La genocida Indonesia giustizia condannati per droga

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di Andre Vltchek – da Counterpunch 27 aprile 2015

Nessuno affronta un plotone d’esecuzione per aver saccheggiato il paese

L’Indonesia, il paese che non punito severamente nemmeno un solo pezzo grosso dell’esercito per i genocidi a Timor Est e nemmeno una sola persona per l’orrendo genocidio in corso a Papua, è ora pronta a giustiziare altre nove persone per traffico di droga. Nel gennaio del 2015 ha già ucciso sei condannati per droga, tra cui cinque stranieri, suscitando indignazione internazionale.

L’AFP ha scritto:

“Domenica l’Indonesia ha segnalato di essere decisa a procedere con l’esecuzione di otto condannati per droga, nonostante una crescente ondata di indignazione internazionale guidata dal capo delle Nazioni Unite Ban Ki-moon.

Sabato le autorità hanno notificato formalmente agli otto – provenienti da Australia, Brasile, Nigeria e Filippine – che saranno a breve giustiziati da un plotone d’esecuzione, insieme con un detenuto indonesiano”.

E’ difficile ignorare l’ipocrisia di questi processi e di queste esecuzioni.

L’Indonesia è una delle nazioni più corrotte della terra, dove i ricchi detengono elevate posizioni governative, apertamente e svergognatamente derubando i poveri. Ma non affrontano mai un plotone d’esecuzione perché sono al di sopra della legge.

Timor Est ha perso il trenta per cento della sua popolazione durante l’occupazione indonesiana, uno dei genocidi più brutali del ventesimo secolo. L’esercito indonesiano (TNI) è responsabile dell’uccisione di tra 150.000 (le stime più basse delle agenzie per i diritti umani con sede in occidente) e 500.000 abitanti di Papua, un paese brutalmente occupato e saccheggiato, con la sua agonia che sostiene la bella vita di migliaia di membri dell’”élite” indonesiana a Giacarta. Tuttavia nessun soldato indonesiano sta marcendo in cella per aver commesso barbarie e nessun politico o oligarca economico affronta un plotone d’esecuzione per aver ordinato questo saccheggio e questa campagna di sterminio senza precedenti. Al contrario, governi precedenti e attuali sono pieni di alti comandanti che hanno prestato servizio a Timor Est e a Papua.

A morire devono essere una madre povera delle Filippine, uno schizofrenico brasiliano e diversi poveri nigeriani, per mostrare al mondo quanto davvero “morale” e retta è l’Indonesia!

I delinquenti, gli assassini di massa che hanno ucciso, a mani nude, tra uno e tre milioni di persone di sinistra e di intellettuali dell’Indonesia nel 1965/66 tuttora si vantano dei loro atti, ricordando crudi dettagli in studi televisivi, applauditi da una folla dal cervello lavato e assetata di sangue. Nessuno nei suoi sogni più folli pensa di sbatterli contro il moro e di giustiziarli per tradimento e per aver servito interessi stranieri (occidentali).

La percentuale di omicidi in Indonesia è, pro capite, persino più alta di quella degli Stati Uniti. Il paese affonda nella violenza. Stupri, violenze su bambini (mi è stato recentemente raccontato a Surabaya che bambine sono costrette a prostituirsi a cinque anni e molte di loro sono gettate alle ortiche perché “troppo vecchie” quando arrivano ai dodici anni), giustizia mafiosa; è tutto biasa, normale.

Ma deve essere un mazzo di stranieri fuori di testa, che hanno contrabbandato qualche chilo di eroina, a essere messo al muro e a beccarsi le pallottole!

I capi religiosi, prevalentemente cristiani, ma anche mussulmani (e altri) stanno letteralmente derubando le congregazioni. Diventare un predicatore, o diventare un imam, in Indonesia e il lavoro migliore che si possa immaginare, stupido e ambizioso. Gli imam fanno i magnaccia delle loro mogli nel Golfo, e tutti lo sanno. Predicatori protestanti derubano i loro seguaci di decine di milioni di dollari a Surabaya e in altre città, mentre sacerdoti cattolici, come dappertutto nel resto del mondo, molestano bambini. Quasi tutti i capi religiosi in Indonesia sono fanatici di destra e sostenitori del turbo-capitalismo e del regime filo-occidentale. Ma nessuno di loro finisce in galera o, se ci finisce, ne esce dopo poche settimane o mesi. Rubare ai poveri è figo! Ingannare i fedeli è assolutamente accettabile. Ma osa contrabbandare pochi chili di droga (specialmente se sei uno straniero povero) e sarai impiccato!

I linciaggi pubblici vanno bene; sono cosa comune in tutta l’Indonesia.

Uccidere più di metà dei poveri animali dello zoo di Surabaya è piuttosto accettabile, specialmente se grossi interessi economici stanno dietro l’uccisione.

E soprattutto ignorare, derubare e umiliare concittadini poveri (la grande maggioranza della popolazione indonesiana è povera in canna, ma non alcuna voce) è davvero lodevole, una cosa di cui ricchi e famosi dell’Indonesia vanno sempre orgogliosi!

E nulla è cambiato con questo nuovo governo. E nessuno suggerisce che il presidente finisca in carcere per aver ingannato la nazione, per aver irriso i poveri, per aver violentato la speranza!

Guidare Range Rover e Ferrari sulle buche di Giacarta, in piena vista di quelli che sono stati rapinati di tutto perché quei veicoli potessero essere acquistati dalla mafia industriale e dai dirigenti governativi è considerato magnifico in Indonesia.

Avere boutique di Gucci e Prada costruite proprio accanto a fogne a cielo aperto dove giocano i bambini delle baraccopoli non è considerato soltanto “morale”, è favoloso.

Nessuno affronterà un plotone d’esecuzione per aver portato il paese a questo livello.

E le droghe? Le élite e i loro ragazzi si fanno di cocaina e di altre droghe “ricreative” e pesanti. Tutti lo sanno. Ma nessuno in Indonesia, che sia sano di mente, toccherà le “élite”, l’esercito o i dirigenti governativi o le loro famiglie. Li tocchi e sei ridotto in cenere. Dopotutto non è un segreto che l’Indonesia, dal 1965, è un paese senza legge, governato da criminali. Le bande e i loro capi non possono essere toccati.

Perciò sono solo quei pochi stranieri che vanno “sacrificati”, macellati come capre, periodicamente, perché gli indonesiani possano sentire di vivere in una società “morale” e rispettosa della legge.

Andre Vltchek è un filosofo, romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Ha seguito guerre e conflitti in dozzine di paesi. I suoi libri più recenti sono “Exposing Lies of the Empire [Smascheramento delle menzogne dell’Impero] e “Fighting Against Western Imperialism[Lotta contro l’imperialismo occidentale]. La sua discussione con Noam Chomsky “On Western Terrorism[Sul terrorismo occidentale]. Point of No Return[Punto di non ritorno] è il suo romanzo politico acclamato dalla critica. Oceania – un libro sull’imperialismo occidentale nel Pacifico meridionale. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia: “Indonesia – The Archipelago of Fear[Indonesia, l’arcipelago della paura]. Andre realizza documentari per teleSUR e Press TV. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attualmente risiede e lavora in Asia Orientale e in Medio Oriente. Può essere raggiunto sul suo sito web o su Twitter.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2015/04/27/genocidal-indonesia-executing-drug-convicts/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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One thought on “La genocida Indonesia giustizia condannati per droga

  1. attilio cotroneo il said:

    Se ci sono paesi che ci sembrano eccessivi nella loro degenerazione di natura politica ed economica, non dovremmo meravigliarci. Stiamo anche in Occidente iniziando a accettare una lenta erosione della democrazia con un modello più ipocrita ma simile a quello che abbiamo esportato in questi luoghi.