Impotenza e confusione: l’Unione Europea e Israele

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Impotenza e confusione: l’Unione Europea e Israele

Di Bruno Jäntti

27 dicembre 2014

La politica dell’Unione Europea (UE) verso Israele sta andando dalla massima  collaborazione con Israele a una collaborazione insaporita di confusione. Per esempio, i parlamenti nazionali in Europa, uno dopo l’altro, stanno chiedendo ai loro parlamenti di riconoscere la Palestina come stato. Finora la Svezia ha fatto un passo avanti, diventando l’unico stato membro dell’Unione Europea che ha formalmente riconosciuto la Palestina come stato.

Tuttavia la politica commerciale dell’UE con Israele continua a essere quella di fare affari come al solito, compreso il commercio di armamenti pesanti. L’Accordo di associazione tra UR e Israele – che l’UE è obbligata a congelare perché Israele ha infranto gli obblighi di accordo dell’associazione – non va da nessuna parte. Le relazioni diplomatiche sono più o meno quelle che erano di solito.

Diamo un’occhiata ai risultati delle votazioni sullo stato palestinese fatte in Europa. Il parlamento dell’UE a Strasburgo ha votato una risoluzione che riconosceva la Palestina come stato “ per principio”. La mozione che ha avuto 498 voti contro 88, dichiarava:

“Il parlamento europeo sostiene per principio il riconoscimento della Palestina come stato e la soluzione dei due stati, e crede che questi dovrebbero andare di pari passo con lo sviluppo dei colloqui di pace, che dovrebbero essere portati avanti.”

Dopo 66 anni di espropriazione  e 47 anni di occupazione militare, colonizzazione e frammentazione dei territori palestinesi occupati, questo è ciò che i deputati del Parlamento Europeo mettono insieme. Chi oserebbe nutrire dei dubbi sulla pretesa dell’UE di avere il Premio Nobel per la Pace!

Nelle legislature nazionali all’interno dell’UE, assistiamo a un’ondata di raccomandazioni che esortano a riconoscere la Palestina come stato. Per esempio, la camera bassa del parlamento irlandese ha chiesto al suo governo di riconoscere uno stato palestinese. La mozione ha superato la Dáil (la camera bassa) senza incontrare alcuna opposizione. E un giorno dopo la mossa irlandese, il Senato francese ha seguito l’esempio, esortando il governo a riconoscere uno stato indipendente della Palestina.

E di nuovo, un giorno dopo la mossa francese, il parlamento portoghese è diventata la sesta assemblea europea, da ottobre, a fare questo atto.  Ma che cosa intendono i parlamenti quando si riferiscono alla Palestina come stato?

L’Europa continua a parlare della soluzione dei due stati, e tuttavia non c’è molta chiarezza su cosa essa implichi.

Se si riferisce, per dire ai confini del 1967 o ai confini del 1967 con modifiche minori e reciproche, allora l’UE dovrebbe ammettere apertamente che per arrivarci, l’UE dovrebbe fare la sua parte nel fare ingoiare a forza a Israele un completo ritiro delle sue forze di occupazione e le infrastrutture degli insediamenti. Non esiste tuttavia traccia di tale ammissione.

Per Israele ritirarsi completamente entro i confini internazionali vorrebbe dire che il  clima di tutta l’opinione pubblica ebraica dovrebbe subire una trasformazione sostanziale. Attualmente non c’è alcun appoggio a una mossa del genere tra i partiti politici israelo ebraici. Soltanto una veemente opposizione.

Come ha sottolineato il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu: “Penso che il popolo palestinese ora comprenda quello che dico sempre: che non ci può essere una situazione, in base a nessun accordo, in cui cederemmo il controllo della sicurezza del territorio a ovest del fiume Giordano.”

Questo è una specie di consenso nell’ambiente politico israelo-ebraico. In altre parole, per quanto riguarda il primo ministro israeliano, l’occupazione continuerà per sempre.

Non soltanto Israele non metterà fine all’ occupazione, ma la intensifica di continuo, annunciando altre costruzioni di insediamenti, annunciando altre annessioni di terra. L’UE è probabilmente un poco sospettosa di questo ma comunque sceglie di non fare nulla.

Curiosamente, l’UE evoca espressioni come: il diritto dei palestinesi all’ autodeterminazione e fa riferimenti ai confini del 1967 ancora più di prima. Tuttavia, allo stesso tempo, l’UE canta le lodi del “processo di pace” che fino dall’ inizio degli anni ’90 aveva stabilito come suo punto di partenza che non ci sarebbe mai stato un completo ritiro di Israele. Però non si possono avere i confini del 1967 e portare avanti il diritto dei palestinesi all’ autodeterminazione, e contemporaneamente perseguire “il processo di pace”. Tuttavia, per far capire bene questo punto ci vorranno molti anni di propaganda da parte delle organizzazioni della società civile che si occupano del problema palestinese.

In base alla mia esperienza di contatti con il ministero degli esteri finlandese, ci sono molti funzionari che occupano ogni tipo di carica   nell’ ambito della burocrazia del ministero e che vogliono sinceramente fare qualcosa di costruttivo riguardo alla Palestina. C’è una frustrazione crescente circa le politiche israeliane, accompagnata da un senso di frustrazione da parte dell’UE.

Questo mi ha sempre incuriosito. L’UE, il più grande mercato unico del mondo, immensamente importante per Israele (molto più importante per Israele di quanto esso lo sia per l’UE, inutile dirlo), con moltissimi strumenti a sua disposizione, sia tuttavia impotente di fronte alle azioni di Israele.

Comunque, a meno che non si verifichi un risveglio nell’UE riguardo sia alla gravità della situazione dei palestinesi che all’ immenso  prestigio  dell’UE  di fronte a   Israele, la situazione in Israele e in Palestina potrà soltanto deteriorarsi. Su questo argomento, gli Stati Uniti sono una causa persa e rimarranno una causa perse per molti molti anni. L’intensità dell’opposizione palestinese nei territori occupati non è al culmine. In breve, quello su cui dobbiamo focalizzare la nostra attenzione è l’UE e il modo in cui apportare un cambiamento nella politica estera dell’UE verso Israele.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Da: Z Net – Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Fonte: http://zcomm.org/znet/article/powerlessness-and-confusion-the-eu-and-israel

Originale: teleSUR English

Traduzione di Maria Chiara Starace

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons  CC BY NC-SA 3.0

 

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Un commento su “Impotenza e confusione: l’Unione Europea e Israele

  1. attilio cotroneo il said:

    Ormai da tempo le relazioni commerciali hanno superato le questioni di principio e questo aspetto é persino più importante del senso di colpa europeo riguardo all’Olocausto. Quello che rimane è continuare a agire con movimenti civili di boicottaggio, disinvestimento e sanzioni al fine di creare il caso di fronte ai governi e ai parlamenti. Quello che si sta ottenendo non è tutto ma é un inizio di isolamento che il governo israeliano ha scelto con la propria politica facendo subire questa strategia al popolo israeliano. Mai come adesso serve non violenza per la causa palestinese.

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