Grecia: il pacchetto d’austerità incombente

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GreekDebt

di Costas Lapavitsas – 13 giugno 2015

Gli sviluppi dei negoziati sul debito tra Grecia e istituzioni europee sono arrivati all’ingorgo negli ultimi giorni: la presentazione di proposte da parte greca, notizie fatte trapelare di presunte controproposte dei creditori, loro rifiuto da parte del primo ministro greco Alexis Tsipras, dibattito pre ordine del giorno in Parlamento – in cui Tsipras ha ripetuto il suo rifiuto assoluto delle controproposte – e poi il rifiuto di versare la rata del 5 giugno del prestito del Fondo Monetario Internazionale. Siamo chiaramente a un punto critico di svolta.

Il solo partito politico in grado di far progredire la Grecia a questo punto è Syriza. Nuova Democrazia è scossa da dispute in seno alla dirigenza ed è elettoralmente in discesa. Potami è privo di qualsiasi credibilità. Il Pasok è moribondo. Ciò che i tre propongono è essenzialmente un ritorno al regime dei Memorandum. Il Partito Comunista Greco si è impantanato palude di sinistrismo confuso. Il percorso scelto da Alba Dorata, infine, è di totale deragliamento del paese, socialmente e nazionalmente.

E’ in Siriza che il popolo greco sta continuando a riporre le sue speranze. Ciò è dimostrato dai sondaggi. Dunque è estremamente importante che l’esperimento di Syriza abbia successo. Per la stessa ragione le discussioni condotte all’interno del partico acquistano automaticamente una dimensione nazionale.

In questo cruciale momento storico, al fine di trarre alcune conclusioni sul corso dei negoziati è necessaria un’attenta analisi delle proposte del governo greco e delle controproposte dei creditori.

Le proposte greche

Il testo sottoposto dal governo greco come base per un accordo con i partner può essere sintetizzato facendo riferimento ai seguenti punti chiave.

1. Il governo prevede un avanzo primario dello 0,6 per cento nel 2015, dell’1,5 per cento nel 2016, del 2,5 per cento nel 2017 e del 3,5 per cento nei cinque anni successivi. Queste proiezioni sono indubbiamente inferiori ai chimerici 3 per cento per il 2015 e 4,5 per cento per il 2016 citate nei Memorandum. Ma non c’è alcun reale rilassamento delle politiche fiscali. Al contrario, il tipo di gestione proposto dal governo è molto rigido, come evidenziato dall’abbandono della prospettiva di bilanci in pareggio. In termini pratici ci sarà austerità nel 2015-16 e certamente dopo il 2017.

2. Per conseguire gli avanzi nel 2015-16, che sono gli unici anni per i quali può esserci un qualsiasi genere di previsione realistica, il governo sta proponendo di aumentare le imposte. La misura più importante consiste nell’aumento di tre aliquote dell’IVA (6,5%, 11% e 23%) con i medicinali che ricevono l’aliquota più bassa e i generi alimentari di base, l’energia elettrica e l’acqua un’aliquota media. Questi sono i maggiori aumenti delle imposte indirette ma si sta facendo un certo tentativo di perseguire politiche ridistributive con aliquote mantenute basse per beni di consumo popolare, come esemplificato dalla riduzione dell’elettricità (dal 13 per cento all’11 per cento). Ma inevitabilmente, se gli aumenti dell’IVA sopravverranno su scala adeguata a garantire l’avanzo richiesto, ci sarà un considerevole livello di stretta impositiva.

3. Il governo sta anche proponendo un aumento dell’imposizione a fini di solidarietà (con il peso che ricade sui più abbienti), una speciale imposta sui profitti delle grandi imprese, un’imposta sulla pubblicità televisiva, il pagamento delle licenze delle emittenti televisive, un’imposta sul lusso e altre misure fiscali. Sta anche proponendo una serie di misure amministrative e legislative per agevolare un giro di vite sull’evasione fiscale, per la minimizzazione dell’elusione fiscale e per miglioramenti nell’incasso delle imposte.

4. Misure fiscali a parte, il governo propone privatizzazioni al ritmo di 3,2 miliardi di euro nel 2015-16, 2,1 miliardi di euro nel 2017-19 e di 10,8 miliardi di euro nel periodo successivo al 2020. Ci saranno norme sugli investimenti e per la protezione dei diritti dei lavoratori nelle imprese privatizzate e le entrate saranno utilizzate per l’assicurazione sociale e per rafforzare la banca per gli investimenti da creare.

5. Per quanto riguarda l’assicurazione sociale le proposte comprendono l’abolizione della clausola dello zero deficit nel 2015-16 e una graduale abolizione del pensionamento anticipato fino all’età di sessantadue anni. Sono anche proposte numerose misure per limitare il lavoro non assicurato e l’elusione dei contributi di assicurazione sociale.

6. Nell’area dei rapporti di lavoro il governo vuole reintrodurre i contratti collettivi e, dopo la fine del 2016, ripristinare il salario minimo ai livelli del 2010.

7. Quanto ai “prestiti in rosso”, c’è una proposta per la creazione di un gruppo di lavoro che delinei misure per mitigare gradualmente la situazione attuale. Inoltre sarà temporaneamente sospesa la messa all’asta delle prime case.

8. Il governo sta anche introducendo numerose riforme del sistema giudiziario, del codice fallimentare, del turismo, del commercio, delle telecomunicazioni, delle libere professioni, del catasto, dell’amministrazione pubblica e del settore energetico.

9. Infine il governo sta proponendo due misure per la ristrutturazione del debito nel 2015-16. Innanzitutto nel 2015 ci sarà il rimborso dei titoli detenuti dalla Banca Centrale Europe, utilizzando fondi resi disponibili attraverso il Meccanismo Europeo di Stabilità (ESM).  Poi, nel 2015-16, saranno rimborsati i prestiti del Fondo Monetario Internazionale, ancora una volta con fondi forniti dall’ESM. Non ci sono riferimenti all’importo totale di nuovi prestiti, ma logicamente si tratterà di un importo prossimo ai 50 miliardi di euro. Su questa base si stima che la Grecia sarà in grado di tornare ai mercati nel marzo del 2016. Il governo sta anche chiedendo alle “istituzioni” di prendere in considerazione un programma per finanziare lo sviluppo nel periodo 2015-16. La dimensione e il carattere del programma restano tuttavia non precisati.

Le proposte del governo rappresentano un compromesso estremamente doloroso e deve essere una discussione interna al partito sulle loro conseguenze riguardo all’attuazione della piattaforma elettorale di Syriza, del Programma di Salonicco. Ad esempio non c’è menzione della cancellazione del debito e non c’è esenzione dalla tassazione, ma c’è invece l’imposizione di una nuova IVA e di altre imposte, il rinvio degli aiuti ai debitori (seisachteia) e nemmeno una parola sulla nazionalizzazione delle banche, e via dicendo.

Si tenga presente che il Programma di Salonicco non è una qualche specie di bolscevismo. E’ keynesismo moderato. Il compromesso proposto dal governo alle “istituzioni” fa realmente sorgere domande su quanto sia realizzabile.

Chiaramente la strategia negoziale del governo consiste nel concludere il processo di valutazione, nell’assicurare una tregua quanto alla liquidità e al tempo stesso cercare di strappare un accordo ai creditori sull’indebitamento e lo sviluppo. Syriza si sta chiaramente allontanando dal Programma di Salonicco, ma si sta sforzando di mantenere vive le speranze per un corso alternativo in futuro.

Le proposte dei creditori

Quale è stata, dunque, la reazione dei “partner”? A giudicare dal testo che è stato fatto trapelare, la risposta è stata brutale.

1. Le “istituzioni” stanno esigendo avanzi primari dell’1 per cento nel 2015, del 2 per cento nel 2016, del 3 per cento nel 2017, del 3,5 per cento nel 2018 e del 3,5 per cento in ogni anno successivo. Questi obiettivi non sono molto diversi da quelli della parte greca, dunque c’è un riconoscimento implicito che gli obiettivi precedenti erano irrealizzabili. C’è stata una concessione da parte dei creditori. Ma la gestione fiscale resta molto rigida. Ci sarà un regime d’austerità per molti anni a venire.

2. Il problema è che le “istituzioni” giudicano che, secondo le previsioni attuali, l’economia greca quest’anno avrà un deficit primario dello 0,66 per cento. E’ anche evidente che le “istituzioni” non credono alle stime della parte greca circa le entrate che sarebbero prodotte dalle loro misure preferite. Le “istituzioni” stanno perciò affermando che devono essere assunte misure “specifiche e di elevata qualità” affinché siano conseguiti i surplus nel 2015-16 e lo siano in modo compatibile con il Programma di Medio Termine 2016-19. Il che significa …

3. Prima di tutto e soprattutto un aumento dell’IVA che produca approssimativamente 2 miliardi di euro. Ci saranno due aliquote, 23 per cento e 11 per cento, con quella più bassa applicata ai generi alimentari, ai farmaci e ai servizi alberghieri (e con l’energia elettrica tassata con l’aliquota più elevata). Gli sconti in precedenza concessi alle isole saranno aboliti.

4. Le “istituzioni” stanno chiedendo molte altre misure fiscali draconiane, quali l’eliminazione delle agevolazioni fiscali – tra cui i sussidi sui carburanti – agli agricoltori e il blocco di sussidi sul gasolio da riscaldamento. E’ anche richiesta una correzione della valutazione oggettiva delle proprietà in modo tale che l’imposta sulle proprietà produca la stessa entrata nel 2015 e 2016, cioè 2,65 miliardi l’anno. Inoltre le “istituzioni” stanno insistendo stanno insistendo sulla virtuale eliminazione di accordi favorevoli sui contributi a fini di sollievo dal debito accumulato.

5. Misure fiscali a parte, le “istituzioni” stanno pretendendo una riforma del sistema pensionistico, con tali alla spesa al ritmo dello 0,25-0,50 per cento del PIL nel 2015 e dell’1 per cento nel 2016. Ciò significa introdurre una serie di modifiche, tra cui l’eliminazione del Fondo di Solidarietà Sociale per i Pensionati e l’innalzamento a 67 anni dell’età di pensionamento per quelli che cominceranno a ricevere una pensione dopo il 30 gennaio.

6. Le “istituzioni” stanno proponendo una quantità di altre misure di riforma della pubblica amministrazione e della giustizia e promuovendo l’indipendenza del meccanismo di incasso delle imposte, assieme a un’amministrazione privata indipendente del sistema fiscale.

7. Per quanto riguarda i temi del lavoro, propongono una procedura di consultazione sul salario minimo, la contrattazione collettiva, i licenziamenti di massa e gli scioperi sulla base della “miglior pratica” europea.

8. Stanno anche chiedendo la liberalizzazione di numerosi mercati, soprattutto nel settore della generazione e della distribuzione dell’energia elettrica.

9. Pretendono inoltre una sistematica prosecuzione di estese privatizzazioni, comprese le ferrovie, gli aeroporti regionali, Egnatia Odos, il porto del Pireo e il porto di Salonicco.

10. Infine, le “istituzioni” non fanno alcun riferimento alla ristrutturazione del debito o a un programma di investimenti e sviluppo.

Dal testo consegue, dunque, che i creditori stanno insistendo su una tassazione dura e di “elevata qualità” al fine di garantire i “bassi” avanzi primari. Al tempo stesso pretendono dure misure previdenziali, dolorose riforme del lavoro e un’intera serie di politiche di liberalizzazione.

Il presupposto è che in questo modo la valutazione sarà completata e al paese sarà concessa una qualche iniezione di liquidità nell’immediato futuro. Ma non propongono alcuna soluzione al debito o alcun programma d’investimenti. Siamo lasciati a supporre che essi seguiranno più avanti, forse dopo un “importante” negoziato del limbo fiscale in cui si trova il paese.

Dove porta questa strada?

Emergono alcune conclusioni di per sé evidenti su dove siamo diretti.

Non c’è alcuna base per l’idea che ci siano serie differenze tra i creditori che possano essere utilizzati a vantaggio della parte greca. L’élite europea usa buone maniere e parla educatamente, ma non comprende nessuno che possa essere definito amico. Al momento di stringere i negoziatori educati diventano duri, intransigenti e cinici. E’ questo il mondo in cui sono stati costruiti gli imperi nel passato.

Non c’è alcuna “politica del negoziato” nel modo solitamente percepito in Grecia,  cioè con accordi personali tra leader. Nel contesto europeo le posizioni politiche sono mediate attraverso istituzioni e meccanismi – in un senso più vasto rispetto a quello applicato al settore pubblico – che hanno una logica propria. La mediazione ha spesso carattere tecnocratico.

Ad esempio non c’è molto che distingua gli obiettivi del governo greco da quelli dei creditori per quanto riguarda l’avanzo primario, ma sono molto diverse le posizioni sulle misure da adottare. La mediazione tecnocratica delle posizioni politiche dei creditori è rigida. Segue la logica del FMI e, conseguentemente, pretende misure dure.

Non ci sarà una proposta dei creditori che non implichi un elevato costo politico per Syriza e per la sua dirigenza, poiché il partito mette a rischio lo status quo europeo. I creditori vogliono dimostrare che Syriza è stata sconfitta.

Non ci sarà una proposta dei creditori che consenta a Syriza di attuare il Programma di Salonicco. Il terreno su cui i creditori stanno gradualmente attirando Syriza è sempre più lontano dalle sue posizioni pre-elettorali.

Si suggeriscono prontamente certe conclusioni.

Se sarà firmato un accordo basato sulle condizioni imposte dai creditori la Grecia ritornerà essenzialmente al regime dei Memorandum; non ci sarà, cioè, alcuno sviluppo sistemico, la disoccupazione resterà elevata, la disuguaglianza aumenterà, il paese invecchierà e la Grecia sarà trasformata in un paria insignificante sulla scena internazionale. Se sarà firmato un accordo il tempo lavorerà contro Syriza. Non ci sarà margine per una “rottura interna” con la corruzione e gli intrighi e nessuna possibilità di cambiamento sociale. Significherà il disastro sia per il paese sia per la sinistra.

Ciò che è da auspicare in questo momento non è trovare un qualche terreno condiviso tra le proposte del governo e quelle dei creditori, per l’evidente motivo che un simile accordo ci allontanerà ancor di più dal Programma di Salonicco. In sostanza i creditori avranno vinto.

C’è scarso spazio di manovra nei continui negoziati. La protratta mancanza di liquidità e di finanziamenti organizzata dai creditori ha portato l’economia nella recessione. Lo stato sta sospendendo i pagamenti e non è in grado di funzionare correttamente.

La fuga di depositi ha assunto proporzioni gigantesche: il sistema bancario è sull’orlo del collasso. I pagamenti scaduti si stanno cumulando. C’è un congelamento del credito commerciale. Negli ultimi quattro mesi il governo Syriza ha amministrato l’economia meglio di Nuova Democrazia o del Pasok, ma la stretta della morsa da parte dei creditori sta allargando le crepe.

La strategia di cambiamento radicale in Grecia nel quadro dell’Unione Europea ha esaurito il suo corso. Questo è il messaggio più elementare e più importante che è stato trasmesso dalle tattiche schiacciasassi dei creditori.

Se Syriza vuole davvero cambiare la società, evitare la rovina nazionale, riportare l’economia su un percorso di sviluppo, assicurare una nuova posizione dinamica alla Grecia nello schema internazionale delle cose, deve esserci un esame di vie alternative di progresso.

Le analisi, e il sapere, ci sono. La volontà e la determinazione politica sono ciò che oggi deve essere introdotto nell’equazione.

Tradotto [in inglese] da Wayne Hall.

 Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: https://zcomm.org/znetarticle/the-looming-austerity-package/

Originale: Jacobin Magazine

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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Un commento su “Grecia: il pacchetto d’austerità incombente

  1. attilio cotroneo il said:

    Quello che sta accadendo alla Grecia ci mostra due interessanti aspetti del capitalismo: il primo è il metodo pedagogico competitivo che ha reso indifferenti gli altri membri UE come se la fine della democrazia e l’avanzata della plutocrazia non riguardasse tutti; e il secondo è la certezza che non esista nessuna crisi ma solo un attacco del capitale privato contro i beni comuni.

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