Non annacquate i BRICS!

Redazione 6 settembre 2014 1
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di Andre Vltchek – da Countepunch 15-17 agosto 2014

C’è un pericolo crescente che i BRICS – il club delle nazioni che sono imbucate sulla linea del fronte, nelle trincee, di faccia all’imperialismo occidentale globale – possano un giorno essere annacquati e indeboliti se sarà consentita l’adesione di qualche alleato radicale di destra dell’occidente, come l’Indonesia e la Turchia.

I BRICS sono costituiti da Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica e in origine dovevano essere soltanto un blocco economico ma in anni recenti gli attacchi occidentali a paesi con sistemi politici ed economici indipendenti hanno spinto la maggior parte delle nazioni BRICS a una potente alleanza politica, persino a un abbraccio.

Con l’eccezione dell’alleata devota degli Stati Uniti e capitalista fanatica – l’India – tutti gli altri paesi membri sono schierati, ribelli e orgogliosi, con la più recente ondata di massacri occidentali neocoloniali. Possono avere sistemi politici ed economici diversi, ma l’antimperialismo è il loro denominatore essenziale.

Tutti loro, a eccezione dell’India, sono sotto pesanti attacchi propagandistici dei mass media occidentali.

Negli ultimi pochi anni Cina e Russia sono state circondate militarmente e provocate apertamente. Il Sudafrica è demonizzato e ridicolizzato, mentre l’America Latina ha sofferto innumerevoli attacchi e grossolane interferenze nei propri affari interni: i governi progressisti in Honduras e Paraguay sono stati rovesciati e molti ‘movimenti d’opposizione’ sono stati persistentemente fabbricati e finanziati dal Nord.

Ma il blocco, che abbraccia circa il 40% della popolazione globale, è andato avanti, creando una diversità molto necessaria e, ancora una volta, un mondo bipolare.

Il 15 luglio 2014 Pepe Escobar ha scritto per l’Asia Times dal Brasile, dove erano riuniti i paesi BRICS, accogliendo nei loro incontri altre nazioni latinoamericane. Sono stati definiti piani grandiosi e, ancora una volta, è divenuto chiaro quanto la Cina e la Russia siano vicine alle nazioni latinoamericane progressiste, quanto rapidamente si stiano avvicinando tutte politicamente, strategicamente ed economicamente:

“La notizia di prima pagine è che martedì a Fortaleza, nel Brasile nord-orientale, il gruppo delle potenze emergenti dei BRICS (Brasile, Russia, India, Cina e Sudafrica) combatte il (Dis)ordine (Neoliberista) Mondiale mediante una nuova banca per lo sviluppo e un nuovo fondo di riserva creati per far fronte alla crisi finanziaria.

E’ stato un percorso lungo e tortuoso da Yekaterinburg, nel 2009, al loro primo vertice al contrattacco dei BRICS, da lungo atteso, al consensus di Bretton Woods – FMI e Banca Mondiale – e alla Banca Asiatica di Sviluppo (ADB) dominata dal Giappone (ma in larga misura rispondente alle priorità USA).

Sono indubbiamente grandi tempi.”

***

Dove stia l’India non è chiaro. Ho visitato recentemente questa seconda nazione più popolosa e dopo avervi viaggiato intensamente sono arrivato alla conclusione che le sue élite, il suo esercito e i suoi quadri religiosi che amministrano quella che l’occidente definisce cinicamente “la più vasta democrazia del mondo” sono decisamente più vicini a Washington e ai “ragazzi della Scuola di Economia di Chicago” di quanto lo siano a Mosca, Brasilia, Pretoria e Pechino.

Ho anche stabilito che alla schiacciante maggioranza del popolo indiano è detto pochissimo degli sviluppi in America Latina, Cina e Russia e che esso non ha quasi alcuna influenza sulla direzione in cui si sta sviluppando il suo paese.

Pubblicherò presto il mio articolo sull’India nel contesto dei BRICS, ma quello che posso dire adesso è che è evidente che questo complesso paese non è per nulla una forza motrice dell’alleanza.

E’ anche chiaro che questo nuovo blocco, potente e importante (per la sopravvivenza dell’umanità), non ha bisogno nei suoi ranghi di altri stati “vassalli” gestiti dall’occidente. Proprio per questa ragione l’”annacquamento” dei paesi BRICS e della loro determinazione è esattamente ciò che il mondo industriale e neocoloniale sta cercando di realizzare.

C’è un intero gruppo di candidati letali, pronti a unirsi ai BRICS in qualsiasi momento per silurare il movimento. E ci sono anche diversi pacchetti diversi di ampliamento in offerta, da un “allargamento limitato” a Indonesia e Turchia a uno molto più vasto, di un intero gruppo chiamato MINT, abbreviazione di Messico, Indonesia, Nigeria e Turchia.

Se una simile espansione si verificasse, essa certamente distruggerebbe l’intera direzione politica intrapresa dai BRICS.

Deve essere evitato con ogni mezzo.

***

I paesi MINT vanno da quelli che sono semplicemente di destra a quelli che sono apertamente fascisti. Sono tutti filo-occidentali devoti e governati da élite. Il Messico è il più ragionevole e benigno tra essi.

L’Indonesia è il “più letale”, poiché non è semplicemente un paese, bensì un intero concetto. Nel 1965 l’occidente complottò con le élite, l’esercito e i quadri religiosi indonesiani corrotti e rovesciò il presidente progressista Sukarno, padre del movimento dei Non-allineati.

Almeno un milione di indonesiani comunisti, intellettuali, dirigenti sindacali, insegnanti e membri della minoranza cinese è stato assassinato, ma il numero può ben essere molto superiore e arrivare fino a 3 milioni. Ebbero luogo contemporaneamente violenze ‘punitive’ di massa e la distruzione della cultura indonesiana. Furono bruciati libri. Quasi tutto fu privatizzato e offerto in sacrificio allo sfruttamento straniero.

Seguirono due genocidi brutali: quello contro il popolo di Timor Est e uno in corso contro Papua, ricca di risorse ma povera e tribale. Nel primo scomparve un terzo della popolazione e nel secondo, anche secondo gruppi occidentali per i diritti umani, sono morte almeno 120.000 persone. Altre stanno morendo mentre scrivo. Non ci sono dibattiti e non c’è alcuna protesta contro il massacro.

Il ‘Concetto Indonesia’ (semplicemente assassinare indiscriminatamente, diffondere paura, paralizzare l’intera nazione e poi lasciar arraffare tutto al settore privato) è stato negli ultimi tempi attuato con vario successo in numerosi paesi intorno al mondo, tra cui il Cile  (al popolo di Allende fu detto in continuazione, prima del colpo di stato del 1973: “Attenti, compagni! Giacarta è in arrivo!), la Russia sotto Yeltsin e la Repubblica Democratica del Congo, per citarne solo alcuni.

Le dimissioni di Suharto e il “ritorno della democrazia” furono soltanto una manovra cosmetica. Il capitalismo selvaggio ha serrato i pugni ed è sopravvissuto. In Indonesia non rimane virtualmente nulla di pubblico. A malapena ci sono parchi pubblici, istituzioni culturali pubbliche o persino moderni sistemi pubblici di gestione dei rifiuti. Se si dovessero applicare le statistiche internazionali, più di metà della popolazione vive in miseria. La creatività è stata ridotta quasi a zero, con la quarta popolazione più popolosa della terra che non mostra quasi alcun risultato artistico o scientifico, quasi nessuna ricerca. E l’economia sta crescendo soltanto per il grave saccheggio di tutto ciò che rimane delle sue risorse naturali e per gli elevati prezzi mondiali delle materie prime.

Nelle recenti elezioni presidenziali hanno corso testa a testa due candidati: un generale in pensione, presunto criminale di guerra con un branco di suoi compagnoni a sostenerlo, e un populista con un altro insieme di famigli dell’esercito al suo seguito.

Con tutti i mass media di proprietà e controllati da interessi commerciali e con virtualmente tutti i partiti politici al servizio degli oligarchi locali, ‘democrazia’ è soltanto una parola con cui l’occidente copre tutti questi orrori passati e presenti di uno degli stati vassalli più brutali e grotteschi.

E’ anche importante citare che nella ‘democratica’ Indonesia la legge mette al bando l’ateismo e il comunismo e molte riunioni mirate a discutere la reintroduzione di almeno qualcosa di ‘pubblico’ sono brutalmente sciolte da fanatici religiosi e da famigli degli interessi dell’industria.

E’ facile immaginare quale impatto avrebbe l’Indonesia, se fosse ‘invitata’ a unirsi ai BRICS!

***

Sarebbe ingenuo pensare che un paese come l’Indonesia sia un alleato naturale, ad esempio, dell’America Latina solo perché si trova a “Sud” e perché non è vicina all’occidente, geograficamente. La sua direzione di ‘sviluppo’ e la mentalità dei suoi governanti sono l’esatto opposto di ciò per cui sono schierati e lottano paesi come Venezuela, Cuba, Bolivia, ma anche Brasile o Cina.

Paesi come l’Indonesia prendono istruzioni non dal loro popolo ma dai loro corrotti capitalisti di relazione e dai loro gestori occidentali.

La Turchia è in qualche modo migliore, ma anch’essa sta attuando un sistema capitalista selvaggio e si è permessa di farsi usa da principale alleato dell’occidente in Medio Oriente, con le sue basi aree di RAF e USAF, con ‘campi profughi’ che stanno addestrando i combattenti siriani di ‘opposizione’.

La Turchia è un importante membro della NATO e molti ‘intellettuali d’opposizione’ del paese (anche quelli che affermano di essere di sinistra), particolarmente quelli di Istanbul, continuano a considerare come principale obiettivo l’adesione del loro paese ad alleanze occidentali (Unione Europea compresa).

La Nigeria è per molti versi lo stesso che l’Indonesia: un paese che ingoia i propri cittadini. Non sembrano esservi ideologie, ma un mucchio di fondamentalismo del mercato, di megalomanie dell’élite, di fondamentalismo religioso (e decisamente l’Islam non è la sola religione che si spinge troppo oltre) e di servizio agli interessi stranieri.

E, proprio come in Indonesia, in Nigeria c’è un assoluto ed endemico disprezzo per i poveri, per la maggioranza della nazione.

Una figura dell’opposizione di sinistra ugandese, Arthur Tewungwa, ha commentato a proposito della Nigeria per questo articolo:

“C’è una vernice di competenza che maschera un ventre del solito andazzo, pura e semplice corruzione menefreghista. L’attuale governo nigeriano è filostatunitense, filo-occidentale? Sì, molto! L’attuale ministro delle finanze, ad esempio, è un ex pezzo grosso della Banca Mondiale. I BRICS devono fare molta attenzione; troppe quinte colonne!”

Il Messico soleva essere un paese rivoluzionario ed è tuttora una nazione con sia una grande cultura sia con un cuore enorme. Ma non è ancora certo quale direzione prenderà, sotto la guida del giovane presidente del PRI, Enrique Peña Nieto. Tuttavia, di tutti i paesi MINT il Messico ha il sistema sociale più umano ed è certo che se accettasse difficilmente fuorvierebbe i BRICS dal loro corso attuale in politica estera.

***

I BRICS stanno facendo passi avanti ed è principalmente la qualità dei loro progetti per un mondo migliore, e non soltanto il numero dei suoi membri, che conta.

Non sono e non dovrebbero mai operare come un’associazione commerciale che cerca di attirare una vasta base di soci.

I BRICS si sono sviluppati, sono evoluti, da un gruppo economico in leader del mondo realmente libero, ovviamente assieme ai loro grandi alleati, come Cuba, Venezuela, Ecuador e Bolivia.

Come è stato detto molte volte: non sono perfetti ma hanno tutto quello che abbiamo noi e stanno costantemente migliorando.

Tra i BRICS non c’è posto per paesi che si schierano con le potenze coloniali, come non c’è posto per quelle nazioni che tormentano e sacrificano i propri popoli. Per il momento si tratta solo di un acronimo di paesi, dei suoi membri. Ma presto, chissà?, potrà essere interpretato come la Vasta Via Internazionalista Rivoluzionaria al Socialismo [in inglese l’acronimo è lo stesso: Broad Revolutionary International Causeway toward Socialism – n.d.t.].

I BRICS dovrebbero essere molto attenti, molto selettivi, su chi invitare e su chi accettare nei loro ranghi. Sono l’avanguardia del nuovo mondo. E sono quelli che il ‘Vecchio Mondo’ (o chiamatelo il ‘regime mondiale’) vuole distruggere con ogni mezzo.

E’ loro dovere, loro obbligo, vivere, sopravvivere.

A ogni paese che vuole aderire dovrebbe essere chiesto di dimostrare che esiste soltanto per servire il proprio popolo e la nostra grande umanità!

I paesi fascisti non dovrebbero essere benvenuti!

I paesi fascisti non dovrebbero essere benvenuti!

Andre Vltchek è un romanziere, regista e giornalista d’inchiesta. Si è occupato di guerre e conflitti in dozzine di paesi. La sua discussione con Noam Chomsky ‘On Western Terrorism[A proposito del terrorismo occidentale] sta andando ora in stampa. Il suo romanzo politico, acclamato dalla critica, ‘Point of No Return’[Punto di non ritorno] è ora riedito e disponibile. Oceania è il suo libro sull’imperialismo occidentale nel sud del Pacifico. Il suo libro provocatorio sull’Indonesia post-Suharto e sul modello fondamentalista del mercato è intitolato “Indonesia  – The Archipelago of Fear” [Indonesia – l’arcipelago della paura]. Ha appena completato il documentario Rwanda Gambit[Gambetto ruandese] sulla storia del Ruanda e sul saccheggio della Repubblica Democratica del Congo. Dopo aver vissuto per molti anni in America Latina e in Oceania, Vltchek attuale risiede e lavora in Asia Orientale e in Africa. Può essere raggiunto attraverso il suo sito web o al suo indirizzo Twitter.

Lo spirito della resistenza è vivo

www.znetitaly.org

Originale: http://www.counterpunch.org/2014/08/15/the-challenge-to-the-west/

traduzione di Giuseppe Volpe

Traduzione © 2014 ZNET Italy – Licenza Creative Commons CC BY-NC-SA 3.0

 

 

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1 Commento »

  1. attilio cotroneo 6 settembre 2014 alle 16:49 -

    Non credo che i paesi BRICS siano alternativi al modello capitalista, troppo spesso elementari diritti dei lavoratori non sono garantiti in Cina, si spara sui minatori in Sud Africa, si ingoia selvaggiamente l’ambiente a vantaggio dell’industria in India, si uccidono giornalisti dissidenti in Russia e si ignora la povertà drammatica in Brasile organizzando giochi per ricchi.
    Se una alternativa ci deve essere non può che nascere dalla gente che non cerca potere ma realtà capillari, federate e autogestite. Fondare una banca non annienta una banca ma creare una idea può cambiare veramente le cose.

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