La crisi ucraina non è quello che sembra

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La crisi ucraina non è quello sembra

Di Robert H Wade

2 aprile 2015

In Occidente l’interpretazione prevalente della crisi ucraina è che la Russia, in maniera specifica il Presidente Putin – l’ha iniziata e controlla la maggior parte delle forze armate che combattono l’esercito ucraino, spesso descritte nei media come “separatisti russi”. Marin Wolf del Financial Times (11 febbraio 2015), sostiene che la Russia l’ha iniziata perché i suoi leader  temono di avere sulla soglia di casa, una democrazia stabile, prospera e che tende a Occidente; la hanno vista come una chiara possibilità dopo che il loro alleato, il Presidente Yanukovich, è stato cacciato via con un colpo di stato nel febbraio 2014. Con un mezzo o un altro, i leader della Russia

continueranno a destabilizzare l’Ucraina per impedire  una democrazia di quel tipo,    fino a quando non saranno fermati dalla forza occidentale o da sanzioni.

Il Financial Times ha scritto in un editoriale del 13 febbraio: “Il II accordo di Minsk riuscirà soltanto se  Putin ha deciso di attenuare  il suo scontro con l’Ucraina e con l’Occidente. Non c’è però alcun segno che sia disposto a farlo. Le ambizioni del leader del Cremlino si estendono oltre l’Ucraina  e…egli si batte per riaffermare una sfera russa  di influenza nell’Europa dell’est….L’Occidente ora dovrebbe prendere in considerazione una serie di risposte – compreso estendere le sanzioni a Mosca e fornire assistenza militare difensiva a Kiev – in previsione del prossimo atto di aggressione di Putin.” Il New York Times è stato d’accordo e (14-15 febbraio): “Ciò che resta incontrovertibile è che l’Ucraina è la guerra di Putin.”

La Russia, la NATO e l’Ucraina

E’ vero che nel 2005 Putin ha detto: “La disgregazione dell’Unione Sovietica è stata la più grande catastrofe geopolitica del 20° secolo”. Non si può però dedurre che riparare a questa catastrofe sia un obiettivo operativo della politica estera russa. Né si può dedurre che ciò che spinge la politica della Russia sia la paura di una democrazia stabile e prospera in Ucraina, perché i leader russi non hanno detto nulla del genere.

Quello che hanno detto ripetutamente  fin dalla disgregazione dell’Unione Sovietica è che si asterranno dal permettere a una grande potenza rivale di incorporare uno stato vicinissimo a loro in un’alleanza militare. In effetti applicano la dottrina statunitense di Monroe al loro “estero-vicino”. Gli stati Uniti non tollererebbero che il Messico o il Canada facessero un’alleanza militare con la Cina o con la Russia. L’opposizione della Russia all’ingresso dell’Ucraina nella NATO  segue la stessa logica.

Oltre il motivo generale per cui i leader russi tracciano una linea rossa riguardo all’alleanza militare straniera sui loro confini, c’è una ragione più specifica. L’incubo russo è che l’Ucraina e la Georgia entrino entrambe nella NATO, con il risultato che quasi tutto il Mar Nero sarebbe circondato da un’alleanza militare ostile. La Russia ha combattuto diverse guerre nei due secoli scorsi per proteggere il pronto accesso al Mar Nero, la sua unica via di mare verso sud. L’imperativo strategico dell’accesso al Mar Nero, rende molto diversa la situazione dell’Ucraina, agli occhi dei russi, rispetto ad altri territori abitati da minoranze di lingua russa, un argomento che sfugge a coloro che ipotizzano un effetto domino, laddove un successo in Ucraina incoraggi Putin a impadronirsi di territorio altrove in verosimile difesa delle minoranze russe.

I leader della Russia  discutono anche dell’interpretazione che prevale in Occidente che la base logica centrale  dell’alleanza con la NATO era di proteggere le nazioni europee occidentali deboli dall’aggressione russa. Considerano che la NATO abbia la necessità di invocare un nemico esterno per fornire un collante per la collaborazione tra i suoi stati membri spesso insofferenti alla leadership statunitense. Per giustificare tale leadership, e presentare un fronte unitario, la NATO deve presentare la Russia come il nemico comune. I recenti discorsi sulla “Russia che l’Europa” o “la Russia che minaccia il mondo” aiutano a rafforzare l’ordine occidentale degli stati.

La cosa fondamentale è stata detta da Georgi Arbatov, uno studioso di politica e consigliere di Gorbaciov (e di altri segretari del Partito Comunista),  fondatore e direttore dell’Istituto per gli Stati Uniti e il Canada all’Accademia Russa delle Scienze. Nel 1987 ha detto a un gruppo di importanti funzionari americani: ”Vi faremo una cosa terribile: vi priveremo di un nemico.”

La minaccia russa è stata sempre esagerata, come è diventato chiaro alla fine della Guerra Fredda quando è stato riconosciuto che la CIA aveva costantemente  sovrastimato le capacità militari sovietiche. Non soltanto la minaccia sovietica, ma l’intera “minaccia comunista”, come nella teoria del domino prevalente dagli anni ’50 agli anni ’80, che ha portato gli Stati Uniti a così tanti problemi in Vietnam.

L’illustre editorialista del Washington Post, Walter Pincius, il 12 gennaio ha spiegato perché è così pericoloso per noi occidentali continuare a inserire  i problemi della sicurezza nel quadro della Guerra Fredda, come se la Russia e la Cina costituissero per noi le minacce più grosse. Pincius comincia dall’attuale protesta della Marina statunitense per il fatto che debba spendere centinaia di milioni di dollari per essere sempre avanti rispetto al rapido ammodernamento delle capacità navali  della Russia e della Cina in alto mare. Poi dimostra quanto di gran lunga indietro siano gli Stati Uniti e la Cina e lo fa usando gli esempi  delle super portaerei a energia nucleare e dei sottomarini d’avanguardia.  Pincius va avanti e osserva che: “In questi giorni i terroristi sono la minaccia primaria, e neanche uno di loro verrà  scoraggiato  da una testata nucleare.”

Perché quindi “gli Stati Uniti contro la Russia” e “gli Stati Uniti contro la Cina” continuano a dominare l’agenda della sicurezza e il bilancio della sicurezza? La breve risposta di Pincius è che le ditte collegate alla difesa ottengono vasti profitti dai progetti ad alto impiego di capitale senza competizione per fabbricare armamenti contro la Russia e la Cina, ma guadagnano molto meno da progetti ad alta intensità di lavoro per costruire risorse contro i terroristi.

Una volta che domini  il “quadro” degli Stati Uniti (Occidente) contro la Russia o la Cina, la distinzione tra i desideri, le intenzioni e le risorse di Putin e quelle della Russia si confondono, e possiamo convincerci più rapidamente che i desideri di Putin si traducono nel revanscismo russo.

L’interpretazione secondo cui il conflitto in Ucraina è controllato dai russi, mi riporta alla mente il seguente episodio. Il mio vicino a Washington D.C. negli anni ’80 era responsabile di raccogliere le informazioni dalle varie agenzie di intelligence destinate ogni giorno al presidente Reagan. Era stato direttore della rivista  Forbes

in Russia. E’ stato notato da William Casey (allora capo della CIA che aveva il potere di fare le nomine)  che perché aveva scritto un libro sostenendo che gli ambientalisti statunitensi costituivano una quinta colonna per i comunisti e glielo aveva fatto portare a mano a casa sua. Casey è rimasto colpito, lo ha contattato e poi è arrivata la nomina. Durante una conversazione gli ho detto che il Vice presidente Bush (padre) aveva appena detto che cinque sesti di tutte le  guerre e le guerre civili in corso nel mondo erano “pagate poco a poco” dall’Unione Sovietica. Gli ho chiesto che cosa pensava di quella affermazione, e mi ha risposto: “Ha fatto la stima inferiore di un sesto.”

L’attuale conflitto in Ucraina

La storia tormentata dell’attuale conflitto è iniziata prima della deposizione del Presidente Yanukovich. Putin gli ha fatto feroci pressioni perché rifiutasse l’accordo all’adesione all’Unione Europea, e lo ha fatto. Molti ucraini hanno protestato; il regime di Yanukovich ha reagito uccidendone molti. Il suo regime ha perduto legittimità e potere.

E’ comprensibile che la reazione a questi eventi fosse una profonda sfiducia tra gli ucraini orientati verso l’Occidente nei confronti di quelli orientati verso la Russia che avevano votato per Yanukovich e che volevano tirare fuori il paese dall’orbita europea in cui gli altri volevano vivere.

Su questo punto c’è un accordo generale. Le differenze vengono dopo. La notizia comune che circola in Occidente è che il momento critico è arrivato il 27 febbraio 2014 quando i soldati russi (definiti invasori) si sono impadroniti degli edifici pubblici in Crimea. Così facendo la Russia è stata l’aggressore non provocato verso l’Ucraina. Questa interpretazione è aiutata dal fatto che Putin ha incolpato i “fascisti” della cacciata di Yanukovic ed è rimasto attaccato a questa bugia.

In realtà il momento critico è arrivato prima, il 23 febbraio, il giorno dopo che Yanukovich è scappato, quando il primo atto del parlamento ucraino è stato di revocare lo status legale del russo come lingua nazionale; più in generale, per impedire alle regioni  di permettere l’uso di qualsiasi altra lingua diversa dall’ucraino. Il governo ha cominciato a  bloccare l’accesso alle notizie della Russia, ai canali televisivi e alla radio.

Queste sono state  azioni palesemente belligeranti verso una minoranza molto grande. In Crimea la maggioranza della popolazione è di cultura russa, e in Ucraina complessivamente il 20% della popolazione è di cultura russa, e la grande maggioranza di questi si considerano  anche ucraini e sono fieri di questo, o lo hanno fatto fino a quando il governo di Kiev è andato contro di loro. In tutto questo periodo il governo di Kiev e i loro media radiotelevisivi e vaste parti della popolazione scandivano il motto: “Una nazione, una lingua, un popolo”. E’ facile capire perché i molti milioni di persone di lingua russa si sono sentiti sotto assedio, e perché si sono sentiti incoraggiati e sollevati che il potente stato vicinissimo  fosse loro di supporto.

Il fatto che la legislazione riguardante la lingua non fosse ancora in vigore non ha improvvisamente “messo a posto tutto di nuovo”. Il danno era stato fatto: era stato inviato il messaggio che il nuovo regime era istintivamente ostile alle persone di lingua russa. E’ stato questo che  ha provocato un’ondata di opposizione nelle province orientali. Putin ha detto che era d’accordo a fornire degli armamenti e delle truppe.  Questo ha costituito un’invasione russa? L’annessione della Crimea da parte della Russia ha davvero costituito un’invasione, e merita una condanna – soggetta alle qualifiche che la Crimea era stata parte della Russia fino a quando è stata ceduta all’Ucraina nel 1954; ha una maggioranza della popolazione di lingua russa, è fondamentale per ciò che la Russia considera il suo interesse vitale per la sicurezza dell’accesso al Mar Nero, e il nuovo governo ucraino ha dato ogni indicazione di voler abrogare il trattato, permettendo l’accesso alla marina russa ai porti della Crimea.

E’ meno chiaro se la Russia abbia invaso le province orientali. Un gruppo di 8 analisti in pensione dell’intelligence degli Stati Uniti ha scritto ad Angela Merkel il 30 agosto 2014, allarmati per l’isterismo che dilagava a Washington e per lo spettro di una nuova guerra fredda. Hanno riferito il contenuto di un dispaccio (fatto trapelare) del 1° febbraio da parte dell’ambasciata degli Stati Uniti a Mosca al Segretario di Stato Condoliza Rice. Il dispaccio diceva che l’Ambasciatore degli Stati Uniti William Burns era stato convocato dal ministro degli Esteri Sergey Lavrov che ha spiegato la forte opposizione della Russia all’ingresso dell’Ucraina nella NATO.

La lettera degli analisti alla Merkel continua: “ Burns ha dato al suo dispaccio l’insolito titolo, NYET (NO) SIGNIFICA NYET: LINEE ROSSE DELLA RUSSIA ALL’ALLARGAMENTO DELLA NATO, e lo inviato a Washington con precedenza immediata. Due mesi dopo, al loro vertice a Bucarest, i capi della NATO hanno emesso una dichiarazione formale che ‘la Georgia e l’Ucraina saranno nella NATO’. Secondo noi è necessario dire proprio al presidente Poroshenko e al [primo ministro] Yatsenyuk che l’adesione alla NATO non è probabile”(1).

Gli analisti dell’intelligence statunitense hanno mandato la loro lettera alla Merkel poco prima del vertice della NATO del 4-5 settembre 2014. La hanno avvertita di essere molto cauta riguardo all’accettazione delle informazioni segrete sul ruolo della Russia fornite dai leader russi. “Le accuse di una grossa ‘invasione’ russa dell’Ucraina non sembrano essere supportate da informazioni affidabili. Invece le ‘notizie’ segrete  sembra che sian dello stesso tipo sospetto, politicamente ‘fisso’ usato 12 anni fa per giustificare l’attacco all’Iraq guidato dagli Stati Uniti. Allora non abbiamo visto nessuna prova attendibile delle armi di distruzione di massa in Iraq; non vediamo nessuna prova attendibile dell’invasione russa adesso.”

Gli analisti dell’intelligence americana  hanno scritto circa la situazione alla fine di agosto 2014. Sette mesi dopo, all’inizio di marzo del 2015, il settimanale tedesco Der Spiegel ha pubblicato un altro articolo incriminante sull’esagerazione del ruolo della Russia, basato su fonti dell’ufficio del Cancelliere tedesco e del Servizio di Intelligence federale tedesco. L’articolo citava il generale statunitense Philip Breedlove, il Comandante del Comando Supremo Alleato in Europa, che dichiarava che i ribelli appoggiati dalla Russia hanno preparato “oltre 1000 veicoli da combattimento e una sofisticata difesa aerea, battaglioni di artiglieria” nella zona sudorientale dell’Ucraina. “Ciò che chiaro è che proprio adesso le cose non stanno andando meglio, stanno andando peggio ogni giorno,” ha concluso Breedlove (2).

Der Spiegl ha riferito cheil Servizio Federale di Intelligence ha cercato di verificare le affermazioni di Breedlove, solo per concludere che la forza di invasione da lui dichiarata ammontava a “soltanto pochi veicoli blindati”. Un agente dell’intelligence tedesca ha detto a Der Spiegel: “Resta un indovinello fino a oggi” il modo in cui Breedlove è arrivato a questa conclusione. Der Spiegel ha anche detto: “False dichiarazioni e resoconti esagerati, ha avvertito un alto ufficiale tedesco durante un recente incontro in Ucraina, hanno messo la NATO – e per estensione, l’intero Occidente – a rischio di perdere la sua credibilità.” L’articolo ha inoltre riferito che i leader tedeschi pensano che il capo per gli affari europei al Dipartimento di stato americano, Victoria Nuland, operi insieme a Breedlove per erigere “ ostacoli  alla loro ricerca di una soluzione diplomatica del conflitto ucraino. [I due] stanno facendo il possibile preparare la strada alla consegna di armi.” La Nuland è la funzionaria americana che è noto abbi esclamato: “  ‘Fanculo gli europei” durante una telefonata fatta trapelare in cui discuteva la composizione del governo ucraino.

Nello stesso giorno dell’articolo su Der Spiegel, l’Organizzazione per la Sicurezza e la Cooperazione in Europa (l’OSCE, intergovernativa orientata alla sicurezza i cui paesi aderenti coprono la maggior parte dell’emisfero settentrionale) ha riferito che si era fatto un progresso con il cessate il fuoco, come si è visto nelle violazioni al cessate il fuoco e nel ritiro di armamenti pesanti da entrambe le parti.

Nei resoconti standard si è sorvolato sul fatto che non esiste un confine sociale o culturale tra le province orientali dell’Ucraina e la Russia occidentale; nessuna differenza di lingua (neanche di accento) e un sacco di matrimoni misti. Molti uomini e donne russi con stretti legami di parentela con ucraini dell’altra parte, consideravano un “dovere naturale” andare a difendere i loro parenti da quello che consideravano un tentativo di Kiev e degli craini occidentali, di sottometterlo o espellerli. Questi russi non possono essere considerati “una forza di invasione russa”, sebbene inviata da Mosca. E’ una questione aperta quella che riguarda quanto controllo abbia Putin sugli uomini e le donne che combattono contro l’esercito ucraino.

Questo è il motivo per cui è così fuorviante presentare il conflitto come l’Ucraina contro la Russia. E’ una guerra civile nell’ambito dell’Ucraina che segue una     frattura culturale e geografica di lunga data: l’Ucraina non è unita contro la Russia. La maggior parte  della gente che si oppone alle forze del governo di Kiev sono volontari locali, non militari russi. La guerra civile – ora meglio definita “guerra civile internazionalizzata” con partiti stranieri che rafforzano entrambe le parti – è alimentata dal desiderio di molti milioni di ucraini di evitare di essere  come cittadini di seconda classe o anche peggio, nel paese che considerano la loro patria. Si sta presentando in Occidente come la “Russia contro l’Ucraina” perché il blocco Stati Uniti-NATO ha afferrato la possibilità di persuadere il pubblico occidentale che la Russia governata da Putin è “l’aggressore non provocato delle democrazie che amano la pace”, e perciò  sostenere   l’alleanza occidentale sotto la guida degli Stati Uniti e      frenare i tagli continui delle spese per la difesa dei membri della NATO.

Conosciamo le condizioni necessarie per una pace duratura: garanzie internazionali che l’Ucraina e la Georgia non entrino nella NATO (ribaltando la dichiarazione dell’organizzazione fatta nel 2008 che “la Georgia e l’Ucraina saranno nella NATO); sostanziale autonomia politica e fiscale per le province orientali, ma non indipendenza o integrazione politica con la Russia: rimozione di armamenti pesanti dalle province orientali. Poi tutte le parti dovrebbero accordarsi sull’Ucraina come paese neutrale in un accordo di libero commercio sia con l’Unione Europea che con la Russia. La Russia dovrebbe accettare di non essere padrona dell’Ucraina e che – all’interno  di  questo vincolo di  neutralità di tipo austriaco – l’Ucraina è libera di scegliere la sua propria strada. Il governo Ucraino dovrebbe accettare una condizione uguale per gli ucraini di lingua russa (proprio come i parlanti francesi in Canada che hanno status uguale), ed eliminare i motivi per i quali chi parla russo debbano temere che il governo di Kiev stia usando la guerra civile per indurre l’Occidente  a sostenere l’influenza delle persone di lingua ucraina.

Robert H Wade è professore di economia politica e di sviluppo alla London School of Economics, è autore di Governing the Market [Governare il mercato], Princeton University Press, 2003, e ha nel 2008 havinto il premio Leontief per l’Economia

(1) “Ex-NSA and intelligence veterans warn Merkel on U.S. lies concerning ’Russian invasion’ of Ukraine”, sott.net, 1 September 2014.

“Ex Veterani  della  NSA e dell’intelligence avvertono la Merkel delle bugie sulla ‘invasione russa dell’Ucraina.

(2) “Ukraine-Krise: Nato-Obserbefehlshaber verargert Allierte”, Spiegel Online, 7March 2015.

“Crisi dell’Ucraina: il comandante in capo della NATO incolpa gli Alleati”.

Robert H Wade è professore di economia politica e di sviluppo alla London School of Economics, è autore di Governing the Market [Governare il mercato], Princeton University Press, 2003, e ha nel 2008 ha vinto il premio Leontief per l’Economia.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znetarticle/the-ukraine-crisis-is-not-what-it-seems

Originale: Le Monde Diplomatique

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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Un commento su “La crisi ucraina non è quello che sembra

  1. attilio cotroneo il said:

    La nuova tendenza dei nuovi imperi non è scontrarsi apertamente o ingaggiare guerre per procura ma favorire lunghi conflitti civili molto redditizi dal punto di vista della vendita degli armamenti.

I commenti sono chiusi.