Ci risiamo – Siria: la crociata più recente

Redazione 30 settembre 2014 1
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di Andre Vltchek – Counterpunch 26-28 settembre 2014

L’occidente attacca di nuovo; affonda il coltello nel centro stesso, nel cuore del mondo arabo.

Questa volta prende di mira il gruppo – l’ISIS – che esso stesso ha creato e che è andato armando, alimentando e coccolando fino a pochissimo tempo addietro.

Volano aerei e missili e cadono bombe. La guerra è iniziata.

Ma è davvero una guerra o solo un gioco brutale, una gigantesca Playstation manovrata in Medio Oriente da migliaia di maniaci intossicati del Pentagono e di tutta Washington, Bruxelles e di altre capitali servili?

Una guerra, dopotutto, si ha quando due parti si confrontano, quando due parti si battono, quando due parti rischiano le loro vite.

In questa ‘guerra’ surreale e postmoderna la sola vittima sarà il popolo del Medio Oriente, per la maggior parte civili. Le loro vite saranno messe a rischio da quelli che se ne stanno seduti, al sicuro, sui loro bombardieri e nelle loro sale controllo, centinaia e a migliaia di miglia di distanza, a bere caffè e a scambiarsi battute.

Gli Uebermenschen dell’occidente non scenderanno dal cielo, per combattere, uomo a uomo, per minimizzare le vittime tra la popolazione civile. Gli assassinii saranno compiuti da Tomahawks e F22 (almeno quelli hanno piloti veri) e da droni.

In realtà questa non è una guerra, bensì un massacro, un omicidio di massa.

Un altro massacro. Questo può durare molto a lungo e prendersi milioni di vite umane nelle situazioni più brutali.

I leader dell’occidente sono pronti … a sacrificare le vite degli “altri”; il regime è pronto. Lo si può leggere sul volto di Obama, e sul volto di Cameron.

***

l’impero ha scatenato attacchi contro la sua stessa creazione, lo Stato Islamico o ISIS, come è noto qui in Medio Oriente. Innumerevoli quadri dell’ISIS sono stati armati e addestrati nei campi profughi gestiti dalla NATO in Turchia e Giordania, proprio sul confine siriano. E lo scopo principale dell’ISIS consisteva nel destabilizzare e distruggere il governo di Bashar al-Assad a Damasco.

L’ISIS non è spuntato dal nulla. Né è una specie di movimento spontaneo. Come le forze dei mujaheddin in Afghanistan, che combatterono sia la Repubblica Democratica dell’Afghanistan (DRA) e poi l’Unione Sovietica, l’ISIS è stato pagato e addestrato dagli Stati Uniti e dai loro alleati.

E’ una tattica comune utilizzata dall’occidente identificare e allevare le forme più radicali di islamismo, compreso il wahabismo, che ora strangola l’Arabia Saudita e altri paesi della regione.

Mi è stato detto a Istanbul da un documentarista di spicco della Ulusal TV, Serkan Koc, che ha prodotto diversi lavori pionieristici sul tema dell’”opposizione siriana”:

“Naturalmente capisci che quelli non sono realmente l’”opposizione siriana”. Sono legionari moderni raccolti in vari paesi arabi, tra cui Qatar e Arabia Saudita, pagati da potenze imperialiste occidentali. Alcuni sono membri di al-Qaeda e di altre organizzazioni terroristiche. Nella maggior parte sono mussulmani sunniti. Li si potrebbe descrivere come elementi canaglia arruolati per combattere il governo di Assad”.

Mi sono occupato di quei confini per oltre due anni, spesso rischiando la vita, occasionalmente subendo molestie e incarcerazioni da parte dei servizi segreti turchi.

Nel 2012 e 2013 ho visitato le aree circostanti la città turca di Hatay e campi come Apaydin, dove vari combattenti dell’ISIS erano addestrati dai servizi segreti turchi e occidentali. Ho indagato la situazione al confine e anche attorno alla base dell’aviazione di Incirlik, vicino ad Adana, utilizzata sia dalla RAF sia dall’aviazione USA. E ho lavorato in Giordania, nei campi che sono apertamente utilizzati per addestrare l’”opposizione siriana”, un fatto che non è celato, nemmeno dalla stampa della regione.

Pensavo che i miei servizi, e i servizi di Serkan Koc, Huseyin Guler e altri, avrebbero cancellato il mito di una “spontanea rivolta contro il presidente al-Assad”.

Ma ovviamente i nostri sforzi non potevano misurarsi con l’enorme campagna di propaganda e lavaggio del cervello scatenata dai media industriali occidentali.

In una capriola totalmente irrazionale, logicamente bizzarra, gli USA hanno accusato la Siria di non distruggere lo Stato Islamico, quel parto disgustoso della politica imperialista occidentale.

Come riferito dalla Reuters:

“In una lettera al Segretario Generale dell’ONU Ban Ki-moon, l’ambasciatrice USA presso le Nazioni Unite Samantha Power ha scritto: ‘Il regime siriano ha mostrato di non potere né voler affrontare efficacemente per conto suo questi porti sicuri’.

Gli attacchi sono stati necessari per eliminare una minaccia all’Iraq, agli Stati Uniti e ai loro alleati, ha scritto, citando l’articolo 51 della Carta dell’ONU che tratta il diritto individuale e collettivo di autodifesa contro un attacco armato”.

Per interpretare quando scritto sopra: “Bashar al-Assad, abbiamo contribuito a creare l’ISIS per rovesciarti … Ora ti riteniamo responsabile di non riuscire a distruggere il nostro parto … Perciò bombarderemo il tuo paese, uccideremo migliaia dei tuoi concittadini e probabilmente nel farlo rovesceremo anche te.”

Il pubblico occidentale è totalmente ignorante; è indottrinato e ha subito il lavaggio del cervello, altrimenti centinaia di milioni di cittadini europei e nordamericani invaderebbero oggi le strade, molti morendo dal ridere.

Le dichiarazioni di Obama e della Power sono così assurde e filosoficamente ripugnanti che farebbero arrossire d’imbarazzo persino Orwell e Huxley. Anche il più brillante dei romanzieri non sarebbe in grado di inventare simili stravolgimenti della logica!

Il Medio Oriente è bene informato, è consapevole del gioco ma le persone in così tanti paesi qui sono troppo spaventate per protestare, o anche per parlare apertamente. L’occidente ha rovesciato governi progressisti e realmente patriottici e ha sostenuto le tirannie più oppressive.

E’ rimasto del buonsenso, naturalmente. In Librano Hezbollah ha reagito seccamente, molto probabilmente esprimendo i sentimenti di un gran numero di persone che vivono in Medio Oriente. Nel suo discorso televisivo il leader di Hezbollah, Sayyed Hasan Nasrallah, ha chiaramente dichiarato la sua posizione:

“Gli Stati Uniti non sono qualificati moralmente per guidare una coalizione antiterrorista. Secondo noi gli Stati Uniti sono la madre del terrorismo e la causa del terrorismo nel mondo … Tutti sanno che Hezbollah è contro l’ISIS e i gruppi takfiri e li sta combattendo … Tuttavia ciò non significa che appoggiamo un intervento militare statunitense nella regione. Hezbollah è contro qualsiasi coalizione guidata dagli USA che sfrutti il terrorismo come scusa per un intervento militare in Siria e Iraq.”

E si potrebbe aggiungere: e molto probabilmente, un giorno, in Iran …

Ciò è chiaro in questa regione; quasi nessuno si fa ingannare da cliché vuoti e dallo stravolgimento del linguaggio. L’ISIS è un bastone flessibile e multiuso nelle mani dell’occidente. E’ anche “utile” quando opera per conto proprio, quando “finisce fuori controllo”. E’ servito come arma contro al-Assad e oggi si sta trasformando in uno spaventapasseri perfetto, una giustificazione per l’invasione diretta della Siria, per il ridispiegamento o, più precisamente, per un aumento della forza militare occidentale nella regione, per la creazione di uno stato curdo fantoccio filo-occidentale e, molto probabilmente, per la deposizione del governo di Damasco.

Il governo turco dal grilletto facile sta già rumoreggiando, promettendo di coinvolgersi, militarmente, ma solo se l’obiettivo è definito concretamente e apertamente: rovesciare al-Assad.

Rovesciare il governo di Damasco è, naturalmente, anche il principale obiettivo di Washington ma Obama non è onesto e trasparente come il suo omologo e alleato di Ankara.

***

Tutto questo può essere, naturalmente, solo l’inizio di qualcosa di davvero orrendo. Non si dovrebbe mai dimenticare che l’Impero e i suoi alleati sauditi, del Qatar e israeliani, “pensano in grande”, sempre.

C’è sempre altro da destabilizzare, ridurre in rovina e conquistare, all’orizzonte c’è l’Iran e molto altro.

Per loro – per l’Impero – luoghi come la Siria e l’Iran non costituiscono alcune delle culture più antiche e più grandi della terra, abitati da genti gentili e pacifiche. Per l’Impero questi luoghi sono solo bottino, consistente in risorse naturali e località strategiche.

Le persone non contano nulla. Se ne muore un milione, se ne spariscono due o tre milioni, non fa assolutamente alcuna differenza. Le culture non significano nulla, poiché non sono occidentali, poiché non sono cristiane, e non sono “bianche”.

Obama e Cameron stanno costruendo sulla grandiosa vecchia tradizione del folle impero coloniale britannico. E’ stato, dopotutto, solo ottant’anni fa che il primo ministro britannico Lloyd George ha commentato il successo della Gran Bretagna nel minare una conferenza sul disarmo, che avrebbe messo fuorilegge l’uso della forza aerea contro civili, particolarmente quelli del Medio Oriente. Ha indicato che era un successo. La sua segretaria e seconda moglie Frances scrisse:

“A Ginevra, altri paesi si sarebbero accordati sul non utilizzare gli aerei a fini di bombardamento, ma noi abbiamo insistito nel riservarci il diritto, come dice D[avid], di bombardare i negri! Al che l’intera faccenda è naufragata e abbiamo aggiunto cinque milioni alle nostre spese in armamenti aerei …”

Decenni dopo, l’impero conserva questo e molti altri “diritti” simili.

***

Che cosa è rimasto, quanto è rimasto, del mondo arabo?

E non mi riferisco a quei pochi aeroporti sgargianti, integrati da ‘hotel a 6 stelle’, centri commerciali per élite e limousine europee. Non mi riferisco solo a quei pozzi di petrolio e a quelle isole artificiali con ville a forma di albero di palma.

Questa parte del mondo era una luce, uno dei fari dell’umanità. E’ qui che furono erette le prime università, i primi ospedali pubblici ed è qui che sono venute alla luce le idee stesse di valori ‘sociali’, ‘ugualitari’ e ‘compassionevoli’.

Il mondo arabo e la Persia sono dove usavano risiedere e creare i più grandi medici, architetti, astronomi, scienziati e poeti.

E’ qui che molti grandi uomini come il primo sultano di Egitto e Siria – Salah ad-Din – difese il mondo da quelle brutali orde europee che invadevano nel nome della croce, mentre erano ossessionate dai saccheggi e dagli stupri.

Dopo secoli di guerre coloniali la crudeltà e il militarismo occidentali alla fine hanno vinto. Hanno conquistato l’Arabia, così come il resto del pianeta.

Il mondo arabo è stato ridotto a regni e stati servili, governati da poche famiglie vergognosamente ricche e feroci.

In Egitto e in Iran, i tentativi eroici di creare società ugualitarie e socialiste nell’era post seconda guerra mondiale sono stati brutalmente repressi dalle potenze occidentali. Nichilismo, cinismo, corruzione e militarismo sono stati introdotti e mantenuti.

In tempi moderni, persino gli stati relativamente orientati socialmente come l’Iraq e la Libia sono stati distrutti, al costo di centinaia di migliaia, persino di milioni di vite umane. Il petrolio doveva appartenere alle imprese internazionali, non allo stato, non al popolo.

Oggi quello che c’è qui sono alcuni paesi in totale rovina, tra cui Iraq, Libia e Siria. Ci sono diversi alleati fedeli dell’occidente, stati come il Qatar e l’Arabia Saudita, governati da monarchie chiuse e oppressive che diffondono in tutta la regione e sino all’Asia sud-orientale la forma più tirannica dell’Islam, godendo del pieno sostegno dell’occidente e di impunità.

Che cos’altro si può vedere in questa devastata parte del mondo? L’Egitto, dove élite ed esercito filo-occidentali sono riusciti a soffocare ogni speranza di quella che era chiamata la “Primavera Araba”, quella lotta per la giustizia sociale e una vera libertà dai diktat stranieri.

C’è il Bahrain, dove una maggioranza sciita è paralizzata dalla paura, lo Yemen, un tempo socialista ma oggi repressivo, ‘estremista’ e miserabile. In luoghi come gli Emirati Arabi Uniti ci sono sacche di lusso per i ricchi e l’inferno in terra più l’umiliazione per i lavoratori migranti che costruiscono il luogo ma sono lasciati quasi senza diritti.

La Palestina sanguina dalle sue ferite come ha fatto per innumerevoli decenni. Israele e i suoi sostenitori stanno bloccando ogni soluzione di piena indipendenza della Palestina. Quasi il mondo intero vota a favore dello stato palestinese, quasi tutto il mondo condanna Israele. Ma si vede chiaramente chi comanda nel pianeta e nella regione: l’Impero pone con determinazione il veto a ogni risoluzione e blocca qualsiasi cosa possa portare alla giustizia per il popolo palestinese.

La Giordania è diventata una specie di enorme campo profughi per palestinesi, siriani e iracheni, nonché stazione di servizio per gli interessi occidentali, da quelli militari a quelli delle “agenzie di sviluppo”.

Il Libano, un tempo gioiello della regione, sta soffrendo per le ricadute di vari conflitti, oltre che per le incursioni israeliane. Fondamentalmente non ha un governo funzionante ed Hezbollah, orientato socialmente e antioccidentale, è stato posto sulla “lista dei terroristi” dagli USA e da numerosi paesi europei. Questo è naturalmente coerente con la contorta logica del regime occidentale: prendersi cura del benessere del proprio popolo è considerato il peggior delitto immaginabile, punibile con la morte.

***

Questo è del tutto coerente con l’eredità del colonialismo, del neocolonialismo e dell’imperialismo.

L’Impero è entrato nel suo stadio di follia finale. Nella sua parte più giovane e potente, una nazione venuta alla luce grazie a persone come Jefferson e Lincoln (non santi, ma almeno giganti) ha finito per essere controllato dal suk, dai venditori del mercato. E lo fa vedere.

A essere distaccati, sembra tutto tanto comico, tanto grottesco.

E’ anche tremendamente volgare.

Vien da ridere, vien da fare battute sarcastiche.

Ma poi il riso si raggela nei nostri pensieri. Lo fa quando ci rendiamo improvvisamente conto che tutto questo è vero sul serio! Missili volano verso la Siria, e anche bombardieri.

E bambini urlano per il terrore. E corpi sono fatti a pezzi. Milioni di profughi sono in fuga. Milioni di uomini, donne e bambini hanno perso la propria casa. Le donne sono violentate. Intere comunità hanno cessato di esistere.

Esistevano paesi come Iraq, Libia, Siria. Vero, l’Iraq fu creato dal colonialismo britannico, e lo stesso il Kuwait, ma è esistito per decenni. Non c’è più. Oggi l’imperialismo occidentale sta rimodellando di nuovo la regione a un costo orrendo per la popolazione locale.

L’Impero sta ‘sperimentando’. Usa tattiche di ‘prova ed errore’. “Abbiamo creato l’opposizione siriano e adesso vediamo che cosa succederà. L’’opposizione’ si trasforma in una forza militante regionale, che osa intralciare i nostri interessi? Bombardiamola e armiamo i curdi in modo che possano creare il loro stato filo-occidentale, nel mezzo della regione. Vediamo come va … Una volta in movimento, possiamo anche, forse, rovesciare Assad … E, chissà?, forse possiamo anche trovare una ragione per invadere l’Iran.”

L’Impero usa le persone come cavie da laboratorio. Non c’è alcuna considerazione per il benessere della popolazione araba, non c’è alcun rispetto per le vite umane. Ogni capitolo dei diritti umani fondamentali è violato; si sputa sulla maggior parte delle clausole della Convenzione di Ginevra.

Il mondo è così condizionato, così impastoiato che quest’ultimo attacco è accettato senza alcuna grande protesta o dibattito.

Se sono poste pubblicamente delle domande, allora non si tratta di domande essenziali. L’intero dibattito è distorto. Si presuppone che l’occidente faccia la cosa giusta, cioè stia difendendo il mondo dal terrorismo.

Si accettata anche, da parte di una vasta maggioranza di persone e paesi, che l’Impero goda di impunità assoluta, che sia al di sopra della legge, che non esistano organismi internazionali che possano contrastarlo o fargli rovesciare il suo corso devastante e distruttivo.

L’occidente ha finalmente raggiunto il livello più elevato di ‘libertà’. Cioè di libertà per sé stesso, una libertà tremenda di giocare con il mondo come fosse una palla, una cosa insignificante da quattro soldi.

***

Come al-Qaeda è derivata dai combattenti mujaheddin appoggiati dagli Stati Uniti in Afghanistan, così l’ISIS ha fatto parte dell’”opposizione” anti-Assad appoggiata dall’occidente e dai suoi alleati regionali. L’occidente ha giocato magnificamente con le intolleranze locali: il presidente siriano Bashar al-Assad è in generale laico, ma appartiene alla setta alawita, che è considerata eretica in alcuni circoli mussulmani sunniti, specialmente in quelli più radicali. Ciò ha contribuito a mobilitare e reclutare quadri religiosi estremisti. E i quadri religiosi, storicamente, sono combattenti molto determinati.

L’Impero ha allevato sia al-Qaeda (o, più precisamente, i suoi predecessori) e l’ISIS come reali gruppi ‘multifunzione’. Uno ha contribuito a distruggere l’Unione Sovietica e l’altro ha ferito mortalmente la Siria e poi sono diventati la giustificazione per la “guerra globale al terrore” e, nel caso più recente, per un attacco alla Siria.

Entrambi potrebbero essere descritti come quinte colonne dell’occidente nel mondo arabo. Proprio come l’occidente, non si preoccupano per nulla del benessere della gente della regione. I gruppi davvero orientati socialmente qui, come Hezbollah, stanno di fatto combattendo contro l’ISIS, ma sono classificati dall’occidente come ‘organizzazioni terroristiche’.

E così la distruzione kafkiana della regione da parte dei pazzi occidentali prosegue.

Naturalmente in questo non c’è nulla di nuovo. E’ in questo modo che, per secoli, ha funzionato il terrore coloniale europeo e nordamericano: divide ed impera, distruggi tutto quello che t’intralcia. Sacrifica milioni di persone ai tuoi obiettivi economici e geopolitici, anche se non sei ancora certo di quali, esattamente, siano i tuoi obiettivi.

Senza il regno folle, razzista, genocida, da Playstation occidentale non ci sarebbero al-Qaeda e ISIS o gruppi simili. Ci sarebbero, comunque, numerosi paesi autoritari ma ricchi e socialmente equilibrati come Iraq e Libia, così come una Siria ben istruita e laica. Se l’occidente non avesse demolito la regione con le sue invasioni e i suoi colpi di stato dopo la seconda guerra mondiale, ci sarebbero qui almeno due paesi potenti e socialisti: Egitto e Iran. In realtà, molto probabilmente, l’intera regione sarebbe oggi socialista.

L’ISIS è un impianto, che oggi serve da giustificazione per un’invasione.

E’ così evidente. Non vederlo richiede una grande disciplina. Ma il mondo, o almeno sia l’Europa sia gli Stati Uniti, appare sempre più disciplinato, obbediente, persino remissivo.

E dunque riecco i crociati occidentali, come ci furono per secoli, in sella ai loro cavalli a seminare devastazioni e paura dovunque passano.

Ma oggi non c’è alcun coraggioso, illuminato e compassionevole sultano, nessun Salah ad-Din dei tempi moderni, a fermarli: nel nome della vita stessa, nel nome della giustizia e della nostra intera umanità.

Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato di guerre e conflitti in dozzine di paesi. La sua discussione con Noam Chomsky ‘On Western Terrorism[A proposito del terrorismo occidentale] sta andando ora in stampa. Il suo romanzo politico, acclamato dalla critica, ‘Point of No Return’[Punto di non ritorno] è ora riedito e disponibile. Oceania è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e sul modello fondamentalista del mercato è intitolato “Indonesia – The Archipelago of Fear” [Indonesia – l’arcipelago della paura]. Ha appena completato il documentario Rwanda Gambit[Gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e sul saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attuale risiede e lavora in Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto attraverso il suo sito web o al suo indirizzo Twitter.

Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2014/09/26/syria-the-latest-crusade/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 30 settembre 2014 alle 23:05 -

    La violenza è la linfa di ogni relazione fondata sul denaro e il neoliberismo é quella dottrina politica prima che economica che pospone la morale alla convenienza competitiva spietata. Si questa dottrina l’Occidente ha deciso di fondare il proprio primato e il resto del mondo emula o subisce diventando suddito conscio o meno o nemico da abbattere. Mutare questo atteggiamento significa riscrivere molta storia spiacevole e mirare a mutare prospettiva pet fare tornare l’Occidente a essere culla di quel pensiero che ha reso la terra un posto migliore.

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