L’istruzione ha poco a che vedere con la conoscenza

Redazione 14 febbraio 2015 1
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di Andre Vltchek – da Counterpunch 13-15 febbraio 2015

Un’arma di neocolonialismo

Nel lasciare l’India che, secondo l’Impero, è la “più vasta democrazia sulla terra”, un’assistente di volo della Qatar Airways ha distribuito, ancor prima del decollo, copie dell’International New York Times. Uno dei suoi articoli di copertina era intitolato “La Cina suona l’allarme sulle idee provenienti dall’occidente, con una grossa eccezione”.

Nel suo solito stile al vetriolo un giornale che potrebbe essere facilmente descritto come l’ammiraglia della propaganda occidentale ha commentato:

“Sono là fuori, celati negli scaffali delle librerie, a sussurrare nelle sale di lettura, armati di manuali pericolosi e di quiz popolari sovversivi: nemici stranieri che complottano un’invisibile invasione accademica delle università cinesi”.

“Così dice il ministro cinese dell’istruzione, Yuan Guiren, che ha diffuso sinistri allarmi a proposito della minaccia delle idee straniere nei campus delle università della nazione …”

“Giovani insegnanti e studenti sono i bersagli chiave dell’infiltrazione delle forze nemiche” ha scritto il 2 febbraio il signor Yuan sulla rivista d’élite del partito “Perseguire la verità”, spiegando che “alcuni paesi”, impauriti dall’ascesa della Cina, “hanno intensificato l’infiltrazione in modi più discreti e diversi””.

E’ esatto. E’ tutto correttamente rispettoso dei fatti, anche se guarnito di insinuante, ancorché prevedibile, sarcasmo.

Ma non sarebbe l’International New York Times che scrive della Cina se non tentasse di spingersi “molto più in là”. Quella che seguiva era una tipica litania anticinese, che non è realmente difficile, a un esame più attento, definire come ‘l’infiltrazione di forze nemiche’.

Nuda di fronte alla ‘virtuosa’ e ‘oh, così libera e oggettiva giuria occidentale’ la Cina è di nuovo accusata di censurare il sapere, di interrompere il flusso delle informazioni e di essere interamente e ridicolmente paranoica.

E milioni di lettori di canali mediatici quali l’International New York Times o The Economist non sembrano cogliere l’assurdità di ciò che è servito loro! Lettori del Qatar, indiani, europei e, sì, persino alcuni cinesi sono già stati interamente condizionati dal modo occidentale di giudicare e analizzare il mondo, di percepire la realtà, passata, presente e futura.

***

Mi sia consentito dire, senza giri di parole e chiaramente: non stiamo parlando di qualcosa di ipotetico, iperbolico o immaginario. Questo non ha nulla a che vedere con delle teorie cospirative.

La propaganda occidentale, la ‘migliore’, la più potente, la più completa e avanzata della terra, è già riuscita a infiltrare e distruggere dozzine di paesi sul nostro pianeta. Ha anche deviato innumerevoli movimenti comunisti e socialisti onesti e onorevoli, costringendoli alla difensiva, alla militanza e alla paranoia.

Se si attacca, danneggia e provoca, le probabilità sono che i paesi reagiranno. Ed è questo che si vuole: costringerli a difendersi e poi gridare: “Sì! Vedete! Stanno censurando e mettendo al bando!”

Sto parlando dell’Unione Sovietica e di numerosi paesi dell’Europa Orientale. E ho anche in mente nazioni in America Latina, Africa, Medio Oriente e Asia.

Molti sono stati infiltrati, sottoposti a lavaggio del cervello, intrappolati e poi rovinati; sono tornati a dove stavano prima del loro breve intermezzo socialista, sotto lo stivale dell’Impero. Tutto nel nome della libertà, della democrazia e del flusso dell’informazione. Ho lavorato in molti di tali paesi, ho vissuto in alcuni di essi; so esattamente di che cosa sto scrivendo, lo so di prima mano!

L’infiltrazione e la propaganda non sono disseminate unicamente attraverso i media di massa. Ci sono molti modi più efficaci per indottrinare la gente, ad esempio mediato l’uso e l’abuso della ‘cultura’ e dell’istruzione o di ciò che di questi tempi è percepito come istruzione.

***

Il modo in cui la ‘cultura’ è utilizzata dall’imperialismo è evidente: l’occidente, in particolare gli Stati Uniti, mette i suoi stati vassalli e le sue colonie a dieta del letame di qualità più bassa e di minor intellettualità. E’ sempre iper-individualista; è ‘pop’, e buono per qualsiasi cosa.

Se un paese è invaso o se riesce un colpo di stato patrocinato dall’Impero, grandi artisti, studi cinematografici e società editoriali alternative sono bloccati, persone sono arrestate, torturate e ‘fatte sparire’.

Il più grande ‘esperimento’ di sempre su quanto rapidamente ed efficacemente distruggere quasi ogni essere umano raziocinante di un paese fu condotto in Indonesia, dopo il colpo di stato militare del 1965 organizzato dall’occidente. In quel paese furono macellati tra 1 e 3 milioni di persone, ma non furono solo i ‘comunisti’ e gli ‘atei’ a essere uccisi. Furono vittime anche gli insegnanti, circa il 40 per cento di essi. E lo stesso furono pittori, attori e scrittori. Fu creata dalle ceneri una nuova nazione che non conta su alcun progresso intellettuale; una nazione che non fa che saccheggiare le proprie risorse naturali nell’interesse di imprese occidentali e poi consuma e consuma e consuma. Una nazione che non pensa e che non si ribella; una nazione con strutture religiose oppressive importate, una nazione che ascolta dà ascolto all’oblio e al torpore, a canzoni vecchie di decenni, da ‘I did it my way’ a ‘Feelings’. Una nazione con l’odio e la violenza celati appena sotto la superficie; una nazione che ha commesso tre genocidi (1965, Timor Est e oggi quello in corso a Papua), una nazione che assomiglia a un sudicio manicomio o a un’arena di gladiatori, più che assomigliare a un paese vero.

Ci sono dozzine di repliche, dozzine di ‘Indonesie’ in tutto il mondo. L’Indonesia è un concetto creato dall’occidente e che esso oggi sostiene e diffonde. L’Indonesia e ciò cui l’occidente vuole il mondo assomigli: nessuna creatività, nessuna ribellione, nessuna lotta per un mondo migliore, nessun pensiero alternativo. Solo religione, solo capitalismo, solo consumismo, solo pop, e una corruzione e una decadenza morale complete!

Un mondo simile è facile da manipolare e controllare!

Al fine di mantenere questo modello ‘indonesiano’ decine di migliaia di giovani delle ‘élite’ dei paesi più miserabili della terra sono oggi ‘istruite’ in occidente, o in Giappone (un altro paese che è stato lobotomizzato con successo e trasformato in un luogo che concede borse di studio a studenti asiatici solo per trasformarli filo-occidentali ancor più fanatici di quanto lo siano gli occidentali stessi).

Altre moltitudini di giovani danarosi sono ‘istruite’ in scuole locali private, prevalentemente religiose, dove sono plasmate dalle oppressive e fortemente bigotte tenaglie del destino, da degenerate strutture e ‘culture’ familiari (leggasi: tutti ascoltano le stesse canzoni, vecchie di decenni, di Frank Sinatra, bevono cappuccini da Starbucks e usano le stesse abbreviazioni su Facebook).

La stupidità e l’assenza di creatività sono allora promosse come qualcosa di estremamente ‘fico’, ‘laico’ e alla moda. I dissidenti non sono ammirati; sono ridicolizzati.

Un tale “mondo dell’orrore” è stato fatto digerire a forza ai russi sotto Yeltsin e ai cileni sotto Pinochet. Ma la gente si è ribellata. Sono stati due paesi distrutti dall’occidente ma con enormi passati di istruzione e sapere. La loro istruzione, il loro sapere! Non hanno accettato. Si sono liberati dai tiranni che servivano i progetti imperialisti occidentali. Hanno rifiutato i cloni del mostro Suharto nelle proprie nazioni.  Il fascismo e il servilismo non sono per tutti i gusti!

Ma altre nazioni si sono piegate. India e Qatar, Filippine, Tailandia, Kenya, Nigeria, Egitto, Polonia, Paraguay, Mongolia, per citarne solo alcune.

***

La Cina è sotto attacco, come lo sono Russia, Venezuela, Cuba, Iran, Corea del Nord, Eritrea e altre nazioni che insistono a seguire il proprio cammino, difendendo gli interessi del proprio popolo.

L’occidente sta spingendo tutte queste nazioni in un angolo e allo scontro. Non importa quante vite potranno andar perse, di nuovo, presto.

Una nuova versione della Guerra Fredda è oggi in piena attività ed è esclusivamente l’occidente che è all’offensiva. Altri paesi sono pazienti. Ma più pazienti e più decisi sono, più sono demonizzati.

Il rifiuto di molti stati di sottomettersi, di obbedire, di servire, è considerato a Londra, Parigi e Washington come una ‘provocazione’, persino un ‘attacco’ ai loro ‘virtuosi interessi’.

Se una nazione si rifiuta di diventare una colonia dell’occidente, l’occidente considera proprio diritto ‘vendicarsi’.

***

La propaganda occidentale contro la Cina è di proporzioni monumentali. E’ anche un’industria multimiliardaria. Genera milioni di posti di lavoro ben pagati: quelli dei propagandisti, dei ‘giornalisti’, degli ‘studiosi’, degli agenti, degli ‘analisti’, degli ‘strateghi’ e dei soldati.

Non c’è nulla che l’occidente tema di più di una Cina vittoriosa, socialista e internazionalista.

Il perché è chiaro. Perché se la Cina o il Venezuela, Cuba o la Russia, o tutte insieme, avessero successo, il regime occidentale fascista, imperialista, finalmente sarebbe condannato!

E l’occidente non può rinunciare al proprio controllo sul mondo. Semplicemente non può. E’ troppo malato di brama di potere. Lo è da secoli!

***

Oggi l’istruzione è uno dei campi di battaglia. Ma per i veri demagoghi dell’imperialismo l’istruzione è uno dei varchi attraverso i quali un paese ‘ribelle’ può essere infiltrato e distrutto.

Nel 2013 ho parlato all’Università Tsinghua di Pechino. Hanno tenuto un seminario di due giorni interi sul mio lavoro, proiettando i miei documentari e permettendomi di parlare dell’attuale situazione del mondo.

Ho interagito liberamente sia con gli studenti sia con i professori.

Ciò che è stato impressionante non sono stati i ‘sentimenti antioccidentali’. Se ce n’erano sono stati benissimo celati, poiché i cinesi sono molto educati. Quello che mi ha assolutamente orripilato è stato l’opposto: molti di questi giovani intellettuali cinesi che parlano inglese, sono stati profondamente indottrinati dalla propaganda occidentale, a proposito del mondo e persino a proposito del loro stesso paese!

I redattori di April Media mi hanno fornito un esempio: quando qualche testo convenzionale sulle spedizioni coloniali europee nell’emisfero occidentale è stato tradotto e pubblicato in Cina, la casa editrice è stata subito inondata di lettere di protesta: “Basta con quella merda da Rivoluzione Culturale! Gli occidentali sono nobili. Non hanno ucciso i nativi nell’America del Nord e del Sud!”

I librai cinesi hanno un’offerta molto più diversificata e intellettuale di qualsiasi cosa si possa trovare nelle librerie convenzionali di Londra, New York o Hong Kong: c’è una quantità di teoria comunista, ci sono film sovietici in DVD, e ci sono biografie di presidenti statunitensi, libri di teoria imprenditoriale ed economica, così come praticamente tutto dal pop, alla letteratura romanzesca di qualità elevata, sia occidentale sia asiatica.

A Hong Kong pare che sia in mostra solo materiale prevalentemente anticomunista e anti Cina continentale. L’offerta libraria è totalmente unilaterale. Quando ho scritto recentemente della Rivoluzione degli Ombrelli a Hong Kong, è stato facile rendermi conto che erano gli studenti di Hong Kong a essere totalmente male informati, pateticamente fanatici e sottoposti al lavaggio del cervello. I loro slogan consistevano prevalentemente di propaganda diffusa dai loro ex padroni coloniali.

Nelle tradizionali librerie di Chicago, New York, Parigi e Tokio non si può trovare in offerta nemmeno un solo libro filocomunista o filocinese. Ciò è veramente stranissimo, dato che il modello forse di maggior successo, o almeno uno di quelli di maggior successo, è di fatto quello della Cina comunista. Nemmeno un libro! Nemmeno uno, ripeto!

Le conoscenze dei cinesi a proposito dell’occidente sono incomparabilmente maggiori delle conoscenze degli occidentali a proposito della Cina. In realtà gli occidentali sono totalmente ignoranti su di essa, anche se si sentono qualificati per giudicarla.

Se si chiede a un bambino cinese che frequenta le elementari, è probabile che lui o lei conosca almeno di nome numerosi scrittori, musicisti e politici occidentali. So di molti europei, uomini e donne, che hanno titoli di studio avanzati, che non sono in grado di nominare nemmeno un solo scrittore, musicista classico cinese o un membro del governo cinese.

Quasi ogni adulto cinese sa, in teoria, che cosa gli occidentali definiscono ‘democrazia multipartitica’. Gli occidentali sanno come funziona il sistema cinese? La maggior parte di loro, come pappagalli, ripete che è “non democratico”, ma che cosa sanno davvero?

***

Le università occidentali e le università degli stati vassalli hanno ultimamente rigurgitato persone che sono perfettamente adatte a servire il sistema, il regime, l’Impero. Gli ex allievi sanno come ragionare nell’ambito del quadro di riferimento consentito, e sono condizionati a non uscirne, a non pensare in modo diverso o indipendentemente. Sono plasmati e formati in perfetto materiale da orario di lavoro. Le istituzioni occidentali di insegnamento decisamente non producono rompighiaccio, ma solo chiatte affidabili! Affidabili per i padroni che stanno regnando sul mondo.

Paesi come Indonesia, Tailandia e India, Corea del Sud, Nigeria e Kenya stanno mandando i ragazzi delle loro élite in università occidentali per ‘farsi un’istruzione’. I laureati sono poi indotti a pensare come padroni coloniali, o buoni servi dei padroni coloniali. In cambio sono quasi sicuri di ottenere lavori ben pagati, e riconoscimenti, in patria o all’estero. In realtà è solo questo che conta … per loro.

Un’istruzione simile non è progettata per produrre menti rivoluzionarie, per creare persone che miglioreranno le vite nei loro paesi. Un’istruzione simile esiste per garantire che lo status quo sia assicurato per sempre e che prevalga l’organizzazione ‘padrone-servo’ del mondo. Inietta anche interamente ‘valori occidentali’ nelle giovani menti che alla fine diventano governanti dei loro paesi o intermediari dell’impero e della gente locale. Di nuovo ciò è chiaramente visibile in paesi come Tailandia o Filippine, India e Kenya.

L’’istruzione’ predetermina sia i ‘valori’ sia a favore di chi è dovuta la lealtà degli ex alunni.

Ad esempio, indipendentemente da quanto dica la retorica, un giovane ‘esperto’ keniota o indonesiano, istruito in occidente o in qualche istituzione locale in stile occidentale, diventa più leale ai suoi interessi personali (e agli interessi della sua famiglia o del suo clan), alla sua impresa o al sistema capitalista in generale, che al paese e al suo popolo. Questa è la chiave della corruzione, sia finanziaria sia morale.

E’ importante capire che la corruzione è più diffusa dove le élite sono condizionate e istruite all’estero, o dall’estero, su ‘valori’, religioni e ‘cultura’ iniettati dall’occidente.

Mediante sovvenzioni e borse di studio, finanziamenti e altri mezzi, il sistema d’istruzione occidentale si è ultimamente fatto strada a forza persino nei bastioni del sistema nazionale d’istruzione: le università statali. Là molti docenti sono già stati preparati e indottrinati all’estero.

In seguito, quest’anno, scriverò un saggio dettagliato su questa tendenza, usando come esempi molte università in India, Indonesia e Africa. E’ un progetto molto ben pianificato e mortale; mortale per i paesi destinatari.

Scriverò anche un saggio molto più lungo sulla ‘censura’, usando Cuba, Venezuela e Cina come tre esempi molto diversi. Saranno poste domande molto difficili, tra cui questa: “Di fronte alla sedizione aperta e a tentativi di destabilizzare e distruggere intere nazioni, i paesi sotto attacco dall’occidente hanno il diritto morale, persino il dovere, di difendersi imponendo la censura e interrompendo il flusso di disinformazione e propaganda?”

***

A bordo della Qatar Airways, che mi stava portando da un paese enorme paese (l’India), nonostante tutta la disperata propaganda occidentale che definisce questo stato ‘fallito’, brutale, oppressivo e feudale come ‘la più vasta democrazia sulla terra’, a un minuscolo paese turbo-capitalista (il Qatar) che assieme all’Arabia Saudita sta diffondendo le forme più violente d’Islam in tutto il mondo per conto dell’occidente, ho ripetutamente assaporato la bellezza della prima frase dell’articolo dell’International New York Times:

“Sono là fuori, celati negli scaffali delle librerie, a sussurrare nelle sale di lettura, armati di manuali pericolosi e di quiz popolari sovversivi: nemici stranieri che complottano un’invisibile invasione accademica delle università cinesi”.

Quanto vero e quanto ben scritto! Peccato che la verità sia stata detta soltanto nei due paragrafi d’apertura! Dopo, tutto viene contorto.

La Cina non dovrebbe seguire, e non seguirà, il corso di India, Indonesia e Africa Orientale. Il suo governo e il Partito Comunista Cinese sono tenuti a mettere al primo posto gli interessi del proprio popolo.

L’International New York Times sta dicendo in effetti che i nemici non stanno complottando un’invasione invisibile delle università cinesi? Sta negando un fatto che è chiaro a chiunque collabori da vicino con il mondo accademico cinese?

Il ministro cinese dell’istruzione, Yuan Guiren è stato corretto. In realtà è stato troppo educato. Si potrebbero usare molti modi diversi per descrivere la realtà “sul campo”.

Uno dei miei amici accademici indiani ha recentemente usato un linguaggio molto più colorito:

“Quei maledetti bastardi sono incapaci di fermarsi. L’intero sistema d’istruzione indiano è stato sequestrato, privatizzato e sovvertito, principalmente dall’estero. Vogliono trasformarci di nuovo in loro servi e maggiordomi, in cambio del loro riconoscimento, dei loro titoli e dei loro soldi. Se questa tendenza continuerà il paese smetterà di inventare, di produrre; persino di pensare!”

Insieme, all’unisono, apertamente o anonimamente, dovremmo dare una mano allo schietto ministro dell’istruzione, Yuan Guiren, e scrivere a proposito di questo tema terribile ma tabù (in occidente): “Come l’istruzione è diventata ancora un’altra arma di guerra, utilizzata del neocolonialismo e dall’imperialismo occidentali”. Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato di guerre e conflitti in dozzine di paesi. La sua discussione con Noam Chomsky ‘On Western Terrorism[A proposito del terrorismo occidentale] sta andando ora in stampa. Il suo romanzo politico, acclamato dalla critica, ‘Point of No Return’[Punto di non ritorno] è ora riedito e disponibile. Oceania è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e sul modello fondamentalista del mercato è intitolato “Indonesia  – The Archipelago of Fear” [Indonesia – l’arcipelago della paura]. Ha appena completato il documentario Rwanda Gambit[Gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e sul saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attuale risiede e lavora in Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto attraverso il suo sito web o al suo indirizzo Twitter.

Da Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: Counterpunch

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 14 febbraio 2015 alle 20:18 -

    Non confonderei la scarsa conoscenza che abbiamo di paesi come Cina e Russia che non ci darebbe il diritto di esprimerci, con la chiara evidenza che in essi la democrazia è tanto assente quanto lo è nei paesi occidentali con cui condividono uno sfruttamento unano e un indottrinamento mai tanto omologati.

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