Trolls! Noi creiamo, loro rubano e noi contrattacchiamo!

Redazione 15 dicembre 2014 1
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di Andre Vltchek – da Counterpunch, 5-7 dicembre 2014

I troll sono esasperanti, ma eterni. Sono come i pidocchi, come i parassiti. Quando cerco di immaginarmeli mi vengono in mente come qualcosa di viscido, moderatamente puzzolente e del tutto rivoltante.

Pare che spuntino dal nulla; insultano e ridicolizzano, poi tornano velocemente nel buio, in attesa di un’altra occasione appropriata per attaccare e far danni.

Come cacca di topo, lasciano i loro commenti tossici ai fondi agli articoli di RT, e dappertutto su altri grandi, spesso non occidentali, canali mediatici. Migliori gli articoli, più maligni sono i loro attacchi. I troll sono particolarmente “indignati” da quegli autori che riescono a decostruire efficacemente le principali narrazioni ufficiali fabbricate dai guru della propaganda USA e britannica.

I loro commenti variano da: “L’autore dev’essere stato sbronzo quando ha scritto questo articolo”, agli insulti “analitici” molto più elaborati. Sai di avere a che fare con un troll quando spunta qualche tormentone stereotipico: “Sono sconvolto dal fatto che RT stia adesso svilendo i suoi standard, utilizzando giornalismo di così bassa qualità”.

Tra loro ci sono rivoluzionari da iPad, o certi individui definiti in alcuni paesi, come l’Eritrea, “utili idioti”. Utili all’Impero, ovviamente!

La maggior parte dei troll è “politicamente corretta”. Cercano di afferrarti mediante gli standard linguistici creati dall’Impero. Tu scivoli e loro ti sono alla gola. Perdi la calma, insultando qualcuno nel mezzo dello scontro e ti seppelliscono con i loro denti sozzi affondati nella tua carne.

I troll ripetono, fino alla nausea, che non sei quello che dici di essere.

Puoi passare da una zona di guerra a un’altra, da una miseria creata dall’Impero a un’altra, puoi essere esausto, coperto di sporcizia, vivo a malapena. Ma loro ti definiranno un “rivoluzionario da salotto”.

A meno che tu non diventi una qualche specie di personaggio bizzarro, una Madre Teresa con gli scarponi, la Leica e una cinepresa professionale, ti tacceranno da ipocrita. Ovviamente il meglio sarebbe su morissi all’istante, scomparissi!

Ti studiano. Se tu contrattacchi ricorderanno a tutto il mondo che hai soggiornato in un buon albergo, qui o là, che sei rimasto in qualche zona di guerra “troppo poco”, e pertanto in realtà sei un codardo.

Ti studiano e sanno, o è detto loro, dove fa male. Allora piantano i loro aghi in quei tuoi punti sensibili, non guariti.

Non lo fanno mai per migliorare il mondo, o per farci lavorare meglio. Lo fanno solo per spezzarci, per farci soffrire, per metterci, per così dire, “fuori servizio”.

La maggior parte di noi che abbiamo seguito le infinite guerre, conflitti, miserie e rivoluzioni ha sulle spalle un peso terribile. Pensiamo tutti, spesso, durante quelle buie notti interminabili, a che cosa avremmo potuto fare meglio, più efficacemente.

La maggior parte di noi è sola in quei momenti. E a quel punto arrivano i maledetti troll.

Ad esempio, dopo Mosul e il Libano e appena prima dell’Eritrea, mi sono finalmente reso conto di cosa abbia davvero significato la morte, molto probabilmente assassinata, di Serena Shim. Seguivamo la stessa vicenda riguardante l’addestramento occidentale dell’opposizione siriana in campi profughi turchi e giordani. Lei lo faceva per Press TV, io per Telesur e altri. Lei è morta, ma io sono sopravvissuto.

Ho pianto per lei. Non subito, ma dopo … dopo l’Iraq …

A quel punto è comparso il troll.

“Sei fasullo”, ha detto il troll.

Ho fatto la cosa più stupida che si possa fare, perché ero esausto e perciò vulnerabile: ho interagito con un troll, cercando di spiegare, di difendermi.

E’ stato allora che sono stato chiamato “rivoluzionario da salotto”.

“Se lo sono, allora chi non lo è?” ho chiesto.

“Serena Shim”, è stata la risposta.

Naturalmente sono quasi morto in una ventina di occasioni, ma sono sempre sopravvissuto … Anche dopo essere stato torturato, anche dopo essere stato condannato a morte in tre occasioni diverse. Ma sono sopravvissuto, mentre Serena è morta.

Quel giorno alla fine ho provato il desiderio di abbandonare ogni cosa, di cancellare l’Eritrea e semplicemente di seppellirmi nella campagna giapponese, scrivendo il mio romanzo da mille pagine.

Troll 1; Vltchek 0.

Ma poi ho pensato: “quello” è solo un troll. L’Eritrea ha bisogno di me.

Sono stato male  per tutta quella notte, in volo da Beirut ad Asmara, via Cairo.

E’ diventato chiaro che le parole attentamente scelte dei troll possono fare più danno di un intero battaglione di forze nemiche.

***

I troll mi attaccano in continuazione; ma, ovviamente, attaccano anche Pepe Escobar, Noam Chomsky, Michael Parenti, John Pilger e gli altri che rivelano sistematicamente i crimini contro l’umanità commessi dall’Impero.

Attaccano malignamente quei pensatori e giornalisti d’inchiesta convenzionali che finalmente hanno scelto di ascoltare la loro coscienza, che si sono dimessi per disgusto, che hanno cambiato campo. Quelle persone come il mio amico Andrew Marshall, ex capo della Reuters in Iraq, che si è dimesso da quell’agenzia di stampa dopo una disputa morale sui servizi sulla Tailandia (la Reuters si era rifiutata di pubblicare le sue scoperte sconvolgenti riguardo alle élite e alla monarchia nella “terra del sorriso”).

I troll sono capaci di infangare la reputazione di tali dissidenti diffondendo menzogne vuote e prive di fondamento, ma estremamente ben costruite, su di loro. Sono capaci e del tutto desiderosi di rovinare la vita delle persone. Sono sempre pronti! Quanto più oneste e coraggiose sono le persone, le loro vittime, tanto più i troll si eccitano, tanto più sbavano in vista di un festino rivoltante.

Periodicamente attaccano persino quelli che fanno ancora parte del sistema, se sono toccati “argomenti proibiti”, come i regimi omicidi sostenuti dall’occidente, quelli installati in Ruanda o Uganda, o anche in Kenya, Indonesia, Tailandia, Egitto, Bahrain o Turchia.

Molti troll sono pagati. Il grande scrittore e pensatore uruguaiano Eduardo Galeano me li ha una volta descritti come: “Questa gente … nessuno sa chi li paga, e loro non lo diranno”.

Ma alcuni troll sono in realtà “volontari”, maldicenti spontanei, che non sono in grado di scrivere testi coerenti ma che sono sufficiente abili da produrre alcune frasi davvero insultanti e di appiccicarle, come “commenti”, in calce al lavoro altrui.

Molti troll sono di fatto dei personaggi molto tristi. Sono mediocri, non hanno futuro, e soffrono di complessi d’inferiorità. Sono codardi! Hanno fallito in tutto ciò che hanno tentato di fare e perciò odiano; abbaiare è tutto ciò che è rimasto loro.

Hanno le loro basi preferite dove si radunano. A parte i bastioni logici sia in Nord America sia in Europa occidentale, si godono diversi posti al sole, ma in rovina, come Africa occidentale e orientale, Asia sud-orientale, Costa Rica, gli stati del Golfo, ma anche posti più freddi, tra cui l’Europa orientale e Hong Kong.

***

Ci sono, ovviamente, quadri ideologici professionisti di destra che si occupano della diffamazione pesante.

Tutto quello che uno deve fare è del lavoro serio per la russa RT, o la venezuelana Telesur, l’iraniana Press TV o la cinese CCTV, e il suo materiale sarà molto probabilmente attaccato in questo modo.

“Dunque un individuo che collabora con i media statali russi ha avuto un rarissimo permesso mediatico in Eritrea e adesso sta twittando stupidaggini”.

Questo commento viene da una “fonte legittima” notevole, da un vero professionista, non da qualche troll celato e patetico. L’autore è il redattore per le questioni militari e della sicurezza nazionale di @businessindider.

La diffamazione è oggi un’intera e grande industria in occidente. E’ parte integrante della lotta ideologica, oppure potreste scegliere di chiamarla il massacro ideologico globale dell’apparato occidentale della propaganda.

Milioni di quadri/apparatchiks in America del Nord e in Europa sono indaffarati a lavorare giorno e notte per distruggere l’opposizione all’Impero. Appaiono su tutti i media ufficiali dell’industria e anche nelle accademie e in ogni sorta di gruppi di esperti e ‘ONG’.

Titoli accademici in certi campi sono, oggigiorno, quasi sinonimi di espressioni quali ‘collaborazione con il fascismo’ e ‘tradimento dell’umanità’.

Ma la diffamazione accademica e gli attacchi dei media di massa non sono ciò di cui mi occupo oggi in questo articolo. Accademici e giornalisti sono propagandisti ‘professionali’, molti dei quali istruiti e cresciuti dall’Impero fin da giovani, mediante borse di studio, finanziamenti e reclutamento.

Quelli su cui puntiamo il riflettore oggi sono quei troll piccoli; piccole merde, quei piccoli delinquenti psicologici che cercano di spezzare le persone – i combattenti contro l’Impero – mediante i loro insulti meschini ma incessanti e i loro attacchi personali.

***

Siamo onesti: quasi tutti noi che affrontiamo l’Impero siamo, in qualche misura, vulnerabili. Siamo impegnati in una battaglia estremamente dura che l’avversario più potente sulla terra.

Emotivamente, psicologicamente siamo al limite. Siamo fatti a pezzi, malconci, spesso feriti.

Tutti noi abbiamo bisogno di una grande dose di sostegno psicologico, di una casa base, almeno di un minuscolo gruppo di persone affettuose, determinate che stanno dalla nostra parte, ‘a tutti i costi’. Sì, a tutti i costi! Abbiamo bisogno di qualcuno che preferirebbe morire per noi piuttosto che tradirci, anche se scivoliamo, anche se, quando esausti, farfugliamo merdate totale, sciocchezze assolute.

Senza tale sostegno potremmo cadere facilmente.

La nostra pelle è sottile. Indipendentemente da quanto coraggiosi siamo, siamo anche sensibili e facilmente colpiti. Se non fossimo così, faremmo, con successo, le puttane con l’accademia e i media dell’industria. Saremmo gli apparatcik dell’Impero.

Diversi fronti di diffamazione ci fanno spesso deragliare per ore innumerevoli e preziose, persino per giorni, giorni che potrebbero essere dedicati a cose e attività molto più importanti che il dolente leccarci le ferite da qualche parte, in un angolo buio.

Perciò suggerisco di contrattaccare!

Non soltanto per difenderci ma al fine di proteggere il nostro tempo e la nostra volontà di combattere.

Suggerisco di creare un gruppo, un ‘sindacato’, per identificare i troll, per rivelarli e per picchiarli, intellettualmente, sui loro sporchi musi, rimandandoli al posto che è loro proprio, al nulla.

Un troll non è nemmeno ‘un soldato nemico’, un guerriero atterrato sul lato sbagliato delle trincee. Un troll è solo uno spione, un perdente, un collaboratore del regime, un parassita. Oppure un traditore, o una traditrice.

I troll ci controllano, compilano liste dei nostri nomi e ci diffamano qualsiasi cosa diciamo o scriviamo. Compiliamo anche noi una lista dei troll! Controlliamoli, denunciamoli e svergogniamoli. Propongo un “Fronte Unito Contro i Troll” (UFAT) che sia al nostro servizio e difenda noi, membri dei “nuovi media” come Telesur, CounterPunch o Global Research. Schieriamoci a difesa gli uni degli altri; avviamo una campagna di pesticidi perché i nostri grandi canali di resistenza abbiano ragione di questo flagello.

“Abbasso i troll!”, dico. “Contrattacchiamo, compagni! Con veemenza, passione e un mortale senso dell’umorismo!”

Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato di guerre e conflitti in dozzine di paesi. La sua discussione con Noam Chomsky ‘On Western Terrorism[A proposito del terrorismo occidentale] sta andando ora in stampa. Il suo romanzo politico, acclamato dalla critica, ‘Point of No Return’[Punto di non ritorno] è ora riedito e disponibile. Oceania è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e sul modello fondamentalista del mercato è intitolato “Indonesia  – The Archipelago of Fear” [Indonesia – l’arcipelago della paura]. Ha appena completato il documentario Rwanda Gambit[Gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e sul saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attuale risiede e lavora in Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto attraverso il suo sito web o al suo indirizzo Twitter.

Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2014/12/05/trolls-we-create-they-spoil-and-we-fight-back/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 15 dicembre 2014 alle 14:53 -

    Un rivoluzionario da salotto è pur sempre un rivoluzionario.

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