni”: la Commissione Europea, il Fondo Monetario Internazionale e la Banca Centrale Europea.  Il governo ha sostanzialmente accettato duri avanzi primari: 1% nel 2015 e 2% nel 2016. Per conseguire questi obiettivi ha proposto di aumentare l’IVA su una gamma di beni di largo consumo e di imporre una serie di imposte alle imprese e famiglie ad “alto” reddito. Ha anche proposto considerevoli risparmi sulle pensioni. Le misure ammontavano a 8 miliardi di euro nel 2015-16 e sarebbero state messe in atto immediatamente.

Il pacchetto è certamente deflattivo in un momento in cui l’economia greca è di nuovo sulla soglia della recessione. Ci sono pochi dubbi che contribuirebbe a una contrazione della produzione e a una maggiore disoccupazione nel 2015-16, particolarmente poiché vi sono scarse prospettive che sia compensato da un programma d’investimenti finanziato dalla UE. E’ una grossa ritirata del governo di Syriza.

Con sbalordimento generale, la reazione delle “istituzioni” guidate dal FMI è stata di pretendere misure ancor più dure per conseguire gli stessi obiettivi.  Esse includono aumenti ancor più forti dell’IVA, una riduzione del carico fiscale sulle imprese e maggiori risparmi sulle pensioni. Se tali richieste saranno accolte il governo non sarà neppure in grado di affermare di aver spostato parte dell’accresciuto carico fiscale dai lavoratori e dai poveri.

Per la Grecia nel suo complesso la prospettiva di un accordo raggiunto su queste basi sarebbe semplicemente spaventosa. Il paese sarebbe costretto ad adottare severe misure d’austerità dettate dai creditori senza alcuna possibilità realistica di un concreto sollievo dal debito o di un significativo programma di investimenti. Le “istituzioni” stanno tentando ancora una volta di imporre le politiche che hanno fallito miseramente dal 2010, causando un’enorme contrazione del PIL, una vasta disoccupazione e un impoverimento di massa. Sarebbe un disastro nazionale accompagnato da un’umiliazione completa del governo di Syriza.

Per chi guarda all’Unione Europea senza indossare occhiali rosa l’atteggiamento dei creditori non costituisce una sorpresa. La UE, e in particolare l’eurozona, è alla mercé dell’austerità, persino istituzionalizzandola attraverso i cosiddetti pacchetto-sei e pacchetto-due. I creditori si sono inevitabilmente opposti ad abbandonare l’austerità in Grecia e paiono ritenere – assurdamente – che l’austerità “funzioni”. Sono inoltre desiderosi di infliggere una sconfitta politica a un governo di sinistra che ha osato sfidare lo status quo europeo. L’Europa ha mostrato un volto duro e cinico alla Grecia, quali che possano essere le colpe della Grecia stessa.

La vera domanda è: il governo di Syriza accetterà queste richieste straordinarie? Si piegherà al ricatto? Syriza ha vinto le elezioni nel gennaio 2015 con una strategia che prometteva l’abbandono dell’austerità e l’introduzione di un cambiamento radicale in Grecia, pur restando nell’eurozona. Riteneva che il suo forte mandato democratico l’avrebbe aiutata ad avere successo in duri negoziati con i creditori. La realtà si è dimostrata molto diversa con i creditori che hanno utilizzato il quadro dell’eurozona per creare una carenza di liquidità e di finanziamenti che ha paralizzato la parte greca. Al tempo stesso sia i creditori sia le forze nazionali che vogliono continuare con le politiche dell’austerità – tra cui, prevalentemente, l’élite ricca e finanziaria – hanno agitato vergognosamente lo spauracchio della Grexit. Di fronte alla potenza del portafoglio la strategia di Syriza si sta smontando.

La Grecia e il governo di Syriza sono ora arrivati faccia a faccia con la spietata realtà dell’eurozona. Per mantenere il paese nell’unione monetaria i creditori stanno pretendendo che si pieghi al ricatto e accetti politiche che condurrebbero al declino nazionale. La società greca subirebbe una bassa crescita, un’elevata disoccupazione, una radicato povertà ed emigrazione della sua gioventù specializzata, come ha dimostrato l’esperienza degli ultimi cinque anni.

C’è un percorso alternativo per la Grecia e comprenderebbe l’abbandono dell’eurozona. L’uscita libererebbe il paese dalla trappola della moneta comune, consentendogli di mettere in atto politiche che potrebbero risuscitare sia l’economia sia la società. Aprirebbe una via percorribile e potrebbe offrire nuova speranza, pur comportando considerevoli difficoltà di aggiustamento nel periodo iniziale.

La scelta alla fine è nelle mani del popolo greco. Nonostante i sondaggi frequentemente diffusi che presumibilmente mostrano un forte sostegno a favore dell’eurozona, la realtà sul campo è rabbia e frustrazione tra i lavoratori, i poveri e la devastata classe medio-bassa. Sono questi gli strati sociali che potrebbero porre il paese su una traiettoria diversa di crescita con giustizia sociale. A questo riguardo è compito di Syriza ripensare la propria strategia e offrire una nuova guida al popolo greco. Nei prossimi giorni può essere atteso un considerevole intervento della sua influente ala sinistra, la Piattaforma di Sinistra. La Grecia ha bisogno di un rapido dibattito pubblico e di un rimodellamento della politica. Il paese ha la forza per sopravvivere e sopravvivrà.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/greece-is-being-blackmailed-exiting-the-eurozone-is-its-way-out/

Originale: The Guardian

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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Un commento su “La Grecia è ricattata. La via d’uscita è l’abbandono dell’eurozona

  1. attilio cotroneo il said:

    Nel luogo dove abbiamo visto nascere la democrazia stiamo assistendo alla sua dissoluzione. La gerarchia finanziaria europea finge una strategia politica mentre applica una spietata usura. Il governo greco é sotto scacco e non ha altra scelta che interpellare il popolo. Sarà il primo paese a uscire dalla moneta unica? Se così sarà l’UE é finita per uno strapotere tedesco che ancora una volta minaccia la pace europea.

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