L’atteggiamento debole di Assad

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L’atteggiamento debole di Assad

Di Patrick Cockburn

13 febbraio 2015

Il Presidente Bashar al-Assad ha rilasciato quattro interviste ai media stranieri nelle recenti settimane dopo un anno di silenzio, l’ultima è quella con la BBC. Lo scopo è abbastanza ovvio: crede che possa essere arrivato il momento in cui gli Stati Uniti saranno disponibili ad accettarlo più o meno apertamente come governante di tutta la Siria.

Mr Assad ha confermato nella sua più recente intervista che esiste un coordinamento tattico tra la Siria e gli Stati Uniti riguardo agli attacchi aerei americani contro l’Isis in Siria,  con l’Iraq come interlocutore. Non c’è nulla di straordinario in questo, dato che è stato evidente fin da quando gli attacchi aerei statunitensi sono cominciati il 23 settembre, che non sarebbero avvenuti a meno che si fosse saputo che il sistema di difesa aerea del governo siriano non sarebbe stato diretto contro di loro. Mr Assad nega che ci sia qualsiasi collaborazione diretta con gli Stati Uniti e dice che sono coinvolti vari terze parti.

La fiducia in se stesso del governo siriano è basata su un semplice calcolo che il più potente leader dell’opposizione armata in Siria attualmente è Abu Bakr al-Baghdadi, che si è auto dichiarato Califfo dell’Isis. Quei ribelli che non seguono la sua insegna nera, seguono per lo più quella del movimento Jabhat al-Nusra, che è stato creato da al-Baghdadi e che poi si è scisso da lui. Questa è una buona notizia dal punto di vista politico per Mr Assad, ma pericolosa dal punto di vista militare perché significa che gruppi di opposizione frammentati – 1.200 secondo gli Stati Uniti – si stanno mettendo insieme contro di lui, sotto la guida di comandanti esperti.

Forse Mr Assad sta esagerando la misura in cui la situazione  è cambiata in suo favore. E ’assolutamente chiaro che gli Stati Uniti abbandoneranno pubblicamente la loro precedente politica tesa a spodestarlo. La base politica del regime appare troppo piccola per sperare di riconquistare tutto il paese anche se gli americani fossero preparati ad accettare questa situazione. Gli Stati Uniti dovrebbero anche persuadere la Turchia, l’Arabia Saudita, il Qatar e gli Emirati Arabi Uniti, che hanno incoraggiato il movimento jihadista in Siria, a tagliare le loro perdite e ad ammettere che Mr Assad è emerso vittorioso dalla guerra durata quattro anni.

Molto dipenderà in questo caso da che cosa succederà in Iraq.  Se un esercito iracheno ricostituito e i peshmerga kurdi iracheni infliggeranno vere sconfitte all’Isis e si impadroniranno anche di Mosul, allora il “Califfato” auto dichiaratosi tale potrebbe essere considerato uno strano incidente della storia. Se però falliscono, e il califfato sembra che diventi permanente, allora  la marcia indietro degli Stati Uniti in Siria potrebbe essere più notevole.

In termini di relazioni pubbliche,  la prestazione  di Mr Assad nella recente intervista, non gli farà  altro che bene. Il suo inglese eccellente e il suo tono moderato  trasmette credibilità, particolarmente quando si paragona alla sistematica demonizzazione che c’è stata fin da quando è cominciata la rivolta siriana, nel 2011. In alcune occasioni, la sua situazione  è debole, ma può trarre beneficio dalla sensazione che c’è nel mondo esterno che la sua dichiarazione che l’opposizione al suo governo è dominata dai “terroristi”, si è avverata, anche se Assad ha contribuito a questo esito.

Dice, per esempio, che le dimostrazioni di massa contro il suo governo  non sono state così pacifiche  come sembravano nel 2011. C’è  una qualche verità in questo, ma non c’è dubbio che  sia stata un’insurrezione popolare contro una dittatura  meschina. C’è stata un ‘insurrezione sociale contro il capitalismo  clientelare corrotto della cricca interna di Assad. I capisaldi dei ribelli si trovano in villaggi impoveriti e in baraccopoli e in aree come la Siria nord-orientale dove milioni di persone hanno sofferto per la grande siccità tra il 2006 2 e il 2010. Le zone dove l’appoggio al partito Ba’ath  dominante era stato il più forte negli anni ’70 e ’80, quando esso garantiva  un livello minimo di vita, si sono sentite abbandonate.

Mr Assad ha fatto poco per conciliare parte dell’opposizione  che non è jihadista, e questo è probabilmente un errore.  Qualsiasi cosa accada all’Isis e agli jihadisti, la ribellione originale di quattro anni fa ha avuto un appoggio popolare  genuino e non scomparirà. Il governo siriano ha offerto colloqui con l’opposizione, ma vuole scegliere con chi parlare e in quali circostanze.  Gli piacerebbe un cessate il fuoco ad Aleppo – diviso fin dal 2012 tra governo e ribelli – ma seguendo le linee di quello che c’è stato a Homs l’anno scorso, che ha rappresentato  una resa da parte dei ribelli.

Mr Assad  è stato bravo ad avere un atteggiamento debole  quando  aveva le spalle al muro negli scorsi quattro anni. Ora che la paura dell’ISIS sta diventando il fattore determinante negli Stati Uniti e la politica occidentale, sebbene non in quella dei vicini della Siria,  forse sta esagerando.

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://www.amazon.com/exec/obidos/ASIN1784780405/counterpunchmaga

Originale: Counterpunch

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2015 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Syria's President Bashar al-Assad speaks during an interview with Venezuelan state television TeleSUR in Damascus

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Un commento su “L’atteggiamento debole di Assad

  1. attilio cotroneo il said:

    La Siria é condannata alla disgregazione. I paesi arabi che hanno fomentato questo dramma in accordo con USA e UK adesso hanno un nuovo pretesto per militarizzare la zona, favorire Israele e vendere armi. I curdi verranno usati fino al loro esaurimento e poi buttati via.

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